23 gennaio 2017
Mercedes-Maybach alla rincorsa dei Suv ultralusso
Parlavo giusto di Suv e della loro diffusione in ambito basso di gamma. Beh, devo ammettere che però evidentemente il volume fa il suo bell'effetto anche sull'altro lato della gamma, basti vedere la Bentley Bentayga, o la Aston Martin DBX e la Rolls Royce Cullinan, entrambe in traiettoria di uscita. Oppure la nuova Maybach GLS. Indifferenti allo stile ma attenti principalmente al lato dimensionale, si prospettano stuoli di acquirenti anche per le Suv ultralusso e Mercedes non vuole certo lasciarsi scappare il business. Così, proseguendo nella riqualificazione del brand come altissimo di gamma delle vetture MB, nel 2019 è attesa la variante Maybach della GLS. Differenze esterne su particolari come griglia, gruppi ottici, cromature e ruote e interno impostato ai massimi comfort e lusso con il condimento di un infotainment e una connettività al top sono da attendersi, ma nessuna variazione nei parametri dimensionali della vettura. La fallimentare esperienza passata del marchio singolo insegna: lusso sì, ma linee di produzione invariate. Sotto il cofano il V8 di 4 litri oppure il 6 litri V 12 AMG, entrambi biturbo, con cambio automatico 9G-Tronic adattato anche alla mega-coppia del dodici cilindri.
La rivincita delle station
Nella mass production le Suv stanno sostituendo quasi completamente le station wagon; questione di mode e modi. Ma in altri segmenti, per esempio quello delle auto all terrain o delle famigliari di lusso, questa sostituzione non avviene e non avverrà. Questione di stile, stavolta: è difficile che la matita di un designer faccia miracoli quando l'oggetto è alto e sgraziato, mentre la linea affusolata di una wagon dà maggiore ampiezza di vedute. Così Porsche sta realizzando la versione con portellone della Panamera, basandosi sulla concept 2012 Sport Turismo. Una shooting brake, una station di maniera concepita attorno alle notevoli doti sportive della berlina, ma dotata indubbiamente di maggiori volume del bagagliaio e praticità. La vedremo al prossimo salone di Ginevra in marzo e adotterà le stesse meccaniche della sorella berlina, della quale manterrà pure l'abitabilità anteriore e posteriore visto il passo invariato. Versione ibrida a venire; potrebbe anche essercene una elettrica.
20 gennaio 2017
Rendere facile l'elettrico
L'auto elettrica è decisamente diversa da quella tradizionale, lo sappiamo tutti. Come assai diverso è il modo di rifornirla ma, soprattutto, attualmente assai meno immediato. Oltre alla richiesta di infrastruttura destinata al sistema accumulatori, quindi, occorre ripensare anche la logistica distributiva delle colonnine. Non sarà più funzionale infatti, il concetto di isola del distributore, perché dato il tempo necessario alla ricarica gli apparati andranno collocati nelle vicinanze dei punti di fermata dei veicoli, centri commerciali, aree business, uffici pubblici, sedi di lavoro. E proprio a questo riguardo qualcosa comincia a muoversi, culturalmente. Da inizio anno Siemens ha messo disposizione dei suoi dipendenti nelle 100 sedi tedesche sistemi di ricarica per le auto personali, che si basano sulla piattaforma intelligente E-Car Operation Center, sviluppata dalla divisione italiana dell'azienda. Il sistema riconosce l'auto tramite il badge aziendale e attiva la ricarica con energia proveniente da fonti rinnovabili, che sarà gratuita anche per i membri della famiglia; esclusi collaboratori e visitatori. Il progetto prevede l'estensione alle sedi estere, ma soprattutto è l'emblema di una new age funzionale che dovrebbe essere adottata anche da altri attori, eventualmente prevedendo pure un costo per la ricarica. Solo facendo sistema l'auto elettrica, in attesa di batteri o ricariche flash, può decollare.
Che sballo la Demon!
