10 febbraio 2017
M2 CS, tanta cattiveria in taglia ridotta
Della M2 si è detto molto; c'è chi la apprezza per la maggiore agilità rispetto alla M4 e chi la critica per la scarsa adattabilità delle sospensioni, ma in termini meramente tecnici il suo motore ha solo 370 CV, parecchi meno della sorella maggiore. Facendo il confronto basandosi sui rapporti peso/potenza, infatti, sono 4.24 kg/CV per la M2, 3.65 per la M4 e addirittura 2.87 per la GTS, quest'ultima sempre se avete lì un 150K euro che vi ballano. Quindi, dati alla mano non c'è storia. Ma ora la contesa potrebbe riaprirsi con la M2 CS, versione vitaminizzata di quella base che adotta il 6 in linea più prestante, anche se non come nelle M3/M4: la cavalleria viene infatti "ridotta" a 400 ponies. Che fanno comunque 3,93 kg/CV, una bella botta in più e un notevole avvicinamento alla GTS. Con le sospensioni adattive, un body kit rivisto con gli scarichi nell'estrattore e un'aggiustata all'interno il gioco è fatto. Per il 2018 la nuova supercattiva di Casa è bell'e pronta, come dicono gli svizzeri. Rimane da vedere il prezzo, perché la Casa di Monaco ha in genere brutte abitudini riguardo le versioni speciali.
Anche Sportback la RS 3
E' pronta per il salone di Ginevra la nuova Audi RS 3 Sportback. Sul corpo vettura è stata installata l'ultima versione dell'eterno fünfzylinder di 2.5 litri, quella da 400 CV tra 5.850 e 7.00 giri e 480 Nm tra 1.700 e 5.850. Le prestazioni sono da RS: 0-100 in 4,1 secondi e una V max autolimitata di 250 km/h che però (pagando) può salire a 280. Una A3, insomma, che va come una Lambo, tanto per rimanere in Casa, con l'abituale trazione quattro e il cambio a doppia frizione a 7 marce. Seguendo la tradizione anche per ciò che attiene l'evoluzione continua della tecnologia, il 5 in linea ora pesa 26 kg meno del precedente grazie al nuovo blocco cilindri in alluminio e la vettura mostra una maggiore aerodinamica nella parte anteriore, con lo spoiler maggiorato che la rende pure più aggressiva. L'equipaggiamento di serie prevede le sospensioni sportive con la carreggiata allargata, i dischi anteriori da 310 mm (in opzione carboceramici), le ruote da 19 pollici e l'interno in pelle nappa con inserti in alluminio e il volante con la squadratura inferiore che fa tanto racing, mentre il sound di scarico è corretta dall'Active Sound System, ergo dagli altoparlanti del sistema audio. Cruscotto digitale con visualizzazione variabile a seconda dei gusti. In vendita dal prossimo agosto.
09 febbraio 2017
Il marketing GM ha un bug
Nel mondo industriale vale la regola più vendi più guadagni, specie se parliamo di automobili. Un assioma collaudato, inossidabile; almeno sinora. Sì, perché pare che alla GM la storia sia diversa. Sembra infatti che al buon andamento di vendite di Malibu, Cruze e Spark riscontrato nel 2016 non sia associato un eguale trend economico, anzi. A causa di quello che la Casa definisce ufficialmente unfavorable product mix, una sfavorevole composizione di prodotto. Il dato è emerso durante la conferenza stampa di presentazione dei risultati economici dell'ultimo quarto del 2016, ove è stato evidenziato come il margine su questa classe di vetture sia troppo basso per consentire utili. Una notizia choc in un certo senso, perché dimostra che la gestione di GM, dopo l'uscita (?) dalla crisi con Wagoner, pur con l'impegno di Mary Barra non ha fatto discostare molto l'azienda dal palo in termini di fondamentali. Il fatto è che se in passato GM si concentrò su Suv e pickup di bassa qualità per sfruttare il basso costo dei combustibili, con pochi investimenti e lauti guadagni, dopo la crisi dovette tornare a progettare auto decenti e di taglia nettamente minore, come quelle attualmente in linea, perciò. Ma l'equilibrio tra dumping per acquisire quote di mercato e investimenti per rendere le auto al livello della concorrenza (più che altro europea, intendo) non è stato trovato e di fatto ora le vetture sono vendute in perdita. Insomma, grandi aziende, grandi problemi. Forse è per questo che Marchionne insiste tanto sull'alleanza con GM. Lui la sa lunga.
Già in giro le Model 3

Un annetto fa il debutto del modello, ora la notizia che in autunno inizieranno le consegne. Parlo della nuova Tesla Model 3, quella che secondo le intenzioni di Musk dovrebbe diventare la prima elettrica di massa. In effetti sembra che le cose siano andate meglio del previsto, perché ne era stato previsto l'inizio produzione a settembre, mentre già in questi giorni è stato fermato lo stabilimento di Fremont per l'attrezzatura della nuova linea di montaggio, quindi con largo anticipo. Ricordo che Tesla prevede una produzione di 500.000 vetture l'anno già nel 2018, un bel salto dalle 84.000 unità prodotte complessivamente con S e X nel 2016. I primi esemplari di pre-produzione sono già su strada per i test; confermata l'autonomia di 346 km, non di più come altre Tesla perché non sarà possibile montare su questo pianale il mega-pacco accumulatori da 100 kWh (semplicemente non ci sta). In compenso lo 0-100 rimane attorno ai 6 secondi previsti. La Model 3 è un'elettrica innovativa rispetto alla concorrenza: é lunga 4,70 m e dispone di spazio per 5 persone e i bagagli. Non è una vettura da città, ma un'automobile normale sfruttabile a tutto tondo. In più negli Usa sarà in vendita a 35.000 dollari. Qualche incentivo e il gioco è fatto; se spakka non ce n'è più per nessuno. Ma occorre un Paese con le colonnine, requerde.
