Il Natale animale è decisamente yankee, parlando di muscle car. E notoriamente tra le abitanti del serraglio la Dodge Challenger SRT spicca come un assoluto della bestialità su quattro ruote. La Hellcat è una droga, provare per credere, e nel più puro stile a stelle e strisce, non c'è limite alla sua esuberanza, vedi le Demon riviste e corrette da Hennessey, per quelli che 840 CV sono pochi. Ovviamente la Casa madre ci tiene a tener vivi attenzione ed entusiasmo sull'articolo, facendo ogni anno variazioni di gamma. Per il 2019 al vertice esce di scena propio la Demon, quella con le ruote da drag race e il paracadute in option, sostituita dalla SRT Hellcat Redeye, che pompa un filo meno ponies della precedente, 797 Hp, pari a 808 CV, oltre a 959 Nm sparati rigorosamente sul retro. La dotazione è ancora di primo piano, sospensioni a controllo elettronico e freni Brembo compresi, ma in più c'è l'opzione widebody, che aggiunge 8,89 cm alle dimensioni in larghezza già da pullmann della Redeye. Non sarà in serie limitata come la Demon e comunque fa lo 0-60 mph (96 km/h) in 3,4 s, il quarto di miglio in 10,8 uscendo a 211 orari e raggiunge i 327 km/h. Sì, lo so che a confronto con una sportiva vera ha dei limiti e che i cavalli Usa sono erogati più lentamente di quelli europei, ma è tutto l'insieme che è magico. Alla faccia di CO2 e supertasse, per chi può. Gli yankee può.
21 dicembre 2018
Si chiama Redeye la nuova vedette SRT
Il Natale animale è decisamente yankee, parlando di muscle car. E notoriamente tra le abitanti del serraglio la Dodge Challenger SRT spicca come un assoluto della bestialità su quattro ruote. La Hellcat è una droga, provare per credere, e nel più puro stile a stelle e strisce, non c'è limite alla sua esuberanza, vedi le Demon riviste e corrette da Hennessey, per quelli che 840 CV sono pochi. Ovviamente la Casa madre ci tiene a tener vivi attenzione ed entusiasmo sull'articolo, facendo ogni anno variazioni di gamma. Per il 2019 al vertice esce di scena propio la Demon, quella con le ruote da drag race e il paracadute in option, sostituita dalla SRT Hellcat Redeye, che pompa un filo meno ponies della precedente, 797 Hp, pari a 808 CV, oltre a 959 Nm sparati rigorosamente sul retro. La dotazione è ancora di primo piano, sospensioni a controllo elettronico e freni Brembo compresi, ma in più c'è l'opzione widebody, che aggiunge 8,89 cm alle dimensioni in larghezza già da pullmann della Redeye. Non sarà in serie limitata come la Demon e comunque fa lo 0-60 mph (96 km/h) in 3,4 s, il quarto di miglio in 10,8 uscendo a 211 orari e raggiunge i 327 km/h. Sì, lo so che a confronto con una sportiva vera ha dei limiti e che i cavalli Usa sono erogati più lentamente di quelli europei, ma è tutto l'insieme che è magico. Alla faccia di CO2 e supertasse, per chi può. Gli yankee può.
20 dicembre 2018
Primo successo per Ghosn
La corte distrettuale di Tokyo stamane ha respinto la richieste dell'accusa di prolungare la detenzione di Carlos Ghosn in carcere. Il tycoon brasiliano/libanese è sotto accusa per irregolarità finanziarie insieme con Greg Kelly, al tempo membro del board di Nissan, e i suoi avvocati presenteranno ora la richiesta di libertà su cauzione. L'accusa ha già dichiarato però che presenterà ricorso e, dato che i tempi della giustiza jap non sono geologici come i nostri, le cose potrebbero ancora cambiare in peggio. L'affaire con ogni proabilità durerà ancora a lungo, nella battaglia tra l'ammnistrazione fiscale nipponica, che contesta a Ghosn introiti non dichiarati, e la difesa del manager, che sostiene trattarsi di pagamenti differiti che non richiedevano la menzione nelle dichiarzioni fiscali. Questioni di lana caprina, che tipicamente sono long lasting.
