08 febbraio 2019

Il rinnovo Subaru parte da Chicago

























Subaru lancia al salone di Chicago la nuova Legacy in versione berlina, che prelude alla Outback prossima ventura. Giunta alla settima generazione, la solida auto giapponese è costruita sulla recente piattaforma modulare sviluppata dalla Casa e gode negli States del successo per le doti di robustezza e affidabilità che in Europa è latente. Non ha certo un look che spakka, ma l'andamento delle linee è armonico e la lunghezza è aumentata, come l'abitabilità. Le maggiori novità sono però nell'abitacolo, con la plancia completamente ridisegnata con un monitor centrale touch da 11,6 pollici (opzionale, quello standard è da 7") posto in posizione verticale che riassume moltissime funzioni della vettura, tanto che patrecchi comandi sono di fatto spariti dalla plancia. Piena compatibilità con Apple CarPlay e Android auto, oltre alla consueta camionata di controlli e assistenze alla guida, capitanate dal sistema EyeSight a telecamere stereo, che in certe versioni include anche un riconoscimento visivo del conducente con l'automatica selezione delle sue preferenze. I motori disponibili sono due, riedizioni dell'inossidabile boxer nella versione di maggior cilindrata: un 2.5 aspirato da 185 CV a 5.800 giri e 239 Nm a 4.800 e un 2.4 turbo ottentuto riducendo la corsa del 2.5 a 86 mm che eroga 264 CV a 5.600 giri con coppia massima di 376 Nm costanti da 2.000 a 4.800 giri. Ovvia la presenza della trazione integrale, così come quella del cambio a variazione continua Lineatronic.

07 febbraio 2019

Squadra che vince non si cambia









Basta sostituire la parola auto a squadra e si ottiene il concetto alla base della rinnovata Audi TT RS, che compie 10 anni. Dal 2009 la potenza del suo 5 in linea di 2,5 litri è cresciuta da 340 agli attuali 400 CV, mentre la coppia ha raggiunto i 480 Nm. Per dovere di cronaca bisogna però dire che il tetto prestazionale è stato raggiunto già due anni fa, segno che l'evoluzione di questo propulsore è terminata. Valori comunque da V8, che determinano prestazioni da supercar: lo 0-100 si copre infatti in soli 3,7 s, mentre la velocità massima raggiunge i 280 km/h (sbloccaggio a pagamento). Audi ha aggiornato il modello con piccoli dettagli al frontale (splitter, caladra nera, fari led) e alla coda, con il nuovo alettone e l'estrattore sotto il paraurti. Un'auto bella da guidare, ma che rivela ormai tutta l'età di un progetto che, pur brillante, ha fatto il suo tempo. Speriamo che la sostituta, che prima o poi prenderà il suo posto, non sia l'ennesima elettrica più bella e più superba che pria.

Off road duro con le Sequoia TRD Pro









Che Toyota se la cavi bene con le fuoristrada è risaputo, in Africa è pieno di Land Cruiser ultradecennali che vanno ancora strabene. Dalle nostre parti le vere off road hanno perlopiù ceduto il passo a svariate tipologie di Suv che, rifinite elegantemente e piene di accessori costosi e delicati, non affronteranno mai un percorso meno che stradale. Negli Usa, invece, i grandi spazi chiedono ancora mezzi adatti a sentieri e piste e Toyota ha deciso di produrre versioni TRD Pro dei propri mezzi, adattate specificamente all'heavy duty. Così, dopo la Tundra, pickup molto apprezzato dagli yankee per la sua robustezza, al salone di Chicago debutta la Sequoia, grande fuoristrada con spazio per 7 a bordo. La chiave della trasformazione sta nelle sospensioni, dotate di ammorizzatori Fox che si induriscono proporzionalmente alle sollecitazioni, oltre a una serie di protezioni nel sottoscocca e nei punti soggetti a contatto con gli ostacoli. La sigla TRD non deve indurre a credere che sotto il cofano ci sia un Diesel (sta infatti per Toyota Racing Development): il motore è infatti il noto V8 a benzina da 5,7 litri con 386 CV e 544 Nm che agisce su un cambio automatico a 6 marce con trazione integrale, differenziale Torsen centrale e ridotte. La TRD è una sorta di Gazoo Racing a stelle e strisce che prepara sia fuoristrada sia auto da pista; forse ci sarebbe spazio anche in Europa per le sue elaborazioni.

