14 marzo 2018

Il lancio più lento della storia





L'attesa infinita della nuova Supra sembra sia giunta al termine, ma anche no, vista la lentezza non solo dello sviluppo del modello ma anche delle info al riguardo, costantemente scompigliate dalle voci di somiglianza tecnica o meno con la prossima BMW Z4. Possiamo però almeno fare il punto allo stato attuale. Tutto inizia con i primi contatti con BMW che vuole rieditare la Z4 ma senza spendere troppo poiché si tratta di un modello di nicchia. La partnership con il marchio bavarese  arriva ufficialmente nel 2013 e il progetto A90, codice interno del marchio, comincia lo sviluppo. Il team di progettisti prende ampio spunto dalla vecchia Supra ma tiene in conto anche il know how maturato con la GT-86, nata bene con il motore boxer Subaru ma mai evoluta davvero a livello di potenza forse proprio per il contemporaneo procedere (!?) del progetto Supra. Lo schema tecnico dell'auto è quello della sorella minore (Toyota annuncia comunque che la rigidità della scocca è doppia), complicato però dall'intenzione di montare un 6 in linea, cosa che cambia decisamente assetti e bilanciamento rispetto al 4 boxer. Del resto la piattaforma comune con BMW prevede già questa archiettura motore, così come la struttura a 2 posti secchi. Ma mentre la Z4 sarà una coupé/cabriolet, la Supra verrà prodotta soltanto con carrozzeria coupé, e pur facendo a meno della struttura transaxle per il cambio, ritenuta troppo complessa e costosa, avrà una ripartizione dei pesi al 50% su ciascun asse. Per quanto riguarda il motore, sembra confermata la presenza di un sei in linea turbocompresso e solo in futuro verrà valutata un versione con supporto ibrido. Per quanto riguarda le corse, la versione racing Gazoo è stata realizzata secondo le specifiche GTE che sono praticamente le stesse delle GT Le Mans e ciò prelude a un'ampio supporto d'immagine alla versione stradale.

E vedere l'effetto che fa















"Si potrebbe andare allo zoo comunale", cantava Iannacci, e se per andarci usi un taxi autonomo Waymo probabilmente ci arriverai dormendo, suggerisce il video diffuso dalla società in occasione di uno speech del ceo John Krafcik. Le riprese sono state fatte in Arizona, ove Waymo ha avuto il benestare governativo per il primo servizio di auto pubbliche a guida autonoma, effettuato con le Chrysler Pacifica opportunamente attrezzate. A vedere il filmato, quindi, pare che l'effetto predominante sia di un notevole rilassamento per alcuni e di grande divertimento per altri, ma in ogni caso il viaggio si tramuta in una sorta di space in time che puoi occupare come preferisci invece di stressarti nel traffico. Due considerazioni. Pare che il traffico di Phoenix sia del tutto diverso da quello di Los Angeles o New York e abbastanza letargico. La tranquillità degli occupanti è quindi tutta da rivedere se attorno a loro sfrecciano taxi indemoniati e furgoni che corrono a fare consegne; ma concedo il beneficio del dubbio. Il fatto che ci si sia ridotti a dover approfittare di una corsa in taxi per avere un attimo di tranquillità la dice lunga sul livello di paranoia raggiunto nella nostra società, ma ho il sospetto che, una volta fatta l'abitudine al servizio autonomo, anche l'abitacolo dell'auto si tramuterà in una sorta di ufficio in sede staccata; no buono. In ogni caso le auto self driving sono ormai una realtà che presto vedrà una notevole diffusione a meno di evidenti défaillance che potrebbe sorgere, cone dicevo, nel traffico congestionato. Magari ci potrebbero aggiungere pure un taxi driver robotico come quello su Marte in Total Recall, sperando non trovi poi nessuno che gli fa fare una brutta fine come Quaid/Schwarzenegger.

