12 luglio 2019

Ferrari 812 XX Hyperfast






In Ferrari c'è una tendenza abbastanza consolidata: quando presentano una hypercar con motore centrale solitamente affiancano nel giro di breve tempo  una versione altrettanto cattiva ma con motore anteriore. Pensate ad esempio alle supercar della precedente generazione dove alla Enzo si affiancò ben presto l'esplosiva 599 XX anch'essa con il V12 aspirato, ma se alla Enzo è poi succeduta la LaFerrari, alla 599 XX non è stata assegnata ancora alcuna erede. Ecco perché autothrill propone questo render che fa indossare un vestito inedito alla 812 Superfast. Certo, è un gioco ma potrebbe davvero rivelarsi una buona base per lavorare intorno alla 12 cilindri aspirata più potente al mondo.



Autothrill l'ha anche "battezzata": si chiama 812 XX Hyperfast e ovviamente esaspera le soluzioni tecniche e aerodinamiche della 812. Sensibilmente più larga e più bassa sfoggia un assetto pistaiolo con cerchi da 20 pollici monodado e appendici aerodinamiche studiate ad hoc nella galleria del vento, al pari dell'enorme estrattore che modella in maniera inconfondibile la parte posteriore. Il motore se nella configurazione di serie esprime 812 CV, nella Hyperfast potrebbe sfiorare la soglia dei 900 CV grazie a una serie di interventi senza compromessi a vantaggio delle prestazioni e con l'aggiunta della tecnologia Kers mutuata dalla F1. La produzione potrebbe essere limitata a pochi esemplari destinati ai più importanti collezionisti Ferrari nel mondo.

Gladiator in ritardo





Yankee entusiasti delle glorie automobilistiche nazionali e pronti ad accogliere subito nel vostro garage il brand new pickup Jeep Gladiator, forse dovrete attendere un po' più a lungo. Sì, perché un treno della Union Pacific carico di veicoli nuovi di pacca, tra cui forse anche qualche 4190 Lauch Edition, è deragliato nella Lincoln County, in Nevada, US, con l'esito che potete vedere nella foto. FCA ha subito emesso un comunicato nel quale garantisce la più rapida sostituzione delle vetture incidentate per dare ai propri clienti il minor danno possibile, ma sappiamo che i treni americani sono lunghi anche 2 chilometri, quindi le vetture coinvolte potrebbero essere parecchie. In ogni caso alcune se la sono cavata niente male nell'urto e potrebbero essere recuperabili. Beh, a prezzo di recupero io un pensierino ce lo farei.

XJ, l'ammiraglia di Jaguar si converte all'elettrico





L'intesa tra BMW e Jaguar per la progettazione e lo sviluppo congiunto nel campo dell'elettrificazione, argomento che autothrill ha già trattato nel mese di giugno, sembra dare i primi risultati concreti, poiché la Casa inglese ha confermato che la prossima ammiraglia XJ verrà venduta in versione full electric. La nuova XJ è infatti in avanzata fase di messa a punto e il debutto della nuova top di gamma del giaguaro potrebbe avvenire entro la fine del 2020, mentre la produzione, nonostante la minaccia della Brexit, resterà negli stabilimenti di Castle Bromwich. Al momento l'unica elettrica di Jaguar è la Suv i-Pace (nella foto)



Non è ancora chiaro se la nuova XJ sarà solo "zero emission" o disporrà di altre motorizzazioni: certo è che la vettura sta nascendo sulla piattaforma modulare MLA (Modular Longitudinal Architecture) che può ospitare motorizzazioni elettriche, ibride e convenzionali. Logico quindi supporre che per ampliare le potenzialità della vettura e per far cassa, Jaguar realizzerà anche varianti più convenzionali. Le batterie della XJ proverranno dal centro di Hams Hall di Birmingham che entrerà in funzione nel 2020, anche grazie al supporto di BMW, e che una volta a regime dovrebbe essere in grado di produrre 150 mila pacchi batterie l'anno.

Niente M per i jap





La scocca è la stessa; il motore pure. Le linee un po' diverse, ma la condivisione di materiali e strutture totale. Logico dunque che, fatto salvo l'accordo con Mazda per i prossimi motori a 6 cilindri, Toyota abbia voglia di dare alla Supra il maggior brio che solo un motore BMW M può donarle. Nelle ambizioni del marchio jap qualcosa c'è già, vista la questione cavalli della A90, ma allo stato e vista la genesi del modello, solo l'adozione di un propulsore tedesco potrebbe dar vita alla Supra con la bumba. Ma a Monaco gettano acqua sul fuoco e, pur ammettendo che l'installazione del nuovo motore M  S58 destinato alle 3 e 4 sia effettivamente possibile su quella scocca, ritengono assai poco probabile il joint. La politica degli accordi di collaborazione a progetto è utile, ma non deve intaccare le prerogative dei marchi in gioco e fornire a un costruttore esterno i propri gioielli in campo motoristico potrebbe nuocere al blasone dell'Elica azzurra. Una politica diversa da quella seguita da AMG con Aston Martin, ma c'è da dire che il quel caso l'accordo è con un brand decisamente esclusivo e assolutamente non generalista; le possibilità di concorrenza incrociata sono perciò quasi assenti.



