Piccola digressione culturale. Si apre oggi alla Triennale di Milano la mostra Abiti da Lavoro, una interessante iniziativa curata da Alessandro Guerriero che ha raccolto 40 mise professionali ideate da progettisti di tutto il mondo. Il taglio dell'esposizione è decisamente creativo e va ben oltre la funzionalità contingente da sempre associata all'abbigliamento legato alle professioni, espandendosi in campo artistico. Ma è interessante riflettere su come nel corso del tempo e in particolare negli ultimi anni funestati dalla crisi l'abito abbia subito una progressiva trasformazione da indumento protettivo a indumento che esprime funzione e segno sociale e, arrivando a oggi, valore dell'espressione individuale, immagine di ciò che vogliamo essere nel mondo. Penso ai piloti della prima metà del secolo scorso, che correvano con i vestiti di tutti i giorni o ai motociclisti con il cappello: la sofisticazione odierna ha trasformato nettamente il look e l'insieme di ciò che il pilota indossa non è più soltanto una protezione ma mette in luce l'individualità e, con buona pace degli sponsor, l'eclettismo del singolo. E la mise con cappellino, camiciola, shorts, flip flop, smartphone e computer esprime al meglio cosa sia oggi un abito da lavoro, in un ambito virtuale che il web incarna perfettamente.
25 giugno 2014
Abiti da Lavoro
Piccola digressione culturale. Si apre oggi alla Triennale di Milano la mostra Abiti da Lavoro, una interessante iniziativa curata da Alessandro Guerriero che ha raccolto 40 mise professionali ideate da progettisti di tutto il mondo. Il taglio dell'esposizione è decisamente creativo e va ben oltre la funzionalità contingente da sempre associata all'abbigliamento legato alle professioni, espandendosi in campo artistico. Ma è interessante riflettere su come nel corso del tempo e in particolare negli ultimi anni funestati dalla crisi l'abito abbia subito una progressiva trasformazione da indumento protettivo a indumento che esprime funzione e segno sociale e, arrivando a oggi, valore dell'espressione individuale, immagine di ciò che vogliamo essere nel mondo. Penso ai piloti della prima metà del secolo scorso, che correvano con i vestiti di tutti i giorni o ai motociclisti con il cappello: la sofisticazione odierna ha trasformato nettamente il look e l'insieme di ciò che il pilota indossa non è più soltanto una protezione ma mette in luce l'individualità e, con buona pace degli sponsor, l'eclettismo del singolo. E la mise con cappellino, camiciola, shorts, flip flop, smartphone e computer esprime al meglio cosa sia oggi un abito da lavoro, in un ambito virtuale che il web incarna perfettamente.
Una F fatta a mano
F-TYPE Project 7, la sportiva Jaguar, più potente di sempre,
debutta domani al Festival of Speed di Goodwood. Si tratta del primo veicolo
realizzato interamente in alluminio e artigianalmente dal team Special Operations di Jaguar Land
Rover e verrà prodotta in una edizione limitata di 250 unità. La carrozzeria
roadster, introdotta come concept la scorsa estate, rende omaggio a una delle
più famose e iconiche Jaguar da corsa: la
tre volte vincitrice di Le Mans D-type, che nel 2014 festeggia il suo
60° anniversario; il 7 sta per i titoli conquistati sulla pista dalla Casa
britannica. Sotto il cofano l'ultima revisione
del 5 litri V8 sovralimentato, capace di 575 CV
e 680 Nm e di spingere la vettura, pesante 1585 kg, fino a 300 km/h
autolimitati con un tempo da 0 a 100 km/h di 3,9 secondi. La Project 7 è
comunque un'auto omologata per l'uso stradale, dotata di un tettuccio
estraibile e di un bagagliaio da 196 litri. Il cambio è il solito automatico a 8 rapporti Quickshift, mentre il differenziale
EAD appartiene alla seconda generazione dei dispositivi attivi a controllo elettronico.
Freni in carboceramica e il torque vectoring completano la dotazione. Il prezzo
non è nemmeno esagerato: meno di 170.000 euro.
24 giugno 2014
La famiglia allroad si allarga
Il gruppo VW va avanti: stavolta tocca a Seat, che lancia la Leon X-PERIENCE, versione tuttoterreno della station spagnola. L'idea è quella della Passat Alltrack (e della Audi allroad), vale a dire una vettura più versatile di una normale station, più alta da terra e con la trazione integrale, in grado di affrontare percorsi sterrati con disinvoltura ma di fatto una normale vettura su strada asfaltata. Logico il travaso dei motori TSI e TDI con potenze da 110 a 184 CV, accoppiati a una frizione a lamelle Haldex di ultima generazione (più leggera perché priva dell'accumulatore di pressione) e a richiesta al cambio DSG a 6 rapporti. Anteriormente la vettura si distingue per la struttura di protezione sotto la portiera e sul passaruota, con uno spoiler in alluminio che incornicia la presa d'aria. Dietro un nuovo paraurti con doppi terminali cromati; i mancorrenti sono anodizzati in nero. I cerchi sono da 17 o 18 pollici, i fari a led. Front Assist, che assiste nell'eventualità di una frenata di emergenza e controllo di velocità intelligente (accelera e frena aunomamente) completano la dotazione.
