La Bugatti Centodieci, versione speciale ricavata dalla scocca di una Chiron, rende omaggio alla storica EB110 dell'era Artioli, quando il marchio rinacque con sede costruttiva a Campogalliano. Ricordo quando la provai. Con 610 cavalli erogati dal V12 quadriturbo era decisamente una supercar e ci divertimmo a fare qualche passaggio davanti allo stabilimento Ferrari: alla seconda tornata erano tutti fuori a guardare. Allora era il massimo dell'high tech. E la nuova vuole fare altrettanto: 1.600 CV, 0-100 in 2,4 s, 0-300 in 13. Solo 10 esemplari, 8 milioni l'uno più iva, consegne nei prossimi due anni. C'è solo un piccolo neo, si fa per dire: la velocità massima è limitata a soli 380 km/h. Una scelta prudenziale che ha fatto sorridere i vari pretendenti al record di velocità per auto stradali, da Koenigsegg a Hennessey a SSC. Così, Bugatti, per chiudere la bocca a tutti, ha preso una Chiron, ne ha sbloccato il limitatore, l'ha affidata al collaudatore Andy Wallace e sul circuito di prova tedesco di Ehra Lessen ha stabilito il nuovo record mondiale: 490,375 km/h. Non c' è storia per nessuno, fine dei giochi. Certo ora Hennessey racconta di voler raggiungere i 500 orari con la sua Venom F5, ma deve ancora trovare il set giusto per non uccidere il pilota. Bugatti torna sul trono; poi vedremo. Comunque, chapeau a Andy; chiedere a Loris Bicocchi cosa succede se ti scoppia una gomma a quella velocità.
03 settembre 2019
Bugatti è di nuovo regina
La Bugatti Centodieci, versione speciale ricavata dalla scocca di una Chiron, rende omaggio alla storica EB110 dell'era Artioli, quando il marchio rinacque con sede costruttiva a Campogalliano. Ricordo quando la provai. Con 610 cavalli erogati dal V12 quadriturbo era decisamente una supercar e ci divertimmo a fare qualche passaggio davanti allo stabilimento Ferrari: alla seconda tornata erano tutti fuori a guardare. Allora era il massimo dell'high tech. E la nuova vuole fare altrettanto: 1.600 CV, 0-100 in 2,4 s, 0-300 in 13. Solo 10 esemplari, 8 milioni l'uno più iva, consegne nei prossimi due anni. C'è solo un piccolo neo, si fa per dire: la velocità massima è limitata a soli 380 km/h. Una scelta prudenziale che ha fatto sorridere i vari pretendenti al record di velocità per auto stradali, da Koenigsegg a Hennessey a SSC. Così, Bugatti, per chiudere la bocca a tutti, ha preso una Chiron, ne ha sbloccato il limitatore, l'ha affidata al collaudatore Andy Wallace e sul circuito di prova tedesco di Ehra Lessen ha stabilito il nuovo record mondiale: 490,375 km/h. Non c' è storia per nessuno, fine dei giochi. Certo ora Hennessey racconta di voler raggiungere i 500 orari con la sua Venom F5, ma deve ancora trovare il set giusto per non uccidere il pilota. Bugatti torna sul trono; poi vedremo. Comunque, chapeau a Andy; chiedere a Loris Bicocchi cosa succede se ti scoppia una gomma a quella velocità.
02 settembre 2019
Tavascan, la Suv-coupé elettrica di Cupra
Dal metano alle elettriche. La gamma Seat cresce rapidamente e si aggiorna alle nuove tecnologie. Lo fa con il marchio Cupra, la divisione sportiva, che presenterà all'imminente salone di Francoforte la concept Tavascan, Suv di grandi dimensioni a trazione elettrica. Dotata di un motore per asse con potenza complessiva di 306 CV, la Tavascan copre lo 0-100 in sotto i 6,5 s e con l'accumulatore al litio da 77 kWh di cui dispone ha un'autonomia fino a 450 km. All'esterno caratterizzato da linee tese e aerodinamiche con grandi cerchi da 22 pollici, fa riscontro un interno che abbina materiali di pregio a un look sportivo-elegante, con un grande schermo da 13" per l'infotainment e un cruscotto interamente digitale da 12,3". Pur trattandosi di una concept, la vettura, insieme all'ibrida Formentor, mostra la strada che il marchio intende percorrere nell'evoluzione della mobilità intrapresa da tutto il gruppo.
