04 luglio 2019
Le sportive di FCA a Goodwood
Sta per andare in scena l'immancabile kermesse annuale del Festival of Speed di Goodwood dedicata alla velocità e alle prestazioni e il gruppo FCA si presenta all'evento con una selezione delle sue migliori interpretazioni sul tema. A cominciare dalle serie speciali Alfa Romeo Racing sui due modelli Giulia e Stelvio Quadrifoglio che si distinguono per la livrea pressoché identica a quella delle monoposto F1 di Raikkonen e Giovinazzi. Oltre alle varianti cromatiche i due modelli possono contare su terminali di scarico in titanio Akrapovic, numerosi elementi in carbonio, mentre il V6 biturbo di 2,9 litri da 510 Cv beneficia, dicono, di un piccolo incremento di potenza. Negli spazi Alfa è presente anche la concept Tonale, il Suv compatto del Biscione che prosegue la fase di messa a punto e sviluppo e che dovremmo vedere entro il 2020. Quanto a Jeep, l'elemento di spicco è rappresentato dalla bellicosa Grand Cherokee Trackhawk mossa da un V8 turbo di 6,2 litri e 710 CV per una velocità massima di 290 km/h. E' la Jeep più potente di sempre e ha prestazioni da riferimento con uno 0 - 100 percorso in soli 3,7 secondi. Presente anche la Renegade Hybrid Plug-in che combina in chiave 4x4 le possibilità offerte dalla propulsione elettrica abbinata alla presenza del classico motore a combustione interna. Completa l'esposizione l'accattivante Wrangler 1941 della Mopar con grafica dedicata e scritta 1941 sul cofano che ovviamente ricorda l'anno di nascita della mitica Willys.
03 luglio 2019
In arrivo la prima Genesis elettrica
Genesis, il brand premium di Hyundai, sarebbe prossimo al lancio di una nuova gamma di veicoli elettrici alto di gamma già nel 2021. Gli stessi responsabili del marchio avrebbero confermato le prime indiscrezioni annunciando l'arrivo di una berlina e di un Suv (nella foto la concept GV 80 del 2018) per quella data: ovvio che il marchio di riferimento è Tesla e l'intenzione dei progettisti è quella di mettere a punto e realizzare prodotti ancora più performanti in termini di guidabilità e autonomia rispetto al concorrente americano. Lo stesso numero uno del marchio coreano negli USA Manfred Fitzgerald nel corso di una recente intervista ha dichiarato che Genesis è impegnata in prima linea nello sviluppo di propulsioni alternative e che presto si vedranno i primi frutti concreti, grazie agli sviluppi realizzati sulla cosiddetta piattaforma EV. La sfida quindi è aperta e considerando la velocità con cui Genesis sta scalando la classifica sul mercato USA, per Tesla si prospettano tempi ancora più difficili. Staremo a vedere.
E' morto Lee Iacocca
E' morto all'età di 94 anni Lee Iacocca, una delle figure di spicco del secolo scorso nel mondo dell'auto. Origini italiane, un carattere determinato e feroce, Iacocca passò alla storia per aver salvato Chrysler dalla bancarotta, azienda della quale divenne presidente e CEO nel 1979. A tal proposito parecchi anni più tardi, lui stesso ebbe a dire che quando arrivò in Chrysler si trovò di fronte a una situazione catastrofica, molto peggiore di quanto si aspettasse. Ma evidentemente Iacocca era un predestinato e sapeva come gestire le aziende; anche sul piano della comunicazione come testimoniano le sue innumerevoli interviste sia sulla carta stampata che in televisione. Personaggio controverso e poco incline ai compromessi, al termine della sua carriera, nel 1992, ebbe a dire che sapeva gestire al meglio le aziende nei periodi di crisi, perché la vera adrenalina scorre nel sangue solo quando ci si trova in trincea in prima linea. Al di là di giudizi più o meno romanzati, la lunghissima carriera di Iacocca che ebbe inizio negli anni '40 fu realmente costellata da parecchi successi. Per esempio, la Mustang nacque perché lo volle Iacocca nel 1964 e da quel momento la Ford iniziò a navigare in acque più tranquille grazie all'incredibile successo ottenuto da questo modello. E poi, come detto, il passaggio in Chrysler con il lancio della Voyager che proiettò l'azienda nel mondo dei monovolume e soprattutto, le permise di uscire dalle paludi della crisi.
