Credevo avessimo già raggiunto la saturazione, ma evidentemente alla crescita incontrollata non c'è limite. No, non parlo di virus, ma piuttosto di cavalli, quelli delle supercar in particolare, che registrano ancora una volta la corsa all'aumento. La nuova star viene dagli States, dal concorso di Pebble Beach in particolare, e si chiama Tuatara, anzi Tu-a-ta-ra, nome maori dello Sphenodon punctatus, rettile neozelandese quasi all'estinzione e forse proprio per questo divenuto assai rapido a evolversi in chiave di sopravvivenza. La Casa produttrice della rettilauto è la SSC, la Shelby insomma, che sinora si era limitata a qualche progetto estremo tipo la Ultimate AeroTT da 1.198 CV basando però il grosso del business su elaborazioni di muscle car e vintage in serie limitata. Sinceramente mi sfugge cosa c'entri il richiamo all'abilità a evolvere con un'auto decisamente tradizionale in ambito supercar, ma tant'è. Comunque la potenza della Tuatara è di 1.750 Hp, pari a 1.774 CV, erogati da un V8 biturbo di 5.9 litri che spinge fino a 8.800 giri. C'è una piccola gabola, però: il record di possanza si ottiene alimentando l'auto a E85, (85% alcool etilico, 15% benzina), mentre con benzina a 91 ottani AKI (97 RON) la potenza scende a soli 1.350 Hp, pari a 1.369 CV. La trazione è posteriore tramite un cambio sequenziale robotizzato a 7 rapporti, le sospensioni a controllo elettronico e i freni carboceramici, mentre gli pneumatici anteriori sono appena dei 245/35; si recupera con i posteriori da 345/25. La scocca, derivata dal prototipo del 2011, è interamente in carbonio come i cerchi da 20" e ha un coefficiente di penetrazione di appena 0,279, il che potrebbe spiegare la piccola sezione dei pneus davanti. Telecamere al posto degli specchietti e strumentazione TFT programmabile, con il tachimetro a fondo scala di 300, miglia ovviamente, pari a quei 483 km/h che la Tuatara intende raggiungere per battere il record di velocità della Koenigsegg Agera RS di 277,9 mph, 447 km/h. SSC si sta organizzando per tentare il record e per ora non ha rivelato il prezzo dell'auto, che però possiamo immaginare certamente a 6 zeri. Per dovere di cronaca aggiungo che il record di potenza automobilistica appartiene ufficialmente alla Devel Sixteen, ma di fatto di quell'auto non si è visto in giro nessun esemplare.
27 agosto 2018
Con la Tuatara SSC ambisce al vertice
Credevo avessimo già raggiunto la saturazione, ma evidentemente alla crescita incontrollata non c'è limite. No, non parlo di virus, ma piuttosto di cavalli, quelli delle supercar in particolare, che registrano ancora una volta la corsa all'aumento. La nuova star viene dagli States, dal concorso di Pebble Beach in particolare, e si chiama Tuatara, anzi Tu-a-ta-ra, nome maori dello Sphenodon punctatus, rettile neozelandese quasi all'estinzione e forse proprio per questo divenuto assai rapido a evolversi in chiave di sopravvivenza. La Casa produttrice della rettilauto è la SSC, la Shelby insomma, che sinora si era limitata a qualche progetto estremo tipo la Ultimate AeroTT da 1.198 CV basando però il grosso del business su elaborazioni di muscle car e vintage in serie limitata. Sinceramente mi sfugge cosa c'entri il richiamo all'abilità a evolvere con un'auto decisamente tradizionale in ambito supercar, ma tant'è. Comunque la potenza della Tuatara è di 1.750 Hp, pari a 1.774 CV, erogati da un V8 biturbo di 5.9 litri che spinge fino a 8.800 giri. C'è una piccola gabola, però: il record di possanza si ottiene alimentando l'auto a E85, (85% alcool etilico, 15% benzina), mentre con benzina a 91 ottani AKI (97 RON) la potenza scende a soli 1.350 Hp, pari a 1.369 CV. La trazione è posteriore tramite un cambio sequenziale robotizzato a 7 rapporti, le sospensioni a controllo elettronico e i freni carboceramici, mentre gli pneumatici anteriori sono appena dei 245/35; si recupera con i posteriori da 345/25. La scocca, derivata dal prototipo del 2011, è interamente in carbonio come i cerchi da 20" e ha un coefficiente di penetrazione di appena 0,279, il che potrebbe spiegare la piccola sezione dei pneus davanti. Telecamere al posto degli specchietti e strumentazione TFT programmabile, con il tachimetro a fondo scala di 300, miglia ovviamente, pari a quei 483 km/h che la Tuatara intende raggiungere per battere il record di velocità della Koenigsegg Agera RS di 277,9 mph, 447 km/h. SSC si sta organizzando per tentare il record e per ora non ha rivelato il prezzo dell'auto, che però possiamo immaginare certamente a 6 zeri. Per dovere di cronaca aggiungo che il record di potenza automobilistica appartiene ufficialmente alla Devel Sixteen, ma di fatto di quell'auto non si è visto in giro nessun esemplare.
