02 luglio 2019
Di questo dovrebbe occuparsi chi ama davvero l'ambiente
Mentre la crociata anti-Diesel va avanti massicciamente sulle strade, è del tutto ferma anzi assente per mare. Il motore inventato dallo sfortunato Rudolf ha infatti il monopolio della motorizzazione su barche di ogni dimensione, dai gozzi alle superpetroliere. Mi sono già occupato dell'argomento, ma ci torno perché leggevo della preoccupazione sorta in UK (incidentalmente Paese produttore di petrolio) riguardo l'invecchiamento delle superpetroliere, quelle da 500 metri e più. Con la domanda di greggio in potenziale calo, infatti, si discute su come eventualmente riutilizzarle o smaltirle. Neanche una riga però sul loro impatto ambientale. Sono la bellezza di 10.420 nel mondo e inquinano in modo massiccio dato che sui loro enormi scarichi non c'è nemmeno l'ombra di un sistema di filtrazione o catalisi. Composti di zolfo, aldeidi e anidridi varie escono a tonnellate dalle ciminiere e il fatto che tali schifezze vengano emesse in alto mare non ne modifica l'unica area di accumulo, l'atmosfera, né l'impatto sull'ecosistema. Ma qui gli interessi in ballo sono enormi e ramificati; non è facile sottoporre a sanzioni Paesi produttori, emirati e compagnie petrolifere con la stessa noncurante leggerezza e prevaricazione usata per le reprimenda sugli automobilisti. Eppure ogni petroliera inquina come almeno 2 milioni di auto, quindi, con una semplice moltiplicazione, è facile evidenziare come il loro totale sfiori l'equivalente di 21 miliardi di auto. Considerato che le peggiori previsioni danno per il 2035 un totale circolante di appena 2 miliardi di auto, già oggi il grazioso contributo delle petroliere è pari a 10 volte tanto. Sono migliaia di bombe ecologiche in movimento, che se ne fregano di regole e sanzioni e fanno ciò che vogliono, perché in acque internazionali nessuno può controllarle. Hai voglia quindi a starnazzare su polveri e CO2 qui, a terra. Cambiamo almeno il combustibile impiegato dalle navi e l'impatto delle auto sul clima diventerà risibile. Così magari la smetteranno di rompere con l'ipocrisia ambientale. Anche Greta.
Abarth 995 - Motore centrale e trazione posteriore
Martedì 4 luglio Fiat toglie i veli all’ultima versione speciale su base 500. Dalle prime news diffuse dalla stessa Fiat si tratterà dell'ennesima rivisitazione in chiave estiva attraverso una colorazione inedita legata a un allestimento mirato e più ricco. Il mondo l’aspetta con curiosità. Nel frattempo autothrill è andato oltre, proponendo una versione assolutamente speciale derivata dalla Abarth. Si chiama 995 e rappresenta il volto più estremo e cattivo che potrebbe assumere una 500: lo dimostra questo render nel quale si scorgono i tanti interventi che un’operazione del genere richiederebbe. Negli anni gli appassionati del marchio dello scorpione hanno personalizzato e elaborato in mille modi la compatta torinese arrivando nei casi più esasperati a potenze nell’ordine dei 300 CV. Una follia? Forse sì se rapportata alla meccanica a trazione anteriore della 500, senza dubbio non progetta per potenze di quei livelli. Dunque autothrill va oltre: perché non abbinare una meccanica raffinata a un motore che negli anni ha dimostrato un ottimo potenziale? Ecco dunque la ricetta: propulsore 1.4 turbo centrale, trazione posteriore e chiaramente solo due sedili, magari monoscocca in fibra di carbonio. Carreggiate allargate generosamente, prese d’aria in prossimità dei passaruota posteriori con possibilità di accesso al motore attraverso una struttura monoscocca che scoperchia quasi metà vettura. Un omaggio, quest’ultimo, alle vecchie auto da rally degli anni ’80. Infine la potenza: la Abarth 695 Biposto eroga 190 CV. La 995 di autothrill potrebbe raggiungere una potenza compresa tra 250 e 300 CV. Valori elevati ma non impossibili per un motore che negli anni con i giusti accorgimenti ha dimostrato di tollerare bene questi picchi di potenza.
