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11 ottobre 2019

Fanatismo e perdita del senso della realtà





Non mi occupo di politica e non intendo farlo nemmeno oggi. Non entrerò quindi nel merito delle scelte che hanno portato al decreto che stanzia (scarsi) fondi per l'ambiente, ma desidero fare un commento sulla logica che a quanto pare vi sta alla base.



Pare (perché in Italia le cose sono sempre mobili e fino all'ultimo momento possono cambiare), pare dunque sia previsto un contributo fino a 1.500 euro per chi decida di rottamare la sua auto inquinante, tipo una Euro 3 Diesel. Poco, ma è qualcosa. Ma la sorpresa viene su cosa sia concesso fare con quel denaro: abbonamenti a mezzi pubblici o acquisto di biciclette, anche elettriche (sempre pare, bontà loro). Ah, dimenticavo. Tutto questo solo per chi abita in zona inquinate. Quindi se per disgrazia o per una generosa corrente d'aria costante (il cambiamento climatico può dare sorprese)  l'aria del tuo comune si ripulisce, nisba.



Non ho parole. Secondo chi ha impostato la norma, un'auto pur vecchia ma, penso, visto che la usi ancora, funzionante, è equivalente a una bicicletta. A parte il numero di persone a bordo, la protezione dagli agenti atmosferici, la velocità di spostamento, il paragone mi sembra psichiatrico. Non hai soldi per cambiarla con una elettrica la tua macchina? Beh, visto che sei un pezzente vai a piedi (pardon con i mezzi pubblici), oppure in bici. Ti abbiamo dato un'alternativa valida. Facile farsi i 40 km che ti separano da posto di lavoro pedalando o cambiando 4 autobus (tipicamente Euro 0) all'andata e al ritorno, un'alternativa virtuosa. Lo fai per l'ambiente, devi essere felice. Se poi per prendere il mezzo ti tocca spendere il triplo di quanto spendevi l'anno prima perché hanno aumentato oltremodo i costi o aggiunto in modo coatto servizi che a te non servono ma devi pagare lo stesso stesso non importa. E' per il pianeta.



E, sempre per il pianeta, ci sono rumors dell'attribuzione del premio Nobel per la pace a Greta Thunberg.



Dove sono gli extraterrestri? Vorrei fare una domanda di asilo ambientale da loro.

12 febbraio 2019

L'India elettrica parte dal pubblico





Ci sono Paesi dei quali qui in Europa si percepiscono tradizioni e conservativismo, ma sfugge invece la spinta al cambiamento. E' il caso dell'India, che se da un lato è indubbiamente uno degli stati a più alta diffusione di motori a gasolio privi di dispositivi anti-inquinamento (scelti per il basso consumo), dall'altro prosegue sulla strada dell'elettrificazione, che per ora si concentra sul trasporto pubblico. In almeno quattro grandi città infatti, Delhi, Hyderabad, Sabarimala e Luknow sono stati inaugurati servizi di autobus a trazione elettrica. Il più recente è proprio quello di Luknow, che è ora dotata di 40 mezzi realizzata dalla Tata e di una stazione di ricarica veloce installata nel deposito. Gli autobus, denominati Ultra 9m AC Electric, hanno un'autonomia di 150 km e sono dotati di un pacco batterie litio-ione che prevede un sistema di raffreddamento a liquido capace di mantenerlo entro l'ottimale range di tempertura di funzionamento anche in clima tropicale. I veicoli sono dotati di climatizzazione e sospensioni ad aria e dispongono di un singolo motore elettrico capace di una potenza di picco di 333 CV e continua di 197. Tata ha già all'attivo contratti di fornitura per 255 autobus elettrici con sei compagnie di trasporto pubblico e sta sviluppando un minibus adatto al trasporto interurbano.

23 gennaio 2019

Non se ne può più!





