24 gennaio 2015
RND: scherzone di Toyota UK
Un paio di giorni fa è comparso sul web il teaser di una nuova Toyota, la RND, che avrebbe, nelle svariate fantasie degli "addetti ai lavori", rappresentato il punto di svolta della Casa jap, ovvero l'avanguardia stilistica del nuovo corso, quando non addirittura la nuova Supra. Beh niente di tutto questo, cari topolini, perché RND non è altro che l'acronimo di Red Nose Day, cioè il giorno del naso rosso, manifestazione di beneficenza organizzata ogni anno in Gran Bretagna per raccogliere fondi destinati ai clown che alleviano le sofferenze dei bimbi ricoverati in ospedale. Il teaser, quindi non è altro che una Auris con un naso rosso applicato sul frontale e rappresenta l'iniziativa benefica di Toyota UK, che chiede 5 £ per l'acquisto del naso rosso su eBay oppure lo stesso importo donato presso le concessionarie del marchio. Un po' beneficenza e un po' pesce d'Aprile, quindi.
23 gennaio 2015
Fenice elettrica
Se si esamina la storia della mobilità, ci si accorge facilmente che le idee davvero nuove sono assai poche e che più spesso i nuovi progetti "ripescano" concetti già sperimentati, magari con scarso successo. E' il caso di Gogoro, scooter prodotto da una startup californiana che è stato presentato all'ultimo CES di Las Vegas e che ripercorre l'idea di Better Place (fallita due anni fa) ma in campo scooteristico. Gogoro propone infatti, oltre all'acquisto dello scooter, l'abbonamento a una rete di Gostation nelle quali la batteria viene sostituita permettendo così di riprendere la marcia con una piccola interruzione temporale invece di attendere lungamente per la ricarica. Che attualmente tale network di fatto non esista ancora è un dettaglio e che il "precursore" in joint venture con Renault abbia fatto una brutta fine pure, ma Gogoro ha raccolto negli ultimi 4 anni finanziamenti per ben 150 milioni di dollari, con i quali ha sviluppato un prodotto con autonomia di 100 km e un discreto scatto, tale da farlo accelerare da 0 a 50 orari in 4,2 secondi. Costruzione in materiali ecocompatibili e motore completamente impermeabile (si vede che vogliono venderlo in Indonesia) corredano l'offerta, mentre ben 55 sensori distribuiti nel veicolo ne consentono la continua analisi così come la comunicazione con il proprio smartphone, lo stesso capace di indirizzare alla più vicina Gostation (vedi video) se la batteria si sta scaricando. Che dire, gli facciamo gli auguri?
Occhio al ciclista!
Jaguar Land Rover lancia il Bike Sense, un sistema di sicurezza studiato specificamente per prevenire incidenti con ciclisti, motociclisti e pedoni. Grazie a una rete di telecamere e di sensori collocate attorno all'auto, Bike Sense avverte il guidatore della presenza del pericolo con vari sistemi di avviso, che vanno da un suono emesso dall'altoparlante posto sul lato ove occorre fare attenzione a una sorta di tap tap sulla spalla (destra o sinistra), prodotto da un trasduttore incorporato nel sedile. Gli avvisi si differenziano a seconda del veicolo interessato: un campanello per le biciclette, un clacson per le moto e sono associati a una serie di segnalazioni luminose su plancia finestrini. Il sistema funziona anche da fermo, avvertendo per esempio di un ostacolo in avvicinamento al momento di aprire la portiera, e interviene sul pedale dell'acceleratore indurendone la corsa e facendolo vibrare in occasione di un possibile pericolo, per esempio se si viene sorpassati da una moto. Vedremo come e a quale costo si passerà dalla presentazione al montaggio in produzione sulle vetture del gruppo, montaggio che prevedo quasi certamente opzionale.
Più idrogeno meno rinnovabili
Oggi si va di carburanti. Si parla di idrogeno da molto tempo, ma ogni possibile evoluzione del discorso finisce per cozzare contro un fatto incontrovertibile: l'idrogeno non è una fonte primaria, ovvero non esistono giacimenti del gas, ma occorre produrlo da altre fonti. Attualmente nel mondo si ottiene principalmente dal gas naturale ma con la non sottovalutabile conseguenza di emettere parecchia CO2 come sottoprodotto. Esiste però un metodo alternativo, il methane catalitic cracking, che consente di ottenere idrogeno e filamenti carbonio puro, senza composti ossigenati e quindi senza la produzione di gas serra. Perché non viene adottato su vasta scala? Semplice, perché costa più degli altri processi. Questo però oggi, perché in futuro le cose potrebbero cambiare. Il premio Nobel Carlo Rubbia, attualmente impegnato in questo campo, dai laboratori di Karlsruhe dove svolge la sua attività di ricerca invoca infatti sostegno per questa tecnologia, che si pone come alternativa a minor impatto ambientale rispetto alle ormai molto diffuse (in Germania) rinnovabili e potrebbe garantire un futuro sostenibile e pulito al mondo moderno. L'aumento della scala produttiva farebbe infatti scendere i costi, mentre la disponibilità di carbonio puro in grandi quantità ne favorirebbe l'impiego come fibra, abbassando anche la soglia di convenienza di questo materiale nell'industria automobilistica. La quadratura del cerchio quindi. Chissà come la pensano i petrolieri.
