01 marzo 2019

Atlantique 2.0









Strana storia quella delle crisi dell'industria auto. Dopo il Dieselgate il gruppo VW ha puntato tutto sull'elettrico, ma l'altro giorno ha presentato la Touareg con un V8 a gasolio. Si parlava anche di uno stop alla Bugatti, ma ecco ora i teaser di una riedizione nientemeno che della Type 57SC Atlantique, forse l'auto più esclusiva di tutti i tempi. Le immagini sono comparse sulla pagina Facebook di Bugatti e potrebbero essere il complemento alla celebrazione dei 110 anni del brand con quella degli 80 anni della Atlantique, realizzata in soli quattro esemplari di cui solo 2 attualmente reperibili (una è di Ralph Lauren). Le voci sono di una sorpresa allo stand del marchio di Ginevra e il secondo teaser è un'anticipazione delle luci di coda della vettura. Per stuzzicare i miliardari.

25 febbraio 2019

Dalla Sixteen alla Sixty le auto degli emiri











Il marchio Devel è associato nell'immaginario visceralmente portato all'esagerazione senza senso tipico degli emirati arabi alla Sixteen, mostruosa hypercar da 5.000 CV la cui produzione è in bilico, tra il ritiro della Manifattura Automobili Torino dal progetto e un ridimensionamento alla versione da appena 2.000 CV per non perdere completamente la fiducia degli investitori. Sembra anche gli ingegneri debbano gestire un  problema di surriscaldamento dell'unità a 16 cilindri da 12.300 cm3 quando la vettura si trovi nel traffico. Ma la Devel ha un'altra freccia al suo arco. Si tratta della Sixty, un veicolo che più diverso dalla Sixteen non potrebbe essere. E'infatti una poderosa Suv a 6 ruote, con un look a metà tra i militare e il veicolo da esplorazione per Marte. La scelta per il propulsore è diametrale rispetto alla supercar: qui si impiega infatti un V8 turbodiesel dal 6,7 litri che eroga 700 CV. La velocità massima è limitata a 160 km/h, ma i 100 si raggiungono in 5,8 secondi, mentre la trazione è 6x6 a specifiche militari, con assali a portale, controllo della pressione degli pneumatici e sospensioni indipendenti. All'interno c'è posto per 6 o 7 e ogni comfort visto che l'allestimento è a richiesta del cliente; per rendere poi inarrestabile la Sixty ci sono due display night vision, anteriore e posteriore e due verricelli, mentre è previsto un sistema con chiamata satellitare per il recupero d'emergenza che secondo il costruttore non ha limiti territoriali. Nessun accenno al prezzo aggiornato (prima era di 450.000 $) né ai costi dell'abbonamento al servizio di recupero, che deve costare come un appartamento a Manhattan. Ma c'è chi può, no?

Anche elettrica la Peugeot 208

































La nuova Peugeot 208 debutta ufficialmente al salone di Ginevra con
la piattaforma modulare CMP riservata alle vetture di segmento B e C,
definita multi-energia perché permette la scelta tra motorizzazione
termica o elettrica: sono previste infatti le versioni PureTech 75 S&S, 100 S&S e 130 S&S a benzina, la BlueHDi 100 S&S turbodiesel e la e-208 a batteria. Tutte condividono l'alleggerimento della scocca di 30 kg e il miglioramenti di aerodinamica e rendimento meccanico, ma la vera novità è ovviamente la versione elettrica. Dotata di un motore da 100 kW con coppia allo spunto di 260 Nm, ha un'autonomia fino a 340 km grazie al pacco di accumulatori al litio da 50 kWh garantito 8 anni a 160.000 km, la cui ricarica è gestita dal sistema di raffreddamento della vettura per garantire la stabilità dei parametri di funzionamento; con ua centralina da 100 kW si ottiene l'80% della carica in 30 minuti. Il recupero energetico in rallentamento è regolabile, mentre particolare attenzione è stata posta alla climatizzaioine, tipico tallone d'Achille delle elettriche: sono presenti infatti una resistenza da 5 kW per il riscaldamento che agisce con una pompa di calore e i sedili riscaldabili, mentre l'intero sistema è azionabile da remoto con l'app MyPeugeot. Dal vivo presto.

