14 gennaio 2019

Metti una Suzuki G...















Il ritorno della Suzukina è stato uno degli eventi auto del 2018; la sua linea rétro da veicolo professionale è infatti ancora molto apprezzata e la decisione di produrla della  Casa jap è stata fatta in chiave rievocativa di un mito del segmento off road più che nell'ottica di una mera operazione nostalgia. L'auto ha una platea di appassionati decisamente ampia e tra i Paesi ove è mitizzata c'è pure l'India, dove fioriscono gli allestimenti speciali realizzati da preparatori. Uno di questi, Liberty Walk, ha trasformato la Jimny in una... Mercedes Classe G, come si può notare dal confronto nelle foto. Le linee squadrate da veicolo da lavoro sono infatti simili e al carrozziere del Sub-continente è bastato aggiungere un kit di allargamento che comprende parafanghi, griglia e fascia frontale, oltre a montare ruote e pneumatici di maggiori dimensioni e gruppi ottici posteriori uguali a quelli della tedesca. Nessun cambiamento però ai gruppi meccanici: il kit è solo estetico. La trasformazione ha un certo successo, ma il vero limite è il contingentamento della produzione scelto da Suzuki, che limita l'esportazione delle Jimny a un numero fisso all'anno. Ma questo potrebbe rendere le Jimny G ancora più esclusive.

L'ultimo al grande freddo



























Il salone di Detroit che si apre oggi è da sempre il primo dell'anno e, data la collocazione geografica del Michigan al confine con il Canada, ha sempre tendenzialmente accolto i visitatori con un gelo artico. Ricordo temperature di -24°C (la conversione in Fahrenheit ti fregava perché leggevi solo -11,2°) con un vento gelido che spazzava l'asfalto, ma fortunatamente l'hotel era proprio di fronte al Cobo Center, dove si svolge il salone, e bastava attraversare la strada.

Ma ora basta, è finita. No, non con il salone, ma con il periodo. Il NAIAS 2020 si terrà in giugno, quando le temperature saranno più ragionevoli. Una scelta motivata dalla perdita di importanza della manifestazione così com'è organizzata oggi, che vede l'assenza di molti grandi marchi, Audi BMW e Mercedes, per esempio, assieme a italiane e francesi. Tra le europee ci sarà solo VW, che fresca dell'accordo con Ford ci tiene a far vetrina con il partner. La concorrenza con il CES di Las Vegas ha imposto quindi un ripensamento in chiave di show che si spera riporti l'importanza della manifestazione ai fasti di vent'anni fa. I riferimenti cambiano e per ora resiste inossidabile solo il salone di Ginevra, anche se qualche defezione l'abbiamo vista pure lì.

In ogni caso per molti brand resta un appuntamento importante: è il caso della già citata Ford con la Mustang Shelby GT 500 da oltre 700 CV, della Toyota Supra con il motore BMW, della Lexus LC Convertible o della Infiniti QX Inspiration, concept elettrica. Poi Cadillac con la XT 6, mid size crossover e, tra le jap poco diffuse da noi ma molto apprezzate in Usa, la Subaru con un'ennesima operazione nostalgia con la WRX STI che adotta il 2 litri pompato, sembra a 350 CV.

11 gennaio 2019

La Supra, la Supra!









Visto che ormai con Detroit ci siamo, la filiale Mexico di Toyota si è fatta scappare il video della vettura, dove finalmente si vede al completo nella sua veste definitiva. Il sound sembra meno accattivante di quello del teaser di dicembre e decisamente allineato a quello BMW, visto (tra l'altro) che il motore è quello. 335 cavalli e prezzo tra 60 e 65.000 euro, mica pochi anche se l'attesa quindicennale potrebbe fare proseliti tra gli entusiasti del marchio. Io comunque non amo le copie e se dovessi comprare un'auto con il motore di un altro brand preferirei sempre l'originale, a meno che il fattore prezzo non sia determinante. E questo non mi sembra il caso il caso.

FCA chiude con l'EPA





Non lo mai ammesso, ma alla fine ha accettato di patteggiare e pagare la multa. Parlo di FCA e del suo Dieselgate americano, la storia scoppiata due anni fa riguardante i motore 3 litri a gasolio. Pagare parecchio, in totale 800 milioni di dollari (molti meno della previsione iniziale comunque), di cui 305 direttamente all'EPA, l'ente per la protezione ambientale, come sanzione civile. In cambio sarà cancellato ogni addebito e FCA non dovrà ammettere alcuna colpa. Una storia conclusa in punta di fioretto, quindi, che però sollecita due considerazioni. La prima è che la famosa dichiarazione di debito azzerato a luglio, escamotage di bilancio a parte, prevedeva una sostanziosa liquidità che nessuno si spiegava. Ora invece è spiegata, anche perchè il versamento all'EPA va fatto in contanti. La seconda è che con il Diesel ci sono dentro tutti, nel bene e nel male. E' il motore con il rendimento più alto, quello quindi con le minori emissioni di CO2, ma se uno vuole fargli davvero le pulci trova vagonate di roba per vogargli contro. Dimenticando le nozioni ingegneristiche, basta il naso a dare un giudizio. Il nostro corpo reagisce agli odori con attrazione o repellenza e, per una legge antica come il mondo, tutto ciò che puzza non fa bene se viene introdotto nel proprio corpo, cibi svedesi per stonati a parte. Catalizzatori, urea, tecnologie a bassa temperatura non hanno modificato l'impatto con un odore che ti toglie il fiato, è un fatto. Certo però che dobbiamo e dovremo farci i conti ancora per molto molto tempo e scegliere il male minore per garantirci la mobilità. Ma questo è un altro discorso.

