Il marchio Alpina è da sempre associato alle BMW pepate ma non M, un connubio di potenza ed esclusività che ha scavato un solida nicchia per il preparatore tedesco. Così Alpina sin dall'esordio nel 1965 ha trattato le diverse gamme prodotto di Monaco, dalle Serie 3 alle 7 e ai modelli più esclusivi come la Z8. Ma c'è una costante: sono tutte a trazione posteriore. Fino a qualche anno fa nessun problema, tutte le BMW erano rigorosamente a trazione dietro, al massimo integrali. Ma i tempi cambiano, le logiche produttive evolvono con l'apertura verso gamme meno costose e così ecco le trazioni anteriori. Ma Alpina non ci avrà a che fare. Per bocca del suo ad Andreas Bovensieven l'azienda di Buchloe ha dichiarato infatti di non essere interessata ad alcuna elaborazione sulle basi delle piattaforme per motori trasversali. I costi sarebbero troppo alti perché questi gruppi motore non sono intercambiabili con altri modelli e richiedono uno sviluppo specifico che non permette la spalmatura dell'investimento. Secondo Bovensieven, poi, lavorare su una Serie 1, offre margini troppo ristretti, perché anche piccoli interventi si tradurrebbero in sensibili aumenti di prezzo, cui questa clientela è troppo sensibile. Quindi niente traction avant per Alpina; magari meglio una bella Suv, tipo la XB7.
23 agosto 2019
Alpina, l'ultima integralista
Il marchio Alpina è da sempre associato alle BMW pepate ma non M, un connubio di potenza ed esclusività che ha scavato un solida nicchia per il preparatore tedesco. Così Alpina sin dall'esordio nel 1965 ha trattato le diverse gamme prodotto di Monaco, dalle Serie 3 alle 7 e ai modelli più esclusivi come la Z8. Ma c'è una costante: sono tutte a trazione posteriore. Fino a qualche anno fa nessun problema, tutte le BMW erano rigorosamente a trazione dietro, al massimo integrali. Ma i tempi cambiano, le logiche produttive evolvono con l'apertura verso gamme meno costose e così ecco le trazioni anteriori. Ma Alpina non ci avrà a che fare. Per bocca del suo ad Andreas Bovensieven l'azienda di Buchloe ha dichiarato infatti di non essere interessata ad alcuna elaborazione sulle basi delle piattaforme per motori trasversali. I costi sarebbero troppo alti perché questi gruppi motore non sono intercambiabili con altri modelli e richiedono uno sviluppo specifico che non permette la spalmatura dell'investimento. Secondo Bovensieven, poi, lavorare su una Serie 1, offre margini troppo ristretti, perché anche piccoli interventi si tradurrebbero in sensibili aumenti di prezzo, cui questa clientela è troppo sensibile. Quindi niente traction avant per Alpina; magari meglio una bella Suv, tipo la XB7.
Più visuale per i porschisti
La visibilità è da sempre argomento chiave della sicurezza in auto, anche se congrua parte degli automobilisti contemporanei dedica più attenzione allo schermo dello smartphone che alla strada. La situazione è particolarmente critica quando la visuale è ostacolata dalle condizioni atmosferiche avverse: nebbia e precipitazioni possono infatti ridurre il campo visivo a pochi metri, impededendo addirittura, in casi estremi, la marcia. E se forse l'unico lato postivo del cambiamento climatico sta nella netta riduzione delle giornate di nebbia fitta, la ricerca va comunque avanti per trovare soluzioni tecnologiche a supporto delle carenze visive. La TriEye, società israeliana recentemente partecipata da Porsche, ha sviluppato un sensore che lavora nel segmento degli infrarossi a onde corte, capace di un'alta penetrazione anche in condizioni di visibilità zero. Il dispositivo è stato sviluppato con una circuitazione integrata ecslusiva che a parità di efficienza ne riduce il costo a frazioni di quelli esistenti in commercio e il brand intende adottarlo nelle sue auto per aumentare la sicurezza di marcia. Da notare che il sensore è stato sviluppato per l'uso con sistemi di guida autonoma, ma Porsche non intende adottare questa strategia, preferendo quella di fornire aiuto al guidatore senza avocarne le funzioni. Visto il crescente numero di incidenti con le Tesla self driving, mi sembra una buona idea.
22 agosto 2019
Lunga e diritta correva la strada...
La notizia gira un po' ovunque: nel Regno Unito (forse ancora per poco, unito) il numero di punti di ricarica ha superato quello dei distributori di carburante. Vabbè, la riduzione del numero delle stazioni di servizio è in corso da anni e non solo da quelle parti: in Italia per esempio si è passati dai 21.100 punti del 2011 ai 17.600 del 2016 e il trend è in aumento, con la concentrazione fuori dai centri urbani e siti sempre più distanziati. Nel Regno Unito erano 37.539 nel 2000; oggi sono 8.396. Per contro le colonnine sono cresciute a 9.199, superando quindi le antiche avversarie. Al di là di facili entusiasmi e demagogia di sistema, occorre però precisare che una colonnina non vale un distributore. Una pompa può rifornire centinaia di automobilisti; un caricatore uno, al massimo due. E poi non è disponibile per almeno un'oretta nel caso degli impianti rapidi (solo 1.600 sul totale in GB), contro i pochi minuti richiesti per il pieno. Insomma se anche sono di più valgono assai meno in termini concreti. Poi c'è la questione chiave: c'è la corrente per farle funzionare tutte contemporaneamente? Oppure si deve ricorrere a trucchi del tipo V2G per supplire alla carenza energetica? Mi perdonino i Nomadi per il titolo. Su cosa succeda dopo non è dato fare ipotesi.
