20 gennaio 2016

La guida? Roba da vecchi



Dalle nostre parti si parla da tempo della disaffezione alla guida da parte dei giovani, sostituita da smartphones e tecnologia in genere. Beh il fenomeno è sensibile e molto esteso anche negli Usa, dove una ricerca dell'Università del Michigan mostra un netto calo dei giovani patentati. Nel 1983 la percentuale di persone con il permesso di guida tra 20 e 24 anni era del 91,8%, valore sceso all'82% nel 2008, al 79,7% nel 2011 e al 76,7 nel 2014. Il fenomeno mostra una spiccata relazione alle fasce d'età, dato che nello stesso periodo di osservazione, ossia dal 1983 al 2008, la percentuale di guidatori tra 45 e 69 anni è invece salita per scendere poi leggermente a cavallo dalla crisi sino a oggi. Andamento analogo per il gruppo tra 60 e 64 anni, che dall'iniziale 83,8% è salito fino al 95,9% del 2008 per scendere poi al 92,1% nel 2014. Se aggiungiamo che i patentati dai 70 anni in su sono ancora il 79% nel 2014, quasi tre punti più dei giovani, vediamo che la guida pare sia diventata un retaggio d'antan. Difficile dire se si tratti davvero soltanto di uno spostamento di interessi oppure se la crisi abbia avuto (e abbia tuttora) un ruolo determinante; il calo del numero di patenti mostra però inequivocabilmente come abbiamo a che fare con un effettivo e radicale cambiamento nelle abitudini di vita.

Anche la Spyker a Ginevra





Per la serie a volte ritornano, a Ginevra riecco la Spyker. La Casa olandese, che aveva in mente nel 2010 di comprare la Saab ma di fatto è incorsa in traversie finanziarie ed è appena uscita dalla ristrutturazione, è attualmente in partnership con la statunitense Volta Volare per la realizzazione di aerei a propulsione elettrica. Ciò dà indubbiamente dà un senso al marchio con l'elica, ma il pedigree automobilistico ha il suo peso e così al prossimo salone di Ginevra vedremo una concept che, basandosi sulle recente know how dell'azienda potrebbe essere a propulsione elettrica oppure, basandosi invece sui progetti resi noti finora, una versione definitiva della concept B6 Venator, dotata di un V6 trasversale centrale da 380 CV. A rigore in listino compare però ancora la C8 Aileron, dotata di un V8 4.2 Audi da 400 CV: di fatto, quindi, la Casa non ha mai cessato l'attività.

18 gennaio 2016

Marcia indietro alla Mercedes




L'anno scorso Mercedes, seguendo il mood di BMW con le M Sport, aveva lanciato un sub-brand di AMG, definito AMG Sport, delegato alla realizzazione di modelli cattivi ma un po' meno delle titolari di diritto del marchio, allo scopo di allargare il bacino di clientela. Tutto annullato e deciso cambio di sentiero per il marchio tedesco, che riqualificherà gli attuali modelli AMG Sport (tipo la C450 AMG Sport) facendoli diventare AMG (e basta) a tutti gli effetti. Una decisione motivata dalla presa di coscienza che un abbassamento delle doti sportive delle auto della divisione tosta di Mercedes faceva più danni di quanti clienti accattivasse, che peraltro ha il suo riscontro concreto nella negazione ad altri preparatori della licenza a realizzare vetture sotto l'ufficialità del marchio. A titolo di esempio, all'ultimo salone di Francoforte ho visto Brabus trasformato da preparatore di motori ad allestitore di modelli special: il suo stand era infatti zeppo di vetture Mercedes (e smart) superlusso ma con motori di serie.

Torna il mito di Apollo







C'era una volta la Gumpert, piccola azienda tedesca che costruiva le Apollo, supersportive realizzate dall'omonimo Roland Gumpert, ex capo della Audi Motorsport. Ciò spiega l'adozione dei V8 di 4.2 litri di matrice Audi, che opportunamente rielaborati e dotati di due turbocompressori, erogavano nella versione S 800 CV con uno 0-100 da 2.5 secondi. Auto eccezionali, dunque, capaci di competere con le più titolate ipercar del mercato, ma altrettanto sfortunate dal punto di vista commerciale, tanto che nel 2012, dopo appena un centinaio di vetture vendute, il marchio ha dichiarato fallimento. Beh, Gumpert non si è perso d'animo e al prossimo salone di Ginevra vedremo una nuova vettura sotto il marchio Apollo, che da nome del modello diventa brand. Il teaser è tutto quello che si sa al momento, poiché non sono stati rivelati dati tecnici, così come non si sa se nella attuale proprietà della rinata azienda, che ha sede ad Altenburg, ci siano i cinesi di Consolidated Ideal TeamVenture che nel 2012 hanno rilevato gli asset produttivi. Quel che è certo però è che la nuova auto avrà certamente i numeri giusti, perché Gumpert sa il fatto suo.