OK gli States, OK le muscle car, ma ogni tanto un po' di aria nuova non guasterebbe. Mi spiego. Sembra che dal punto di vista delle auto prestazionali un po' western, le muscle car, appunto, agli americani manchi del tutto la fantasia, ma tendano piuttosto a collocarsi in una sorta di coazione a ripetere collettiva. Donde nasce questa considerazione? Dal teaser della Challenger SRT Demon appena diffuso, la nuova (??) bestia di Dodge. La notizia è che pesa circa 91 kg meno della precedente (WOW) e che quindi, essendo dotata dello stesso motore da 717 CV della Hellcat sarà più scattante. E giù commenti entusiastici su questa deprimente (dal punto di vista stilistico) cattiva a stelle e strisce; forse potrebbe addirittura avere qualche cavallo in più. Che noia! Tanto più che pur con tutti quei cavalli, il V8 a compressore è tutt'altro che rapido nel prendere i giri (fatte le debite proporzioni con un AMG, per esempio) senza contare che sul fatto che la vettura sia capace effettivamente di metterla giù, la coppia di 882 Nm, ci sarebbe da discutere. Insomma, mi sembra che il mondo delle muscle car si stia avvitando in una spirale di autocompiacimento davvero misera, che nasconde la pochezza techno delle soluzioni adottate, specie da FCA. Se ci pensate, è un po' tutto in stile Trump, che vorrebbe tornare agli anni '60, auto comprese.
19 gennaio 2017
La prima Suv di Lotus
Lotus intende realizzare una Suv per completare la gamma dei suoi modelli, che comprenderà entro il 2022 anche le nuove Elise, Exige ed Evora. Base del progetto il Suv Proton (nella foto) in fase avanzata di collaudo presso la Casa madre malese; nel caso del marchio sportivo inglese, però, saranno riviste le unità motrici, adottando quelle a 4 cilindri di 1.6 e 1.8 litri oltre al V6 turbo, la cui cilindrata dovrebbe però scendere da 3.5 a 3 litri. Ciò va nella direzione di realizzare un prodotto sì crossover, ma con la tradizionale impronta sportiva del marchio; il riferimento è quindi la Porsche Macan e la scocca potrebbe adottare la costruzione leggera in alluminio. Nulla è però ancora certo, poiché Lotus per l'implementazione produttiva intende appoggiarsi al partner cinese Goldstar Heavy Industrial e una serie di compromessi andranno logicamente adottati. L'introduzione di una Suv nella gamma rappresenta per Lotus un notevole aumento di scala produttiva, poiché potrebbe portare la capacità degli stabilimenti a circa 12.000 vetture complessive, praticamente il triplo rispetto ai valori attuali.
Singha orchid
Ha il nome di un'orchidea e forse intende mostrare lo stesso carattere: delicata e gentile all'apparenza, forte e implacabile come solo un rampicante parassita sa essere. La Dendrobium viene da Singapore e va ad aggiungersi alla (ormai) fitta schiera delle ipercar di nuova generazione, quelle elettriche, cioè. Il costruttore si chiana Vanda Electrics e ha sede nella città stato in quell'angolino meridionale di Malesia; sinora ha prodotto scooter e van per il trasporto urbano, quanto mai preziosi nel caotico traffico locale e tutti elettrici. Poi la ceo Larissa Tan ha contattato la Williams Advanced Engineering, che fa capo ovviamente al team di F1, per acquisire il know how necessario a mettere giù il progetto di una sportiva di questo genere. E l'auto ha preso forma. Non si sa ancora nulla però, tranne che il nome da orchidea deriva dalla forma che la vettura acquisisce a porte e tetto aperti. Un mix di aerodinamica e sofisticato stile orientale, quindi, che potrebbe avere il suo perché in questo segmento ormai affollato. Per ora solo disponibili solo teaser e filmato; la vedremo in marzo al salone di Ginevra.
18 gennaio 2017
Energia dal rabarbaro
Il futuro degli accumulatori diventa sempre più biologico: dopo i modelli che impiegano batteri per produrre il flusso di elettroni, ora è la volta di quelli che sfruttano elettroliti organici. Da Harvard arriva una ricerca che ha sviluppato una molecola estratta dal rabarbaro, il chinone, in grado di sostituire i consueti elettroliti a base di vanadio a un costo inferiore. Gli accumulatori realizzati con questa tecnica sono differenti da quelli consueti, poiché accumulano la carica in una soluzione liquida che può essere stivata in un serbatoio. Ciò rende facile l'aumento della capacità: basta infatti aumentare parimenti la quantità di liquido e si intravede perciò una sorta di modularità che sarebbe assai pratica in applicazione di storage fisso. Forse più difficile immaginarne l'impiego in campo automobilistico, ma non è detto. L'industrializzazione di questa soluzione non è comunque attesa in tempi lunghi: un'azienda italiana, la Green Energy Storage ha acquisito i diritti di fabbricazione e conta entro l'anno in corso di iniziare la produzione industriale.
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