25 agosto 2018
Meglio limitarsi alle armi..
Kalashnikov è un nome molto noto nel settore degli armamenti, principalmente per quell'AK47 che è in mano (legalmente o meno) a mezzo mondo. Ma il colosso delle armi russo ha da tempo diversificato la propria produzione e attualmente realizza anche biciclette e veicoli fuoristrada con caratteristiche professionali. Con un ulteriore salto qualitativo ha poi presentato al Military Technical Forum di Kubinca (Russia) la CV-1, prima auto elettrica del gruppo. Sinceramente il look lo definirei devastante, ma l'azienda rivela sia ispirato nostalgicamente alle meravigliose auto russe del passato, in particolare alla Izh 2125. Quest'ultima, prodotta dal 1973 al 1997, era una elaborazione della Moskvitch 4125, altra meraviglia, e fu in pratica la prima 2 volumi sovietica. Ora, attribuendo di default anche al blocco dell'Est una logica evolutiva, qualunque costruttore con un minimo di gusto starebbe molto alla larga da simili prodigi stilistici; ma forse non colgo appieno cosa sia cool da quelle parti. Tornando alla CV-1, l'auto è dotata di batterie della capacità di 90 kWh e ha un'autonomia di 354 km, un motore da 300 CV e fa lo 0-100 in circa 6 secondi. Kalashnikov punta in alto: secondo la dichiarazione di un pr aziendale la vettura sarebbe in grado di rivaleggiare con le Tesla; per questo se ne sta pianificando la produzione in serie. Auguri, ma credo che replicare il successo dell'AK 47 nel mondo auto richieda qualcosina in più.
24 agosto 2018
La nuova Z4 debutta a Pebble Beach
Al concorso di Pebble Beach BMW ha tolto finalmente il velo dalla nuova Z4, la roadster progettata con Toyota e vista come concept l'anno scorso. L'auto è di impostazione classica e punta al piacere di guida alla vecchia maniera, per esempio con la ripartizione del peso al 50% suu ciascun asse. Ma non esagera né vuole insidiare, quantomeno con questo modello di lancio, l'area Motorsport, vista la scelta di montare il solito tre litri turbo da 340 CV. Ciò non vuol, dire che la Z4 sia una sportiva di maniera: lo prova lo 0-100 dichiarato in 4,6 secondi, mentre pare ci sia pure una certa attenzione all'economia d'uso, visto la percorrenza media ufficiale tra 13.5 e 14 km/litro. Un po' fantascientifica, lasciatemi dire, in assenza di gabole ibride, ma nell'ottica di rinuncia al Diesel un po' tutti i costruttori ci danno dentro a far sembrare i motori a benzina, pure turbo, unità molto parsimoniose, perlomeno a certe condizioni. Se la coda riprende i motivi stilistici più recenti del marchio bavarese, la filante profilatura anteriore si rifà quasi a una mitica giapponese del passato, la Honda S 2000, tettuccio in tela compreso. La dotazione tecnica prevede i cerchi da 19", freni potenziati, sospensioni a controllo elettronico e differenziale a slittamento limitato; quella degli interni rifiniture eleganti, impianto audio Harman Kardon e infotainment à la page. Dopo la passerella californiana la vedremo al salone di Parigi in ottobre e chissà che in Francia non debutti pure la sorella jap in veste Toyota e non Gazoo.
