12 gennaio 2018

Le X7 sono già al montaggio

















BMW produce i modelli X per gli Stati Uniti e il mercato mondiale a Spartanburg. Con una produzione record di oltre 411.000 unità nel 2016, Spartanburg è attualmente il più grande impianto del marchio al mondo. Circa il 70% dei veicoli prodotti negli Usa viene esportato in oltre 140 paesi; secondo il Dipartimento del commercio degli Stati Uniti, la Casa tedesca è quindi il più grande esportatore di veicoli nel Paese. Logico dunque che le X7, previste per il 2019, siano già in pre-produzione sulla stessa linea di assemblaggio insieme ai modelli standard della BMW X5 e della BMW X6. Un team ottimizza il processo in serie dei nuovi modelli di veicoli in fabbrica e allena i dipendenti per la produzione seriale successiva. I veicoli di pre-produzione prodotti nello stabilimento di Spartanburg saranno poi consegnati agli esperti del dipartimento di sviluppo. Sempre in fabbrica il modello di pre-produzione riceve la sua versione del camuffamento, che aiuta a garantire un minimo di segretezza sull'aspetto finale del nuovo Sports Activity Vehicle del marchio. Ma il camuffamento avviene dopo, quindi le vetture in linea hanno quello che sarà l'aspetto definitivo.

La Supra avrà il brand Gazoo Racing





















Dopo aaanni di tira e molla sulla Supra, sembra che finalmente Toyota abbia preso una decisione. Come anticipavo a dicembre, spetterà per ora alla divisione motorsport Gazoo Racing il compiuto di primer per il ritorno dell'attesa sportiva jap in chiave (per ora) da gara. Al salone di Tokyo c'è quindi la TS050 Hybrid omologata in categoria LMP1 per le competizione Endurance, dotata di scocca in carbonio e motore 2,4 V6 a benzina più un sistema elettrico di supporto. Destinata alla prossima Le Mans, la vettura dovrebbe erogare un totale di 992 CV con trazione sulle quattro ruote, praticamente il livello prestazionale della attuale vettura da corsa. Per quanto riguarda la Supra, sarebbe proprio la Gazoo Racing a lanciare la riedizione della più pura sportiva Toyota con il proprio marchio e il debutto dovrebbe avvenire entro il 2018. La divisione sportiva avrà dunque da qui in avanti anche il compito commerciale di proporre auto prestazionali, che comunque dovrebbero tutte prevedere il supporto ibrido. Resta comunque in vigore la partnership con BMW che, pur tra alti e bassi, dovrebbe dar vita alla prossima Z4, auto che potrebbe condividere molto a livello tecnologico con la Supra.

11 gennaio 2018

Attacco alla Morgan











Al CES c'è sempre materiale avanti, che guarda al futuro in chiave sempre più elettrica. Ma qualche volta c'è anche uno sguardo al passato, pur in chiave rivista e (forse) copiata. Come la Vanderhall Edison, che si rifà chiaramente ai three wheeler della Morgan. Fantasia poca a dire il vero, dato che pure il brand inglese ha in listino la EV3 a batterie, ma qui si è puntato alle prestazioni, dichiaratamente assai più elevate rispetto all'originale brit. Grazie ai due motori elettrici a corrente alternata da 183 cavalli, infatti, la Edison vanta uno 0-100 attorno a 4 secondi, meno della metà del dichiarato per la Morgan. E nonostante il peso limitato a 635 kg, dispone di accumulatori da 30 kWh che assicurano un range di 322 km (la EV si ferma a 241). Insomma, gli investitori dietro al progetto Vanderhall devono aver annusato un business promettente (negli Usa) per i tre ruote elettrici, tanto da sfidare sul campo la capostipite dell'articolo. Per completare il quadro, la Edison offre un impianto audio da 600 W, fari a led, clima separato per i due posti e freni Brembo, con un vano di meno di 40 litri, pochi ma abbastanza per un bagaglio tipo moto. Il tutto per 34.950 $. Dubito che la Morgan si avvicini a questa cifra.

Sempre più cattiva la STI











Domani apre il salone di Tokyo e i jap ci inonderanno di novità come suole. Subaru, in particolare, ha rilasciato due teaser della Viziv Performance STI, che con ogni probabilità rivela quello che sarà l'aspetto della prossima WRX STI, l'ultima cattiva vera del mercato in questo segmento. La vettura deriva dalla concept vista l'anno scorso allo stesso salone ed è l'elaborazione in chiave sportiva a cura della Subaru Tecnica International, la sezione motorsport del marchio giapponese. Nessun dato tecnico, ma solo il concetto alla base della vettura, che dovrà assicurare "enjoyment and peace of mind", ovvero divertimento e relax mentale, frase piuttosto criptica che potrebbe nascondere l'introduzione di una tecnologia ibrida. In ogni caso si tratta di una tre volumi di chiara impostazione sportiva, come il grande alettone fisso posteriore lascia intendere. Al Tokyo Motor Show dovrebbero debuttare anche La BRZ e la Levorg in versione STI.

10 gennaio 2018

Quando VW ci crede...