Niente più station marchiate M
I tedeschi ci hanno abituato alle station wagon cattive. Quando Audi fece nascere la sigla RennSport, lo fece con la RS2, station su base Audi 80 realizzata dalla Porsche; era il 1994. Certo c'entrava la passione di Piëch per le sfide high tech (il 5 cilindri era una sua creatura), ma di fatto venne aperta una strada, percorsa poi anche da Mercedes e BMW. Ma la comune tradizione teutone si interrompe qui. Mentre Audi ha appena lanciato la nuova RS6 Avant, BMW dichiara che non ci saranno in futuro auto della gamma M con carrozzeria familiare; solo Suv vitaminizzati quindi nel futuro prestazionale dell'Elica Azzurra. Markus Flasch, boss della M ha dichiarato infatti che le wagon non fanno più parte dei piani di Monaco e, pur conscio che per i mercati dell'area germanica esista una richiesta in tal senso, le elaborazioni sportive saranno riservate alle varie X. Un controsenso dinamico, visti il baricentro alto e la sola apparenza di una maggior capacità di carico rispetto a una station. Ma il mercato comanda e le Case seguono. O almeno così si dice.
La 500 lascia gli Usa
Qualche giorno fa trattavo dei cambiamenti nella gamma Fiat; a latere aggiungo che da un po' si parlava anche del ritiro del marchio dal mercato Usa. Nel frattempo le cose evolvono. La vettura più glam in America è stata la 500, ma in assenza di restyling e aggiornamenti il suo gradimento scende. Scende parecchio, perché dalle 46.999 auto vendute nel 2012 siamo giunti alle 5.730 del 2018 e i report mostrano un gennaio-giugno fermo a 1.672 auto. Numeri che non valgono lo shipping. La 500 quindi esce di scena a fine anno, in compagnia della 500e, venduta solo da quelle parti. Mica male considerato che dall'anno prossimo tutte le 500 dovrebbero essere elettriche. Fine della storia, dunque. C'è da dire però che per le vetture rétro non tira aria buona presso gli yankee: anche la VW Beetle cessa l'importazione da fine anno. Ma contrariamente a FCA, i piani commerciali VW non prevedono certo l'abbandono della piazza, che anzi con le nuove elettriche promette numeri in crescita. Resta da vedere cosa sarà capace di fare il gruppo per mantenere la propria fetta del ricco mercato Usa.
30 agosto 2019
L'era delle Roboats
La guida autonoma allarga sempre più i suoi confini: se è già allo studio per i mezzi aerei, ora arriva anche a quelli galleggianti. Il progetto si chiama Roboats, è condotto congiuntamente da 5 anni da un'équipe dell'MIT di Boston e dall'Amsterdam Institute for Advanced Metropolitan Solutions e sta sviluppando battelli a guida autonoma. Lo sviluppo per ora è concentrato su natanti che si muovano nei canali, perché Amsterdam ha intenzione di sfruttarli in maniera integrata con gli altri mezzi urbani. Ma è indubbio il potenziale di un simile know how, che potrebbe dar vita a piattaforme galleggianti capaci anche di compiere delivery, raccogliere spazzatura o svolgere compiti tecnici di sorveglianza. La guida si basa sull'uso di un LiDAR (un laser per il rilevamento) e di una telecamera, connessi a una rete neurale che riconosce gli elementi presenti nel canale e dà indicazioni ai sistemi di controllo della spinta e alla timoneria per evitare gli ostacoli e tenere la rotta prefissata. Le prospettive del progetto sono però assai ampie se pensiamo alle navi oceaniche destinate al trasporto globale. Certo qui l'approccio è più complesso, perché se non c'è quasi mai il problema del traffico (porti esclusi); c'è però quello del mezzo su cui si galleggia, che non è né liscio né uniforme. Le masse in gioco poi possono diventare enormi, con tutte le conseguenze legate all'inerzia. Ma una flotta di navi a propulsione solare autonome sarebbe una bella svolta nella lotta alla produzione di CO2, no? Magari anche Greta Thunberg, appena arrivata in Usa sullo yacht a vela di Pierre Casiraghi sarebbe d'accordo. Ammesso che non siano troppo veloci per lei.