13 agosto 2018
Peugeot Rifter BlueHdi 130: grinta e spazio
Il Rifter sostituisce il Partner Tepee e rilancia il concetto di multispazio con un interno all’insegna di modernità ed eleganza, oltre all’impiego della piattaforma EMP2 che gli conferisce caratteristiche di guida addirittura sportive. Si rimane stupiti infatti dalla grinta che la vettura è capace di mostrare, più che per la potenza del motore, per l'assetto decisamente sportivo, del tutto inusitato su veicoli di questo genere.
Disponibile anche in versione Long a 7 posti, più lunga di 35 cm, il Rifter ha l'interno ridisegnato secondo i dettami dello stile i-Cockpit, il criterio di design funzionale inaugurato per il nuovo corso da Peugeot sulle sue vetture, che rende l’abitacolo ricercato e che, introdotto su una multispazio, dà all'interno un aspetto inedito in questa categoria, un connubio di funzionalità ed estetica sportiva sottolineato dal piccolo volante di forma quasi ovale. All’esterno la linea è ora più da 2 volumi che da furgone, con una mascherina verticale e i cerchi da 17 pollici della versione GT Line a impreziosire l’insieme, mentre le protezioni laterali e i passaruota allargati avvicinano il Rifter più a una Suv che a una classica multispazio, distaccandolo dalla concorrenza. Ho visto infatti una versione che potrei definire Grand Raid, pluriaccessoriata e adattata ai viaggi avventurosi, che non sfigura a confronto di molte Suv vere e proprie.
In marcia si apprezzano l’ottima insonorizzazione e la rigidità della scocca, che consente una guida allegra senza il corpo vettura si corichi eccessivamente; il tutto ben coadiuvato dallo sterzo molto preciso, decisamente inusuale in questa categoria di veicoli. Dopo pochissimo ci si abitua a questa brillantezza, che allontana decisamente il Rifter dai classici derivati dai veicoli industriali e gli permette di paragonarsi a multipsazio e a vetture più tradizionali senaza complessi di inferiorità. Bene anche il sistema frenante, potente e ben dosabile, mentre l'ottimo turbodiesel da 130 cavalli si dimostra del tutto adatto al veicolo grazie alla coppia ai bassi che viene esaltata dal cambio automatico a 8 rapporti, altra chicca nella categoria. L'ottima scalatura dei rapporti consente tanto la guida brillante quanto il contenimento dei consumi che per quanto ho potuto osservare si mantengono sempre bassi. Nei prossimi mesi arriverà anche una versione Dangel a 4 ruote motrici.
Skoda Fabia facelift: stop al Diesel
La Skoda Fabia è un modello di successo per il marchio ceco, tanto da aver raddoppiato la propria quota di mercato in Italia negli ultimi due anni. Il lifting cui è stata sottoposta la nuova versione, presentata a Ginevra in Marzo, non ha modificato le dimensioni generali dell’auto, costruita sulla piattaforma modulare MQB del gruppo, e riguarda il design di frontale e coda, con una diversa calandra radiatore e cerchi in lega da 15 a 17 pollici secondo le versioni, più quelli da 18” opzionali. Le luci diurne sono ora a Led su tutte le versioni, mentre su quelle top sono disponibili in opzione anche i gruppi ottici principali con la stessa tecnologia; mantenute le versioni bicolore.
