06 settembre 2016
A Parigi la nuova Discovery
Altre novità per il salone di Parigi, questa volta provenienti da Land Rover. Si tratta della nuova Discovery, che sarà lanciata, appunto, là e della quale è stato diffuso un completo teaser frontale. Parte superiore in stile Range, della quale peraltro impiega la scocca in alluminio e in generale una decisa virata stilistica verso l'alto di gamma del marchio, anche se nella parte posteriore sembra sia stata mantenuta la soluzione asimmetrica del portellone con targa su un lato. Il motore base dovrebbe essere il 4 cilindri turbodiesel della serie Ingenium, quello che equipaggia anche le recenti Jaguar XE (http://auto-thrill.blogspot.it/2014/03/si-avvicina-il-debutto-della-jaguar-xe.html), ma la gamma dovrebbe ampliarsi in seguito. Novità di gamma connessa al lancio il debutto dei modelli SVX, specificamente dedicati al fuoristrada duro e attrezzati come si deve per quell'uso, elettronica di ultima generazione compresa. Prezzi sostenuti, con partenza collocata ampiamente sopra i 50.000 €.
05 settembre 2016
Come ti demolisco la Koenigsegg
Non è una One:1, ma vale comunque (da nuova) quasi 700.000 euro. Parlo di quella che fino a poco fa era una Koenigsegg CCX, che in quel di Nuevo Laredo (Messico, vicino al confine US), ha piantato un botto di quelli epici, mandando i due occupanti in ospedale con l'auto aperta come da un apriscatole. Di sicuro i nostri andavano forte ma fa certo impressione che tutte le sovrastrutture anteriori, ruote comprese siano praticamente scomparse (e dietro non siamo messi molto meglio), anche se sembrerebbe che la scocca e le parti destinate ad assorbire l'auto siano ancora intatte. A un esame ottico a distanza sembra però che l'abitacolo non abbia subito grandi schiacciamenti, garantendo così lo spazio vitale ai due passeggeri. Certo che a vederle così, queste supercar, sorgono dubbi sia sul contenuto tecnologico sia sulla loro adeguatezza a circolare nel traffico "umano".
L'iniezione d'acqua si estende
L'ultima volta (in tempi recenti) l'abbiamo vista montata sulla BMW M4 GTS, la versione pista/strada della sportiva di Monaco. Ora la Bosch, ideatrice e costruttrice dell'impianto (what else?) ha deciso di mettere sul mercato la soluzione e di fornirla anche ad altri costruttori. Parlo dell'iniezione d'acqua nei motori turbocompressi e i primi propulsori dotati della soluzione saranno sul mercato dal 2019. Il sistema, concettualmente assai semplice, prevede lo spray di una piccola quantità di acqua demineralizzata (o di una soluzione di acqua e alcool, che ne favorisce la rapida evaporazione) nel condotto di aspirazione, alzando di parecchio la soglia di detonazione senza ricorrere all'arricchimento della miscela di carburante, che mette in crisi catalizzatore e consumi. Al di là dei dati specifici registrati sulla GTS, il sistema è stato certificato consenta una riduzione fino al 13% del consumo e al 4% delle emissioni di CO2, L'iniezione d'acqua manifesta i suoi cospicui benefici su motori con potenza specifica uguale o superiore a 108 CV/litro e l'impianto che sarà fornito alle diverse Case sarà sostanzialmente identico a quello della BMW, pur tarato sui casi specifici. Consta di un serbatoio da circa 4 litri (il consumo d'acqua è assai basso e tale quantità basta per circa 3.000 km), di una pompa elettrica per mettere in pressione il circuito, di un iniettore ogni due cilindri, di sensori di battito in testa e di una centralina di controllo connessa a quella del motore. Se si esaurisce l'acqua la pressione del turbo viene ridotta per evitare il battito in testa, ma l'auto continua a funzionare regolarmente. Non è ancora stabilito se la Bosch produrrà anche un kit aftermarket del sistema, che potrebbe destare molto interesse nella clientela specifica.
01 settembre 2016
L'AMG che risparmia
Tra un mese si apre il salone di Parigi, quello che si alterna biennalmente con Francoforte, e stanno arrivando le anteprima delle novità che saranno là presentate. Mercedes fa debuttare la GLC 43 AMG 4Matic Coupé (argh, un nome meno chilometrico?) Suv dotato del V6 da 3 litri che in ottica di downsizing si sta diffondendo al posto dei V8 nelle sportive meno esasperate. 367 Cavalli a 5.500 giri e 518 Nm a 2.500 sono il biglietto da visita del biturbo, che spinge la vettura da 0 a 100 in 4,9 secondi con velocità massima autolimitata di 250 km/h. Cambio 9G-Tronic (9 marce, n'est-ce pas?) con innesti velocizzati e possibile azionamento manuale, trazione integrale Performance e la solita barcata di costosi optional completano la dotazione della vettura, che seguendo una paranoia diffusasi anche in altre divisioni sportive dispone pure di un sistema per "veleggiare" ossia sfruttare l'abbrivio in piano per risparmiare carburante. Sempre in accoppiata all'ormai onnipresente start&stop, ovvio. Ma, dico io, saranno mica quei quattro soldi di carburante (su un acquisto con tutti 'sti zeri) a mandarti in rovina, n'est-ce pas?
