01 ottobre 2019

Le Volvo di domani e... dopodomani



















Uno degli aspetti più rilevanti che da sempre distingue la filosofia di Volvo è l'approccio "responsabile" della casa nei confronti della sicurezza e della sostenibilità ambientale dei propri modelli. In parole più semplici, da sempre parlando di Volvo si associano i concetti di sicurezza e di rispetto per l'ambiente. Sarà per le radici scandinave del marchio, sarà per l'intelligenza e la lungimiranza dei suoi responsabili, sarà per mille altri motivi, fatto sta che la realtà è questa. Ed è perciò normale che ad ogni presentazione di Volvo il focus inevitabilmente si riverberi anche su questi temi. Come nel caso dell'ultima presentazione alla stampa dove sono stati annunciati i programmi per il futuro che prevedono un obiettivo di un milione di Volvo elettrificate su strada per il 2025. Laddove con il termine elettrificato si intendono veicoli a basso impatto ambientale realizzati con tecnologie mild hybrid (con piccolo motore elettrico a 48 Volt a supporto del termico), Hybrid plug-in (termico ed elettrico in parallelo per la propulsione e con possibilità di ricarica esterna) e full electric (solo propulsione elettrica). Ebbene la nuova gamma della casa svedese prevede alternative elettrificate per tutti i modelli più recenti: dalla compatta XC40 fino alle ammiraglie XC90, V90 e S90 con livelli di potenza compresi tra 262 e 390 CV. Al top dell'offerta la S60 Polestar (la declinazione sportiva del marchio) con assetto specifico e 405 CV.


Insomma una Volvo per ogni esigenza, o quasi. Due le vetture provate nel corso del test: la XC60 hybrid plug-in e la XC90 mild hybrid. Nel primo caso sorprende l'esuberanza di erogazione grazie ai 390 CV che arrivano alle ruote (ovviamente si parla di un'auto a trazione integrale) senza troppi complimenti ma sempre entro margini accettabilissimi in termini di sicurezza, mentre nel secondo caso i 262 CV bastano e avanzano per garantire prestazioni decisamente interessanti. E' ovvio che tra mild hybrid e hybrid plug-in la preferenza inevitabilmente va alla seconda soluzione: è mediamente più costosa, ovvio, ma offre molti vantaggi. Ad iniziare dalla possibilità di viaggiare in  modalità elettrica per circa 50 km, garantendo emissioni medie di CO2 molto basse senza penalizzare le prestazioni. Anzi. Quanto alle full electric, la prima Volvo a zero emissioni sarà la XC40 che debutterà verso la fine del prossimo anno.


I prezzi variano dai 45.150 euro (XC40 T5 Twin Engine Momentum Geartronic a 87.550 euro della XC90 T8 Twin Engine AWD Inscription Geartronic.









30 settembre 2019

Futuro elettrico e paradisi in estinzione





Il mercato mondiale del nichel, metallo relativamente poco diffuso nella crosta terrestre e assai costoso, verteva sino a non molto tempo fa sulla produzione di acciai speciali e di particolari ad alta resistenza alla corrosione. Ma la rapida crescita dell'auto elettrica ne ha aumentato a dismisura la richiesta e ora si registra una sostanziale penuria del metallo, che oltre a farne lievitare i costi mette in crisi la neo-industria elettrica. La speranza di un'offerta che segua la domanda oggi si basa essenzialmente sul successo di un progetto pilota cinese in Indonesia, una startup del gruppo Tsinghan da 700 milioni di dollari che impiega il processo HPAL (High Pressure Acid Leaching) per estrarre nichel dal minerale di laterite nel sito di Sulawesi. Il progetto ambisce a una produzione entro il 2020 di 131.000 tonnellate di solfato di nichel, composto chiave nella realizzazione degli accumulatori al litio, e va di pari passo con un altro progetto indonesiano a Weda bay che produce cobalto, il quale però deve ancora mutuare la tecnologia sviluppata a Papua Nuova Guinea dalla Zheijang Huayou Cobalt.



Due commenti.



Il primo è che risulta sempre più chiaro che la svolta elettrica ci porta direttamente nella mani dei cinesi quanto a controllo delle risorse primarie.

 Il secondo è che lo sfruttamento intensivo delle risorse destinate a quella che molti definiscono tecnologia pulita porta alla distruzione di paradisi naturali.



