07 febbraio 2019

Off road duro con le Sequoia TRD Pro









Che Toyota se la cavi bene con le fuoristrada è risaputo, in Africa è pieno di Land Cruiser ultradecennali che vanno ancora strabene. Dalle nostre parti le vere off road hanno perlopiù ceduto il passo a svariate tipologie di Suv che, rifinite elegantemente e piene di accessori costosi e delicati, non affronteranno mai un percorso meno che stradale. Negli Usa, invece, i grandi spazi chiedono ancora mezzi adatti a sentieri e piste e Toyota ha deciso di produrre versioni TRD Pro dei propri mezzi, adattate specificamente all'heavy duty. Così, dopo la Tundra, pickup molto apprezzato dagli yankee per la sua robustezza, al salone di Chicago debutta la Sequoia, grande fuoristrada con spazio per 7 a bordo. La chiave della trasformazione sta nelle sospensioni, dotate di ammorizzatori Fox che si induriscono proporzionalmente alle sollecitazioni, oltre a una serie di protezioni nel sottoscocca e nei punti soggetti a contatto con gli ostacoli. La sigla TRD non deve indurre a credere che sotto il cofano ci sia un Diesel (sta infatti per Toyota Racing Development): il motore è infatti il noto V8 a benzina da 5,7 litri con 386 CV e 544 Nm che agisce su un cambio automatico a 6 marce con trazione integrale, differenziale Torsen centrale e ridotte. La TRD è una sorta di Gazoo Racing a stelle e strisce che prepara sia fuoristrada sia auto da pista; forse ci sarebbe spazio anche in Europa per le sue elaborazioni.

06 febbraio 2019

Se fa freddo nella Model 3 non ci entri





Che le auto elettriche non amino il freddo è risaputo. Il problema riguarda più che altro gli accumulatori, le cui reazioni chimiche sono rallentate a bassa temperatura con la conseguente limitazione nella corrente erogata. Ma la recente ondata gelida nel Midwest statunitense ha messo in luce anche altri problemi sulle Tesla, in particolare sulla Model 3, questa volta però maggiormente legati ai meccanismi impiegati per azionare le diverse parti della vettura. E' il caso delle maniglie, che con il ghiaccio si bloccano e non rendono possibile l'accesso all'abitacolo. Il sistema richiede infatti la pressione su un lato dell'astina metallica per farla fuoriuscire ed esercitare così la forza necessaria all'apertura. Purtroppo il gelo blocca il meccanismo e parecchi possessori di Model 3 hanno twittato la loro frustrazione per un problema così banale ma sufficiente a impedire l'uso dell'auto. Ricordo poi che con il freddo intenso anche la carica si riduce di parecchio e quindi parimenti le autonomie, quindi le ricariche devono essere più frequenti ma, se effettuate all'aperto, meglio non del tipo ad alta intensità; quindi ulteriore problema per il maggior tempo richiesto. Certo fa pensare che in Norvegia, con un clima tutt'altro che amichevole, la mobilità sia sempre più elettrica. Certo però che dalle loro parti la corrente è fornita praticamente gratis e le auto sono preriscaldate mentre sono connesse. Con una popolazione di poco più di 5 milioni di abitanti, poi, le ricariche sono praticamente effettuate sempre dalle colonnine pubbliche, perché è piuttosto facile trovarne una libera. Cosa invece piuttosto difficile dalle nostre parti, dove bisogna fare i conti anche con le soste abusive da parte di auto normali.

La seconda Lagonda





A Ginevra il rinato marchio Lagonda, owned by Aston Martin, presenta il suo secondo modello: dopo la Vision dell'anno scorso ecco ora una Suv di segmento elevato che intende porsi a confronto con la Rolls Royce Cullinan. La struttura della nuova auto è strettamente collegata a quella della precedente berlina, che sfoggiava il massimo della tecnologia elettrica con ricarica ultrarapida wireless in soli 15 minuti (siii, cerrrto...) e autonomia di 644 km. L'auto avrà anche la possibilità di guida automatica a livello 4, mentre la potenza del motore non è stata divulgata. Dall'oscuro teaser si percepisce una certa aggressività stilistica con un look basso e acquattato per una all terrain, oltre alla presenza di telecamere al posto dei retrovisori esterni. Tra un mesetto dal vivo.

05 febbraio 2019

As time goes by...



















Ve lo ricordate lo Chevrolet Blazer? Era uno dei Suv più rappresentativi di quello stile americano tosto e massiccio, un veicolone che dava già nell'impatto visivo l'idea della sua inarrestabilità. Ma i tempi cambiano e, pare, anche i gusti degli automobilisti Usa. Così il Blazer 2019 è assolutamente irriconoscibile, sembra un qualunque Suv giapponese o coreano. Sì, certo, l'attitudine off road è stata parecchio calmierata nel corso degli anni a favore di comfort e spazio a bordo, ma a guardarlo sembra davvero che GM abbia perso lo spirito yankee senza trovare un rimpiazzo adeguato. Mutazioni epocali che lasciano solo presagire quello che sarà la GM dei prossimi anni, nel filone di quei cambiamenti ispirati da Mary Barra che tanto infastidiscono the donald.