Conto alla rovescia per il ritorno del mito off road
Land Rover ha finalmente rotto gli indugi e ha dato il via al percorso di avvicinamento all’evento più atteso del 2019: la presentazione della futura Defender, che avverrà al Salone di Francoforte in settembre. Daniele Maver, presidente e amministratore delegato di Jaguar Land Rover Italia, in occasione della Global Brand Expedition (il classico appuntamento annuale con la stampa specializzata), ha illustrato le principali tappe di questo percorso fornendo dati, numeri e qualche piccola anticipazione sulle caratteristiche del nuovo modello, alcune “chicche” preziose per chi attende con impazienza l’arrivo della nuova Defender. Ebbene, a dispetto di una contrazione delle
vendite globali del gruppo (-5,8%) a causa del brusco rallentamento delle immatricolazioni in Cina, il programma Defender procede in modo spedito in vista della giornata del 10 settembre quando verranno finalmente tolti gli ultimi veli alla 4x4. Un’eredità pesante per la Defender che avrà il compito di non far rimpiangere la precedente uscita di produzione alla fine del 2016. E, come la mamma, avrà caratteristiche uniche in fuoristrada con una capacità, dicono, eccezionale nell’affrontare i percorsi più difficili e impervi. Tre le versioni previste (90, 110 e 130) a seconda della lunghezza che oscillerà tra i 4 metri e 33 cm della 90 e i 5,14 m della 130 con abitacoli da cinque a otto posti. Quattro invece le declinazioni in termini di allestimenti e dotazioni: Explorer, Adventure, Country e Urban a seconda delle esigenze e degli stili di vita degli acquirenti. Insomma per la nuova Defender, assicura Maver, Land Rover ha tutte le intenzioni di alzare ancor più l’asticella nel mondo delle 4x4 dure e pure. Proprio come fece nel 1948 la prima, bellissima Land Rover.
Infine due parole sulla nuova Discovery Sport che sarà in vendita dal prossimo 2 settembre. Aggiornata nelle linee e nei contenuti avrà prezzi compresi tra 39 e 66 mila euro, tecnologia mild hybrid con motori benzina e Diesel e interni ancora più ricchi e accessoriati.
Never ending story
Il Dieselgate sembrava chiuso. Solo negli USA però, perché ne è appena sorta un'insidiosa coda europea. Il ministero dei trasporti tedesco ha infatti messo sotto accusa Audi per aver rilevato quattro diversi sistemi di aggirare i limiti di emissione sui motori Diesel V6. Le parti di software incriminate sono relative alle vetture dotate di motori turbodiesel prodotte fino al 2018, oltre due anni dopo l'inizio dello scandalo americano di VW. Si tratta della manomissione dei sistemi di controllo delle emissioni durante la fase di riscaldamento del motore, una procedura integrata nella centralina che ha prodotto il richiamo forzato del gennaio scorso e portato alla luce che circa 200.000 vetture sarebbero fuori norma. La questione è però più legale che tecnica, in quanto che solo uno dei quattro pezzi di software sarebbe illegale e per questioni legate all'evoluzione del riscaldamento del propulsore. Tutta la faccenda è però ancora in ballo, poiché sembra che il ministero basi le sue accuse sull'esame dei dati forniti da Audi stessa e non da prove effettuate per contro proprio. Ne vedremo l'evoluzione.
01 luglio 2019
Lunga vita alla benzina, parola di BMW
La diatriba sull'elettrico ha essenzialmente origini legislative, lo sappiamo. Nel senso che nessuno si sognerebbe di cambiare radicalmente di sua sponte la linea costruttiva. Il perché è ovvio: costi altissimi e messa in discussione delle posizioni di mercato acquisite, un doppio thrill da far tremare i polsi anche ai protagonisti. Ma poiché la UE ha deciso di ridurre la CO2 emessa dalle auto e contemporaneamente di criminalizzare l'unico motore endotermico virtuoso da questo punto di vista, il Diesel, non c'è storia, bisogna seguire nuove strade. Sinora le Case hanno tenuto la bocca chiusa sull'argomento, ma Klaus Froelich, membro del board BMW ha vuotato il sacco. Le auto elettriche sono più costose da produrre e nel prossimo futuro i prezzi delle materie prime impiegate cresceranno, rendendole ancora meno convenienti. D'altro canto è impossibile non ottemperare alle norme di legge, quindi uno sviluppo ci sarà, ma esclusivamente legato ai vincoli amministrativi. Così in Cina l'espansione sarà maggiore, mentre in USA e in Europa la maggiore diffusione avverrà con tecnologie ibride. Il motore a combustione è comunque ben lungi dall'aver terminato la sua parabola: secondo Froelich sopravviverà nel mercato generalista per i prossimi 30 anni, mentre per il Diesel prevede una minore sopravvivenza, attorno a 20 anni. A questo riguardo conta la genesi delle scelte produttive di BMW: la Casa ha seguito infatti a suo tempo la riscoperta della soluzione fatta da altri e non ha mai puntato esclusivamente sul gasolio, adeguandosi piuttosto alla richiesta di mercato. Questo pur realizzando masterpiece come il motore quadriturbo delle M50. Quindi mollare il Diesel sarà nelle cose, mentre i motori a benzina, in particolare quelli prestazionali, fanno parte del profondo dna del marchio. Così se da un lato i V12 suoneranno il de profundis, i V8 e i 6L, ibridizzati, hanno ancora un ampio margine per il prossimo futuro.