Crolla il profitto di Geely
Geely è tra i principali produttori cinesi in campo automotive, con ampi interessi nello sviluppo della mobilità elettrica tanto in patria quanto in Europa, visti gli investimenti in Volvo, Lotus e Daimler, per non parlare dei taxi londinesi. Le cose però non sembra vadano per il meglio da quelle parti, visto il calo del 40% del profitto nella prima metà del 2019. Le entrate sono scese infatti a 4,01 miliardi di yuan (circa 520 milioni di euro) rispetto ai 6,67 (870 milioni di euro) dello stesso periodo dell'anno scorso. La perdita è causata dal netto calo delle vendite, problema che affligge tutto il mercato interno (con forti contraccolpi sugli investitori europei e americani) e dalla politica di sconto e incentivi praticata per arginare il calo stesso, che tuttavia non pare arrestarsi. Alla base del problema ci sarebbero le nuove norme anti-inquinamento promulgate dal governo, che hanno di fatto generato uno stock di invenduto non a norma che difficilmente potrà essere recuperato in termini economici. E' un fatto comunque che l'intera industria mondiale dell'auto stia attraversando un momento di cambiamento e adeguamento a standard completamente diversi dal passato, che con ogni probabilità la porterà anche a un cambio di peso nel costituire il PIL di ciascun Paese.
Da JLR i display di prossima generazione
Gli head-up display sono indubbiamente il trasferimento dalla tecnologia aeronautica a quella automobilistica più riuscito. La loro capacità di fornire informazioni senza distrarre dalla visuale di guida ne fa inoltre l'evoluzione logica di ogni interfaccia, contrastata solo dall'elevato costo della soluzione, che ne limita per ora il montaggio solo su modelli di gamma più elevata rispetto alle utilitarie. Nel frattempo i sistemi evolvono: in particolare, la sovrapposizione della proiezione delle informazioni alla tecnologia 3D e alla realtà virtuale può rendere gli head-up display ancora più efficaci. E' l'argomento in sviluppo all'Università di Cambridge nell'ambito di un progetto sponsorizzato da Jaguar-Land Rover, che ha dato vita a un consorzio per individuare il sistema informativo ideale non solo per le auto odierne ma anche per quelle di domani. Attualmente lo stato dell'arte è giunto alla piena integrazione dei sistemi di infortainment, che permetterà ai passeggeri immagini personalizzate tridimensionali e una visuale specifica diversa da quella del guidatore per ciascun occupante. Per chi guida ci sono poi le indicazioni legate alle condizioni della strada e del traffico che si sovrappongono virtualmente alla visuale, orientando ed evitando code e imbottigliamenti. Il grado di sviluppo dei sistemi è già molto avanti, ma JLR non ha ancora dato indicazioni per il primo montaggio su una propria auto.
Incendi, bestia nera di Tesla
Ogni società che si sviluppi acquisisce, incorpora, diversifica. Ovvio dunque che Tesla abbia seguito questa strada e non solo con i sogni spaziali ma anche in ambiti più strettamente collegati al suo core business. E' il caso di Solar City, azienda del fotovoltaico entrata a fare parte della galassia locale nel 2016. Le cose però non vanno bene con i suoi prodotti, perché Walmart, colosso mondiale della vendita al dettaglio, ha citato Tesla presso il tribunale di New York come responsabile di almeno sette incendi verificatisi in altrettanti grandi magazzini. In base a un accordo commerciale, infatti, la società della grande distribuzione americana dispone di mini centrali fotovoltaiche sui tetti di 240 installazioni e proprio a queste attribuisce la causa dei sinistri, per negligenza nelle procedure di installazione e mancato rispetto delle norme di sicurezza. La questione incendi ritorna quindi per il brand californiano anche in ambiti non strettamente collegati alle batterie, sorta di tormentone negativo che avvolge un po' tutto il gruppo. Beh, almeno con SpaceX gli andrà bene: nello spazio manca l'aria, quindi niente incendi.
19 agosto 2019
FCA rilancia Fiat con la Giardiniera
Le notizie relative ai piani di sviluppo (???) di FCA in Europa si susseguono, anche se lo status di abbandono di Lancia, di quasi abbandono di Alfa Romeo e la ridda a volte contraddittoria di info su Fiat mettono serie ipoteche sulla credibilità anche solo a medio termine degli annunci. I più recenti riguardano la gamma 500, che a partire dal 2020 dovrebbe essere prodotta in veste unicamente elettrica (un po' come smart). Stanti le dichiarazioni di fine luglio, se ne deduce quindi che le ibride dovrebbero fare da trait d'union nel corso di questi mesi; decisamente poco remunerativo a fronte dell'allestimento di catene produttive e gruppi motore. La gamma modelli dovrebbe essere poi completata da una versione wagon che riesumi il nome Giardiniera e da una nuova 500X. Passando alla Panda, attesa con il nuovo modello per il 2021 con un profilo in linea con la Centoventi, entro il 2023 avrà pure una versione elettrica, realizzata con batterie modulari per ridurre i costi. Ciliegina sulla torta la Tipo, che dovrebbe risorgere per non abbandonare del tutto il segmento C che, ricordo, è ancora quello che fa guadagnare le Case. Sicuramente lo spazio commerciale per modelli di grande diffusione e costo ragionevole esiste; un po' il ritorno al vecchio claim delle Fiat che "andavano sempre" e "si riparavano con un cacciavite", anche se con tutta l'elettronica delle auto moderne la resilienza va rivista in chiave più high tech. Certo è che FCA deve fare presto a trovare una strada maestra, perché il resto del mercato evolve rapidamente.
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