Bavarese rinforzato
In attesa del reveal a Detroit, Toyota ha rilasciato un teaser sonoro della Supra, per farci ascoltare il sound del suo 6 cilindri in linea. Due commenti. Primo, era ora. Il lancio della sportiva jap è stato con ogni probabilità il più tirato in lungo della storia dell'automobile e non se ne può più. Anche perché non è che Toyota abbia tutto 'sto blasone in ambito prestazionale da far ritenere la Supra un masterpiece. Secondo. Dato che attualmente Toyota non produce un sei cilindri in linea, il motore è il 3 litri BMW della Z4, della quale la Supra condivide la scocca. Ma c'è stato un tuning piuttosto accurato sul sound, che risulta più coinvolgente di quello della sorella bavarese. Bravi. D'altronde se non puoi batterla e hai buona parte di pezzi in comune, cerca almeno di aumentare il suo appeal, no?
19 dicembre 2018
Occhio all'Oriente...
La marcia della Cina verso la dominazione del mondo dell'auto (e non solo) prosegue a tappe forzate. A fronte di un'apertura ufficiale ai costruttori di tutto il mondo, pianficando grandi somme per la costruzione di impianti in joint venture, la NDRC, la commissione statale che si occupa dello Sviluppo e della Riforma, ha promulgato una norma secondo la quale non saranno più ammessi insediamenti che producano esclusivamente veicoli con motori a combustione. Ergo per accedere ai ricchi incentivi occorrerà produrre elettrico, almeno in parte. Di fatto l'intento è quello di sfruttare il know how europeo e Usa per supplire ai numerosi fallimenti di industrie cinesi che sono entrate nel settore delle auto elettriche, a causa della loro incapacità di realizzare prodotti di qualità accettabile in un mercato che per la prima volta quest'anno ha mostrato segni di flessione. La norma entrerà in vigore il prossimo 10 gennaio e ha creato allarme in tutti i grandi gruppi, poiché è evidente l'intento di piegare le capacità progettuali estere agli interessi cinesi a lungo termine, che con l'accaparramento delle risorse di litio e cobalto nel mondo mirano al monopolio delle materie prime destinate alle batterie nei prossimi decenni. E di fatto a scalzare i Paesi del Medio Oriente dalla loro sovranità economica con il petrolio passando alla trazione elettrica.
Dal 2030 limiti UE ancora più stretti per le emissioni auto
La campagna inesorabile contro le automobili come le conosciamo (e come continueremo a conoscerle per un bel po') prosegue. L'UE ha raggiunto infatti ieri un accordo sugli obiettivi di riduzione delle emissioni, che prevede per il 2030 un calo del 37,5% rispetto alle norme 2021, fissate a 95 g/km. Di fatto si sancisce una sorta di obbligo a passare alle auto elettriche, perché a parte le minicar, dubito che un'auto degna di questo nome e con motore a benzina (il Diesel è out, no?) riesca a rientrare in limiti così bassi, sotto i 60 g/km. Mi preme evidenziare come l'ignoranza regni sovrana ai più alti livelli della gestione europea, visto che la CO2 è definita un inquinante nocivo; di fatto è come dire che piante sono tossiche, visto che di notte il loro ciclo vitale si inverte. Ma ciò che mi irrita profondamente è il fatto che questi inani burocrati si concentrino sempre su ciò che è facile combattere e ai danni dei singoli, salvaguardando gruppi industriali, di potere e corporation. Neanche un rigo sulla Germania che produce 1/4 della propria energia con le centrali carbone e che ha annunciato ufficialmente che non centrerà l'obiettivo 2020 di ridurre del 40% le emissioni di anidride carbonica. Salvo stracciarsi le vesti se l'industria perde posti di lavoro e se nonostante le norme draconiane sull'auto la CO2 cresce. C'entrerà mica il bando dei Diesel?
La svolta per i motori tradizionali?
