19 gennaio 2017

Singha orchid



















Ha il nome di un'orchidea e forse intende mostrare lo stesso carattere: delicata e gentile all'apparenza, forte e implacabile come solo un rampicante parassita sa essere. La Dendrobium viene da Singapore e va ad aggiungersi alla (ormai) fitta schiera delle ipercar di nuova generazione, quelle elettriche, cioè. Il costruttore si chiana Vanda Electrics e ha sede nella città stato in quell'angolino meridionale di Malesia; sinora ha prodotto scooter e van per il trasporto urbano, quanto mai preziosi nel caotico traffico locale e tutti elettrici. Poi la ceo Larissa Tan ha contattato la Williams Advanced Engineering, che fa capo ovviamente al team di F1, per acquisire il know how necessario a mettere giù il progetto di una sportiva di questo genere. E l'auto ha preso forma. Non si sa ancora nulla però, tranne che il nome da orchidea deriva dalla forma che la vettura acquisisce a porte e tetto aperti. Un mix di aerodinamica e sofisticato stile orientale, quindi, che potrebbe avere il suo perché in questo segmento ormai affollato. Per ora solo disponibili solo teaser e filmato; la vedremo in marzo al salone di Ginevra.

18 gennaio 2017

Energia dal rabarbaro






Il futuro degli accumulatori diventa sempre più biologico: dopo i modelli che impiegano batteri per produrre il flusso di elettroni, ora è la volta di quelli che sfruttano elettroliti organici. Da Harvard arriva una ricerca che ha sviluppato una molecola estratta dal rabarbaro, il chinone, in grado di sostituire i consueti elettroliti a base di vanadio a un costo inferiore. Gli accumulatori realizzati con questa tecnica sono differenti da quelli consueti, poiché accumulano la carica in una soluzione liquida che può essere stivata in un serbatoio. Ciò rende facile l'aumento della capacità: basta infatti aumentare parimenti la quantità di liquido e si intravede perciò una sorta di modularità che sarebbe assai pratica in applicazione di storage fisso. Forse più difficile immaginarne l'impiego in campo automobilistico, ma non è detto. L'industrializzazione di questa soluzione non è comunque attesa in tempi lunghi: un'azienda italiana, la Green Energy Storage ha acquisito i diritti di fabbricazione e conta entro l'anno in corso di iniziare la produzione industriale.

Sarà mica il 17 che porta sfortuna?





Fa parte del ciclo naturale che gli animali più deboli o malati siano più facilmente catturati dai predatori. Con una sorta di traslazione concettuale (forse un po' ardita), potremmo dire che lo stesso principio trovi riscontro in economia, dove sulle aziende messe male si concentrano le attenzioni di speculatori e filibustieri. E con un ulteriore piccolo balzo si arriva al campo legale, dover sembrano valere le stesse regole. Dove vado a parare? Sappiamo tutti dell'inchiesta EPA, in divenire su FCA; abbiamo archiviato anche i recenti latrati tedeschi. Ma ora altre nubi si addensano sull'azienda, stavolta in arrivo dal Canada. Riguardano stavolta i soli modelli Ram equipaggiati con i motori Diesel Cummins (un must tra gli appassionati Oltreoceano), che non rispetterebbero le emissioni limite nei veicoli prodotti tra il 2007 e il 2012. Due studi legali hanno intrapreso un'azione nei confronti di FCA Canada per ottenere un risarcimento, individuato in 250.000 $ per il primo attore e non ancora espresso per il secondo; complessivamente bazzecole rispetto alla possibile multa americana, ma comunque soldi. Il fatto è che però un altro studio legale, questa volta del Michigan, sta predisponendo una causa per lo stesso motivo e il conto complessivo potrebbe salire di molto. Unico elemento di minore drammaticità, il coinvolgimento nelle cause della Cummins, che dividerebbe le responsabilità. In ogni caso il 2017 non inizia certo con i migliori auspici, per FCA.

17 gennaio 2017

Magari alla GM la tirano fuori dal magazzino...











Tra le innumerevoli dichiarazioni d'intenti di the Donald, spicca quella relativa all'impiego del carbone, che il tycoon vorrebbe draconianamente reintrodotto nell'uso energetico abituale. Beh, probabilmente apprezzerebbe questa Oldsmobile anni '80, una Ninety Eight per la precisione, convertita dalla GM alla propulsione a turbina con alimentazione a polverino di carbone. Un progetto che rimase allo stadio sperimentale, ma che si rifaceva idealmente al primo motore di Rudolph Diesel, alimentato, appunto, a polvere di carbone, nella cui spiegazione tecnica si faceva risaltare la grande convenienza d'uso del combustibile solido in quanto il 95% dell'energia contenuta nel materiale grezzo era resa disponibile nella combustione, contro il 55% di benzina e gasolio. Argomentazioni interessanti solo nella più totale assenza di scrupoli verso le emissioni di composti di carbonio, che però il nuovo responsabile per l'ambiente Usa Myron Ebell potrebbe condividere, appartenendo alla schiera dei negazionisti.

