Carrol Shelby prima che un costruttore era un pilota. E nel 1964 voleva correre a Le Mans con una Cobra Daytona Coupé modificata per accogliere un big block Ford da 427 CID, leggi 6994,27 cm3. Per questo aveva predisposto un allungamento della scocca di una delle 6 vetture prodotte, ma purtroppo l'autocarro che portava il motore venne coinvolto in un incidente e il trapianto non ebbe luogo: Shelby corse con un 289 (4734 cm3) e la cosa finì lì. Ora però Shelby American vuole riprendere la cosa con una serie limitata di 6 vetture, dotate proprio del 7 litri V8 da 550 CV, accoppiato a un cambio manuale a 4 rapporti, e dotate del numero di serie originale delle vetture da corsa degli anni '60. La finitura è in alluminio a specchio e il fascino vintage della vettura notevole, vedi il bellissimo volante in legno. Ancora nessuna notizia riguardo il prezzo, che sarà ovviamente altino, ma pare che si sia già scatenata una lotta furibonda per accaparrarsi le sei vetture. Certo che di scena ne fanno parecchia e considerato un peso attorno ai 900 kg le prestazioni non saranno certo da nonnina.
21 agosto 2017
Sei Daytona Coupé da collezione
Carrol Shelby prima che un costruttore era un pilota. E nel 1964 voleva correre a Le Mans con una Cobra Daytona Coupé modificata per accogliere un big block Ford da 427 CID, leggi 6994,27 cm3. Per questo aveva predisposto un allungamento della scocca di una delle 6 vetture prodotte, ma purtroppo l'autocarro che portava il motore venne coinvolto in un incidente e il trapianto non ebbe luogo: Shelby corse con un 289 (4734 cm3) e la cosa finì lì. Ora però Shelby American vuole riprendere la cosa con una serie limitata di 6 vetture, dotate proprio del 7 litri V8 da 550 CV, accoppiato a un cambio manuale a 4 rapporti, e dotate del numero di serie originale delle vetture da corsa degli anni '60. La finitura è in alluminio a specchio e il fascino vintage della vettura notevole, vedi il bellissimo volante in legno. Ancora nessuna notizia riguardo il prezzo, che sarà ovviamente altino, ma pare che si sia già scatenata una lotta furibonda per accaparrarsi le sei vetture. Certo che di scena ne fanno parecchia e considerato un peso attorno ai 900 kg le prestazioni non saranno certo da nonnina.
Anche McLaren salta il fosso?
McLaren e supercar, un binomio decisamente affermato. Ma i tempi cambiano e pare che il mood attuale tenda anche per i prodotti di nicchia alla trazione elettrica, vedi Nio. Così il marchio di Woking sta sviluppando la BP23, nuova ipercar a batterie, ma con versione ibrida in canna. L'esperienza del sistema ibrido della P1 è d'aiuto, così come il fatto che l'azienda sia fornitrice di unità motrici nel campionato di Formula E e mentre lo sviluppo va avanti McLaren offrirà varianti ibride dei modelli in produzione, che dovrebbero "scendere" di 2 cilindri anche nella parte termica, adottando un V6 biturbo in luogo dell'attuale V8 ad albero piatto; ciò perché pare nelle convinzioni dei vertici sta la convinzione che i cavalli siano tali indipendentemente dal frazionamento. Mi permetto di dissentire, pur d'accordo sull'assunto teorico dei colleghi ingegneri, perché come minimo c'è una bella differenza di sound tra un V8, per di più ad albero piatto, e un bicilindrico (per andare al minimo) e non credo proprio che il frazionamento sia una variabile secondaria, specie parlando di supercar. Suono a parte, ci sono anche l'allungo, la ruvidità, l'erogazione di coppia che cambiano; ne parlavo con ingegneri AMG a proposito dell'installazione dei 4 cilindri al posto di V6 e V8 nei modelli Mercedes. E loro, da appassionati oltre che tecnici, mi davano ragione, pur corporate nel farmi notare che l'economia di gestione ha un peso predominante. Bene, tornando a McLaren, forse il concetto dev'essere filtrato anche da quelle parti perché la BP23 ibrida avrà ancora il V8 da 4 litri.
03 agosto 2017
BP apre all'elettrico
Che le Case stiano (chi più, chi meno) spingendo sulle auto elettriche è ormai assodato. Rimane l'annosa questione della ricarica che sinora non aveva avuto grandi endorsement da parte di quelli che sono i principali protagonisti del rifornimento classico, ergo le compagnie petrolifere. Sinora. Perché oggi è giunta notizia che BP, la multinazionale d'impronta inglese dei carburanti, ha in corso colloqui con i principali costruttori di auto elettriche per il progetto di installare colonnine di ricarica rapida nelle proprie stazioni di servizio. Un cambio di prospettiva epocale, perché qui si parla finalmente di una reale infrastruttura di ricarica sul territorio, il cui unico precedente, ma su una scala che non può competere per ovvie ragioni con quella dei distributori di carburante, è stato sinora quello di Tesla con i superchargers. A dire il vero Shell, la compagnia anglo-olandese, ha già installato punti ricarica presso alcune sue stazioni in UK e Paesi Bassi, ma senza il piano organico e globale che sta invece affrontando BP, che nelle stime prevede per il 2035 oltre 100 milioni di auto elettriche in circolazione. Ad aumentare la redditività dell'operazione contribuirebbero anche le sempre più numerose ibride plug-in, che potrebbero usufruire anch'esse della ricarica rapida in tempi ancor più ridotti delle elettriche pure e limitare ulteriormente la marcia con il motore termico nelle aree urbane.