Un po' meno stellari i costi delle gare Usa





I costi delle competizioni motoristiche sono altissimi, segno di un business che si è evoluto sulla base di speculazioni sempre più forti che hanno portato l'intero ambiente a fronteggiare cifre da capogiro. Esulando dal prezzo del veicolo, un piccolo di 7 anni che vuole iniziare con il kart deve (la sua famiglia ovviamente) mettere in conto per la prima stagione una trentina di migliaia di euro, che andranno a crescere fino a 40-45.000 nei due anni successivi se si mostra competitivo. Gli sponsor arrivano solo dopo che hai mostrato di valere qualcosa, quindi all'inizio sono tutti costi vivi. Ma salendo via via fino alla F1 i prezzi diventano stellari. Liberty Media ha stabilito una entry fee minima di 546.133 $ per la stagione 2019, cui sommare 5.459 $ per punto acquisito nella stagione precedente, tranne Mercedes che deve pagare 6.553 $ a punto. Così quest'ultima sgancia quest'anno 4,8 milioni di dollari, Ferrari 3,6, Red Bull 2,8 e giù fino a  alla Williams, che se la cava con 584.000 $. Tutto ciò solo per partecipare, poi ci sono i costi di sviluppo dell'auto (un conto a parte) e quelli relativi alle gare e al carburante, che arrivano a 300 milioni, di euro, non di dollari. Il carburante. Già, perché non è proprio lo stesso che si acquista alla pompa sotto casa, tanto che il totale, tra benzina e materiali di consumo arriva a 4 milioni l'anno. Un litro di benza F1 costa tra 15 e 21 euro al litro, ma i costi se li assume lo sponsor. E' interessante però guardare anche Oltratlantico per vedere se se cose vanno così anche dalle loro parti. Beh, sui costi vivi probabilmente sì, ma sul carburante la differenza è notevole. Un gallone di IMSA E 100 che si usa per le touring car sta a 12.90 $/gallone, che fanno 3,41 al litro, 3 €/litro. Un gallone di IMSA E20, usata dai DPI, i Daytona Prototipe, praticamente delle LMP2 secondo la classificazione Le Mans, 14.60 $/gallone, 3,86 $/litro pari a 3,39 €/litro. Considerato che in strada la benzina costa 3 $/gallone, 0,79 $/litro, 0,69 €/litro (un filo più del gpl, ma tanto noi abbiamo le elettriche, no?) è parecchio di più ma nulla rispetto ai costi europei. Quindi in Usa correre è alla portata di tutti? No, certo, ma si può fare, mentre qui 90 su 100 anche se sei un talento sei out. A meno che non siano quelli della parabola...

22 febbraio 2019

Polestar 2 in arrivo next week

























Seguendo l'esempio di altri costruttori, nel 2017, Volvo ha separato
nettamente la gestione della sua divisione prestazionale Polestar, che
nata nel 1966 come scuderia è ultimamente evoluta come brand
realizzatore di prestazionali vetture elettriche. La prossima settimana
verrà presentato il secondo modello, Polestar 2, e un sito dedicato (https://www.polestar.com/cars/polestar-2) fa il conto alla rovescia fino al 27 febbrario per dedicarsi successivamente alle specifiche della nuova auo. Si tratta di un'auto di media taglia che si rapporta al segmento della Tesla Model 3, che dispone di un motore della potenza di 400 CV e che promette un'autonomia attorno a 480 km; ulteriori dati tecnici da acquisire più avanti, speriamo. Il range di prezzo di questa nuova vettura dovrebbe collocarsi più in basso rispetto alla Polestar 1 da 155.000 $ e gravitare quindi attorno ai 40.000, circa 35.000 €. Seguendo poi una politica alla Musk, l'auto dovrebbe essere presto prenotabile online versando una caparra, a fronte di una produzione che inizierà nella seconda metà dell'anno in corso. Come ogni elettrica che ambisca alla fascia alta del mercato, la Polestar 2 strilla qualche novità in ambito infotainment: nel caso la prima applicazione di un nuovo sistema di gestione firmato Android, che farà qui il suo debutto.

Kia vuole spakkare in elettrico





Kia si è sempre distinta dalla owner Hyundai per lo stile, forte di un centro di design a Francoforte che ha dato un'impronta personale e d'impatto alle proprie vetture. Al salone di Ginevra che si apre la prossima settimana intende trasferire questo concetto anche nella new age dell'automobile, quella elettrica, con una concept a batterie che produca un effetto simile a quello che la Stinger ebbe sul segmento più tradizionale. Per ora abbiamo solo un teaser, ma le premesse sono di un design che colpisca il lato più emozionale e susciti un'idea dinamica della guida. Dal vivo next week.

La California leva il guinzaglio





La California è famosa per le prese di posizione nette e decise sul fronte ambientale e in genere su una visione avanzata dei trasporti; questa volta però il nume ispiratore della nuova proposta di legge potrebbe essere semplicemente la libertà. Libertà di godersi un'automobile e libertà di lanciarla come si deve, visto che si tratta di abolire il limite di velocità su due autostrade, la Interstate 5 e la State Route 9. La cosa, come sempre, è più complessa di quanto sembri a prima vista. E' stata introdotta infatti una nuova tassa sulla circolazione per finanziare la costruzione di due corsie addizionali sulle highway citate, con il proposito di ridurre le emissioni di gas serra dovute alla concentrazione nelle areea urbane causata dagli ingorghi che le affliggono giornalmente. Sulle due corsie addizionali il limite di velocità sarebbe abolito mentre rimarrebbe in vigore a 65 mph sulle altre; in questo modo la maggiore velocità renderebbe più veloce il transito con minori concentrazioni locali di inquinanti. Un assunto all'opposto di quanto i geni della viabilità locale italiana ritengano; assistiamo infatti periodicamente a riduzioni della capacità degli assi di transito urbani e suburbani in virtù dell'assioma bassa velocità= meno emissioni; peraltro tutto da dimostrare quando le code sono stanziali. Si tratta di una proposta, non ancora di una direttiva, ma sarebbe interessante vederne gli effetti pratici, soprattutto in uno stato sinora decisamente repressivo nei confronti dello speeding. Anche perché finalmente si potrebbe fare il paragone anche con un altro ambito autostradale oltre a quello abituale (e felice) della Germania.

Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...