Mazda si conferma avanti





Mazda è nota per il suo virtuosismo tecnico, Wankel docet. Ma anche in campo più tradizionale i suoi prodotti sono sempre stati molto avanti sulla strada del progresso techno, forse anche perché le piccole dimensioni dell'azienda, che dopo il legame con Ford gioca tuttora da sola in un settore popolato da giganti, le consentono un rapido passaggio dalla sperimentazione alla produzione. Ed è proprio questo il caso del nuovo motore SkyActiv che dovrebbe debuttare nel 2018 sulla Mazda 3. Si tratta di un'unità di cui ho parlato già nel 2014 che adotta il sistema HCCI, quel tipo di combustione omogenea sul cui concetto lavorano pure Mercedes, Ford e GM, ma che per ora solo Mazda intende portare sulle strade. Si tratta di un cambiamento epocale nella tecnologia motoristica, perché con questa soluzione nella marcia a velocità costante si può ottenere un notevole aumento della resa chilometrica, che nel caso del motore SkyActiv arriva a toccare i 30 km/litro. Il motore produce inoltre una bassissima quantità di NOx grazie alla ridotta temperatura di combustione e può evitare quindi il montaggio dei catalizzatori riducenti, molto costosi e ingombranti (cfr Mercedes), oltre ad offrire un'levata potenza specifica e una forte coppia su tutto l'arco di regimi. Il meglio dei benzina e dei Diesel in un solo propulsore, insomma. E' anche per questo, dunque, che Mazda ha deciso di procrastinare al 2019 la sua prima auto elettrica e al 2021 la prima ibrida plug-in; questa tecnologia potrebbe rappresentare infatti una nuova chiave di lettura per il futuro dei motori a combustione.

16 gennaio 2017

Una storia spessa





Quello che si sta rivelando sempre più un FCAgate è una faccenda seria, perché potrebbe portare a gravi conseguenze per la Casa ex-italiana, con gli abituali ribaltamenti negativi sulla già malmessa industria dell'automotive locale. E' un ormai classico infatti fare profitti all'estero ma penalizzare gli stabilimenti nostrani ogni volta che si registra un deficit. E qui in ballo c'è molto più di una multa, visto che l'importo della sanzione potrebbe arrivare a 4,6 miliardi di dollari che, sommati ai 6,5 miliardi di debiti, rappresenterebbero una voragine finanziaria incolmabile per il brand, che non ha certo la cassa di VW. Le conseguenze legali per i singoli potrebbero poi essere devastanti, visto che, a titolo di paragone, il manager di VW Usa arrestato rischia addirittura l'ergastolo. L'apertura di una procedura ufficiale da parte del dipartimento di giustizia, quindi, non è da prendere alla leggera perché non è detto che il nuovo responsabile nominato dall'amministrazione Trump possa o sia disposto ad insabbiarla. Il fatto è che sui veicoli incriminati l'EPA ha trovato ben 8 dispositivi atti a ridurre le emissioni (in particolari condizioni di esercizio) non dichiarati nelle specifiche; il sospetto che questi siano stati introdotti per aggirare le norme sulle emissioni è quindi legittimo per i tecnici yankee. Ma c'è un pensiero che mi gira in testa sin dall'inizio del Dieselgate. Tutto nasce dalla tecnologia Bosch. E' vero, non si può incolpare di omicidio la pistola al posto di chi ha sparato, ma è indubbio che la Bosch una responsabilità deve pur averla. E. seguendo la normale trafila del marketing industriale, è chi sviluppa il prodotto che si occupa di diffonderlo, non il contrario. Glielo diciamo a Dobrindt?

Avanti, c'è posto!





La galassia dei preparatori è quanto mai ampia, tanto più negli States, dove a dispetto dei limiti di velocità draconiani la voglia di esagerare non demorde. Galpin è un'officina californiana cresciuta parecchio, fino a diventare concessionaria multimarca e vero e proprio tuner, brillante abbastanza da interessare anche qualche marchio intermedio verso i tre big. E' il caso di VLF, la joint venture tra Henrik Fisker, Gilbert Villareal e Bob Lutz che ha deciso di costruire la Rocket, elaborazione su base Ford Mustang realizzata nel 2014 dalla Galpin e ribattezzata VLF Rocket V8. Nel mercato anabolizzato e decisamente inflazionato delle muscle car una Mustang da 735 CV non fa molta storia, tanto più se i ponies sono ottenuti applicando un volumetrico al 5 litri V8 di serie. Sì, ok, gli interni sono stati ridisegnati con finiture di pregio, ma perché spendere 120.000 $ per una Mustang nera quando con circa 85.000 si può avere una Shelby Super Snake da 750 CV con la garanzia ufficiale della Casa? Misteri dei portafogli anabolizzati.

Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...