Sarebbe il caso di valutarne l'impatto in termini concreti e non propagandistici a favore di una pretesa riduzione della CO2, no?

Un mondo di idioti









La versione 10.0 del software di controllo Tesla rilasciata (a pagamento) per X, S e 3 contiene nuove features che a mio parere hanno il potenziale per una lobotomia virtuale dei proprietari. Facendo completo affidamento sulla guida autonoma a uno step più avanzato, il software consente, per esempio, alla vettura di muoversi da sola all'interno del parcheggio di un supermarket per raggiungere il conducente senza fargli fare quell'affaticante percorso di guerra diretto a dove l'ha lasciata. Tesla però insiste a dire che anche nella guida automatica il conducente deve tenere sotto controllo l'ambiente circostante perché resta responsabile di ogni accadimento. Vorrei proprio sapere chi sarà colpevole se l'auto mette sotto qualcuno nel parcheggio senza nessuno a bordo.



Ma le amenities non finiscono qui. Ora c'è il collegamento a Netflix, Hulu e YouTube, limitato (per ora e per fortuna) a vettura ferma, mentre per non annoiarsi durante i comodi viaggi in automatico ci sono Spotify Premium, Slacker Radio e TuneIn, integrati con il Car-aoke di Tesla, il cui nome suona proprio come sembra e consente di cantare a squarciagola in diverse lingue durante i viaggi. Una riedizione del concetto rurale "canta che ti passa" adatto a tenere sotto controllo le menti con occupazioni deambulatorie.



E potevano mancare i videogiochi? C'è di tutto, da Cuphead a Missile Command, Centipede, Asteroids e altri titoli inizialmente previsti per smartphone; i controlli sono i comandi touch sul volante. Fantastico.



Ma il massimo sono le due nuove funzioni del navigatore, "I'm feeling lucky" e I'm feeling hungry". La prima seleziona autonomamente luoghi di interesse nelle vicinanze ove portarvi, la seconda ristoranti raccomandati. Sono certo che le scelte saranno di livello proporzionale alla qualità della vita di un utente Tesla ma registro anche un attacco globale alle guide Michelin, che per i newcomer saranno sostituite da queste guide Tesla.



Tutto automatico, tutto pronto. Così se ti si è seccata la gola a furia di cantare con un tocco sul video ti ristori in un attimo. Nessun problema di tempo con le Tesla, nessun impegno. Devo solo divertirti. E pagare.

Nuovo accordo Toyota Subaru per le sportive di domani










Secondo quanto diffuso da un comunicato ufficiale, Toyota e Subaru lavoreranno sulla seconda generazione della coupé sportiva a trazione posteriore (rispettivamente la GT 86 e la BRZ) e collaboreranno insieme per altri progetti nell'ambito di un nuovo accordo che porta al 20% la partecipazione di Toyota nella casa automobilistica giapponese più piccola. In base all'accordo, Subaru acquisirà anche una piccola quota simbolica di Toyota  per aiutare a consolidare i loro legami più profondi. La Toyota possiede già una quota del 17 percento della Subaru, mentre il partner più piccolo non aveva alcuna partecipazione. E' poi interessante sottolineare come il presidente di Toyota Akio Toyoda "benedica" questa partnership perché sviluppare progetti di auto sportive e veicoli a trazione integrale permetterà alle due aziende di realizzare prodotti divertenti e a misura di appassionato in un'epoca dominata da radar, computer e guida automatizzata.


"In questi periodi di profonda trasformazione della mobilità, il piacere di guidare rimarrà una parte intrinseca delle automobili ed è qualcosa che dovremo continuare a preservare fortemente", ha detto Toyoda.


Non so voi, ma per quanto mi riguarda questa è una bella notizia. Grazie Mr. Toyoda

27 settembre 2019

Altre Tesla vanno a fuoco





Il problema degli incendi che riguardano le Tesla non sembra ancora sotto controllo. La settimana scorsa in Nevada, nella contea di Carlin, una bisarca che trasportava delle vetture del marchio ha preso fuoco causandone la distruzione completa, insieme a quella di una incolpevole Subaru. Un comunicato di Tesla sostiene trattarsi di un incendio originato dal mezzo che le trasportava e non dalle vetture stesse, ma se avete presente come sia fatta una bisarca, risulta difficile capire cosa abbia potuto scatenare un incendio in quella che fondamentalmente è una incastellatura metallica su ruote, costituita per la maggior parte da materiale non infiammabile. Forse possono prendere fuoco i freni, ma sinceramente dubito che un autista possa non rendersi conto del loro bloccaggio e agire prima che sia troppo tardi. Sono certo comunque che se l'incendio avesse riguardato vetture non elettriche probabilmente non ci sarebbe nemmeno stata la notizia, ma tant'è. Cinque nuove Tesla non raggiungeranno i loro trepidanti acquirenti.

