22 gennaio 2013
Jaguar F-Type, ritorno alle origini
Tosta è tosta. Forse l'avremmo voluta un po' più aggressiva nei passaruota posteriori, bisognava osare un po' di più. Ma è decisamente Jaguar e quando ci hanno detto che vuole proseguire nella tradizione delle D ed E-Type ci abbiamo creduto. A occhio è grande come una SLK, ma è più d'impronta e curata; d'altronde il prezzo sarà ben più alto, a partire da circa 70.000 euro. Motori: due V6 turbo di tre litri, 340 e 380 CV, l'esagerato V8 a compressore di 5 litri con 495 CV. Roba schiodare i tombini, la più scarsa fa lo 0-100 in 5,3 secondi. L’abbiamo ammirata in bianco, sulle foto è in rosso; meglio il primo
colore ma anche le tinte pastello. Nera no, troppo vistosa per una linea
morbida, aggressiva ma anche distaccatamente elegante. Posto guida
raccolto tutto attorno al pilota (pilota, non guidatore), tanta
elettronica di supporto per guidare come vuoi senza correre rischi.
Anche al freddo a cielo aperto l’aria può essere amica se hai un
climatizzatore che ti avvolge con una “sciarpa” di aria calda e sei lì
coccolato, avvolto in un abitacolo che la Jaguar definisce 1+1. Una
scelta confermata dalla forma della plancia, tutta rivolta verso chi
guida, con una grande maniglia in pelle sulla destra a dividerlo dal
passeggero. Capottina in tela, vecchio stile, molto british, ma
rigorosamente elettrica e rapida nell’azionamento. La domanda é: "Ci sta nel ruolo di auto di Diabolik"? Siii, anche se i miti non traslano facilmente. Vedremo se l'"effetto Evoque" avrà una chance anche con questa spider da meno 4 metri e mezzo.
A volte ritornano
Ve lo ricordate Rick Wagoner, l'ad di GM che mostrandosi tetragono a ogni cambio di strategia condusse la più grande delle big three direttamente nel baratro del chapter eleven? Bene, escluso da compiti direttivi, è comunque rimasto in ambito automotive e ha inaugurato Tred (http://tred.com/), un innovativo modello di vendita online per le auto. Il sistema è ad accesso facilitato e funziona tramite pc, tablet o smartphone: ci si iscrive e si sceglie l'auto o le auto che costituiscono la rosa delle candidate all'acquisto e l'indirizzo al quale portare le vettura. Quindi i driver della società organizzano il test, che vedrà il possibile cliente decidere quale vettura scegliere sulla base della guida, dato che gli sarà dato il volante. Una volta effettuata la scelta, assolutamente non obbligatoria, verrà organizzato il contatto con la concessionaria e solo a questo punto il cliente parlerà con un venditore, dato che i driver non hanno alcun ruolo commerciale. Il sistema sembra riscuotere interesse e a oggi già parecchie concessionarie hanno dato l'assenso all'iniziativa (ovviamente) finanziandola. Si tratta perciò di un metodo applicato alla componente dei dealers e non alle Case. Visti i trascorsi e la possibile tentazione di prendere qualche altra decisione "granitica", Wagoner sta dalla parte degli azionisti e ha delegato a Grant Feek il ruolo di CEO; in ogni caso Tred ha debuttato a Seattle, nello stato di Washington, guarda caso dall'altra parte degli USA rispetto al Michigan.
21 gennaio 2013
Sebring saluta la R18
E' stato alla 12 ore di Sebring del 1999 che le vetture sport di Audi hanno avuto il loro battesimo. I prototitpi dei quattro anelli da allora hanno "inanellato" (eh eh) un successo dopo l'altro e il 16 marzo di quest'anno due R18 e-tron quattro gareggeranno per l'ultima volta nella stessa location, dato che l'edizione 2014 della 12 vedrà il veto alla partecipazione delle LMP1. L'Audi si attende che le due auto ibride, dotate di V6 turbodiesel di 3,7 litri da 510 CV e 850 Nm e di due motori elettrici da 75 kW sull'asse anteriore, alimentati da un volano ultraveloce capace di accumulare 500 kJ, siano in lizza per la vittoria con gli equipaggi Marcel Fässler/Oliver Jarvis/Benoît Tréluyer e Lucas di Grassi/Tom Kristensen/Allan McNish; come dargli torto?
