29 ottobre 2018
La scommessa di Dyson
Dyson e l'auto elettrica, un connubio che potrebbe spiazzare le Case tradizionali, oppure segnare il de profundis per l'imprenditore brit. Da quando nel 1993 il suo filtro antiparticolato per Diesel fu rifiutato, dando così il via alla più brillante crescita di ripiego del mondo industriale moderno con la sua azienda di aspirapolvere top end, si direbbe che il baronetto inglese abbia conservato nel cassetto la sua predilezione per il mondo automotive e che ora, con i suoi progetti a lungo termine, ne veda la possibilità realizzativa. Al di là dell'orgoglio britannico, però, Dyson sa bene che il mercato più promettente per l'elettrico è quello cinese e lo spostamento delle attività produttive in Asia segue tale logica. L'investimento per ora è di 2 miliardi di sterline, quasi un miliardo e 750 milioni di euro, cifra notevole anche per un'azienda che fa incrementi del 40% nel fatturato sull'anno precedente. La scommessa più rischiosa è quella sulle batterie a elettrolita solido, quelle che hanno assorbito a oggi metà dell'investimento complessivo e che Toyota, con investimenti stellari all'attivo, ha dichiarato sarebbero pronte per la produzione nel 2020, proprio l'anno in cui Dyson ha pianificato il lancio della sua prima auto. Ma per trovare uno spazio di mercato nel confronto con i colossi del settore, che possono fruire di economie di scala assai maggiori rispetto a un'azienda il cui background è quello dei piccoli elettrodomestici, occorrerà un dumping che potrebbe portare la società britannica finanziariamente fuori dai giochi. Tesla ha trovato la sua collocazione giocando d'anticipo e con prodotti alto di gamma. Avere lo stesso successo con auto popolari è tutta un'altra storia. Se VW, come ha dichiarato, venderà allo stesso prezzo delle attuali auto di segmento C le sue prossime elettriche, per Dyson la scommessa potrebbe avere esito fatale.
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