Il Dieselgate è stato uno degli scandali industriali più costosi
della storia dell'automobile. E i suoi strascichi continuano
Quando nel 2015 le autorità statunitensi scoprirono che milioni di vetture Diesel del gruppo Volkswagen utilizzavano un software in
grado di riconoscere i test di omologazione e alterare
temporaneamente le emissioni, il colosso tedesco si trovò
improvvisamente a dover gestire non soltanto una crisi reputazionale
senza precedenti, ma anche un problema logistico gigantesco.
Negli
Stati Uniti, dove le norme sulle emissioni sono particolarmente
severe, Volkswagen avviò infatti un vasto programma di riacquisto delle vetture coinvolte. Decine di migliaia di proprietari
accettarono di restituire le proprie auto in cambio di un
risarcimento. Nel giro di pochi anni il gruppo si ritrovò
proprietario di centinaia di migliaia di vetture usate che non
potevano essere semplicemente rimesse in circolazione.
Nacquero così i cimiteri del Dieselgate, immagini che ancora oggi riaffiorano periodicamente sui social network. Il più famoso si trova nei pressi di Victorville, in California, ai margini del deserto del Mojave. Dalle foto satellitari appare come una sconfinata distesa di Volkswagen e Audi parcheggiate in file geometriche perfette, ma in realtà quelle vetture non sono state abbandonate. VW ha affittato decine di aree di stoccaggio negli Stati Uniti per custodire i circa 300.000 veicoli riacquistati, la maggior parte delle quali in aree desertiche. Il clima secco riduce il rischio di corrosione e consente di conservare i veicoli per lunghi periodi. Le auto sono state controllate regolarmente e mantenute in efficienza.
L'obiettivo era infatti di attendere l'approvazione delle soluzioni tecniche da parte delle autorità. Una volta ottenuto il via libera, migliaia di vetture sono state aggiornate con modifiche software e, in alcuni casi, hardware, per poi essere rivendute sul mercato dell'usato. Altre smontate e avviate al riciclo. Con il passare degli anni quei giganteschi parcheggi hanno iniziato lentamente a svuotarsi. Ma il confronto tra la prima foto, attuale, e quella del 2017, più sotto, mostra che lo svuotamento, quantomeno del sito di Victorville, è ancora lontano.
Secondo le stime l'intera vicenda è costata al gruppo Volkswagen oltre 35 miliardi di euro tra multe, risarcimenti, riacquisti e spese legali.
Un prezzo enorme, che il gruppo ha pianificato di ammortizzare con le Bev.

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