Il grafico Eurostat fa il punto sulla produzione elettrica 2025; ma racconta più di quanto sembri al primo sguardo.
L'energia è il primo problema, per tutti; il mondo moderno ne richiede sempre più e il trend è in crescita. Ma si tratta di vedere come produrre quella elettrica. Nella UE i fossili restano al 29,6%, ma per la prima volta in assoluto sono stati superati da eolico e solare insieme (30,1%, dato Ember). Il nucleare tiene al 23,2%, l'idroelettrico al 12,2%. L'aggiornamento 2026, parziale per definizione, cambia la narrazione più di quanto ci si aspetterebbe. In Italia, tra gennaio e luglio, fotovoltaico ed eolico coprono il 25,1% della domanda nazionale (crescita a doppia cifra confermata), ma l'idroelettrico è crollato al 12,8%, con un calo del 23,7% solo a giugno a causa della siccità che ha colpito Nord e Toscana. Risultato: le rinnovabili complessive scendono al 42,5%, in calo rispetto al 2025, non perché il solare rallenti ma perché la fonte più affidabile del mix rinnovabile ha smesso di essere tale.
Ecd è qui che si vede la differenza. Il nucleare, dove esiste un parco impianti maturo, resta la sola tecnologia capace di fattori di carico oltre l'85% indipendentemente da meteo e stagione, unico vero paragone con i fossili come fonte programmabile.
L'idroelettrico può fare altrettanto e in più accumula tramite pompaggi, ma sconta due limiti strutturali che il 2026 ha reso ancora più evidenti: dipendenza dal regime pluviometrico e tempi di realizzazione che si misurano in decenni.
L'eolico onshore italiano ha fattori di capacità del 20-25%, superiori al 12-15% del fotovoltaico, ma paga volatilità oraria elevata e un'opposizione territoriale ormai strutturale, dall'Appennino alle coste siciliane, che ne rallenta lo sviluppo tanto quanto la burocrazia.
| Paese | Fossili % | Nucleare % | Eolico % | Idroelettrico % | Solare % | Biocarburanti % | Altro % |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| UE-27 | 29,6 | 23,2 | 17,7 | 12,2 | 13,0 | 4,0 | 0,3 |
| Malta | 84,6 | 0 | 0,3 | 0 | 14,5 | 0 | 0,6 |
| Cipro | 76,3 | 0 | 1,5 | 0 | 21,5 | 0 | 0,7 |
| Polonia | 68,9 | 0 | 13,5 | 1,5 | 9,5 | 5,5 | 1,1 |
| Grecia | 52 | 0 | 17 | 6 | 21 | 3 | 1 |
| Italia | 51 | 0 | 6,5 | 15 | 14 | 6 | 6,5 |
| Irlanda | 50 | 0 | 36 | 1,5 | 4 | 6 | 2,5 |
| Paesi Bassi | 45,1 | 3 | 27 | 0 | 19 | 4,5 | 1,4 |
| Estonia | 44 | 0 | 18 | 0,3 | 17 | 19 | 1,7 |
| Germania | 41,4 | 0 | 27 | 3,5 | 17 | 9 | 2,1 |
| Cechia | 39,4 | 37,5 | 2 | 2,5 | 7 | 6 | 5,6 |
| Romania | 33 | 18 | 11 | 21 | 10 | 5 | 2 |
| Bulgaria | 31 | 37 | 4 | 6 | 14 | 6 | 2 |
| Belgio | 27 | 21 | 19 | 0,5 | 12 | 14 | 6,5 |
| Lettonia | 25 | 0 | 6 | 44 | 2 | 14 | 9 |
| Spagna | 25 | 20 | 19 | 11 | 21 | 2 | 2 |
| Croazia | 24 | 0 | 22 | 39 | 4 | 7 | 4 |
| Ungheria | 24 | 40 | 1,5 | 0,5 | 27 | 5 | 2 |
| Slovenia | 20 | 40 | 0,3 | 27 | 6 | 5 | 1,7 |
| Lituania | 20 | 0 | 45 | 1 | 21 | 9 | 4 |
| Portogallo | 17,1 | 0 | 27 | 29 | 18 | 6 | 2,9 |
| Austria | 16,9 | 0 | 15 | 55 | 10 | 8 | 1,1 |
| Slovacchia | 14,7 | 55 | 0,1 | 12 | 3 | 4 | 11,2 |
| Lussemburgo | 8 | 0 | 33 | 4 | 28 | 27 | 0 |
| Danimarca | 7,6 | 0 | 55 | 0 | 15 | 14 | 8,4 |
| Francia | 5,5 | 65 | 10 | 10 | 6 | 2 | 1,5 |
| Finlandia | 2,5 | 40 | 26 | 14 | 1,5 | 15 | 0,5 |
| Svezia | 2 | 28 | 22 | 39 | 2 | 6 | 1 |
• = valore puntuale da fonte Eurostat/Ember citata (2025, o 2024 dove indicato) senza marcatura = stima ricavata dalla lettura del grafico Eurostat allegato, incertezza indicativa ±2 punti percentuali
Il problema della sicurezza energetica non è però mai la produzione annua aggregata (su quella l'Italia è teoricamente coperta) ma la potenza disponibile nell'ora di picco. E luglio 2026 lo ha dimostrato: 32,4 TWh di domanda mensile, record storico, proprio mentre l'idroelettrico cede terreno.
In questo scenario la mobilità elettrica resta, per ora, un fattore marginale, visto che le BEV valgono l'8% delle immatricolazioni italiane nel primo semestre 2026, contro il 22% della media UE.
Ma le simulazioni Terna/RSE indicano un meccanismo da tenere d'occhio. La ricarica domestica non gestita tende a sovrapporsi al picco di consumo serale già esistente e, nello scenario di diffusione più spinto, pari a 4,5 milioni di wall box, si arriva fino a 1,5 GW aggiuntivi di richiesta per ogni milione di BEV in circolazione.
Non è uno scenario di deficit energetico annuo, quanto piuttosto un rischio concentrato nelle sere invernali, quando fotovoltaico e idroelettrico contribuiscono meno e la domanda di ricarica cresce nello stesso momento.
La rete non può gestire accumuli, ma solo bilanciare erogazione e assorbimento. Senza smart charging diffuso, tariffe orarie che disincentivino la ricarica di punta e una spinta reale al V2G (il cui successo dipende però dall'onestà delle tariffe di remunerazione applicate), la crescita delle BEV rischia di aggiungere pressione proprio nell'unica finestra oraria in cui il sistema è già sotto stress, non per carenza di energia, ma per mancanza di potenza disponibile al momento giusto.


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