02 agosto 2017
Galeotto fu quel norvegese...
La Norvegia ama le auto elettriche, si sa. E sarà certo un caso che proprio un turista norvegese abbia colto dalla finestra del suo albergo a Barcellona la nuova Nissan Leaf, inviando subito le foto alla TV2televison in patria. L'auto sta girando un commercial ed è priva di camuffamenti, mostrando così un corpo vettura più gradevole della precedente versione anche se indubbiamente più convenzionale. Un'auto più normale, dunque, destinata a diffondersi e sparire nel traffico insieme e alle altre. Tra le particolarità della vettura, lo sfruttamento in termini di marketing e comunicazione del forte recupero energetico in rilascio consentito dal motore elettrico: Nissan chiama così e-Pedal la possibilità (condivisa peraltro da molte altre elettriche) di guidare utilizzando un solo pedale, poiché alleggerendo la pressione si di esso si ottiene una rallentamento così efficace da rendere l'impiego dei freni veri e propri solo saltuario. Bene, ma mi auguro che nel circuito di controllo dell'acceleratore ci sia anche un accelerometro che accenda le luci di stop al superamento di quella che gli altri automobilisti percepiscono come soglia di frenata e non solo di rallentamento. Entiende?
Ecco la Vantage con i V8 AMG
Aston Martin rinnova la Vantage, che debutterà a fine anno, e ne ha rilasciato le prime foto che pare siano sponsorizzate da una nota produttrice di pneus. La vettura è quella dei test finali ed è praticamente ormai di serie; dal punto di vista stilistico si vedono le influenze alla 007 della DB10, mentre la struttura è quella, accorciata, della DB11. Sarà la prima Aston ad adottare i V8 AMG, a seguito dell'accordo di 4 anni fa, che equipaggeranno le vetture entry level con potenze attorno ai 500 CV, mentre per le versioni top è prevista l'adozione del 5.2 litri V12 della DB11. Tornando all'interessante primizia anglo-tedesca, le prestazioni non saranno certo da dio minore: è atteso infatti uno 0-100 intorno a 4 secondi con una V max superiore ai 300 orari. Trasmissione manuale a 6 rapporti oppure a doppia frizione; versione AMR molto cattiva in canna.
01 agosto 2017
Per un fine superiore
La dinamica dell'uscita dal Dieselgate per il gruppo VW è piuttosto complessa. Da un lato le riparazioni economiche ai (presunti) danni all'ambiente Usa (a inquinarlo basta the Donald), dall'altro il passaggio graduale ma non troppo all'auto elettrica come chiave di volta di una tendenza al futuro che riporti le vendite al primato mondiale (ora in vetta c'è Renault-Nissan-Mitsu) ma su una base high tech che faccia la differenza rispetto ai concorrenti. Tutti i brand sono coinvolti nel cambiamento e devono fare la loro parte. Come Audi, che secondo fonti anonime interne deve risparmiare 12 miliardi di euro entro il 2022 per disporre dei capitali necessari alle innovazioni in campo elettrico. Ecco spiegata quindi la vendita di Ducati, così come il taglio nello sviluppo dei Diesel e quello probabile nei motori ad alte prestazioni di grande cubatura. Il piano elettrico peraltro corre: l'anno prossimo dovrebbe debuttare la Suv e-tron, seguita a breve dalla coupé e-tron Sportback vista a Shanghai come concept e da una cittadina a guida autonoma. Tutte elettriche, tutte molto techno. Per assurdo, poi, i grandi investimenti sono necessari perché il passaggio all'elettrico implica un approccio radicalmente diverso e quindi la sostituzione totale di di strutture anche logistiche, mentre i veicoli futuri saranno intrinsecamente più semplici, privi come sono di una trasmissione vera e propria e con l'elettronica che sostituisce mediante il software quasi completamente la meccanica delle auto attuali.
31 luglio 2017
Se te se minga bûn...
Le strade britanniche sono difficili, lo sa chiunque abbia guidato da quelle parti. Fatta eccezione per le dual carriageway, sono strette e, soprattutto, non hanno il margine laterale che esiste praticamente su ogni strada del Continente, Irlanda esclusa. Il che implica molta concentrazione nella guida (bene) ma anche nessuna tolleranza per gli svarioni: appena ti distrai, picchi. Ed è andata così a questo anonimo signore del South Yorkshire, che nemmeno un'ora dopo aver ritirato dal concessionario la sua Ferrari 430 Scuderia second hand, l'ha ridotta così. Pioveva, dice, e si è distratto solo un attimo. Comunque non si è fatto male e se aveva un kasko come si deve magari può ritentare la fortuna con una più moderna 488...
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