21 ottobre 2016

Fidarsi del computer









Volete sapere cosa si prova seduti su un'auto self driving? Questo video accontenta il vostro anelito: è girato negli States e riguarda una Tesla Model S dotata di Autopilot 2.0, settato sul livello 5, quello della completa autonomia. Si tratta di una implementazione non ancora disponibile per il pubblico, o meglio già installata sulle vetture in vendita ma non ancora operativa, in attesa delle fine dei test ancora in corso. Sulla vettura sono presenti, oltre al radar frontale, 8 telecamere e 12 sensori a ultrasuoni, che garantiscono la guida anche in condizioni meteo avverse. Il posto di guida dev'essere occupato, secondo gli attuali obblighi di legge, e il passeggero guidatore tiene le mani in quella posizione poiché sul volante ci sono sensori che arrestano la vettura se non avvertono la presenza, appunto, delle mani. Bello il contrasto con la musica, no?

Nissan compra Mitsu





Il gruppo Renault-Nissan ha messo a segno un'altro passo nel consolidamento della propria posizione commerciale, questa volta in Giappone. L'ad Carlos Ghosn ha infatti firmato l'acquisizione della quota di controllo delle azioni Mitsubishi Motors Corporation, il 34%, al costo di 237 miliardi di yen, pari a circa 2,07 miliardi di euro. Di fatto si crea così il quarto gruppo produttivo mondiale, con la benedizione della Commissione Europea che ha già dato il suo consenso. Mitsubishi sta attraversando in patria una crisi epocale a causa dello scandalo scoppiato nel 2016 riguardi i falsi dati di consumo e il joint con Nissan può aiutarla a risalire la china, mentre da parte Nissan si ha accesso al grande know how del marchio riguardo 4x4 e fuoristrada professionali. L'attuale ad Mitsubishi, Osamu Masuko resterà al suo posto per gestire il passaggio e l'integrazione di risorse e impianti tra i due gruppi, operazione che consentirà una notevole economia di scala al neo-nato gruppo.

Ritorno al passato





Sinceramente non ho mai capito come sia nato il mito della DeLorean. Sì, certo il film Ritorno al futuro, ha fatto la sua parte, ma si tratta di un'auto nata vecchia, con un motore spompato e gli unici atout delle porte ad ala di gabbiano e della carrozzeria non verniciata in acciaio inox, peraltro incubo dei carrozzieri ed evidenziatore naturale per i piccoli danni. Per non parlare dei ridicoli finestrini, copiati dalla Subaru SVX. Ma tant'è e, nonostante il flop commerciale di allora (ne hanno fatte solo 9.200 tra il 1981 e il 1983) oggi è un oggetto del desiderio. Un desiderio possibile, però, dato che a Humble, Texas, Usa, sulla scorta dello LVMVA (Low Volume Vehicle Manufactures Act) del 2015, che consente di realizzare fino a 325 repliche di auto almeno venticinquennali all'anno saltando gran parte delle complesse e costose procedure di omologazione, è nata una DeLorean Motor Company che (ri)costruisce le DMC-12 per un prezzo a partire da 65.000 dollari. L'azienda si occupa anche di rinfrescare l'usato, così come di venderlo, grazie a una rete estesa in 5 stati, mentre le auto nuove sono realizzate artigianalmente al ritmo di una alla settimana. Delivery dal 2017, anche fuori dagli States. Appassionati del Vecchio Continente state all'occhio. In fin dei conti il motore è il PRV, nato proprio dalle nostre parti.

20 ottobre 2016

Attaccati al soffitto





Tempo fa avevo scritto della Aston Martin AM-RB 001, che nel 2019 inizierà la sua produzione di 175 esemplari (erano 150 nel 2018, ma se ne sono aggiunte 25 per le competizioni mentre la data di debutto è slittata di un anno) destinati a strappare la posizione di vertice nell'ormai non più così ristretto mondo delle ipercar. La vettura è in avanzata fase di test, in particolare sull'aerodinamica e il risultato per ora parziale degli sforzi del team è quello di una deportanza massima di 4.000 libbre, circa 1.814 kg, senza l'uso di un'ala posteriore. Più del peso dell'auto, il che le permetterebbe di correre attaccata al soffitto dello Holland tunnel, se fosse liscio. Non è stato dichiarato a che velocità si ottenga tale valore ma sarà opportuna un'accurata taratura per evitare che la deportanza si mangi i 1.000 CV del V12 riducendo la velocità massima a poco più di 300 orari, insufficienti per spakkare nell'ambiente. Tornando all'aerodinamica, la downforce è ottenuta unicamente con la profilatura superiore della scocca e un sofisticato software che misura istante per istante la distanza del fondo vettura dal manto stradale e varia di conseguenza l'altezza dell'auto, allo scopo di garantire un effetto suolo forte e costante. Ovviamente ciò presuppone l'uso della vettura su un tracciato assolutamente liscio e uniforme, una pista quindi, ma di quelle tenute bene perché su moltissime l'asfalto non è certo il massimo e far svanire d'incanto quasi due tonnellate di deportanza potrebbe dar luogo a fenomeni tipo i capottamenti delle Mercedes CLR a LeMans nel 1999. Le sospensioni consentono anche un'altezza maggiore da terra per viaggiare sulle strade aperte al pubblico e superare le eventuali buche, ma tutto lascia presupporre (specialmente i 3 milioni del prezzo 'd'acquisto) che la AM-RB 001 richieda come accessorio indispensabile una pista privata modello emiri del Golfo.