02 luglio 2019
Di questo dovrebbe occuparsi chi ama davvero l'ambiente
Mentre la crociata anti-Diesel va avanti massicciamente sulle strade, è del tutto ferma anzi assente per mare. Il motore inventato dallo sfortunato Rudolf ha infatti il monopolio della motorizzazione su barche di ogni dimensione, dai gozzi alle superpetroliere. Mi sono già occupato dell'argomento, ma ci torno perché leggevo della preoccupazione sorta in UK (incidentalmente Paese produttore di petrolio) riguardo l'invecchiamento delle superpetroliere, quelle da 500 metri e più. Con la domanda di greggio in potenziale calo, infatti, si discute su come eventualmente riutilizzarle o smaltirle. Neanche una riga però sul loro impatto ambientale. Sono la bellezza di 10.420 nel mondo e inquinano in modo massiccio dato che sui loro enormi scarichi non c'è nemmeno l'ombra di un sistema di filtrazione o catalisi. Composti di zolfo, aldeidi e anidridi varie escono a tonnellate dalle ciminiere e il fatto che tali schifezze vengano emesse in alto mare non ne modifica l'unica area di accumulo, l'atmosfera, né l'impatto sull'ecosistema. Ma qui gli interessi in ballo sono enormi e ramificati; non è facile sottoporre a sanzioni Paesi produttori, emirati e compagnie petrolifere con la stessa noncurante leggerezza e prevaricazione usata per le reprimenda sugli automobilisti. Eppure ogni petroliera inquina come almeno 2 milioni di auto, quindi, con una semplice moltiplicazione, è facile evidenziare come il loro totale sfiori l'equivalente di 21 miliardi di auto. Considerato che le peggiori previsioni danno per il 2035 un totale circolante di appena 2 miliardi di auto, già oggi il grazioso contributo delle petroliere è pari a 10 volte tanto. Sono migliaia di bombe ecologiche in movimento, che se ne fregano di regole e sanzioni e fanno ciò che vogliono, perché in acque internazionali nessuno può controllarle. Hai voglia quindi a starnazzare su polveri e CO2 qui, a terra. Cambiamo almeno il combustibile impiegato dalle navi e l'impatto delle auto sul clima diventerà risibile. Così magari la smetteranno di rompere con l'ipocrisia ambientale. Anche Greta.
Abarth 995 - Motore centrale e trazione posteriore
Martedì 4 luglio Fiat toglie i veli all’ultima versione speciale su base 500. Dalle prime news diffuse dalla stessa Fiat si tratterà dell'ennesima rivisitazione in chiave estiva attraverso una colorazione inedita legata a un allestimento mirato e più ricco. Il mondo l’aspetta con curiosità. Nel frattempo autothrill è andato oltre, proponendo una versione assolutamente speciale derivata dalla Abarth. Si chiama 995 e rappresenta il volto più estremo e cattivo che potrebbe assumere una 500: lo dimostra questo render nel quale si scorgono i tanti interventi che un’operazione del genere richiederebbe. Negli anni gli appassionati del marchio dello scorpione hanno personalizzato e elaborato in mille modi la compatta torinese arrivando nei casi più esasperati a potenze nell’ordine dei 300 CV. Una follia? Forse sì se rapportata alla meccanica a trazione anteriore della 500, senza dubbio non progetta per potenze di quei livelli. Dunque autothrill va oltre: perché non abbinare una meccanica raffinata a un motore che negli anni ha dimostrato un ottimo potenziale? Ecco dunque la ricetta: propulsore 1.4 turbo centrale, trazione posteriore e chiaramente solo due sedili, magari monoscocca in fibra di carbonio. Carreggiate allargate generosamente, prese d’aria in prossimità dei passaruota posteriori con possibilità di accesso al motore attraverso una struttura monoscocca che scoperchia quasi metà vettura. Un omaggio, quest’ultimo, alle vecchie auto da rally degli anni ’80. Infine la potenza: la Abarth 695 Biposto eroga 190 CV. La 995 di autothrill potrebbe raggiungere una potenza compresa tra 250 e 300 CV. Valori elevati ma non impossibili per un motore che negli anni con i giusti accorgimenti ha dimostrato di tollerare bene questi picchi di potenza.
