04 settembre 2019
A quando la prima Suv targata Bugatti?
Continuano i rumors su Bugatti in merito alla produzione di una Suv, che sarebbe il primo esempio di vettura a ruote alte della casa francese. Chissà..Quel che è certo però, è che il CEO Stephan Winkelmann, ha dichiarato che alla lineup attuale serve un nuovo modello: facile prevedere che sarà qualcosa di diverso, magari totalmente nuovo. Si fa largo quindi l'ipotesi di una hyper-Suv, che alzerebbe notevolmente l’asticella delle performance del segmento. Del resto prima di Bugatti altri marchi “puri” hanno iniziato la produzione di queste vetture come Lamborghini, Alfa Romeo e Bentley. Un passo inevitabile per andare incontro alle esigenze del pubblico che ama sempre di più il segmento: look aggressivo e tanto spazio all’interno, senza mai rinunciare alla pura performance.
La produzione “in serie” potrebbe dare l’addio al 16 cilindri, ormai icona del marchio, per dar spazio ad un V8 magari dotato anch'esso di quattro turbo e con una potenza senza eguali nel segmento e prossima ai 1000 cv. Il motore molto più compatto darà anche la possibilità di proporre un’ibrida. Per arrivare infatti a questo impressionante risultato, è facile supporre che i tecnici ricorreranno alla tecnologia elettrica, proponendo una motorizzazione più ecologica rispetto al W16 e con valori di Cv e Nm a quattro cifre.
Quello che vi proponiamo oggi è quindi la visione di autothrill della nuova Suv di riferimento. Look imponente ed elegante, come la tradizione vuole: la “C” sulla fiancata capovolta sottolinea il cambiamento di rotta per Bugatti verso la produzione di qualcosa di assolutamente nuovo. Tetto monoscocca realizzato in carbonio, con lunotto alto e rastremato in stile coupé. La prima quattro posti Bugatti dell’era moderna è pronta. Cosa ne pensate?
P.S. Complimenti a Bugatti per aver raggiunto il 2 agosto il record delle 300 mp/h (492 km/h) con la Chiron Super Sport. Chissà se la futura Suv sarà in grado di rompere la barriera dei 306 km/h, primato attualmente detenuto dalla Bentley Bentayga Speed?
Sián, la Lambo ibrida
Lamborghini ci ha messo un po' ad arrivarci, ma ora l'ingresso è alla grande. Parlo di supercar ibride e dunque della nuova Sián, che è sì ibrida ma mild e non certo plug-in, soluzione quest'ultima che avrebbe comportato un inaccettabile aumento delle masse per una supersportiva. Tecnologia al top, quindi, per un marchio da sempre estroso che per la nuova genìa di auto cambia radice al nome: Sián significa fulmine in dialetto bolognese; si passa perciò dalle razze di tori da combattimento al cuore delle tradizioni italiane.
Motore V12 da 785 cavalli e un piccolo motore elettrico da 34 CV integrato nel cambio che lavora alla tensione di 48 V (tecnologia Audi, dunque), il primo caso di una simile soluzione attuata con un motore a bassa tensione, che lavora in accoppiata al V12 fino a 82 km/h e poi si disconnette. Serve anche per la retromarcia, quindi il cambio si è alleggerito, compensando così non la massa di batterie al litio, ma quella di supercondensatori, tre volte più leggeri ma tre volte più potenti a parità di peso: motore e condensatori pesano infatti solo 35 kg. Il connubio V12 aspirato-ibrido è una sorta di integrazione di futuro e tradizione che apre una strada nuova nel segmento ibrido con il primato dell'uso del supercapacitor.
Le prestazioni sono ovviamente da hypercar: 0-100 in 2,8 s, V max 354 km/h e il motore elettrico serve più che altro a migliorare le riprese a medio regime: da 30 a 70 orari la Sián guadagna 0,2 s alla Aventador SVJ che salgono a 1,2 da 70 a 120. I condensatori si ricaricano durante rallentamenti e frenate e garantiscono comunque un'autonomia sufficiente alle manovre a bassa velocità perché accettano fortissime correnti di ricarica, riducendo anche il lavoro dei freni grazie al recupero energetico dalla trasmissione. Tralascio sugli interni Poltrona Frau e sui particolari stampati in 3D, così come sul programma di personalizzazione. Anche perché se ne volete una siete già in ritardo: tutte e le 63 previste per la produzione sono già vendute.
03 settembre 2019
I nuovi Diesel "puliti" di VW
Sappiamo che VW punta sull'elettrico. Ma dopo tanti anni di sviluppo del motore Diesel sarebbe assurdo chiuderne del tutto con la produzione visto che, nonostante l'incalzante new age delle auto a batteria, resta ancora la soluzione che emette meno CO2. Certo che però per essere davvero a norma le cose si complicano alquanto. E' quello che prospettarono qualche anno addietro i tecnici del settore, ipotizzando un futuro in cui i costi di produzione del motore a gasolio sarebbero cresciuti fino a precludergli una serie di segmenti mercato. E l'ultima novità pulita di VW, la doppia iniezione di AdBlue introdotta sulla nuova Passat 2.0 TDI Evo, conferma questa tendenza.