All’interno la plancia è semplice ma gradevole e funzionale, con fascia in contrasto di colore sulla versione in prova, e i sedili hanno una buona conformazione, specie quelli bicolori con impunture della Twin Color Montecarlo oggetto del test. La lunghezza a cavallo dei 4 metri (3997 mm, 4009 la Monte Carlo) consente poi di disporre di un vano bagagli con capacità da 330 a 1.150 litri. Il cruscotto dispone di due strumenti circolari analogici e include al centro un piccolo schermo LCD che visualizza anche le info particolareggiate del navigatore (ove presente), il cui schermo principale, che funge anche da pannello di controllo per l’infotainment, si trova al centro della plancia. Possibili il collegamento in rete e la funzione hotspot WLAN, mentre lo sbloccaggio delle porte può avvenire tramite smartphone. Ampia la dotazione di sistemi di sicurezza, che comprende la commutazione automatica degli abbaglianti, il cruise control intelligente e l’assistenza nell’uscita dai parcheggi.
La principale novità tecnica della vettura consiste nell’eliminazione dalla gamma dei Diesel: ora i motori sono tutti a tre cilindri a benzina, aspirati e turbo, con potenze da 55 a 110 CV. In Italia saranno disponibili da settembre le 1.0 TSI da 95 e 110 CV entrambe turbo e la MPI aspirata da 75 CV; l’aspirata da 55 Cv arriverà più in là. L’abitacolo è ragionevolmente spazioso e la visibilità ottima in ogni direzione, l’ergonomia dei comandi ben studiata eccettuato il fatto che il bracciolo interno ostacola, se abbassato, la corretta manovrabilità della leva del cambio.
Il tre cilindri da 110 CV ha una tonalità molto discreta e al minimo è inavvertibile, mentre anche in movimento trasmette pochissime vibrazioni. Il comfort di marcia è il punto forte della nuova Fabia, caratteristica che ho potuto notare grazie ad alcuni tratti davvero sconnessi delle strade della repubblica Ceca, oggetto del test, sui quali la vettura si è mostrata comunque stabile e precisa, evitando ogni perdita di aderenza agli pneumatici anche a forte andatura. La Fabia infatti è discreta ma non va piano, il tre cilindri spinge con decisione nonostante le marce lunghe, ma lo fa principalmente ai medi regimi; poca grinta ai bassi (nelle partenze in salita meglio accelerare prima dello stacco) e allungo scarso. Il cambio a sei marce (a 5 sulle altre versioni, DSG a 7 marce in opzione) ha ottima manovrabilità e come già detto rapporti lunghi, tanto che la sesta risulta più che altro autostradale. Sterzo OK anche se un po’ leggero e tenuta di strada sicura e prevedibile, nel tipico stile del gruppo VW: al limite la Fabia alza la ruota posteriore interna ma resta sempre stabile, con il controllo di stabilità che agisce in sottofondo, scarsamente avvertibile.
11 luglio 2018
Mercedes C 200: reduce to the max
Mentre la tempesta sui Diesel è sempre più perfetta, in occasione del rinnovo di gamma della Mercedes Classe C, la Casa tedesca mantiene il punto e presenta un nuovo 1.6 a gasolio in due potenze, 122 e 160 CV, che emette 1/3 del livello massimo di inquinanti previsto dalla norma Euro 6 d TEMP. Ma, tenuto conto dei chiari di luna attuali, ecco anche un nuovissimo millecinque a benzina con un sistema ibrido leggero a 48 V che eroga fino a 10 kW oltre i 184 CV del propulsore e una coppia parimenti aggiuntiva di 160 Nm che si aggiunge ai 280 Nm disponibili. Il rinnovo ha interessato 6.500 parti e la C 200 del mio test è disponibile anche a trazione integrale 4Matic.
Mostra interventi esterni piccoli ma di sostanza, paraurti, prese d’aria, nuovi cerchi in lega, fari a matrice di led, e una più impegnativa ridefinizione dell’interno, nella quale spicca il nuovo volante (un po’ vistoso) con comandi tradizionali e touch; peccato che l’apertura del cassettino obblighi a spostarsi in avanti per vederne il contenuto. Il cruscotto è completamente digitale (in opzione) e ampiamente personalizzabile, anche se la grande mole di informazioni ormai richiede una bella lettura del manuale prima di poter sfruttare al 100% tutte le opzioni disponibili. I sistemi di assistenza alla guida sono al livello di una Classe S e la C sembra quasi pensante, tanto si accorge dell’ambiente attorno e ti avvisa di ogni possibile rischio, oltre ad agire autonomamente se è il caso. Ci sono poi delle chicche alle cui coccole ti abitui subito: il clima è collegato al GPS e si accorge se entri in galleria azionando autonomamente il ricircolo, mentre l’head up display (opzionale e molto ben realizzato) ha una fotocellula che ne adegua la luminosità a quella esterna.