16 gennaio 2016

Una nuova GT da Opel





Videoteaser Opel per la nuova GT, presentanda a Ginevra. L'ultima auto del gruppo con questa sigla fu giubilata dalla bancarotta GM, questa speriamo abbia migliori chances. La concept che sarà esposta dovrebbe avere parecchio in comune con la recentissima Buick Avista vista (ehehe) al Naias di Detroit, ma in questo caso invece della trazione posteriore adottata dal brand Usa l'impiego della piattaforma D2XX destinata alle compact implicherebbe la trazione anteriore. Sul motore buio, non è detto quindi venga adottato lo stesso V6 di tre litri da 400 CV della sorella a stelle e strisce. La settimana prossima ci promettono altre news.

15 gennaio 2016

Subaru Outback, l'auto totale















La specializzazione è assieme giubilo e croce del nostro tempo. Grazie a essa abbiamo creato team capaci di dare grandi risposte ai bisogni contingenti, ma forse ora ci siamo spinti un po' troppo in là, seguendo i dettami del marketing. Tradotto in campo automobilistico, il concetto porta a vetture estremamente settoriali: per lo sport, il divertimento, la città, il trasporto. Peccato che difficilmente ci si possa permettere un parco auto così vasto. Tornando (senza presunzione, per carità) a un concetto più leonardesco dell'ingegneria, però, si può ancora cercare l'auto totale, quella che va bene per fare ogni cosa e che le cose le fa tutte bene. Beh, la Subaru Outback è esattamente questo, una vettura completa, capace di darti molto in molteplici ambiti. E' grande, capace, versatile, ha l'immancabile trazione integrale, va dappertutto, anche in off road. Se ne hai una non senti il bisogno di qualcos'altro, certo sempre che non tu non ci voglia andare in pista e allora una STI sarebbe meglio.



La linea non è da urlo ma, specie con quel frontale rivisto, dà l'impressione di solidità e in definitiva è piacevole. La Outback è un'auto grande (lunga 4,815 m e larga 1,84) ma soprattutto più alta delle normali station, 1,605 m, (grazie anche alle ruote da 18 pollici) ma non come una Suv e dal posto di guida hai comunque un'ottima visuale, appena leggermente al di sopra degli altri, quel tanto che basta. Protezioni inferiori, altezza da terra di 200 mm, minigonne e spoiler contribuiscono a quel design un po' off road che trovo attraente; insomma un'auto tosta che ha il suo perché.



Dentro si sta comodi, tanto spazio e accesso facile grazie alle grandi portiere dal notevole angolo di apertura. Il portellone si apre elettricamente e dispone di un comando per limitarne la corsa se il box ha il soffitto troppo basso; il vano è grande (la capacità massima di carico dell'auto è di 1.848 litri) e regolare e dispone di ulteriori scomparti accessibili sollevando la protezione del pianale. Data la trazione integrale ha però una dimensione limitata in altezza fino al tendalino, limite superabile adottando una griglia oppure sfruttando la notevole larghezza per stivare al meglio il carico. Il divano è reclinabile nelle abituali proporzioni 60/40 (operazione facile grazie alle pratiche leve aggiuntive nel vano); manca però uno sportello di passaggio verso il bagagliaio, utile per esempio per trasportare sci. Globalmente non ci sono molti fronzoli, come d'abitudine nelle Subaru si bada al sodo, ma la qualità generale dei rivestimenti è buona così come la pelle dei sedili e l'illuminazione in blu notturna che rende l'abitacolo friendly. Il posto guida è ben realizzato ed ergonomicamente corretto, con il volante multifunzione sportivo di bella fattura e il sedile a regolazione elettrica. Tutti i comandi sono a portata di mano e la visibilità è ottima in ogni direzione; gli specchietti retrovisori riscaldabili si ripiegano elettricamente ma solo a contatto inserito e non automaticamente. Sulla plancia si trova lo schermo touch da 7 pollici del sistema di infotainment Starlink, che comprende anche il navigatore e i collegamenti bluetooth oltre a una telecamera posteriore ad ampio angolo assai utile nelle manovre viste le dimensioni.