Sembra che i tecnici UK vogliano tornare a essere trend setter nella tecnologia auto come in passato, forse un tentativo di tornare alla Rivoluzione Industriale che fa il paio con la Brexit che incombe. L'ultima novità viene dalla Camcon Automotive, azienda brit che ha sviluppato iVT, un sistema di controllo digitale delle valvole di un motore a combustione che svincola dalla presenza di un asse a camme. L'azionamento è ottenuto elettromeccanicamente e le prove pratiche hanno dimostrato come l'assorbimento di potenza elettrica sia inferiore a quella meccanica assorbita da un sistema tradizionale; l'iVT lavora quindi a 12 V senza richiedere un supplemento di potenza all'impianto elettrico, ergo sistemi a 24 o 48 V. Lo sviluppo è stato condotto sul motore Ingenium di Jaguar-Land Rover, un 2 litri turbo a 4 cilindri da 250 CV a 5.500 giri con coppia massima di 365 Nm da 1.300 a 4.500 giri e hanno mostrato una riduzione globale del 5,3% tra perdite di pompaggio e per attrito e un miglioramento della combustione, con conseguente calo del consumo e della CO2 prodotta fino al 7,5%. I sistemi di azionamento elettromeccanico delle valvole sono noti da tempo, ma questo è il primo a controllo numerico e basso consumo che mantiene comunque la funzione meccanica di comando. Consente un infinito numero di variazioni di alzata e durata nell'azionamento delle valvole (date un'occhiata ai video), quindi si può di volta in volta tarare per ridurre il consumo oppure per erogare la massima potenza. Si possono deattivare i cilindri mantenendone la temperatura ed evitando il picco di HC dopo la riattivazione; è possibile addirittura far funzionare il propulsore per brevi periodi come un due tempi, raddoppiandone in pratica la potenza, una modalità che potrebbe fare le veci del turbo e ridurre molto i costi di produzione. Già, i costi. Alla Camcon hanno pronto un piano di industrializzazione che mostra come il loro sistema produrrebbe economie di scala per ogni costruttore, a fronte però di un investimento iniziale cospicuo. Vedremo. La storia della tecnologia è piena di sistema intelligenti che finiscono nel dimenticatoio, vedi Betamax.
18 dicembre 2018
La tassa elettrica in UK viaggia sul web
Quando si parla di convenienza della trazione elettrica nell'immediato futuro si considerano assiomatiche almeno due condizioni tutte da verificare: innanzitutto che il ciclo completo costruzione-utilizzo-smaltimento sia meno inquinante rispetto a quello delle auto tradizionali. Poi che le ricariche abbiano anche domani il basso costo che le caratterizza oggi. Purtroppo però sembra proprio le cose non stiano così. Se da un lato l'impatto ambientale, quello oggettivo valutato scientificamente (e non sulla base di convenienze politiche), dipende enormemente da come l'energia elettrica viene prodotta (in Germania hanno chiuso il nucleare per riaprire le centrali a carbone, bravi!), da come viene distribuita sulla rete e da quale sarà la strategia di smaltimento degli accumulatori (argomento che guarda caso tutti evitano come la peste), dall'altro i costi di ricarica sono inevitabilmente destinati a salire.
Nel Regno Unito, che è già avanti nel pianificare le infrastrutture a riguardo, una legge promulgata lo scorso 14 dicembre prevede che da luglio 2019 ogni punto di ricarica dovrà utilizzare una smart technology che consenta al fornitore dell'energia elettrica di gestire il processo via internet. La motivazione ufficiale è assicurare che ci sia energia sufficiente per tutti quando i veicoli da ricaricare saranno molti, ma è altrettanto evidente che in questo modo l'amministrazione saprà chi, come e quanto ciascun utente ricarichi l'auto. E considerando che l'introito attuale dalla tassazione sui carburanti è di circa 27 miliardi di sterline, oltre 23 miliardi e 300mila euro, al calare delle entrate tradizionali sarà consequenziale tassare le ricariche.
Ma i punti di ricarica gestiti direttamente hanno un altro vulnus per l'utente. Seguendo una logica di rete, la fornitura sui singoli punti verrà modulata per evitare interruzioni. Ciò significa che i tempi previsti per la ricarica potranno variare in maniera non prevedibile. In soldoni, se ho preventivato che la mia auto dopo una mezzoretta di fast charger abbia recuperato abbastanza energia da portarmi a casa tranquillo, in caso di rete very busy forse dovrò prendermi qualcosa più di un caffé, perché potrebbe volerci parecchio di più. E non portò lamentarmi con nessuno, perché ci saranno delle clausole vessatorie che dovrò sottoscrivere per accedere al servizio. Insomma, muoversi liberamente sarà più difficile, ma incompenso costerà senz'altro di più.
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