Electric dreams
Certo che dai furgoni del latte londinesi a oggi gli autocarri ne hanno fatta di strada. Parlo di quelli elettrici, ovviamente, e il commento viene spontaneo dando un'occhiata al nuovo prototipo Nikola, startup yankee che ha realizzato un trattore per semirimorchi azionato elettricamente e dotato di un range extender a idrogeno. Primo commento, a latere. Capisco che negli Usa occorra adeguarsi sempre al mood collettivo per sfondare, ma forse distaccarsi da Tesla con maggiore fantasia nei nomi renderebbe meno "fotocopia" ogni nuova iniziativa; Nikola era infatti il nome del controverso genio elettrotecnico del secolo scorso. Ok, valutiamo l'idea globale. Innanzitutto il range extender non è, come verrebbe naturale pensare, costituito da una fuel cell, ma da un turboalternatore, pur alimentato dal leggero gas. Non ci sono quindi emissioni carboniose, ma di composti di azoto sì. E il sospetto che l'autonomia di quasi 2.000 km sia ottenuta per la gran parte con il sistema a combustione è del tutto lecito, anche perché per erogare 2.000 CV di potenza su un veicolo destinato al traino di grandi pesi il consumo elettrico sugli accumulatori non dev'essere risibile. Idrogeno quindi, che la società intende fornire a impatto zero sulle emissioni mediante una rete proprietaria di impianti di elettrolisi alimentati da fonti eoliche e solari; da notare che oggi questa rete di fatto non c'è. Ma non basta, Nikola intende anche creare un network di stazioni di rifornimento, almeno 50 entro il 2020, un numero non enorme ma adeguato vista la grande autonomia dei truck. Bene, sappiamo che attualmente la clean transportation è uno degli argomenti di punta in America, ma mi sembra che questo piano sia parecchio ambizioso e soprattutto venda già oggi degli autocarri che di fatto non possono ancora circolare. A 375.000 dollari al pezzo, nello specifico, ma ci sono già leasing dedicati. Insomma una bella operazione di marketing, che ha già raccolto, dicono, circa 7.000 ordini. Vedremo se avrà successo.
31 agosto 2016
Vecchie gomme addio?
La plastica è il principale inquinante ambientale, lo sappiamo. Sacchetti e oggetti d'ogni tipo li trovi ovunque e durano secoli. Gli pneumatici sono fatti di gomma, per la maggior parte naturale, e condividono la problematica delle plastiche: quelli usati, anche se te li ritira il gommista, finiscono per riempire le discariche e restano lì a distruggere panorami ed ecosistema per anni, perché una volta costruiti non si riesce più a scinderli nei costituenti base per riciclarli. Una recente ricerca presentata al meeting della American Chemical Society potrebbe però cambiare radicalmente la situazione: con l'impiego del ciclopentene, idrocarburo ciclico insaturo presente in abbondanza negli scarti di lavorazione dell'industria petrolifera (e quindi a un costo minore di quello della gomma naturale), si può ricavare una gomma sintetica, il polipentenamero, del tutto simile alla resina naturale e in grado di sostituirla nella fabbricazione delle coperture. Il grande vantaggio è però che con questa procedura una volta finita la vita dello pneumatico è possibile isolarne le componenti chimiche di base e riciclarle quasi interamente. Fine delle discariche dunque? Beh, è ancora presto per dirlo. La vicenda dell'olio di palma insegna. Ci sono voluti anni perché l'industria alla fine accettasse di farne a meno e solo ora si cominciano a vedere i risultati. L'industria degli pneumatici è gigantesca ed estesa a livello mondiale, ergo esistono contratti di fornitura consolidati e e ferrei; inoltre i produttori di gomma naturale potrebbero ridurre i loro guadagni pur di non veder sfumare il business. Infine, il polipentenamero deriva dal petrolio e quindi ne incentiva intrinsecamente l'estrazione. Ma, a voler vedere il bicchiere mezzo pieno, potrebbe essere un altro passo nella direzione di un'economia circolare con meno sprechi.
30 agosto 2016
Google molla il colpo?
Pare che il progetto di auto autonoma di Google (http://auto-thrill.blogspot.it/2014/05/aveveo-gia-parlato-della-ricerca-di.html) sia in gravi difficoltà, tanto che il capo della ricerca, Chris Urmson, ha fatto le valigie da qualche settimana. Il fatto è che all'inizio il progetto del colosso di Mountain View si era orientato su una soluzione in netta competizione con le industrie del settore, tentando una nuova via con una vettura radicalmente diversa dai comuni canoni vigenti. Strada facendo, però, il management si è reso conto di quanto sia difficile progettare un'auto senza un know how specifico; di qui la netta virata di qualche mese fa (http://auto-thrill.blogspot.it/2016/04/un-anello-per-ghermirli.html) segnata dall'accordo con Volvo Ford, Uber e Lyft per usufruire di ulteriori competenze. Ma l'ibridazione non sembra aver prodotto risultati concreti e pure l'ulteriore agreement con FCA per lo sviluppo di una Chrysler Pacifica autonoma, che segna quindi il passaggio dalla propria auto a vetture prodotte da terzi, non ha ridotto il time to market di un progetto che ora si misura in decenni; troppo per rientrare dagli investimenti. La recente decisione californiana (la California è stato sinora lo stato Usa più "disponibile" verso le vetture autonome) di normare il settore con l'obbligo della costante presenza al posto di guida di una persona con la patente e la conseguente necessità di realizzare un'auto più tradizionale nel concetto produttivo (quindi almeno con volante e pedali) ha poi inferto un duro colpo alla fantasia progettuale del team di Google, che prospettava invece un veicolo radicalmente diverso. E per ultimo il recente crash della Tesla autonoma in Florida (http://auto-thrill.blogspot.it/2016/07/autonome-no-grazie.html), che fa balenare il bandolo per cause miliardarie capaci di affossare anche colossi dalle solide fondamenta. Insomma tutto fa pensare a un prossimo ripensamento di Google sull'intero progetto, che tuttavia non influirà (ahimé) sullo sviluppo delle self driving cars portato avanti dai costruttori "tradizionali".
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