19 ottobre 2016

Bye bye iCar





E' ufficiale: il Project Titan di Apple è stato cancellato, ergo la iCar non nascerà. Avevo già anticipato delle difficoltà sorte internamente al colosso di Cupertino, ma ora il fallimento dell'intero progetto di ingresso nel mondo dell'automobile è una realtà. L'azienda ha deciso di "raccogliere i cocci" estrapolando gli studi svolti sinora a favore di un progetto avanzato di guida autonoma, che tuttavia al momento non ha alcuna possibilità di piazzamento commerciale dato che ciascuna Casa sta sviluppando il proprio know how. In termini concreti questo è uno dei più grossi ridimensionamenti della storia di Apple, la cui genesi è da attribuire tanto alle difficoltà nella "guerra" con i consolidati brand automotive, quanto all'impossibilità di ottenere una iCar secondo gli standard qualitativi voluti dal marchio a un prezzo che consentisse un ragionevole successo di vendite. Di fatto Apple ha peccato di presunzione, sottovalutando la complessità del prodotto automobile e ritenendo a torto che la competenza nel campo della computer science fosse sufficiente a gestire internamente un'impresa di questo genere; un duro colpo alla abituale prosopopea del brand. Ma pare sia stato il problema della catena di distribuzione quello che ha fatto suonare il de profundis.  Ora rimane da vedere se l'altra possibile new entry nel settore, quella basata a Mountain View, avrà la stessa sorte. Le premesse ci sono tutte.

Barra for (vice) president





I legami trasversali corrono in genere sotto la superficie e in genere da fuori è difficile coglierne la ratio. E in questo caso scoprire i retroscena è davvero arduo e non fosse stato per Assange e i filtrati di mail di Wikileaks non l'avremmo nemmeno mai immaginato. Ce l'avete presente Mary Barra? Sì, l'ad di General Motors, in carica da fine 2013. Beh è filtrata la notizia che il suo nome fa parte di una rosa di 39 candidati alla vicepresidenza Usa democratica, se vincerà la Clinton. Non sappiamo ancora chi sarà il prossimo capo dell'amministrazione Usa in questa battaglia quanto mai incerta e sempre più aspra, ma, viste le abitudini sotterranee dei candidati e il loro strettissimo intreccio con l'economia del Paese, questa notizia la dice lunga su quanto il mondo dell'auto e suoi bilanci contino sull'intera evoluzione dello Stato. Ufficialmente il contributo economico di GM alla fondazione Clinton per ora consiste nella donazione (tramite la propria fondazione) di 30 trucks per 684.455 $ oltre a un finanziamento diretto tra 50 e 100mila $, robetta per i bilanci di una campagna. Ma forse c'è altro. In ogni caso, nella lista dei 39 compaiono anche Michael Bloomberg, Bill Gates e Tim Cook. Ci sono da aspettarsi novità in ambito informatico?

La guerra delle macchine by Mercedes





Ancora non sono in vendita (a parte qualche sfortunato esempio) e già cominciano i problemi... legali. Parlo dell'odioso argomento delle auto self driving, sul cui concetto crescono diatribe di nuovo tipo rispetto a quelle classiche che riguardano il mondo dell'automobile. L'ultima riguarda proprio gli incidenti e la loro dinamica quando quest'ultima sia, diciamo, gestibile da chi guida, quindi nel caso specifico dal computer. Ci sono fondamentalmente due tipi di incidente. Nel primo caso l'evento è causato da un errore di guida, il famoso errore umano che la guida automatica vorrebbe eliminare (ma solo se fate giuramento di fedeltà e sottomissione). Nel secondo, invece, il comportamento del guidatore può evitare danni più gravi, ma a scapito delle altre auto. Pensate per esempio al caso in cui qualcuno invade frontalmente la vostra corsia: avete scelta tra uno scontro durissimo e (forse) la possibilità di evitarlo investendo i ciclisti sulla estrema destra (ma quando mai? Sono sempre in mezzo. Ma questa è una pura ipotesi). Non si può stabilire la scelta che farebbe a priori un essere umano. Ma quella del computer sì. E gira la notizia che le auto autonome della Mercedes abbiano nel software la prevalenza della sicurezza dei propri occupanti. Insomma il computer sarebbe programmato per procurare eventualmente danni intenzionali ad altri pur di ridurre le conseguenze dell'evento per i propri occupanti. Immaginando un mondo di auto self driving (doppio argh!) una sorta di guerra tra macchine alla Asimov. MB nega, ma anche VW negava di superare i limiti di emissione. In ogni caso si apre un complesso capitolo di studi legali sulla questione e gli incidenti più gravi, ineliminabili sulla scorta di un semplice calcolo delle probabilità alla faccia dei fautori di questa new age, diventerebbero un incubo processuale. Pensate alla compagnie di assicurazione, alla loro politica di gestione dei sinistri, ai tempi e modi risarcimento. Come lo vedete il futuro?

Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...