16 maggio 2019

Mercedes EQC, rinascita elettrica



































La versione iniziale, limitata, la chiameranno 1886, come la data di esordio del triciclo di Benz. Per Mercedes, infatti, la EQC è un nuovo inizio, la prima elettrica vera. Il contatto è avvenuto in Norvegia, Paese con la maggior percentuale di auto elettriche circolanti al mondo, ambiente ideale per il test in presenza di un'infrastruttura di ricarica collaudata. L'auto nasce Suv non solo per seguire le tendenze attuali del mercato, ma anche e soprattutto perché questa configurazione è l'ideale per collocare nel pianale l'ingombrante (e pesante, 652 kg) pacco batterie da 80 kWh, che non deve alterare la dinamica di marcia ed essere protetto da urti e collisioni.





La EQC è un'auto grande, lunga 4,761 m e larga 2,096 agli specchietti, ma d'acchito non lo sembra. Merito del tetto più basso rispetto alle altre Suv Mercedes, che la slancia e snellisce. Sinceramente preferisco la mascherina a due listelli invece della millerighe, i cerchi meno arzigogolati e trovo le pedane esterne più d'ostacolo che utilità, ma è questione di opinioni. Piacevole e snella la linea di cintura e ben riuscita la coda sobria, con i gruppi ottici a fascia orizzontale e il lunotto di piccole dimensioni, che però limita sensibilmente la visibilità dietro dall'abitacolo. Il vano bagagli è ampio ma ha il piano d'appoggio alto, quindi la capacità non va oltre i 500 l.



Dentro il classico ambiente Mercedes, confortevole ed efficiente. I materiali sono di pregio, in particolare quelli della plancia, morbida ed elegante, ma la funzione dei vari comandi non è d'immediata comprensione, così come non è ottimale il flusso d'aria dalle bocchette a fessura orientabili. La plancia è dominata dal lungo schermo continuo e personalizzabile che fa anche da cruscotto, il volante a tre razze tagliato in basso reca i comandi touch per infotainment (anche a comando vocale) e controllo attivo di velocità e dietro le palette che normalmente servono per il cambio ma qui variano la percentuale di rigenerazione in rilascio (dunque di frenata "elettrica) e consentono di guidare, dopo un po' di abitudine, con il solo pedale del gas. Trattandosi di un'auto dal prezzo "consistente" la dotazione di serie è ampia in ogni senso, dai sistemi di assistenza allo stato dell'arte all'hi-fi Burmester, che qui si apprezza al meglio vista la silenziosità totale dell'abitacolo. E' questa infatti la caratteristica che si apprezza di più mettendosi alla guida della EQC. Uno studio accurato di insonorizzazione e propagazione delle frequenza ha condotto a un'abitacolo che sembra uno studio di registrazione, dove filtrano solo il rotolamento delle gomme e i suoni dall'esterno, che peraltro qui a Oslo sono davvero pochi.



Corri veloce e silenzioso, con l'accelerazione di una sportiva, 5,1 s da 0 a 100, ma non oltre i 180 orari, autolimitati. I due motori asincroni per 300 kW complessivi, 408 CV, spingono ciascuno un asse: quello anteriore, studiato per la massima efficienza, nella guida normale agisce da solo. Se la richiesta di potenza o la dinamica di marcia chiedono di più, allora entra in azione anche quello posteriore. Sali in macchina, premi il tasto sulla plancia e inserisci come sulle altre Mercedes la marcia con la levetta al volante. C'è il trascinamento se non premi il freno, come un'automatica, mentre la risposta dell'acceleratore varia a seconda della modalità di guida impostata con il selettore sulla consolle centrale: Sport, Comfort, Eco, Individual programmabile a scelta e Max Range per ridurre il consumo se sei a secco e non trovi subito un punto di ricarica.



