09 marzo 2018
Falla nel serbatoio!
L'ultimo legame conosciuto tra automobili ed effluenti umani è quello dell'urea, la molecola utilizzata dai convertitori di NOx che fanno il pieno di AdBlue. Il legame è del tutto chimico, perché l'urina contiene, appunto, l'urea, composto di azoto necessario alla reazione di riduzione. Ma secondo un team di ricercatori dell'università del West of England a Bristol presto la connessione tra urina e produzione di energia potrebbe essere più diretta. Il team ha sviluppato infatti una Microbial Fuel Cell (MFC), una cella a combustibile che sfrutta la capacità di alcuni ceppi di batteri di produrre elettricità a partire dall'urina. I batteri sono assai più efficienti nella trasformazione energetica dei sistemi attualmente in uso, dato che il tasso di conversione raggiunge il 96% e una cella MFC può avere un rendimento del 60%. La tecnologia è ancora agli inizi e le celle oggi producono poca corrente, un'uscita stabile di 500 mW a 2,8 V, ma l'idea è assai promettente, anche perché la materia prima non solo è a costo zero, ma è pure un effluente da depurare e trattare prima di rimetterlo nell'ambiente, mentre con l'utilizzo nelle MFC si otterrebbe un sottoprodotto azotato perfetto come fertlizzante. Per ora l'energia prodotta dalle celle è stata sufficiente a illuminare gli urinatoi installati nel campus per reperire la materia prima, ma l'evoluzione del concetto potrebbe portare a fonti sicure di energia elettrica anche in zone prive di sole o vento, ma fornite di pub. Inoltre, l'urina miscelata con alcool ha mostrato di funzionare altrettanto bene come combustibile vero e proprio nei motori, il che la renderebbe utile anche in questa fase di passaggio verso la motorizzazione 4.0. Forse il concetto di organic fuel diventerà letteralmente più umano.
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