12 marzo 2018

Geely si è stufata di Proton





Geely Auto Group è una società in netta espansione, il 23 febbraio u.s. è diventata infatti il principale azionista di Daimler AG con l'acquisto del 9,69 delle quote per un importo di 7,3 miliardi di dollari. Il tutto oltre al già noto controllo di Volvo in capo alla società Lynk&Co (che si occupa dei segmenti alto di gamma) e a una quota molto significativa della malese Proton, la quale nel gioco di scatole cinesi (ehehehe) controlla(va) a sua volta Lotus. L'imperfetto è d'obbligo poiché il 51% del marchio inglese è infatti ora ufficialmente passato in mani cinesi, ulteriore incremento dopo la recente acquisizione del 49% delle quote dal gruppo malese Etika. Se vi racconto tutto ciò non è per seguire la storia evolutiva di Li Shufu, miliardario tycoon e ad del gruppo cinese, ma per dare conto di una sorta di usa e getta praticato a danno di Proton, il cui futuro è più che mai incerto e la cui appetibilità, che ha portato Geely a rilevare il 49,9% delle sue quote nel 2017, appare ora piuttosto strumentale. Li Shufu ha infatti dichiarato che i vertici del gruppo malese non hanno le idee chiare sui piani per il futuro e, in soldoni, che lui (quindi Geely) si sta stufando. Attualmente sono state fatte offerte congiunte da parte di PSA e dalla stessa Geely per fornire a Proton quella struttura di sviluppo di cui è carente per sostenere il mercato, ma le decisioni finali sono sempre in capo al management malese  e in particolare a un altro miliardario, Syed Mokhtar Al- Bukhary, che gode della piena fiducia del governo, il quale intende guadagnarsi un ruolo nel mercato auto del sud-est asiatico con il brand. Riassumendo, Geely ha avuto quel che voleva e potrebbe anche disfarsi delle sue quote; PSA invece attende la decisione di Proton sullo share di tecnologia e Tavares ha detto che vuole una risposta entro la primavera. I malesi sanno bene che senza un partner di livello il loro futuro, nonostante la prosopopea tipica dei Paesi produttori di petrolio, è molto incerto e che dovranno proprio darsi una mossa. Come dice Li Shufu.

Corsi e ricorsi






Le Aston Martin attuali montano tutte V8 o V12, aspirati o turbo. E' dalla DB4 del 1958 che la Casa (ora) anglo/italiana non dispone più di un motore a sei cilindri in linea in gamma. Ma le cose potrebbero cambiare, alla luce delle dichiarazioni di Matt Becker, responsabile dell'engineering del brand, e dell'accordo di fornitura di propulsori con AMG. Nel 2016, infatti Mercedes ha sviluppato un 6 in linea di 3 litri che erogava alla presentazione 408 CV, saliti con la cura AMG per la CLS 53 a 435, più i 21 addizionali garantiti dalla struttura mild hybrid che usa il volano-alternatore a 48 V per un contributo addizionale oltre allo start&stop. E proprio un test effettuato con la CLS 53 ha particolarmente ben impressionato Becker, che non ha escluso un allargamento della fornitura di motori AMG anche al 6 in linea per il modello base DB7. In Gran Bretagna il fascino del 6 non è mai tramontato e se le prestazioni sono quelle garantite dalla coppia complessiva di 765 Nm è certo che la vettura non sfigurerà certo a livello prestazionale con le sorelle più dotate quanto a cilindri. Inoltre un ritorno all'architettura delle auto di James Bond non può che giovare al fascino del marchio.

09 marzo 2018

Falla nel serbatoio!





L'ultimo legame conosciuto tra automobili ed effluenti umani è quello dell'urea, la molecola utilizzata dai convertitori di NOx che fanno il pieno di AdBlue. Il legame è del tutto chimico, perché l'urina contiene, appunto, l'urea, composto di azoto necessario alla reazione di riduzione. Ma secondo un team di ricercatori dell'università del West of England a Bristol presto la connessione tra urina e produzione di energia potrebbe essere più diretta. Il team ha sviluppato infatti una Microbial Fuel Cell (MFC), una cella a combustibile che sfrutta la capacità di alcuni ceppi di batteri di produrre elettricità a  partire dall'urina. I batteri sono assai più efficienti nella trasformazione energetica dei sistemi attualmente in uso, dato che il tasso di conversione raggiunge il 96% e una cella MFC può avere un rendimento del 60%. La tecnologia è ancora agli inizi e le celle oggi producono poca corrente, un'uscita stabile di 500 mW a 2,8 V, ma l'idea è assai promettente, anche perché la materia prima non solo è a costo zero, ma è pure un effluente da depurare e trattare prima di rimetterlo nell'ambiente, mentre con l'utilizzo nelle MFC si otterrebbe un sottoprodotto azotato perfetto come fertlizzante. Per ora l'energia prodotta dalle celle è stata sufficiente a illuminare gli urinatoi installati nel campus per reperire la materia prima, ma l'evoluzione del concetto potrebbe portare a fonti sicure di energia elettrica anche in zone prive di sole o vento, ma fornite di pub. Inoltre, l'urina miscelata con alcool ha mostrato di funzionare altrettanto bene come combustibile vero e proprio nei motori, il che la renderebbe utile anche in questa fase di passaggio verso la motorizzazione 4.0. Forse il concetto di organic fuel diventerà letteralmente più umano.