Conto alla rovescia per il ritorno del mito off road
Land Rover ha finalmente rotto gli indugi e ha dato il via al percorso di avvicinamento all’evento più atteso del 2019: la presentazione della futura Defender, che avverrà al Salone di Francoforte in settembre. Daniele Maver, presidente e amministratore delegato di Jaguar Land Rover Italia, in occasione della Global Brand Expedition (il classico appuntamento annuale con la stampa specializzata), ha illustrato le principali tappe di questo percorso fornendo dati, numeri e qualche piccola anticipazione sulle caratteristiche del nuovo modello, alcune “chicche” preziose per chi attende con impazienza l’arrivo della nuova Defender. Ebbene, a dispetto di una contrazione delle
vendite globali del gruppo (-5,8%) a causa del brusco rallentamento delle immatricolazioni in Cina, il programma Defender procede in modo spedito in vista della giornata del 10 settembre quando verranno finalmente tolti gli ultimi veli alla 4x4. Un’eredità pesante per la Defender che avrà il compito di non far rimpiangere la precedente uscita di produzione alla fine del 2016. E, come la mamma, avrà caratteristiche uniche in fuoristrada con una capacità, dicono, eccezionale nell’affrontare i percorsi più difficili e impervi. Tre le versioni previste (90, 110 e 130) a seconda della lunghezza che oscillerà tra i 4 metri e 33 cm della 90 e i 5,14 m della 130 con abitacoli da cinque a otto posti. Quattro invece le declinazioni in termini di allestimenti e dotazioni: Explorer, Adventure, Country e Urban a seconda delle esigenze e degli stili di vita degli acquirenti. Insomma per la nuova Defender, assicura Maver, Land Rover ha tutte le intenzioni di alzare ancor più l’asticella nel mondo delle 4x4 dure e pure. Proprio come fece nel 1948 la prima, bellissima Land Rover.
Infine due parole sulla nuova Discovery Sport che sarà in vendita dal prossimo 2 settembre. Aggiornata nelle linee e nei contenuti avrà prezzi compresi tra 39 e 66 mila euro, tecnologia mild hybrid con motori benzina e Diesel e interni ancora più ricchi e accessoriati.
Never ending story
Il Dieselgate sembrava chiuso. Solo negli USA però, perché ne è appena sorta un'insidiosa coda europea. Il ministero dei trasporti tedesco ha infatti messo sotto accusa Audi per aver rilevato quattro diversi sistemi di aggirare i limiti di emissione sui motori Diesel V6. Le parti di software incriminate sono relative alle vetture dotate di motori turbodiesel prodotte fino al 2018, oltre due anni dopo l'inizio dello scandalo americano di VW. Si tratta della manomissione dei sistemi di controllo delle emissioni durante la fase di riscaldamento del motore, una procedura integrata nella centralina che ha prodotto il richiamo forzato del gennaio scorso e portato alla luce che circa 200.000 vetture sarebbero fuori norma. La questione è però più legale che tecnica, in quanto che solo uno dei quattro pezzi di software sarebbe illegale e per questioni legate all'evoluzione del riscaldamento del propulsore. Tutta la faccenda è però ancora in ballo, poiché sembra che il ministero basi le sue accuse sull'esame dei dati forniti da Audi stessa e non da prove effettuate per contro proprio. Ne vedremo l'evoluzione.
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