In Sport i 2.495 kg sono spinti con veemenza in avanti nelle accelerazioni, ma l'inerzia è decisamente avvertibile e si manifesta con derive notevoli e inserimenti poco precisi; la guida ventre a terra non è quella ideale con la EQC. Che invece scorre silenziosa ma comunque molto veloce nel territorio come ne fosse parte, morbida ed efficiente. Il navigatore intelligente legge i cartelli e adegua automaticamente la velocità impostata ai limiti stradali, la guida automatica di livello 2 corregge le oscillazioni ed effettua da sola i sorpassi previo azionamento delle frecce; occorre però mantenere le mani sul volante. Con la EQC, comunque, la guida è meno libera rispetto a quella con un'auto convenzionale: anche in un Paese come la Norvegia occorre una certa programmazione, dato che il navigatore traccia percorsi e soste sulla base delle colonnine disponibili. Mercedes dichiara un consumo medio tra 19,7 e 20,8 kWh per 100 km che corrispondono a un'autonomia tra 445 e 471 km; io ho rilevato sull'auto una media di 25 kWh/100 km, che fa scendere la percorrenza attorno a 320 km. Di fatto molto dipende dal "piede", un assaggio della mobilità 3.0, cui pare siamo tutti destinati.


La maggiore differenza nella guida della EQC rispetto a una GLC da cui deriva (sono costruite entrambe a Brema) è relativa alla frenatura elettrica. Con le palette al volante si può selezionare la decelerazione quando si rilascia il pedale, dalla D+, auto lasciata libera di correre per inerzia (notevole la scorrevolezza, dovuta anche al peso elevato), alla D, (moderata), D- (decisa) D-- (molto forte). Tenendo premuta la levetta per più di 2 secondi si imposta poi una modalità D Auto di compromesso. Se però si azionano i freni le impostazioni si disinseriscono e lasciano alla pressione più o meno forte sul pedale l'intera azione, tenuto conto che nella prima parte della corsa la frenatura è solo elettrica. Occorre un po' di pratica per usare la guida con un solo pedale, particolarmente se si vuole andar forte, ma poi ci si abitua e modulando l'acceleratore con l'azione sulle palette si scopre un nuovo modo di guidare.


Rifornire un'auto elettrica non è come fare il pieno. Ci vuole di più e ciò implica una diversa gestione del viaggio, meno istintiva e in definitiva meno libera. La EQC del test aveva una carica residua del 31%, ho dunque provato un caricatore rapido in corrente continua della catena IONITY, consorzio europeo del settore. Arrivi alla colonnina, scendi e apri lo sportellino sulla destra. Prendi il connettore del grosso cavo (contiene anche i tubi del raffreddamento a liquido) e lo colleghi alla presa, click. Per far partire la ricarica segui la procedura sugli schermi dell'auto, per pagarla usi la app Mercedes Me Charge sullo smartphone o la scheda magnetica che riporta i dati di accredito, ma l'auto può anche immagazzinare i tuoi dati nel software e comunicarli direttamente alla centralina per il pagamento. Il display procede nell'indicare l'andamento della carica, che per queste colonnine da 150 kW non supera però mai i 110, con una media tra 75 e 80 kW. Raggiungo il 100% dopo 50 minuti di collegamento; ho caricato 73 kWh (la carica era scesa al 27%). Non pochissimo ma nemmeno troppo. Comunque mi dicono che non conviene mai caricare la batteria al 100%: intanto perché l'ultimo 15% è più lento della media dell'intero processo, poi perché così ci si espone al rischio di perdita progressiva di una parte di carica e dunque di autonomia. Regole del nuovo millennio.

13 maggio 2019

19_19, il viaggio new age di Citroën


































E' comune ritenere le auto elettriche, quantomeno in questa fase di introduzione sul mercato, più adatte al traffico cittadino. Causa di ciò la maggior disponibilità locale (teorica, quantomeno in Italia) di punti di ricarica e il dover fare i conti con un'autonomia spesso assai minore del dichiarato. Ora però Citroën affronta proprio l'argomento dei viaggi con la 19_19 Concept un prototipo che sarà presentato giovedì al VivaTech di Parigi. L'auto è studiata per offrire il massimo comfort grazie a un'abitacolo che ricorda il salotto di casa, mentre le innovative sospensioni dotate di Smorzatori Idraulici Progressivi® e un sistema di guida attivo intelligente si occupano della parte attiva della guida, quest'ultima gestita da un'intelligenza artificiale che interagisce con i passeggeri mediante un sistema
predittivo e proattivo. L'autonomia può
arrivare fino a 800 km e ciò dimostrerebbe come l’elettrico sia compatibile
con i lunghi viaggi, ma ritengo valga il mio assunto di prima al riguardo. Si tratta di vedere quanto un simile approccio possa rendersi indipendente dalle carenze infrastrutturali, ma indubbiamente, se parliamo di relax, l'intrinseca minore rumorosità di un'auto elettrica non può che aiutare a mantenere quel livello di cocooning che la 19_19 promette.