Stangata CO2 sulle auto brit
A dispetto delle opinioni positive di Rawdon Glover, sembra proprio che la Brexit, o per meglio dire, la hard Brexit, che appare sempre più la soluzione di distacco più probabile tra UK e UE, sarà fonte di notevoli problemi economici per i costruttori presenti sul suolo britannico. Il problema, una volta di più, sta nelle emissioni. La Ue infatti applica nei confronti delle Case comunitarie una politica di flessibilità sul limite dei 95 g/km di CO2 che entrerà in vigore nel 2021. Si tratta di un limite di gamma, pesato sull'intera produzione, che viene modulato con uno sguardo ai diversi mercati per ridurne l'impatto economico diretto sulle diverse Case. Tutto ciò non vale però per chi risulti extracomunitario, condizione cui ogni Casa brit andrebbe incontro nel caso di uscita senza accordo. Saranno dunque applicate pesanti sanzioni a ciascun costruttore, il cui importo potrebbe arrivare addirittura a 10 miliardi di sterline. La questione appare sempre più rilevante e incredibilmente pare che finora non sia assurta all'attenzione dei diversi manager locali, afferma un portavoce della SMMT, la società dei costruttori automobilistici britannici, ma assuma di ora in ora contorni sempre più preoccupanti per la redditività reale delle diverse aziende. Alla base del computo negativo c'è la valutazione di gamma effettuata solamente sul mercato UK, che non consente perciò un bilanciamento più ampio come per i membri della UE. La campagna anti-Diesel recentemente attecchita anche in Albione peggiora le cose per la nota propensione dei benzina a produrre più CO2, mentre le soluzioni cittadine, elettriche o ibride non sono in grado di compensare efficacemente le maggiori emissioni delle Suv, le vetture più richieste dal mercato. Si prospetta dunque un futuro a tinte fosche per ogni produttore sul suolo britannico, ulteriore stimolo alla migrazione verso i Paesi comunitari.
Torna la Mitsu Evo
Secondo alcune fonti giapponesi, la Mitsubishi starebbe pianificando un ritorno in grande stile nel mondo delle sportive rispolverando uno dei suoi più grandi successi del passato, la Lancer Evolution, modello iconico per la Casa giapponese e che dal 1992, anno del suo esordio, ha raccolto successo e gloria in tutto il mondo. Nonostante ci siano ancora pochi dettagli, autothrill vi propone un render sul possibile aspetto della hot hatch della Mitsu. Si tratterebbe di un’evoluzione stilistica della Evolution X prodotta fino al 2016 e condividerebbe diversi elementi meccanici con la Megane RS (Mitsubishi ora fa parte del gruppo Renault-Nissan), asd iniziare dal 2 litri sovralimentato con cambio a doppia frizione e trazione integrale sviluppata dalla stessa Mitsubishi. Attualmente il quattro cilindri francese eroga 300 CV: per la Lancer avrebbero previsto un ulteriore step per innalzare la potenza fin quasi alla soglia dei 350 CV. Difficile al momento ottenere maggiori informazioni, pur se lo stesso presidente di Mitsubishi, Osamu Masuku, ha confermato che nelle intenzioni del board c’è anche l’obiettivo di riportare la Casa giapponese nelle posizioni che un tempo le appartenevano nel mondo delle sportive.
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