06 febbraio 2019

Se fa freddo nella Model 3 non ci entri





Che le auto elettriche non amino il freddo è risaputo. Il problema riguarda più che altro gli accumulatori, le cui reazioni chimiche sono rallentate a bassa temperatura con la conseguente limitazione nella corrente erogata. Ma la recente ondata gelida nel Midwest statunitense ha messo in luce anche altri problemi sulle Tesla, in particolare sulla Model 3, questa volta però maggiormente legati ai meccanismi impiegati per azionare le diverse parti della vettura. E' il caso delle maniglie, che con il ghiaccio si bloccano e non rendono possibile l'accesso all'abitacolo. Il sistema richiede infatti la pressione su un lato dell'astina metallica per farla fuoriuscire ed esercitare così la forza necessaria all'apertura. Purtroppo il gelo blocca il meccanismo e parecchi possessori di Model 3 hanno twittato la loro frustrazione per un problema così banale ma sufficiente a impedire l'uso dell'auto. Ricordo poi che con il freddo intenso anche la carica si riduce di parecchio e quindi parimenti le autonomie, quindi le ricariche devono essere più frequenti ma, se effettuate all'aperto, meglio non del tipo ad alta intensità; quindi ulteriore problema per il maggior tempo richiesto. Certo fa pensare che in Norvegia, con un clima tutt'altro che amichevole, la mobilità sia sempre più elettrica. Certo però che dalle loro parti la corrente è fornita praticamente gratis e le auto sono preriscaldate mentre sono connesse. Con una popolazione di poco più di 5 milioni di abitanti, poi, le ricariche sono praticamente effettuate sempre dalle colonnine pubbliche, perché è piuttosto facile trovarne una libera. Cosa invece piuttosto difficile dalle nostre parti, dove bisogna fare i conti anche con le soste abusive da parte di auto normali.

La seconda Lagonda





A Ginevra il rinato marchio Lagonda, owned by Aston Martin, presenta il suo secondo modello: dopo la Vision dell'anno scorso ecco ora una Suv di segmento elevato che intende porsi a confronto con la Rolls Royce Cullinan. La struttura della nuova auto è strettamente collegata a quella della precedente berlina, che sfoggiava il massimo della tecnologia elettrica con ricarica ultrarapida wireless in soli 15 minuti (siii, cerrrto...) e autonomia di 644 km. L'auto avrà anche la possibilità di guida automatica a livello 4, mentre la potenza del motore non è stata divulgata. Dall'oscuro teaser si percepisce una certa aggressività stilistica con un look basso e acquattato per una all terrain, oltre alla presenza di telecamere al posto dei retrovisori esterni. Tra un mesetto dal vivo.

05 febbraio 2019

As time goes by...



















Ve lo ricordate lo Chevrolet Blazer? Era uno dei Suv più rappresentativi di quello stile americano tosto e massiccio, un veicolone che dava già nell'impatto visivo l'idea della sua inarrestabilità. Ma i tempi cambiano e, pare, anche i gusti degli automobilisti Usa. Così il Blazer 2019 è assolutamente irriconoscibile, sembra un qualunque Suv giapponese o coreano. Sì, certo, l'attitudine off road è stata parecchio calmierata nel corso degli anni a favore di comfort e spazio a bordo, ma a guardarlo sembra davvero che GM abbia perso lo spirito yankee senza trovare un rimpiazzo adeguato. Mutazioni epocali che lasciano solo presagire quello che sarà la GM dei prossimi anni, nel filone di quei cambiamenti ispirati da Mary Barra che tanto infastidiscono the donald.

Fatevi un giro sulla BT62







Che David Brabham abbia doti di costruttore che si rifanno al Dna del padre Jack era già assodato. La BT62 presentata l'anno scorso e omologata soltanto per l'uso su pista è infatti splendida e con tutti i numeri giusti per gratificare adeguatamente i 70 fortunati acquirenti che hanno sborsato (e sborseranno, visto che il target costruttivo non è ancora stato raggiunto) il milione e 300mila dollari (americani, non australiani) richiesti per l'acquisto. Ora però David ha ripensato alla scelta iniziale e omologato un kit che per 160.000 $ consente anche l'uso stradale della BT62, senza alcuna penalizzazione prestazionale. E per riaccendere i riflettori sulla sua ultrasportiva (che a dire il vero ha un frontale un po' Lambo, no?) ha chiesto a Luke Youlden, pilota del campionato Aussie Endurance, di fare un giretto sul circuito Mount Panorama a di Bathurst, New South Wales, Australia. Risultato, un tempo non ufficiale di 1:58:69, mica male se pensate che il record della pista è detenuto con 1:48:88 dalla McLaren MP3-23 di F1 del 2011. Beh il video è notevole e anche se c'è una lieve perdita di potenza dell'auto all'inizio la sensazione complessiva è decisamente racing. Come decisamente invidio i proprietari.

Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...