Metti che PSA acquisti Jaguar Land-Rover





Di questi tempi le acquisizioni fioccano. E alle voci sul take over di FCA da parte di coreani o francesi, si aggiungono quelle sulla vendita di Jaguar-Land Rover (JLR). Il britannico Guardian, infatti, riporta l'insoddisfazione dell'owner Tata sui conti del gruppo inglese e un più o meno segreto documento di previsione sulla possibile vendita a PSA. Gli indiani ufficialmente smentiscono, mentre il gruppo francese si dichiara "Aperto a ogni possibilità", specie nell'ottica di dare valore a lungo termine al marchio d'Oltremanica. Nessuna fretta per nessuna acqusizione, comunque, ma diverse opzioni sul piatto. PSA si guarda intorno, dunque, con l'obiettivo tanto di tornare sul mercato Usa quanto rafforzare la sua presenza in area europea. Certo è che i conti di JLR non sono messi bene, visto il taglio di 4.500 posti di lavoro in corso e l'incombere della Brexit. E' probabile comunque che entro fine anno si alzi il velo sulla politica espansiva di PSA.

Dyson non parla di più di auto per tutti



Sappiamo che il passaggio all'auto elettrica implica (o meglio implicherà, questione di parecchi anni) l'ingresso di nuovi attori sul mercato. Il fatto è che, contariamente a quanto si pensi da più parti, l'auto elettrica è low tech. C'è sì ricerca sugli accumulatori, ma sostanzialmente è chimica applicata, con l'ausilio di software per la gestione, roba strutturalmente semplice anche se trovare la quadra tra tempi di ricarica, peso e capacità non è così immediato e a basso costo, elemento quest'ultimo sempre ben chiaro nella mente di ogni imprenditore. Se poi passiamo ai motori, il confronto con tutto il know how richiesto per la combustione pulita è stridente: Tesla usa motori da ascensore, che pur adattati all'uso sono disponibili da più fornitori, con tecnologia largamente diffusa. Quindi l'ingresso di Dyson, che dagli aspirapolvere entra nell'automotive sulla scorta dei suoi motori digitali (espressione intrisecamente priva di senso ma d'impatto mediatico), ci sta. Ma al di là della parte motrice, l'automobile è un oggetto complesso e costoso, che richiede grandi economie di scala per poter abbassare i prezzi di vendita. E' più facile così produrre auto di lusso o di nicchia e imbottirle di ammennicoli per far colpo, vedi le auto di Musk. In quest'ottica sir Dyson sta cercando la sua strada a partire dal quartier generale di Singapore, mentre il progetto dell'electric park è stato messo per il momento in stand by. Ha richiesto comunque un brevetto che dà qualche spunto su come intenda procedere: si tratta di una vettura di grandi dimensioni, attorno a 5 metri, parecchio alta da terra e con un interasse di ben 330 cm che suggerisce quantomeno una Suv e dovrebbe avere un motore per asse. Le ruote sono molto grandi, addirittura da 23 o 24 pollici ma con pneus dotati di battistrada stretto e il fornitore sarebbe già stato individuato. Il pianale contiene le batterie e la carrozzeria è in alluminio, meno costoso e più facile da industrializzare della fibra di carbonio; nessun dato su batterie e autonomia, anche se il team di Dyson continua la ricerca sugli elettroliti solidi. Una sorta di Range Rover, quindi, lontana da quell'idea di auto per tutti di cui parlava inizialmente il tycoon brit. E l'ingresso in grande stile dei big del settore potrebbe rendere ancora più difficile far quadrare i conti: il loro volano è lento a prendere i giri, ma poi tiene con facilità il regime.