Grinta da vendere
Certo, non tutti possono amare le muscle car, è semplicemente una questione di gusti. Ma date uno sguardo al "muso" di questa Shelby GT500 Super Snake con il kit wide body: non è da urlo? La nuova Mustang, meravigliosamente (o tragicamente) sempre uguale a sé stessa, vera Fenice del mondo dell'auto USA, nasce sulla base di un kit di "ingrasso" (il wide body) destinato a commemorare il patron Carrol Shelby scomparso recentemente. Il kit è però applicabile anche a tutti i modelli targati 2005 e ciò significa che ogni possessore di vecchia Mustang può rinnovarla nell'ottica dell'esagerazione, 355 posteriori da Lamborghini compresi, ammesso che il vento dell'uscita dalla crisi continui a tirare in America. La motivazione commerciale ufficiale di Ford è però quella di dare semplicemente "più trazione" alla Super Snake, che visti gli 800 ponies scatenati sotto il cofano possiamo ben capire ne abbia bisogno.
C'è un nuovo Batman in giro
Ve la ricordate la serie di Batman anni '60? Mitica, anche i più giovani l'avranno captata almeno una volta con la sua musichetta accattivante :"nanananananana-Batman". Beh, l'auto utilizzata dall'eroe mascherato, quella che sputava fiamme dal reattore, è stata venduta in Arizona a un amatore, tanto amatore che ha sborsato ben 4 milioni 200mila dollari per aggiudicarsela all'asta. Adesso dobbiamo attenderci di vederla girare per strada, pensate che scena! Speriamo solo che al neoproprietario non venga in mente di usare la cortina fumogena o peggio di spandere olio suulla strada.
18 gennaio 2013
Spettacolare Aston
Potrei dire che 100 anni passano in fretta e mentirei spudoratamente. Così, parlando del centenario della Aston Martin, sono propenso ad ammettere come sia stato denso di storia e avvenimenti, sportivi e non. L'ultimo, la "deposizione" di una Vanquish GT sull’eliporto dell’iconico grattacielo Burj Al Arab di Dubai, uno dei più spettacolari al mondo, celebra assieme il secolo ma anche l'acquisizione da parte del finanziere Andrea Bonomi con il 37,5% dei titoli e una sorta di ritorno a casa poiché nel 1926 l'italiano Arturo Bertelli con Bill Renwick aveva rilevato la Aston dai fondatori (nel 1922) Robert Bamford e Lionel Martin. Una curiosità: all'inizio le auto si chiamavano Bamford&Martin, si trattava di Singer modificate. Dopo la vittoria alla gara Londra-Aston Clinton fu però deciso di chiamarle Aston Martin. Esclusività e classe, dunque, quelle che David Brown (di qui il DB delle sigle) volle enfatizzare con l'inglobamento della Lagonda, mentre l'esssere assurta ad auto iconica di James Bond compensò in parte lo smacco di essere snobbata da Roger Moore in favore della Volvo P 1800S per la vettura di Simon Templar. Uno sgarro poi rientrato quando fu la volta dell'attore britannico fare la parte di 007. I successi sportivi e il continuo lavoro di affinamento hanno portato alla Aston di oggi, icona di prestazioni e raffinatezza, che si prepara ad affrontare con la sua chiave personale un periodo in cui perfino il lusso estremo può mostrare segni di cedimento.
Gear zone
Ci sono aziende che pur caratterizzate da una notevole solidità e un ottimo grado di inventiva, riescono periodicamente a stupire per le proprie scelte. Una di queste è la Honda, che nella fattispecie ha "saltato" Detroit in favore di Montreal per presentare la sua Gear, una fuga in avanti verso il futuro delle auto da città del terzo millennio. Sorge il dubbio che le possibilità di reale passaggio alla produzione siano pochine e che il ripiego sul salone canadese che si apre oggi sia dovuto proprio a questo, lasciando invece alla ribalta USA la Urban Suv, decisamente più reale. Ma non è su questo che vorrei concentrare l'attenzione, quanto piuttosto sulle soluzioni stilistiche della vettura, che lasciano un po' stupiti per la loro mancanza di omogeneità. La Gear è sì liscia e filante ma anche tozza, per non parlare del frontale un po' anni '50. Insomma dove sono finite le Civic della quinta generazione, quella con la ribaltina posteriore così "avanti"? O forse i giapponesi hanno soltanto capito prima degli europei che le auto evolveranno verso il concetto di elettrodomestico?
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