18 gennaio 2019
La pausa di FCA ha origini lontane
Il ripensamento sulla produzione in Italia annunciato da Manley, ad della statunintense di diritto olandese FCA, ha come causa dichiarata il recente nuovo balzello sulle immatricolazioni introdotto dal governo, ma nasconde anche una posizione sul mercato sempre più difficile da mantenere a costo zero. Con la passata gestione, infatti, il gruppo ha provveduto a tappare i buchi del bilancio con operazioni di maniera e riproponendo per anni modelli vecchi e poco evoluti. Nel mondo dell'auto ormai il rinnovo high tech avviene ogni 5 anni, ma ogni 3 c'è un aggiornamento ai nuovi parametri. FCA negli ultimi 14 anni ha investito assai poco in sviluppo e nuove tecnologie, preferendo puntare su prodotti attempati e politiche di dumping per ripianare i bilanci, con una politica di estremo rigore sui margini per non tornare al quasi fallimento della precedente gestione. Ma così facendo ha perso almento tre treni di innovazione e non esistono corsi di recupero per l'evoluzione tecnologica, il cui know how è dato assai prezioso e conservato con cura da ogni costruttore. FCA si trova quindi oggi in posizione decisamente arretrata rispetto alla concorrenza e se sinora ha poturo reggere grazie all'assenza di barriere sull'immatricolazione di modelli che non sono al livello dei più moderni nell'impatto ambientale, la recente alzata di scudi mondiale sull'argomento può metterla in grave crisi. Per non parlare delle soluzioni alternative ai combustibili fossili, sulle quali il gap è decisamente incolmabile in tempi di mercato operativo. Il furturo è quindi a tinte fosche, se non verrà stretta presto un'alleanza con un altro costruttore che possa aiutare a colmare il divario con la concorrenza oggi esistente. Si riparla di interesse cinese, ma non c'è nemmeno un memorandum of understanding; tempi e modi sono ancora da venire. Tutto mentre gli altri brand Usa sono già molto avanti con il cambiamento epocale che ci attende.
16 gennaio 2019
Ram e Cummins, primato yankee
Sappiamo tutti che l'auto negli States è una cosa diversa. Che i parametri di valutazione sono altri, che quello che per noi è semplicemente un autocarro là sia il mezzo più diffuso e amato del Paese, retaggio dei tempi della frontiera mai tramonati nell'immaginario yankee. E se parliamo di pickup il Ram ha un posto speciale nella categoria, sia con i V8 a benzina sia con il poderoso turbodiesel 6.7 litri Cummins, vero campione di coppia. Già la coppia. Da noi ha importanza legata più che altro alla fluidità di guida; ecco perché i tanto vituperati Diesel sono più piacevoli da usare. Ma in Usa la coppia è un must da sfoggiare, un valore che fa status. E in questo ambito il nuovo Ram 3.500, quello con i gemellati dietro e il Cummins 6 in linea, quello che badando solo al look mi comprerei subito, ha raggiunto un nuovo assoluto: 1.000 lb/ft, cioè 1.356 Nm. Roba da Tir, ma su un veicolo che puoi usare anche per andare al mare. Tirandoti dietro la casa, magari, tanto il Ram se ne accorge appena. Posso solo immaginare le sgommate mega sulle curve, quelle di una strada bella larga però, perché il 3.500 è largo come un pullmann. Un altro mondo, che forse sarebbe il caso di tutelare come specie a rischio di estinzione.
14 gennaio 2019
Metti una Suzuki G...
Il ritorno della Suzukina è stato uno degli eventi auto del 2018; la sua linea rétro da veicolo professionale è infatti ancora molto apprezzata e la decisione di produrla della Casa jap è stata fatta in chiave rievocativa di un mito del segmento off road più che nell'ottica di una mera operazione nostalgia. L'auto ha una platea di appassionati decisamente ampia e tra i Paesi ove è mitizzata c'è pure l'India, dove fioriscono gli allestimenti speciali realizzati da preparatori. Uno di questi, Liberty Walk, ha trasformato la Jimny in una... Mercedes Classe G, come si può notare dal confronto nelle foto. Le linee squadrate da veicolo da lavoro sono infatti simili e al carrozziere del Sub-continente è bastato aggiungere un kit di allargamento che comprende parafanghi, griglia e fascia frontale, oltre a montare ruote e pneumatici di maggiori dimensioni e gruppi ottici posteriori uguali a quelli della tedesca. Nessun cambiamento però ai gruppi meccanici: il kit è solo estetico. La trasformazione ha un certo successo, ma il vero limite è il contingentamento della produzione scelto da Suzuki, che limita l'esportazione delle Jimny a un numero fisso all'anno. Ma questo potrebbe rendere le Jimny G ancora più esclusive.
L'ultimo al grande freddo
Il salone di Detroit che si apre oggi è da sempre il primo dell'anno e, data la collocazione geografica del Michigan al confine con il Canada, ha sempre tendenzialmente accolto i visitatori con un gelo artico. Ricordo temperature di -24°C (la conversione in Fahrenheit ti fregava perché leggevi solo -11,2°) con un vento gelido che spazzava l'asfalto, ma fortunatamente l'hotel era proprio di fronte al Cobo Center, dove si svolge il salone, e bastava attraversare la strada.