La California dice stop ai fracassoni





Da piccoli si metteva una carta da gioco fissata con una molletta sulla forcella posteriore della bici per fare rumore. In attesa del primo motorino, dava l'idea di essere già motorizzati. Poi cresci e ti rendi conto che il rumore va anche bene, ma è meglio non esagerare. Mica tutti, ovvio, basta sentire il sound di certe bicilindriche Usa. E proprio da quelle parti sembra che gran parte degli automobilisti siano rimasti bambini. Far rumore è parte dello spirito di certe muscle car, e non solo in senso timbrico, ma anche di pura pressione sonora. Ma in California hanno cambiato idea. Una nuova legge stabilisce per gli scarichi non originali l'obbligo di sostituzione con una multa onerosa da pagare e la successiva verifica in officina del veicolo. Una bella differenza, poiché sinora all'automobilista veniva dato solo un fix-it-ticket, una richesta di sostituzione, che regolarmente nessuno rispettava. Le attuali norme prevedono una emissione massima di 95 dBa a 50 cm dallo scarico con il motore a regime tra 3.000 e 5.000 giri. Un valore già parecchio più alto di quello consentito dalle nostre parti, 74 dBa che la UE ha già ridotto a 68 dBa per le nuove auto. La nuova misura repressiva potrebbe essere vista come un buon viatico alla mobilità elettrica, ma provocherà di sicuro crisi di astinenza ai fanatici dello scarico libero.

Mala tempora currunt





A furia di parlare di futuro, di auto elettriche e a guida autonoma, ci siamo dimenticati del presente. Un presente che vede una incipiente crisi delle industrie del settore che porterà a grossi ridimensionamenti e a forti aumenti della disoccupazione. L'accordo Ford-VW, per esempio, come ogni accordo di questo genere implica una ridondanza di posizioni che per ambedue comporterà riduzioni di personale, circa 14.000 unità da parte di Ford e qualche migliaio per VW. Jaguar-Land Rover taglia 4.500 posti, nonostante lavori nella parte alta del segmento. Non c'entra solo il Dieselgate, è tutto il sistema che sta cambiando e non giustifica più dimensioni e costi ritenuti sinora normali. L'industria dell'automobile è la seconda per grandezza e fatturati nel mondo dopo quella dell'energia, ma è strettamente collegata alla prima perché le sue fabbriche sono forti consumatori di energia. Se cede una, anche l'altra finirà per mostrare prima o poi la corda; non è catastrofismo, ma solo logica. E se il mondo sta cambiando occorre trovare subito soluzioni per far sì che ci sia un futuro per tutti, un futuro che non implichi il ritorno al medioevo, ovviamente. La tecnologia sviluppata con la ricerca potrebbe aiutare, ma è concepita in maniera troppo vecchia, perché dà luogo a progetti che implicano un ritorno economico sicuro. Proprio quello che il mondo della finanza non riesce più a garantire, tutto preso ai suoi giochi su umori e superstizioni che muovono mostruosi capitale in pochissime mani. Ridistribuire e trovare ambiti di sviluppo concreti e avvertibili da tutti, questo occorre. Ci dev'essere spazio per nuove idee che, indipendentemente da quanto costino, diano vantaggi alla società. La mobilità è necessaria, non si può annullarla perché non si riesce a gestirla in modo ecologico. E occorre tanto quella privata quanto quella pubblica. Quindi postulare l'uso delle biciclette al posto delle auto va bene, ma solo per chi se la sente; non dev'essere un obbligo. E i servizi pubblici vanno concepiti per chi li usa non per chi li gestisce: orari e cadenze devono rispettare gli utilizzatori. Se occorre più personale mettiamocelo; ci sarà qualche disoccupato in meno.

10 gennaio 2019

Ford e VW, l'unione dell'anno







All'inizio si era parlato solo di veicoli commerciali. Poi sono arrivate le ipotesi di progetti comuni per pickup e piattaforme per veicoli elettrici, oltre a joint venture sugli stabilimenti in Usa. Ora però il termine adotttato è global alliance, molto di più quindi. Ford e VW potrebbero annunciare al Naias la loro alleanza, un patto storico che segna la nascita di un gigante dell'industria automobilistica del prossimo futuro, un agreement che comprende però anche energia, finanza e il futuro della mobilità. In effetti entrambi i gruppi sono concentrati sugli stessi temi, sono costruttori globali e con diversi percorsi hanno ottenuto (orrore!) un congruo know how nella guida autonoma, che con la collaborazione reciproca possono mettere in comune. Insomma la concentrazione futura dei marchi è sempre più una realtà, ma questo dal mio punto di vista è molto triste.

No, non sono un retrogrado che non ama il progresso. E' proprio perché lo amo che non approvo quella che chiamo la perdita della diversità tecnologica. Come in ambito naturale, anche la tecnologia ha bisogno di essere alimentata da più fonti per essere davvero creativa. L'omologazione legata al profitto non produce roba buona, ma sempre più solo roba conveniente, conveniente per chi la produce. E obbliga i consumatori ad accettare obtorto collo quel poco che gli si offre (anche se falsamente vestito con molti brand), impoverendoli mentalmente e innescando un'ulteriore tornata involutiva per il futuro. Un circolo vizioso che continua a proporsi a dispetto del trovarsi al crepuscolo dello status economico dominante, come la crisi infinita che stiamo vivendo prova. Sarebbe ora di guardare alla prossima alba, no?

Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...