11 luglio 2019

Mirafiori si tinge di verde
















L'installazione di uno dei primi robot della nuova linea dedicata alla 500 elettrica nello stabilimento di Mirafiori, ha fornito a Pietro Gorlier, COO (Chief Operating Officer) Emea di FCA, l'occasione per parlare del futuro in chiave zero emissioni di Fiat. Un futuro che già nella prima parte del 2020 vedrà l'uscita delle prime 500 BEV proprio dalle nuove linee di Mirafiori. Un investimento di 700 milioni di euro con una capacità produttiva fino a 80 mila auto l'anno con 1200 addetti all'assemblaggio. Capacità che, ha sottolineato Gorlier, potrebbe salire facilmente qualora il mercato lo richiedesse. L'allestimento dell'impianto procede secondo i programmi e nei prossimi mesi verrà terminato per essere in grado di partire con le prime pre serie entro la fine dell'anno e avviare la produzione nei tempi stabiliti. Per Mirafiori dunque sembra profilarsi un futuro sempre più verde, anche perché alla 500 BEV potrebbero seguire altri modelli a zero emissioni, ad iniziare dalla Centoventi, la concept vista allo scorso Salone di Ginevra che prefigura la prossima Fiat da città.

Maggiolino addio, ma fu vera gloria?







In questi giorni il mondo intero rende omaggio con nostalgica mestizia all'uscita di produzione della Volkswagen Maggiolino, i cui ultimi esemplari sono usciti dalle catene di montaggio dello stabilimento di Puebla in Messico. Tutti, giustamente, se ne stanno occupando: dalla televisione al web, dalla carta stampata ai social: è l'addio struggente a un mito, dicono, che ha accompagnato il nostro cammino dal lontanissimo 1938. Addio dunque dolce Maggiolino: lascerai un ricordo indelebile nei nostri cuori. A questo punto però permettetemi una piccola precisazione fuori dal coro: il modello che sta uscendo per l'ultima volta dalla catena di montaggio di Puebla sarà anche affascinante, ma non ha nulla a che vedere con il vecchio Maggiolino. Nacque nel 1997 sulla base della VW Golf e mirava dichiaratamente a rinverdire i fasti della nonna, la cui strabiliante carriera terminò nel 2003 con oltre 21 milioni di esemplari prodotti. L'ultimo uscì anch'esso, guardacaso, dalle linee di Puebla. Insomma il confronto è un tantino zoppicante: da una parte c'è un'icona, un mito assoluto del mondo dell'auto, dall'altra c'è la"replica" in chiave moderna che ha tentato, senza peraltro riuscirci, di ripercorrere la stessa carriera. Molto semplicemente la differenza tra una versione e l'altra è tutta qui. Come osservare la copia di un quadro di Picasso sapendo che l'originale è da un'altra parte... Del resto ricordo ancora la frase di un collega tedesco all'epoca della presentazione in pompa magna della New Beetle nel 1997: "E' una Golf con un vestito diverso, ma costa di più e ha il bagagliaio più piccolo. Perché dovrei acquistarla?".

Andy Palmer e le bolle di sapone





In un'intervista concessa ad Autocar, l'ad di Aston Martin Andy Palmer parla a ruota libera del futuro dell'automobile e si mostra scettico e critico sui due principali asset dello sviluppo tecnologico in corso, la trazione elettrica e la guida autonoma. "L'auto elettrica è una delle strade, non la panacea. Non esiste ancora la certezza di una soluzione dominante sulle altre; la verità è che nessuno è in grado di definire quale sarà la scelta tecnologica ottimale nei prossimi 20-30 anni". Palmer è duro anche con i politici, sui quali è convinto non si possa fare affidamento quando le scelte prospettate vanno avanti di 30-40 anni, data la necessità contingente di prevedere obiettivi a corto raggio inerenti la loro rielezione. Spingere furiosamente sull'auto elettrica è quindi un non-senso; il futuro sarà prevedibilmente un mix di diverse soluzioni dalle quali non potrà essere escluso il Diesel, visto il suo innegabile rendimento. Anche verso la guida autonoma ci sono strali: pensare che nell'arco di pochi anni si possa arrivare a una sua ampia diffusione è pura illusione viste le enormi differenze nei livelli economici e tecnologici vigenti nelle diverse aree del mondo. Indubbiamente Aston Martin si trova ai margini del mass market e le sue scelte si rifanno a un ambito di nicchia, ma l'opinione di un amministratore delegato del settore è comunque importante, tanto più se proviene da un Paese meno coinvolto della Germania nella rivoluzione di settore. Sinceramente mi domando se VW avrebbe fatto le stesse scelte anche se il Dieselgate non fosse avvenuto. A volte la voglia di riscatto a tutti i costi ottunde la visione del futuro. 

Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...