Elettrica rétro
Si chiama Mk1 e la costruisce un'azienda olandese, la Carice. Sembra una piccola Porsche 356, non è vero? Ma ha una particolarità: è elettrica e unisce così una delle linee più classiche a uno scorcio di futuro. La struttura dell'auto impiega un telaio a trave centrale in alluminio che raccoglie attorno alla struttura principale il pacco batterie e il peso è sorprendentemente ridotto per un'auto elettrica, meno di 350 kg. Il che implicherebbe buone prestazioni anche con un motore da soli 15 kW, il minimo previsto, mentre "esagerando" si può anche montare un'unità da 40 kW. Sull'autonomia, buio, così come sul tipo di batteria (che però si presume sia al litio) e sui tempi di ricarica. Il prezzo è attorno ai 30.000 euro e, data la produzione artigianale, le consegne sono previste in tempi lunghi. Comunque, anche con l'impiego dell'alluminio e una struttura a barchetta, 350 kg sono davvero pochi, mentre anche gli accumulatori al litio, per garantire un certo chilometraggio, il loro peso ce l'hanno. Il sospetto è quindi che faccia sì e no una quarantina di chilometri; come dire una golf cart.
23 giugno 2014
Toyota "molla" Subaru?
Toyota potrebbe sviluppare con BMW tutte le prossime sportive. Ciò significa che la collaborazione con Subaru, che ha portato alle gemelle GT-86 e BRZ (più la Scion FR-S) potrebbe rimanere un unicum. Parola di Tetsuya Tada, ingegnere coinvolto nel programma, che ha rivelato come l'accordo BMW -Toyota per le competizioni e per mettere a punto la prossima Supra basata sulla concept FT-1 potrebbe evolvere e comprendere anche la prossima generazione della GT-86. Considerato che la sportiva nippo monta un boxer di chiara derivazione Subaru, questo potrebbe significare una evoluzione estesa anche a BMW di un boxer a 4 cilindri (per ora l'esperienza tedesca è limitata ai bicilindrici da moto) oppure un completo cambio di direzione con il passaggio a motori 4 in linea. Le voci di fine sviluppo dell'attuale GT-86, quindi, avrebbero un fondamento. Quel che è certo è che la futura linea sportiva Toyota avrà la GT-86 in posizione centrale, la Supra (ma questo non è ancora il nome definitivo) al vertice e una coupé più piccola in posizione inferiore; per Supra e GT-86 pare certo il ricorso a un sistema di trazione ibrido a supercondensatore, che nel caso della seconda potrebbe fornire quel quid di potenza che manca alla vettura per diventare una vera icona e avere prestazioni che ne giustifichino il prezzo.
Unica e bellissima
Basata sulla F12 berlinetta, questo esemplare unico di F12 TRS si è vista alla Ferrari Cavalcade 2014, manifestazione per selezionati clienti Ferrari svoltasi quest'anno in Sicilia. La carrozzeria barchetta è ispirata alla 250 Testa Rossa del '57 ed è stata realizzata dal Centro Stile Ferrari nell'ambito del programma di personalizzazione che dovrebe bilanciare dal punto di vista del marketing la scelta di limitare la produzione annuale a 7.000 vetture. Riuscita bene? Direi proprio di sì.
Sono come tu mi vuoi
La giapponese Sharp ha sviluppato Free-Form Display, un nuovo tipo di visualizzatore a cristalli liquidi che permette la sostituzione integrale del cruscotto di un'auto. Con il nuovo prodotto l'intera struttura degli indicatori è realizzata con cristalli liquidi e i singoli strumenti possono essere modellati in qualunque forma, inclusa quella curva, evitando così del tutto l'impiego di altri elementi. In pratica con un solo componente si ottiene l'equivalente di un intero cruscotto, con ovvie semplificazioni in sede costruttiva della vettura e i vantaggi di una migliore visibilità e della possibilità di cambiare addirittura il tipo di strumentazione a piacimento mediante un selettore. Inoltre, Sharp già dispone della tecnologia Dual Directional Viewing, che consente a due utilizzatori, tipicamente guidatore e passeggero, di usare il display in maniera diversa (sulle Mercedes S il pilota vede il navigatore mentre il passeggero può godersi un film); ma è quasi in produzione anche la Triple Directional Viewing, che porta a tre le diverse videate e risulti quindi ancor più versatile. Sharp ha già collaudato la tecnologia e sta stipulando accordi con diverse Case per il suo utilizzo.
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