Ma ora basta, è finita. No, non con il salone, ma con il periodo. Il NAIAS 2020 si terrà in giugno, quando le temperature saranno più ragionevoli. Una scelta motivata dalla perdita di importanza della manifestazione così com'è organizzata oggi, che vede l'assenza di molti grandi marchi, Audi BMW e Mercedes, per esempio, assieme a italiane e francesi. Tra le europee ci sarà solo VW, che fresca dell'accordo con Ford ci tiene a far vetrina con il partner. La concorrenza con il CES di Las Vegas ha imposto quindi un ripensamento in chiave di show che si spera riporti l'importanza della manifestazione ai fasti di vent'anni fa. I riferimenti cambiano e per ora resiste inossidabile solo il salone di Ginevra, anche se qualche defezione l'abbiamo vista pure lì.
In ogni caso per molti brand resta un appuntamento importante: è il caso della già citata Ford con la Mustang Shelby GT 500 da oltre 700 CV, della Toyota Supra con il motore BMW, della Lexus LC Convertible o della Infiniti QX Inspiration, concept elettrica. Poi Cadillac con la XT 6, mid size crossover e, tra le jap poco diffuse da noi ma molto apprezzate in Usa, la Subaru con un'ennesima operazione nostalgia con la WRX STI che adotta il 2 litri pompato, sembra a 350 CV.
11 gennaio 2019
La Supra, la Supra!
Visto che ormai con Detroit ci siamo, la filiale Mexico di Toyota si è fatta scappare il video della vettura, dove finalmente si vede al completo nella sua veste definitiva. Il sound sembra meno accattivante di quello del teaser di dicembre e decisamente allineato a quello BMW, visto (tra l'altro) che il motore è quello. 335 cavalli e prezzo tra 60 e 65.000 euro, mica pochi anche se l'attesa quindicennale potrebbe fare proseliti tra gli entusiasti del marchio. Io comunque non amo le copie e se dovessi comprare un'auto con il motore di un altro brand preferirei sempre l'originale, a meno che il fattore prezzo non sia determinante. E questo non mi sembra il caso il caso.
FCA chiude con l'EPA
Non lo mai ammesso, ma alla fine ha accettato di patteggiare e pagare la multa. Parlo di FCA e del suo Dieselgate americano, la storia scoppiata due anni fa riguardante i motore 3 litri a gasolio. Pagare parecchio, in totale 800 milioni di dollari (molti meno della previsione iniziale comunque), di cui 305 direttamente all'EPA, l'ente per la protezione ambientale, come sanzione civile. In cambio sarà cancellato ogni addebito e FCA non dovrà ammettere alcuna colpa. Una storia conclusa in punta di fioretto, quindi, che però sollecita due considerazioni. La prima è che la famosa dichiarazione di debito azzerato a luglio, escamotage di bilancio a parte, prevedeva una sostanziosa liquidità che nessuno si spiegava. Ora invece è spiegata, anche perchè il versamento all'EPA va fatto in contanti. La seconda è che con il Diesel ci sono dentro tutti, nel bene e nel male. E' il motore con il rendimento più alto, quello quindi con le minori emissioni di CO2, ma se uno vuole fargli davvero le pulci trova vagonate di roba per vogargli contro. Dimenticando le nozioni ingegneristiche, basta il naso a dare un giudizio. Il nostro corpo reagisce agli odori con attrazione o repellenza e, per una legge antica come il mondo, tutto ciò che puzza non fa bene se viene introdotto nel proprio corpo, cibi svedesi per stonati a parte. Catalizzatori, urea, tecnologie a bassa temperatura non hanno modificato l'impatto con un odore che ti toglie il fiato, è un fatto. Certo però che dobbiamo e dovremo farci i conti ancora per molto molto tempo e scegliere il male minore per garantirci la mobilità. Ma questo è un altro discorso.
La California dice stop ai fracassoni
Da piccoli si metteva una carta da gioco fissata con una molletta sulla forcella posteriore della bici per fare rumore. In attesa del primo motorino, dava l'idea di essere già motorizzati. Poi cresci e ti rendi conto che il rumore va anche bene, ma è meglio non esagerare. Mica tutti, ovvio, basta sentire il sound di certe bicilindriche Usa. E proprio da quelle parti sembra che gran parte degli automobilisti siano rimasti bambini. Far rumore è parte dello spirito di certe muscle car, e non solo in senso timbrico, ma anche di pura pressione sonora. Ma in California hanno cambiato idea. Una nuova legge stabilisce per gli scarichi non originali l'obbligo di sostituzione con una multa onerosa da pagare e la successiva verifica in officina del veicolo. Una bella differenza, poiché sinora all'automobilista veniva dato solo un fix-it-ticket, una richesta di sostituzione, che regolarmente nessuno rispettava. Le attuali norme prevedono una emissione massima di 95 dBa a 50 cm dallo scarico con il motore a regime tra 3.000 e 5.000 giri. Un valore già parecchio più alto di quello consentito dalle nostre parti, 74 dBa che la UE ha già ridotto a 68 dBa per le nuove auto. La nuova misura repressiva potrebbe essere vista come un buon viatico alla mobilità elettrica, ma provocherà di sicuro crisi di astinenza ai fanatici dello scarico libero.
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