La C 200 è tanto piena di “giochini” che quasi ti dimentichi di guidarla; rimedio subito. Il motore si sente appena mentre metto in D il 9G Tronic e rimane molto discreto anche mentre guido sulle belle strade tedesche senza buche. Un tocco al Dynamic Select sulla plancia adegua le caratteristiche del veicolo e del cambio al desiderio di maggior comfort o sportività e mentre imbocco un autobahn priva di limiti spingo a fondo. Il millecinque sfodera una grinta inaspettata, la velocità sale rapidamente e l’indicatore si plafona a 241 km/h, con l’auto stabile e ragionevolmente precisa anche nei curvoni. Per avere un assetto più granitico occorre passare alla versioni più potenti, ma se vi va di correre comunque qui ce n’è in abbondanza. Lo sterzo è preciso e reattivo e i freni potenti ma non del tutto dosabili, con una corsa iniziale del pedale un po’ lunga cui occorre abituarsi.
Uscito dall’autostrada affronto una statale da urlo con curve be raccordate e poco traffico. L’ambiente giusto per mettere alla frusta il piccolo ma brillante motore, che sfoggia un comportamento davvero sportivo e gratifica con un sound vecchio stile dai 4.000 in su. La coppia massima è disponibile da 3.000 giri e insieme ai nove rapporti del cambio rende accelerazioni e riprese brillanti, pur considerato che la 6a è in presa diretta e che le tre marce superiori servono solo a ridurre il consumo. La scorrevolezza della vettura è altissima e ti trovi spesso a controllare se il motore sia in tiro o meno mentre la vettura fila in rilascio quasi senza perdere velocità. Viaggi in grande comfort e relax anche dalla base di gamma quindi, con un ritorno in termini di convenienza che Mercedes annuncia nella percorrenza media attorno ai 16 km/litro, dato credibile visto il muoversi appena dell’indicatore nonostante le tirate autostradali ventre a terra.
27 giugno 2018
CUPRA-cavallo 1 a 0
I confronti uomo-auto sono all'ordine del giorno, specie nell'ottica ambientalista che tende a premiare i primi, con l'interposizione di una buona dose di fatica muscolare, a fronte del consumo di idrocarburi. Restando in ottica recessiva, quindi, l'upgrading dei muscoli umani è quello dei muscoli... equini. E dev'essere stato questo il principio ispiratore del confronto che messo in piedi da Seat, mettendo in competizione un famoso cavallo da concorso, Calgary, con la Leon CUPRA sul terreno del Royal Polo Club di Barcellona. Alle briglie Virginia Graells, al volante Jordi Gené. A sfidarsi in due gare, la prima di accelerazione su una base sabbiosa di 100 m. Vittoria CUPRA, con un tempo sotto i 4 secondi per coprire la distanza, mentre il cavallo ne ha impiegati circa 15. Seconda gara a ostacoli, con Calgary che saltava le barriere poste a 2 m di altezza mentre la Leon gli girava attorno. Anche questa volta la vittoria è andata all'auto, che ha coperto il percorso in 31,43 s a fronte dei 57 occorsi al cavallo. Risultato scontato dunque? Non proprio, visto il fondo a bassa aderenza e lo scarso spazio a disposizione per far girare l'auto. Ma la potenza del 2 litri turbo e l'efficacia della trazione integrale sono stati elementi chiave per il successo della vettura spagnola. D'altronde 300 contro 1 è una sfida impari. Ma per Virginia non c'è storia: nessuna auto può dare la sensazione di libertà e unione con la natura che si prova cavalcando Calgary. Sarebbe carino sapere cosa ne pensi il cavallo.
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