09 maggio 2019

La new age VW parte con la ID.3













E' la prima ma reca il numero 3, primo dei 20 modelli elettrici annunciati per il 2025 da Volkswagen. La ID.3, è la continuazione della filosofia del Maggiolino prima e della Golf dopo (guardandola la somiglianza d'impostazione è davvero notevole), una vettura che ambisce a divenire il modello clou della nuova gamma e che è stata realizzata pensando ai grandi numeri. E in quest'ottica per la prima volta VW ha previsto il pre-booking: una edizione speciale ID.3 1ST, realizzata in 30.000 unità, sarà ordinabile sul web in 4 colori dopo il salone di Francoforte (durante il quale ci sarà il reveal ufficiale), versando un acconto di 1.000 € per un prezzo inferiore a 40.000 €. Il pre-ordine diventerà vincolante ad aprile 2020, data entro la quale si potrà disdire senza penali. La vettura ha un'accessoristica completa, che comprende fari a matrice intelligente, navigatore a comando vocale e uno head-up display a realtà aumentata. E'dotata della batteria da 58 kWh e ha un'autonomia WLTP di 420 km; il primo anno di ricariche è inoltre gratuito fino a 2.000 kWh. Il prezzo delle edizioni di serie partirà invece da meno di 30.000 € e l'autonomia andrà da 330 a 550 km a seconda di quale dei tre accumulatori previsti sarà installato: 45,58 oppure77 kWh. La ricarica è possibile con diversi standard, ma è di serie il fast charging tramite la rete IONITY di cui VW è partner. Il marchio insiste per questo nuovo modello e per quelli che seguiranno sull'impatto ambientale zero, che corrisponde alla compensazione di ogni produzione di CO2 durante il processo di fabbricazione, ma per i dati tecnici e per le specifiche occorrerà attendere il salone di Francoforte in autunno.

07 maggio 2019

La Volt se n'è andata in punta di piedi





Con pochissima risonanza mediatica GM ha chiuso lo scorso 15 febbraio nello stabilimento di Hamtramck, in Michigan, la produzione della Chevrolet Volt, tra le prime ibride sul mercato. La Volt era infatti dotata tanto di accumulatori al litio quanto di un motore a benzina a 4 cilindri (prima di 1.4 poi di 1.5 litri) che azionava un generatore, grazie al quale l'autonomia della vettura poteva superare il problema della penuria di punti di ricarica. Di fatto la prima plug-in, ma con una gestione del gruppo motore che non privilegiava la marcia elettrica e che quindi si è mostrata in contrasto con le linee di tendenza del mercato. Le modifiche attuate al progetto iniziale prima e la successiva Bolt di fine 2016 non hanno mutato la sostanziale stasi delle vendite, dovuta anche al prezzo elevato e alla scelta di prevedere il solo acquisto della vettura. Solo l'ultimo dei flop del gruppo GM, che negli ultimi 15 anni è riuscito a infilarsi autonomamente in una serie significativa di cul de sac. Quantomeno la Volt è servita per accumulare un solido bagaglio di esperienza nel settore elettrico, quello che Gm dovrebbe prima o poi estrinsecare in prodotti concreti.





Superb rifà il look





Un teaser Skoda rivela quale sarà l'aspetto della nuova Superb, la berlina/station al vertice di gamma della Casa ceca parte del gruppo VW il cui reveal è atteso nel corso del mese. Le modifiche non cambiano il tono imponente della vettura, che con affinamenti successivi è ora pienamente integrata nel design della capogruppo pur mantenendo i connotati caratterizzanti della mascherina con il naso che rega il logo del marchio. Gli interni sono da attendersi sullo stile della recente Scala, mentre l'infotainment comprende ora la connessione agli smartphone e quella opzionale a internet. Il modello adotta la stessa piattaforma della Passat GTE e per la prima volta prevede una versione ibrida con il motore 1.4 TSI a benzina e un motore elettrico, la cui potenza complessiva è di 218 CV.

Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...