Viviamo un momento molto particolare della storia, un periodo di passaggio. Il wishful thinking vorrebbe si tratti di un miglioramento, di un momento che metta le basi per una società più equa, solidale e capace di garantire sviluppo e benessere. Ma bisogna restare con i piedi per terra e osservare la realtà, fatta di contraddizioni egoismi e, ahimè, tanta stupidità. Restando nel settore che mi compete, quello della mobilità, quello che si evince è il caos più completo. Gli argomenti in lizza sono parecchi, tecnologia, economia, salute, libertà, sicurezza, ma sembra che per garantire il miglioramento dell'uno non si possa che peggiorare gli altri. Veniamo al sodo. E' notizia di oggi il report che bolla Monza, Lodi e Brescia come città più inquinate d'Italia. E immediatamente giù commenti lapidari su questi italiani che usano troppo l'auto, più di 60 per 100 abitanti contro le 30 in media del resto d'Europa (sarà vero poi?). Perché nella mente dell'incompetente in malafede che ha fatto del combattere l'auto privata la sua insulsa ragione di vita ogni male viene da lì. Non conta che la pianura padana sia fatta di terra e che con la mancanza di piogge le polveri provenienti dal terreno si spandano nell'aria, non conta che in tutta la provincia ci si riscaldi a manetta con legna e pellet (radioattive che vengono dall'Est), non conta che le centraline non discriminino tra particolato e black carbon, l'unico davvero nocivo e piccola precentuale del totale, non conta nemmeno che a dispetto di ogni danno (presunto) indotto la vita media sia ormai oltre gli 80 anni anche per gli uomini. Il paranoide anti-auto sogna città piene di anziani che arrancano in bicicletta e schiere di umani belli ordinati sui mezzi pubblici, in un delirio composto di affollamento, questuanti e malintenzionati (specie la sera) con orari fatti come se ci fossero ancora le grandi fabbriche; se sei fuori da quelli aspetti ore. Di fatto si stanno ponendo le basi per una dittatura che potrebbe farci arretrare di molto nella scala della civiltà. Perché se per fare un certo percorso devo impiegare il triplo di quanto mi occorrerebbe con la mia auto ci perdono tutti, con un rallentamento della produttività, un aumento dello stress e un peggioramento dell'umore. Parliamo di costi. A Milano, con il biglietto a due euro, un percorso in auto costa meno, oltre a essere assai più comodo. Certo, c'è il problema dei parcheggi. Ma la loro penuria è voluta, altro tassello della politica anti-auto. Ma presto le cose cambieranno, c'è l'auto elettrica e hanno appena annunciato 130 nuove colonnine di ricarica da 50 kW tra Italia e Austria. Ma di costa stiamo parlando? Qualcuno ha idea degli ordini di grandezza necessari? Che stupido, dimenticavo. Ci sono sempre i treni, quelli sì che funzionano.

01 marzo 2017

La Alpine è pronta









L'attesa è finita: la Alpine 2.0, quella nuovo millennio, è una realtà. Dopo l'inizio incerto con Caterham nel 2012, la vettura ha avuto poi una decisa spinta interna che ha portato prima alla concept del 2016 e oggi alla berlinetta che sarà presentata ufficialmente al salone di Ginevra la prossima settimana. L'auto si rifà (parecchio)  alla A 110, quella del Montecarlo, quella che tutti identificano se dici Alpine insomma, anche se a dire il vero c'era pure la A 310 con il V6, più potente ma assai meno sportiva in senso stretto. C'è ancora il riserbo in attesa del reveal, ma si sa che il motore sarà un 4 cilindri turbo e centrale, la trazione posteriore e il peso ridotto; tutto quello che occorre, insomma, per uno 0-100 da 4 secondi e mezzo. Una rivale della Cayman, dunque, ma moolto meno cara? Vedremo.

16 gennaio 2017

Una storia spessa





Quello che si sta rivelando sempre più un FCAgate è una faccenda seria, perché potrebbe portare a gravi conseguenze per la Casa ex-italiana, con gli abituali ribaltamenti negativi sulla già malmessa industria dell'automotive locale. E' un ormai classico infatti fare profitti all'estero ma penalizzare gli stabilimenti nostrani ogni volta che si registra un deficit. E qui in ballo c'è molto più di una multa, visto che l'importo della sanzione potrebbe arrivare a 4,6 miliardi di dollari che, sommati ai 6,5 miliardi di debiti, rappresenterebbero una voragine finanziaria incolmabile per il brand, che non ha certo la cassa di VW. Le conseguenze legali per i singoli potrebbero poi essere devastanti, visto che, a titolo di paragone, il manager di VW Usa arrestato rischia addirittura l'ergastolo. L'apertura di una procedura ufficiale da parte del dipartimento di giustizia, quindi, non è da prendere alla leggera perché non è detto che il nuovo responsabile nominato dall'amministrazione Trump possa o sia disposto ad insabbiarla. Il fatto è che sui veicoli incriminati l'EPA ha trovato ben 8 dispositivi atti a ridurre le emissioni (in particolari condizioni di esercizio) non dichiarati nelle specifiche; il sospetto che questi siano stati introdotti per aggirare le norme sulle emissioni è quindi legittimo per i tecnici yankee. Ma c'è un pensiero che mi gira in testa sin dall'inizio del Dieselgate. Tutto nasce dalla tecnologia Bosch. E' vero, non si può incolpare di omicidio la pistola al posto di chi ha sparato, ma è indubbio che la Bosch una responsabilità deve pur averla. E. seguendo la normale trafila del marketing industriale, è chi sviluppa il prodotto che si occupa di diffonderlo, non il contrario. Glielo diciamo a Dobrindt?

Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...