Triumph; moto, stile, cibo









Che le moto non siano da tempo un mero mezzo di trasporto economico è risaputo. Si sono evolute in chiave high tech e oggi sono prodotti sofisticati e costosi, certo se vuoi qualcosa di buono. Andare in moto coniuga quindi sempre più i tradizionali concetti di emozione, brivido, amore degli spazi aperti con una cultura tecnologica ma anche modaiola, che fa dell'oggetto moto qualcosa non solo da usare ma anche da ammirare e personalizzare per il proprio piacere. Se la domanda cambia, l'offerta deve fare altrettanto e tutto ciò è alla base del nuovo flaghship store Triumph, aperto ieri a Milano, il più grande d'Europa. Un centro nevralgico realizzato in un'area di notevoli dimensioni che contiene tanto la concessionaria del marchio quanto un atelier del South Garage destinato, appunto, alla personalizzazione della moto e alla sua cura nei minimi particolari, oltre all'offerta di capi di abbigliamento specifici. La struttura integra poi il South Garage Café&Bistrot che offre cibo e relax in un'ambiente piacevole e dedicato. Un modo nuovo e diverso di intendere la classica officina che si occupa dei tagliandi, anche se ovviamente il cuore di tutto il sistema è ancora lì. Un'officina che modifica però nettamente il concetto di bottega con il pavimento sporco d'olio e gli attrezzi sparsi per avvicinarsi alle strutture funzionali e asettiche che caratterizzano preparatori di rango e reparti corse.

I poliziotti distratti di Fremont





Questa me l'ha segnalata un amico su Facebook e vale la pena di commentarla. Fremont è una cittadina sulla baia di San Francisco e come, altre città californiane, ha adottato per il proprio corpo di polizia delle Tesla Model S. Sulla carta sono l'ideale per gli inseguimenti: potenti, veloci e con uno scatto capace di tener testa anche a una Challenger Demon. Ma c'è un ma. Bisogna ricordarsi di caricarle, le batterie. E anche se hai un supercharger a disposizione, non è un processo istantaneo. Così mercoledì scorso è stato segnalato alla pattuglia in servizio lo speeding di un'auto che faceva addirittura 120 mph, oltre 193 km/h. Negli States per una velocità simile sono capaci darti l'ergastolo e di scatenare una chase degna di quella per Jack lo squartatore. Paesi diversi, valori diversi. Ma stavolta non c'è stato nessun inseguimento, semplicemente perché il cop in servizio ha segnalato via radio di avere solo 6 miglia di autonomia e di dover quindi rinunciare perché non sarebbe riuscito a tenere dietro all'auto del criminale (?!!).



La P85 di Fremont sta svolgendo un test di 6 mesi sulla fattibilità dell'uso da parte delle forze di polizia e questo inconveniente è stato registrato nel diario dell'esperimento. La procedura vuole che ogni auto che esce di pattuglia debba avere almeno mezzo serbatoio di carburante, che tradotto in unità Tesla fa almeno metà carica, quindi un filo meno di 200 km. Ma con la lunghezza delle strade negli States e la durata di un turno, 200 km si fanno presto e può accadere che l'auto debba rientrare a ricaricarsi anzitempo. Ed è probabilmente proprio quello che è accaduto a Fremont.



Al di là della intrinseca comicità della vicenda, resta il commento sulle reali autonomie delle elettriche, specie se usate senza alcuna attenzione al risparmio come è facile ipotizzare nel caso delle auto di pattuglia. Sulla base di dati reali forniti da possessori di Tesla, una P85 dopo 4 anni in autostrada a 130 km/h fa circa 240 km d'inverno e 280 d'estate, che salgono rispettivamente a 270 e 320 se la velocità scende a 110 km/h. Considerato che parliamo di una delle più costose e avanzate (secondo loro) auto elettriche al mondo, mi pare un po' pochino per un'utilizzo reale a lungo raggio.

Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...