08 febbraio 2017
Metti ti rubino il motore...
I tempi cambiano e così cambiano pure gli oggetti del desiderio, comprendendo nell'ambito pure i wills dei malintenzionati. Così nello stabilimento Jaguar Land Rover di Solihull, in UK, circa una settimana fa sono spariti motori per 3 milioni di sterline, in una sorta di azione commando avvenuta in due tempi. Mi spiego: il furto iniziale è avvenuto intorno alle 22.30; è stata un'azione lampo, appena 6 minuti per riempire un Tir con i motori imballati e pronti alla spedizione, appartenenti alle gamme Range Rover Sport, Discovery, XE e F-Pace. Due ore dopo altro ingresso dello stesso Tir e altro carico. Il fatto incredibile è che nessuno se ne sia accorto, perché ovviamente lo stabilimento non era certo vuoto ma regolarmente in funzione e l'autocarro ha superato tutti i controlli di sicurezza, essendo munito di quella che appariva una regolare autorizzazione. Si sospetta una complicità interna e la polizia del West Midlands è alla ricerca del Tir, che pare non si sia allontanato molto dalla fabbrica. Certo che non è facile portarli al mercato su una bancarella, i motori. Mi domando quindi chi sia il committente e come pensa di piazzarli, visto che i numeri di matricola li farebbero subito individuare. Jaguar Land Rover, in ogni caso, ha offerto una ricompensa a chi dia informazioni utili al ritrovamento della refurtiva.
Tutti in moto?
Non è più una novità dato il debutto all'ultimo CES, ma la strada seguita dalla Honda per realizzare l'Honda Riding Assist, in soldoni la moto che sta in equilibrio da sola, introduce una interessante primizia nella tecnologia dei mezzi di trasporto. Sinora l'unico sistema paragonabile era quello del Segway (ora NineBot), la biga (o la monoruota) elettrica, che però impiega un complesso sistema a giroscopi per ottenere il self-balancing. Honda è ricorsa invece a un sistema più semplice: modificare automaticamente l'inclinazione della forcella e dotare la moto di un sistema steer-by-wire. In questo modo il baricentro può essere modificato con continuità e l'equilibrio è garantito anche senza la stabilizzazione dell'effetto giroscopico prodotto dalle ruote. Il fatto che poi la moto possa seguirti come un cagnolino è un mero gadget, oltre ad implicare l'uso di un motore elettrico. Ma l'elemento di rottura rispetto all'esistente è che l'Honda Riding Assist agisce anche in movimento, sdogana l'uso della moto anche per i più insicuri e rende di fatto superati i tre ruote che sono comparsi in ambito prettamente urbano. Con questa tecnologia la moto è stabile sempre, sia a bassa sia ad alta velocità e diventa così un mezzo più utilizzabile in ogni condizione, non solo urbana. Sarebbe possibile ipotizzare anche una copertura antipioggia per la due ruote, poiché l'eventuale impedimento della carenatura nei movimenti del driver sarebbe compensato dagli automatismi mantenendo stabilità e sicurezza. Si discute da tempo dell'uso urbano delle auto e dello spreco del muovere oltre una tonnellata di massa per spostare la settantina di chili (in media) di un individuo. Beh, forse Honda ha messo la prima pietra sulla strada di una mobilità personale ad ampio spettro, facile, realizzabile e non fantascientifica.
Musk e l'amore per le talpe
C'è chi fa i soldi poi se li gode e basta. Ci sono invece altri che nonostante abbiano raggiunto il successo non smettono di cercare nuove strade, nuova sfide; gente insomma che rimane creativa a vita. E questo è decisamente il caso di Elon Musk, che dopo aver spakkato con PayPal ci ha dato dentro con Tesla, poi con SpaceX e da un po' si è concentrato su Hyperloop. Ma il vulcanico tycoon non ha pace e sta già pensando a un altro progetto. Dovete sapere che ultimamente ha sviluppato una certa passione per i tunnel; ha così acquistato una macchina per scavarli (una cosuccia!) e la sta usando nel sottosuolo californiano sotto il quartier generale di SpaceX per connettere le diverse sedi e i laboratori della società evitando il demenziale traffico di Los Angeles. Ma i tunnel sono lenti a realizzarsi e tutto sommato noiosi, così Musk ha pensato di integrare gallerie e Hyperloop per connettere nel sottosuolo distanze minori e a minor velocità rispetto a quelle del sistema superveloce a navicelle. E ha pubblicato su Twitter una foto della talpa e una di un tunnel già pronto, commentando che ci potrebbero essere già evoluzioni sul tema. Sotto la megalopoli ci sono già dei tunnel, quelli metropolitani, ma convertirli all'uso in pressione per Hyperloop sarebbe troppo costoso, senza contare che si bloccherebbe il funzionamento del sistema pubblico per anni congestionando (se possibile) ancora più il traffico. Ma l'idea integrata di un sistema Hyperloop extraurbano combinato con uno cittadino non è affatto male, anche se i capitali per realizzarla sono decisamente astronomici. Chissà che a The Donald non piaccia.
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