La versione in prova è la Diesel, che monta l'ormai classico boxer da 1998 cm3 con potenza di 150 CV, erogati al regime assai basso di 3.600 giri, e coppia massima di 350 Nm da 1.600 a 2.800 giri. Il passaggio all'Euro 6 ha mantenuto inalterata una potenza non particolarmente elevata ma ben sfruttabile grazie alla coppia lineare e all'ottimo cambio a variazione continua Lineartronic, che consente la guida completamente automatica oppure quella con cambiate manuali tramite le levette al volante. In questo caso sono previste 7 posizioni del variatore che corrispondono ad altrettanti rapporti disponibili nella guida. Occorrerebbe però (per la guida sportiva) prevedere la possibilità di cambiare anche anche tramite il movimento della leva sulla consolle, perché visto il ridotto range utile del motore, in curva l'azionamento delle levette è spesso impossibile. Riprese e accelerazioni sono rapide anche se non fulminanti (l'auto sfiora comunque i 1.600 kg a vuoto) e il propulsore si rivela ancora del tutto adatto alla vettura consentendo pure una guida brillante. Lo sterzo è abbastanza duro e preciso per la bisogna; i freni potenti e ben dosabili. Molta della sicurezza che si prova alla guida della Outback è dovuta al consueto ottimo sistema di trazione integrale e alla ottimale ripartizione dei pesi, che rendono la vettura rapida negli inserimenti e piatta nelle percorrenze, doti ancora più apprezzabili su una quasi Suv che a vedersi si ipotizzerebbe avere un baricentro alto. Una delle prove della qualità della 4WD jap sta nella facilità con cui si può spingere l'auto, cosa non comune tra le integrali.

Sempre parlando di sicurezza, l'adozione del sistema EyeSight offre al guidatore un utile supporto tramite una coppia di telecamere situate nella parte superiore del parabrezza che monitorano lo spazio davanti all'auto. Ciò abilita tanto il cruise control adattivo (che cioè accelera o frena  autonomamente in base alla velocità programmata e in relazione alle condizioni del traffico) quanto il controllo di corsia e l'utile (nelle code) Lead Vehicle Start Alert, che avvisa quando il veicolo davanti si muove. Il sistema prevede poi un anticollisione che avverte degli ostacoli e agisce su motore, freni e sterzo se il guidatore non fa nulla per evitare l'urto; insomma alla guida della Outback si è piuttosto cocooned, per dirla alla maniera Usa. Sempre parlando di dinamica di guida, alle già citate eccellenti doti dinamiche "naturali" dell'auto si aggiungono il controllo di stabilità e il torque vectoring, che consentono una guida veloce e agile ma intrinsecamente tranquilla anche in condizioni meteo difficili. Alla Outback ti abitui subito e soffri un po' quando ne scendi, proprio per questo connubio di ottime doti tecniche e di piacere di guida che non ti aspetteresti d'acchito da un macchinone di questo tipo, che spingendo il tasto X-Mode ti permette anche di affrontare il fuoristrada con un piglio da vera 4x4, portandoti dove vuoi fuori dall'asfalto, salitone e discese da brivido comprese. Miglioramenti? Beh, certo sono sempre possibili. Per esempio dare alla vettura un Diesel un po' più potente, magari da 200 CV, la renderebbe un vero incrociatore, un'auto da superiorità stradale con pochissime avversarie. Ma la Outback va bene anche così; in fondo è proprio questa la filosofia Subaru, che non tende mai a strafare.

14 gennaio 2016

Altre nuvole all'orizzonte



Come dicevo a settembre, una volta "saltato il tappo" c'è la concreta possibilità di una fatale espansione. Parlo dello scandalo VW sulle emissioni truccate e del suo ipotetico allargamento ad altri costruttori. La settimana scorsa agenti francesi della divisione antifrode hanno compiuto una serie di sequestri di pc di dirigenti in diversi siti produttivi del marchio; l'ipotesi è quella dell'esistenza di un software del tipo di quello utilizzato dalla Volkswagen per mascherare le emissioni di alcuni tipi di motore Diesel. La notizia viene dal sindacato interno Cgt e colpisce oltre che per l'importanza intrinseca anche perché riguarda un brand a partecipazione pubblica, tanto più nel frangente del ripensamento francese sulle "doti" dei motori a gasolio. Oltre che una indagine, quindi un segnale concreto che il governo fa sul serio. La borsa ha reagito assai male e il titolo Renault è sceso fino al 20%, per arrestarsi poi a -17%, un calo preoccupante per le finanze del gruppo. Ma un po' tutti i titoli del comparto auto oggi hanno fatto registrare ribassi, pure quello di FCA che potrebbe trovarsi in difficoltà per le rivelazioni di due concessionari sul territorio Usa che sostengono l'azienda trucchi i dati di vendita per creare condizioni borsistiche più, diciamo, favorevoli. Anche se con connotazioni differenti, sarebbe in sostanza un altro caso di "tradimento" della fiducia dei consumatori (o investitori) yankee e sappiamo come questo tipo di atteggiamento sia avversato in America.

Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...