Il sistema si chiama Twin Dosing e consiste in una duplice iniezione dell'additivo a base di urea in altrettanti catalizzatori riducenti. Il primo è immediatamente a valle del turbocompressore, il secondo segue il catalizzatore ossidante nella tubazione di scarico. Lo sdoppiamento consente di gestire al meglio un problema di efficacia in relazione al range di temperature di lavoro: il primo catalizzatore è posto in una zona soggetta a forte calore e se il suo vantaggio si avverte con una efficacia iniziale maggiore, quando si superano i 350°C, limite superiore del processo di catalisi, l'efficienza cala. A questo punto entra in gioco il secondo dispositivo, che trovandosi più lontano dall'uscita dei gas dalle valvole ha un temperatura di lavoro minore di circa 100°C, mantenendo così l'efficienza necessaria anche quando il motore lavora ad alto carico. Nonostante la compattazione dei diversi apparecchi (il catalizzatore SCR condivide la struttura fisica del filtro antiparticolato) il sistema di scarico diventa così piuttosto complesso e se da un lato si ottiene una riduzione dell'80% degli NOx rispetto alla precedente generazione di motori, dall'altro i costi inevitabilmente salgono. Di questo passo costeranno più i sistemi di purificazione del motore in sé.
Bugatti è di nuovo regina
La Bugatti Centodieci, versione speciale ricavata dalla scocca di una Chiron, rende omaggio alla storica EB110 dell'era Artioli, quando il marchio rinacque con sede costruttiva a Campogalliano. Ricordo quando la provai. Con 610 cavalli erogati dal V12 quadriturbo era decisamente una supercar e ci divertimmo a fare qualche passaggio davanti allo stabilimento Ferrari: alla seconda tornata erano tutti fuori a guardare. Allora era il massimo dell'high tech. E la nuova vuole fare altrettanto: 1.600 CV, 0-100 in 2,4 s, 0-300 in 13. Solo 10 esemplari, 8 milioni l'uno più iva, consegne nei prossimi due anni. C'è solo un piccolo neo, si fa per dire: la velocità massima è limitata a soli 380 km/h. Una scelta prudenziale che ha fatto sorridere i vari pretendenti al record di velocità per auto stradali, da Koenigsegg a Hennessey a SSC. Così, Bugatti, per chiudere la bocca a tutti, ha preso una Chiron, ne ha sbloccato il limitatore, l'ha affidata al collaudatore Andy Wallace e sul circuito di prova tedesco di Ehra Lessen ha stabilito il nuovo record mondiale: 490,375 km/h. Non c' è storia per nessuno, fine dei giochi. Certo ora Hennessey racconta di voler raggiungere i 500 orari con la sua Venom F5, ma deve ancora trovare il set giusto per non uccidere il pilota. Bugatti torna sul trono; poi vedremo. Comunque, chapeau a Andy; chiedere a Loris Bicocchi cosa succede se ti scoppia una gomma a quella velocità.
02 settembre 2019
Tavascan, la Suv-coupé elettrica di Cupra
Dal metano alle elettriche. La gamma Seat cresce rapidamente e si aggiorna alle nuove tecnologie. Lo fa con il marchio Cupra, la divisione sportiva, che presenterà all'imminente salone di Francoforte la concept Tavascan, Suv di grandi dimensioni a trazione elettrica. Dotata di un motore per asse con potenza complessiva di 306 CV, la Tavascan copre lo 0-100 in sotto i 6,5 s e con l'accumulatore al litio da 77 kWh di cui dispone ha un'autonomia fino a 450 km. All'esterno caratterizzato da linee tese e aerodinamiche con grandi cerchi da 22 pollici, fa riscontro un interno che abbina materiali di pregio a un look sportivo-elegante, con un grande schermo da 13" per l'infotainment e un cruscotto interamente digitale da 12,3". Pur trattandosi di una concept, la vettura, insieme all'ibrida Formentor, mostra la strada che il marchio intende percorrere nell'evoluzione della mobilità intrapresa da tutto il gruppo.
Niente più station marchiate M
I tedeschi ci hanno abituato alle station wagon cattive. Quando Audi fece nascere la sigla RennSport, lo fece con la RS2, station su base Audi 80 realizzata dalla Porsche; era il 1994. Certo c'entrava la passione di Piëch per le sfide high tech (il 5 cilindri era una sua creatura), ma di fatto venne aperta una strada, percorsa poi anche da Mercedes e BMW. Ma la comune tradizione teutone si interrompe qui. Mentre Audi ha appena lanciato la nuova RS6 Avant, BMW dichiara che non ci saranno in futuro auto della gamma M con carrozzeria familiare; solo Suv vitaminizzati quindi nel futuro prestazionale dell'Elica Azzurra. Markus Flasch, boss della M ha dichiarato infatti che le wagon non fanno più parte dei piani di Monaco e, pur conscio che per i mercati dell'area germanica esista una richiesta in tal senso, le elaborazioni sportive saranno riservate alle varie X. Un controsenso dinamico, visti il baricentro alto e la sola apparenza di una maggior capacità di carico rispetto a una station. Ma il mercato comanda e le Case seguono. O almeno così si dice.
La 500 lascia gli Usa
Qualche giorno fa trattavo dei cambiamenti nella gamma Fiat; a latere aggiungo che da un po' si parlava anche del ritiro del marchio dal mercato Usa. Nel frattempo le cose evolvono. La vettura più glam in America è stata la 500, ma in assenza di restyling e aggiornamenti il suo gradimento scende. Scende parecchio, perché dalle 46.999 auto vendute nel 2012 siamo giunti alle 5.730 del 2018 e i report mostrano un gennaio-giugno fermo a 1.672 auto. Numeri che non valgono lo shipping. La 500 quindi esce di scena a fine anno, in compagnia della 500e, venduta solo da quelle parti. Mica male considerato che dall'anno prossimo tutte le 500 dovrebbero essere elettriche. Fine della storia, dunque. C'è da dire però che per le vetture rétro non tira aria buona presso gli yankee: anche la VW Beetle cessa l'importazione da fine anno. Ma contrariamente a FCA, i piani commerciali VW non prevedono certo l'abbandono della piazza, che anzi con le nuove elettriche promette numeri in crescita. Resta da vedere cosa sarà capace di fare il gruppo per mantenere la propria fetta del ricco mercato Usa.
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