Nuova partnership dal Giappone
Se il "Divide et impera" dei Romani andava bene ai tempi per gestire l'impero, ai nostri giorni e traslata in campo automotive la parola d'ordine per affrontare crisi, cambiamenti di mobilità e ambito sociale è "Aggrega e risparmia". Il fatto che ogni costruttore, con più o meno successo, tenti il colpo ne è la prova. Ultima notizia. Scambio azionario tra Toyota e Suzuki teso a realizzare un'alleanza di lungo termine sui nuovi prodotti. La formula è sbilanciata dalla parte di Toyota, che con l'acquisizione di 24 milioni di azioni, pari al 4,9% del capitale e 96 miliardi di yen in soldoni entra nella partnership. Suzuki farà invece la spesa sul mercato, con 48 miliardi di yen in azioni. L'autorità interna deve ancora approvare l'unione, quindi formalmente le cose sono ancora in stand by, ma è solo una formalità.
Certo però che con Suzuki bisogna stare attenti. La piccola azienda jap infatti è gestita in maniera molto patriarcale da Osamu Suzuki, nato Matsuda ma divenuto erede del gruppo dopo il matrimonio con la nipote del fondatore Michio Suzuki, tanto da averne acquisito il cognome. A Osamu salta facilmente la mosca al naso, lo sanno bene alla VW. Nel 2010 il gruppo tedesco acquistò il 19,9% del capitale nipponico con la promessa di uno scambio tecnologico. Ma già un anno dopo, poiché lo scambio a Osama non pareva adeguato, Suzuki protestò l'accordo, iniziando una causa che l'avrebbe portata nel 2015 a rescindere la partnership. Si dice che la ritorsione fu di impiegare il motore Multijet 1.6 Fiat al posto di quelli VW, cosa che indispettì i tedeschi e fece precipitare la situazione. Quindi Toyota, pur forte della propria stazza, dovrà rispettare gli accordi, anche perché al momento non sembra ci siano altri attori disponibili sul mercato. Nissan sta trattando per l'uscita dal gruppo Renault e quest'ultima sta ri-considerando la fusione con FCA. Una partita a scacchi globale, nella quale si vince o si è vinti.
Alfa Romeo: cronaca di una crisi annunciata?
autothrill se n'è già occupato nelle scorse settimane ponendo qualche dubbio sui piani di sviluppo di FCA e in particolare sul destino di alcuni marchi in difficoltà come Alfa Romeo e Lancia. Ebbene è di queste ore la notizia che la crisi di vendite di Alfa costringerà allo stop della produzione nello stabilimento di Cassino dove appunto si realizzano i modelli del Biscione. Uno stop di 4 giorni il 2, il 6, il 9 e il 16 settembre, peraltro, era stato già annunciato in precedenza; ora però però si aggiunge un altro fermo della durata di 6 giorni, con ricorso alla Cassa integrazione per il 23 e 30 settembre e dal primo al 4 di ottobre. E con ogni probabilità più avanti verranno annunciati altri giorni di cassa integrazione per il mese di ottobre.
Un campanello d'allarme per i vertici del Gruppo, che dovrebbero rispondere con ben altre armi. Mi sbaglierò (e lo spero davvero), ma questi assordanti silenzi non promettono nulla di buono...
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