02 dicembre 2024

Cronaca di una morte annunciata

Con buona pace di Garcia Márquez, il titolo descrive perfettamente ciò che sta accadendo all'industria automotive europea.

Ora si sono svegliati. Dopo anni di previsioni inascoltate, di trend che mostravano chiaramente a cosa si andava incontro, oggi finalmente le diverse parti che hanno a che fare con l'automotive si sono accorte che tutto il comparto va incontro a un crac epocale, di quelli stile anni '30.
Tutti ma non la UE, che continua imperterrita sulle sue direttive suicide per un settore industriale che per anni ha trainato l'economia globale.


Come spesso accade in questi fenomeni di crisi, l'accelerazione avviene improvvisamente quando ci si avvicina al punto di non ritorno. Così gli Elkann chiudono la stalla quando i buoi se ne sono andati facendo fuori tardivamente Tavares, ma stavolta non potranno chiedere all'Italia di salvare i bilanci come molte volte Fiat ha fatto in passato, visto che sono di fatto una multinazionale straniera.
Ma anche in quella Germania colpevole di aver propugnato a testa bassa una transizione elettrica troppo anticipata le cose vanno piuttosto male. Mentre tutti gli occhi sono puntati sulle imminenti chiusure delle fabbriche Volkswagen in Germania, la Casa ha venduto silenziosamente il suo impianto nello Xinjiang insieme a due piste di prova, citando quelle ragioni economiche che conosciamo bene.
Se si considera che il piano teutone VW era di produrre proprio in Cina a basso costo di mano d'opera sia per il mercato locale sia per quello internazionale, c'è da domandarsi come il brand intenda tirare avanti, a meno di non contemplare un ricollocamento globale a netto ribasso della propria presenza sui mercati, se non addirittura un abbandono.


Per gli altri le cose vanno meglio? Mah, vedremo se l'abbandono della posizione commerciale sin qui tenuta da Jaguar darà i frutti che il management si attende, ma più in generale c'è da domandarsi se non si arriverà a un sovraccarico del segmento lusso a fronte della scomparsa di quello generalista, situazione che i marchi cinesi hanno fiutato da tempo, sancita dal continuo sbarco di nuovi modelli sul nostro mercato.


Il problema però è tragicamente assai più ampio di quello che potrebbe essere inquadrato semplicisticamente  come una transizione di egemonia da un continente all'altro.
L'automobile è un fondamentale settore industriale per capitali investiti e know how e anche solo il suo forte ridimensionamento avrà contraccolpi micidiali sull'economia del Vecchio Continente.
E se la UE non arriva a capirlo c'è da domandarsi a cosa serva l'Unione, sempre più coinvolta in dinamiche politiche che hanno più a che fare con fanatismo e procedure autoreferenziali che con l'interesse vero dei cittadini europei.

  


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