Racer 3.0
Mai sentito parlare di W Motors? Si tratta di un costruttore di auto estreme basato in Qatar, che nel 2013 ha lanciato sul mercato la Lykan Hypersport. Un oggettino da più di 3 milioni di euro, bello salato quindi, ma si sa che da quelle parti i dollari crescono sugli alberi o meglio sotto le loro radici. Il piano produttivo della Hypersport ne prevede solo 7, tutte in odore di essere piazzate tra Qatar, Emirati, Kuwait e Abu Dhabi a partire dal 2016. Ora il concetto della vettura si evolve con la Lykan Supersport HSF, auto da corsa con compiti di dimostratore tecnologico sviluppata a partire dalla Hypersport insieme al costruttore di orologi (di lusso, ça va sans dire) Franck Muller e al consorzio Quimera, iniziativa spagnola che si prefigge il compito di realizzare progetti ecosostenibili. Sì, perché la Supersport sarà la prima auto da competizione totalmente ecosostenibile, dalla scocca in carbonio al motore da oltre 1.000 cavalli. Quest'ultimo ha la particolarità di poter funzionare tanto con la banale benzina quanto con un combustibile sintetico ottenuto da fonti rinnovabili, di qui l'acronimo HSF, Hybrid Syntetic Fuel. Ora, che il progetto venga proprio dalla zona più ricca in petrolio al mondo dovrebbe far riflettere o quantomeno instillare il dubbio che tutta la storia possa nascere da una visione sulla disponibilità futura dell'oro nero. E' vero che con i numeri di produzione della W motors niente ha valore di statistica, ma in fondo sono i prototipi che guidano le rivoluzioni nel mondo dell'automobile. C'è qualcosa che dovremmo sapere?
22 gennaio 2015
Tanto tuonò che piovve
Il gruppo PSA ha accantonato il progetto Hybrid Air, quello che adotta l'aria per ottenere una propulsione ibrida alternativa a quelle ormai in uso da anni. Ai già citati limiti della soluzione, si è aggiunto lo scarso interesse sul mercato dei fornitori di sistemi, che ha lasciato Peugeot e Citroën sole ad affrontare costi di sviluppo decisamente maggiori di quelli oggi necessari per mettere a punto una ibrida con motore elettrico e in più senza la garanzia di una maggiore efficienza. Una fine annunciata, quindi, anche se ufficialmente è stato soltanto "raffreddato" l'impeto dello sviluppo. Ma il capo progetto ha già lasciato la Casa e il team dedicato è stato drasticamente ridimensionato. Come ho già avuto occasione di dire, l'aria porta male ai francesi.
21 gennaio 2015
Auto stampate crescono
Le stampanti 3D continuano a rappresentare una grande opportunità anche nel mondo dell'automobile e aziende come la Local Motors si candidano con l'apertura di due microstabilimenti in Tennessee e a Washington D.C. a leader di settore per piccole produzioni o prototipazione rapida al servizio delle Case produttrici. Dopo la Strati, piccola elettrica con parti della Twizy realizzata a fini dimostrativi, l'Oak Ridge National Laboratory ha portato a Detroit un prodotto più complesso, una replica della AC Cobra realizzata con l'autorizzazione della Shelby American (che festeggia i suoi 50 anni e accetta di tutto per farsi pubblicità). I tempi di stampaggio sono assai più lunghi della Strati, sei settimane invece di due giorni, ma il risultato mostra che ormai anche una vettura complessa dotata di sottotelai da imbullonare alla parte in resina è alla portata di questa tecnologia. Che si distingue per la rapidità del passaggio dal progetto al prodotto (una settimana) e per il costo molto più basso di quello di un normale prototipo, attorno ai 10 $ al chilo. La Cobra "stampata" pesa 703 kg e monta un motore elettrico da 136 kW al retrotreno, con una batteria al litio da 15 kWh davanti per l'equilibrio dei pesi; fatti i conti costa qualche migliaio di dollari, contro gli oltre 100.000 di un prototipo costruito secondo la metodologia tradizionale. Local Motors insiste nel proporre il concetto di una sorta di costruzione personale della propria auto, ma penso che, alla luce delle prove di crash necessarie per l'omologazione in Europa, sia difficile immaginarne da noi la diffusione per esemplari unici o auto di serie. Resta comunque il fatto che l'introduzione dello stampaggio 3D renderebbe, per esempio, assai più facili e veloci i face lifting, così come la realizzazione di accessoristica dedicata. Vedremo come evolve questa storia.
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