Surfing Tesla





Che l'economia sia tutt'altro che una scienza devo averlo già detto. Investimenti e fiducia nell'alta finanza sono questioni a volte addirittura umorali, che tuttavia possono avere impatti estremamente positivi oppure devastanti sulle strutture materiali cui fanno capo. In campo auto, l'avrete già capito, l'esempio emblematico di ciò è Tesla. Il suo andamento di borsa ha fatto segnare un record dopo l'altro e la scorsa primavera il valore ha superato i 51 miliardi di dollari, un miliardo più di GM. Un andamento che, pur alla luce delle 101.000 Model S e X vendute nel 2017 a fronte, per esempio, delle 84.000 Classe S di MB, non giustifica una tale fiducia da parte degli investitori. Anche perché per ciò che attiene il margine operativo la società perde e parecchio. Nel primo trimestre del 2017 Tesla ha speso più di 500 milioni di dollari e il trend non è cambiato, tanto che gli analisti di Wall Street prevedono che in mancanza di cambiamenti radicali nel flusso entro agosto Tesla avrà le casse vuote. I problemi vengono tutti dalla Model 3, la vettura che deve lanciare Tesla nell'orbita dei costruttori di massa con un prodotto affordable e non top price come le altre vetture in gamma. Tutto ruota attorno alla capacità produttiva dello stabilimento, che incontra un problema dopo l'altro e attualmente non riesce ad andare oltre le 1.550 auto costruite negli ultimi tre mesi del 2017 quando lo standard dovrebbe essere di 20.000 al mese, dato che però la società garantisce raggiungibile entro luglio. Il fatto è che se il tasso di spesa non cala (e non può calare finché non siano raggiunti gli obiettivi previsti) a settembre Tesla avrà bisogno di un ri-finanziamento per oltre 2 miliardi di dollari, che alla luce dell'arrivo sul mercato delle prime competitor degli altri marchi (Porsche, Audi, Jaguar) potrebbe essere assai più oneroso che in passato. Le difficoltà dello stabilimento californiano di Freemont stanno nella mancanza di know how dell'azienda riguardo la costruzione in acciaio delle Model 3 (S e X sono in alluminio) oltre alla ridotta capacità produttiva della Gigafactory (accumulatori) in Nevada, che a seguito di un errore di struttura fornisce assai meno batterie del necessario. Insomma Musk sta surfando tra attuali difficoltà oggettive e futuri guadagni per gli investitori per alimentare il suo sogno e con la politica dei rilanci in altri settori, Space X e Hyperloop su tutti, consolida la sua figura di geniale tycoon capace di affrontare ogni problema con un approccio nuovo e vincente. Da un lato c'è da augurarsi che riesca nel suo intento, dall'altro che non si arrivi a una Omni Consumer Product come in Robocop.

08 marzo 2018

Gli yankee odiano solo i Diesel europei









Se dalle nostre parti pare siano tutti preoccupati (!!) dell'impatto delle auto sull'ambiente, dall'altra parte dell'Atlantico le preclusioni verso il Diesel sembrano eclissarsi quando i veicoli proposti sono di costruzione a stelle e strisce, nel più puro stile protezionistico caldeggiato da the donald. Stridente perciò il contrasto tra il salone di Ginevra e quello di Indianapolis dedicato ai work trucks, dove Chevrolet (assente in Svizzera) ha fatto debuttare la nuova serie Silverado sugli heavy duty delle serie 4500, 5500 e 6500, quelli con i gemellati, per intenderci, tutti dotati del turbodiesel 6.6 Duramax da 350 CV e 950 Nm. Beh, sono camion, direte voi. Vero, ma i nomi in America contano. Silverado è il modello di uno dei truck da loisir più diffusi, avversario da sempre del Ford F-150. E in Usa i truck sono del tutto sdoganati dall'impiego come veicolo per il commuting, mentre il mercato del veicolo da lavoro e quello da diporto è del tutto condiviso e dunque per strada di questi veicoli se ne vedono parecchi, acquistati anche per il solo piacere estetico. La scelta di Chevy di chiamare con lo stesso nome work truck e fun truck, quindi, di fatto sdogana l'uso del motore a gasolio, purché made in Usa e bello tosto, anche se i limiti di emissioni per i commerciali di grande stazza sono più rigidi di quelli per i pickup "normali". Un segmento di mercato che l'anno scorso ha fatto registrare 300.000 immatricolazioni e che potrebbe dare nuovo slancio ai Diesel d'Oltreatlantico.

Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...