Fatevi un giro sulla BT62







Che David Brabham abbia doti di costruttore che si rifanno al Dna del padre Jack era già assodato. La BT62 presentata l'anno scorso e omologata soltanto per l'uso su pista è infatti splendida e con tutti i numeri giusti per gratificare adeguatamente i 70 fortunati acquirenti che hanno sborsato (e sborseranno, visto che il target costruttivo non è ancora stato raggiunto) il milione e 300mila dollari (americani, non australiani) richiesti per l'acquisto. Ora però David ha ripensato alla scelta iniziale e omologato un kit che per 160.000 $ consente anche l'uso stradale della BT62, senza alcuna penalizzazione prestazionale. E per riaccendere i riflettori sulla sua ultrasportiva (che a dire il vero ha un frontale un po' Lambo, no?) ha chiesto a Luke Youlden, pilota del campionato Aussie Endurance, di fare un giretto sul circuito Mount Panorama a di Bathurst, New South Wales, Australia. Risultato, un tempo non ufficiale di 1:58:69, mica male se pensate che il record della pista è detenuto con 1:48:88 dalla McLaren MP3-23 di F1 del 2011. Beh il video è notevole e anche se c'è una lieve perdita di potenza dell'auto all'inizio la sensazione complessiva è decisamente racing. Come decisamente invidio i proprietari.

04 febbraio 2019

L'X-Trail lascia Sunderland





Il 29 marzo di avvicina e non sembra ci siano all'orizzonte soluzioni condivise per l'abbandono della UE da parte della Gran Bretagna. Allo stato l'alternativa è tra hard brexit e no deal brexit, a seconda di quale delle due parti farà la mossa più decisa verso il distacco; in entrambi i casi le ripercussioni saranno comunque pesanti, tanto da essere causa potenziale di fallimento per numerose società basate sull'isola. E' il caso di easyJet, che senza un accordo non potrebbe più volare sull'Europa, ma d'altro canto anche di tutte le compagnie continentali, che in assenza di accordi commerciali singoli (che richiedono comunque mesi di trattative) non potrebbero più operare. I primi concreti contraccolpi arrivano però dal mondo auto. Nissan ha deciso di riportare in Giappone la costruzione della X-Trail. Certo, un modello che vende meno di Juke, Qashqai e Leaf ancora prodotte a Sunderland, ma un segnale preciso per i governanti brit, che se non si danno una mossa rischieranno una migrazione tanto rapida quanto di massa delle diverse Case, unanimemente preoccupate per i quasi certi dazi e per le lungaggini doganali che diventerebbro di colpo quelle applicate ai paesi extracomunitari privi di accordi commerciali. C'è chi dice che il contraccolpo sarebbe pesante anche per la UE. Certo è possibile che singole aziende si trovino in serie difficoltà, ma nel numero e nella distribuzione delle stesse sul territorio europeo c'è anche la possibilità di trovare risorse alternative, cosa ovviamente impossibile per Albione, che se sperava in un sostegno Usa ha fatto un altro passo falso. Il 2019 inizia con grandi cambiamenti, ma speriamo che le frontiere restino aperte.

Per la TVR la Brexit sarebbe un bene





Costruire auto non è cosa da tutti, soprattutto guadagnandoci. Le stringenti regole che vincolano le Case sono infatti piuttostosto onerose, in particolare quelle stabilite dalla UE per le aziende partecipate dallo stato. A fine novembre TVR, il mitico marchio brit rinato a cura del magnate dei videogiochi Les Edgar dopo la chiusura del 2006, aveva annunciato un ritardo nell'allestimento della sede produttiva gallese, promettendo comunque (ipotizzando forse è più adatto) una startup a marzo 2019. La Brexit gioverebbe all'azienda, perché le regole interne della Gran Bretagna relative alla costruzione di auto sono piuttosto flessibili. Al contrario lo sono assai meno quelle della UE, tali da implicare una mole di documentazioni e omologazioni costose e difficili da ottenere, specie, come dicevo se le società sono partecipate. Nel caso specifico, il governo gallese, per incrementare lo sviluppo e l'occupazione ha acquisito una quota di TVR pari al 3% del capitale, con un esborso di circa 530.000 sterline. Ciò fa però formalmente della rinata azienda una società a partecipazione statale. E ha provocato un notevole ritardo nell'allestimento della produzione, che dev'essere prima autorizzata seguendo le regole UE. Attualmente le pratiche sono in corso e il mercato dovrà ancora attendere per gustarsi le prime Griffith, fermo restando il target di produzione attorno alle 2.000 auto all'anno. Ricordo che la Griffith è la prima auto realizzata in (piccola) serie secondo il sistema produttivo iStream in carbonio di Gordon Murray, sinora applicato solo a un prototipo Yamaha. Il peso poco sopra i 1.200 kg e il motore Ford V8 di 5 litri elaborato dalla Cosworth con potenza attorno ai 500 CV dovrebbero garantirle prestazioni adeguate alla fama del marchio.

Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...