Certo che quando i tedeschi puntano qualcosa sono peggio di un bracco. Mi riferisco in particolare a VW e alla sua virata elettrica che, guardando ai contenuti, si rivela sempre più concreta e drastica, specie per l'azienda che a suo tempo ha sdoganato l'uso del Diesel in chiave moderna. La nuova pietra miliare sulla strada delle auto a batteria è la creazione di una speciale divisione strategica per la mobilità elettrica, a capo della quale dal prossimo 1° febbraio sarà posto Thomas Ulbricht, sinora leader della divisione produzione e logistica. I piani di Wolfsburg prevedono l'implementazione della nuova piattaforma modulare elettrica MEB sulle prime vetture che debutteranno sul mercato (verosimilmente entro il 2020), la ID hatchback e la Suv ID Crozz, viste a oggi solo in veste concept. Il ruolo di Ulbricht, vista la sua esperienza operativa, sarà dunque quello di spianare la strada ai nuovi modelli trovando loro una collocazione produttiva in armonia con i modelli tradizionali e contemporaneamente curare con BMW, Daimler e Ford lo sviluppo del consorzio Ionity che dovrà creare la prima rete europea di ricarica rapida ad alta intensità (fino a 350 kW) con uno standard comune. VW dunque accelera la transizione e potrebbe catalizzare il cambiamento in tempi più rapidi di quanto si pensi. Fatto salvo quel che penso del passaggio alla e-mobility alle condizioni attuali e alla tecnologia concretamente disponibile.

09 gennaio 2018

Se Fisker ha trovato il grimaldello...





Se è vero che attualmente il collo di bottiglia delle auto elettriche è rappresentato dalla batterie, è altrettanto vero che proprio in questo campo la ricerca lavora duro per trovare una soluzione al binomio squalificante scarsa autonomia/lunghi tempi di ricarica. Tuttavia non c'è da aspettarsi il sacro graal: l'uso del litio rappresenta infatti il capolinea della resa energetica, in quanto elemento meno elettronegativo disponibile (sulla terra almeno). In pratica non ci sono accoppiate più efficienti di quella tra un elemento donatore di elettroni (elettronegativo) e il litio, cioè la struttura impiegata nei più performanti accumulatori odierni. Detto questo, la ricerca si è spostata sugli elettroliti, ossia quei media che permettono il transito di elettroni tra catodo e anodo. Al CES Si è vista la nuova Fisker EMotion, il cui management ha annunciato lo sviluppo di una batteria con elettrolita solido capace di duplicare la densità energetica degli accumulatori odierni, vale a dire di arrivare vicino ai 5 MJ/kg. Con tali valori e con l'uso di elettrodi nanocavi che hanno una superficie 25 volte superiore a una superficie piatta la corrente può essere molto più intensa; di qui la ricarica rapida, tanto rapida (dicono alla Fisker) da permettere un range di 800 Km in circa un minuto di connessione. Sono dati strabilianti, che di fatto sdoganerebbero la trazione elettrica su scala planetaria, costi a parte. Troppo ottimismo? Vediamo. Fatto salvo che si raggiungano i 5 MJ/kg, facciamo due conti. La benzina viaggia mediamente sui 46,9 MJ/kg, l'idrogeno sui 143 e l'uranio arricchito, giusto per per esagerare, 3.456.000. Il litio, se bruciato in aria, fornisce 43,1 MJ/kg. Ne consegue che  renderebbe assai di più un motore che bruciasse il litio, anziché usarlo come accumulatore. Comunque, per ottenere la stessa energia di un pieno da 50 litri di benzina (34 kg) con queste batterie a elettrolita solido occorrono 318 kg. Molto, ma non troppo. Quindi, riprogettando le vetture e con un costo moolto superiore a quello di un semplice pezzo di metallo che contiene un liquido, citando Mel Brooks, "Si può fare!!" Vuoi vedere che Fisker ha trovato la quadra?

Se interessa l'articolo, mettetevi in lista



































Il discorso su TVR è diventato virale tra appassionati da quando la mitica marca inglese ha chiuso i battenti. Non che le selvagge auto brit non fossero apprezzate prima, anzi, ma il fatto che non fossero più disponibili ha acceso l'interesse sui numerosi tentivi di rilancio del brand. Che finalmente è prossimo al ritorno in grande stile con la Griffith. L'auto si è vista al Goodwood Revival lo scorso settembre ed è la prima realizzata dal consorzio di danarosi imprenditori guidato dal tycoon dei videogiochi Les Edgar, che ha rilevato il marchio 4 anni fa. Attualmente sta svolgendo i testi finali in una località segreta (ma anche no, vedi video), con l'aspetto definitivo che si rifà all'originale Griffith ma con maggiore cura per l'aerodinamica (ora c'è un fondo piatto) e un motore Ford V8 da 5 litri sotto il cofano. La scocca è realizzata secondo il procedimento iStream di Gordon Murray, quello sviluppato per la fibra di vetro, adattato al carbonio e impiegato da Yamaha per il suo progetto auto. L'auto pesa quindi solo 1.250 kg  con una distribuzione al 50% su ciascun asse. Il V8 Usa rivisto da Cosworth eroga 507 CV, che fanno 2,47 kg per CV, sufficienti a garantire alla Griffith uno 0-100 sotto i 4 secondi e una V max di oltre 320 km/h. Il cambio è un Tremec manuale a 6 marce, la trazione ovviamente posteriore e l'auto è compatta, con una lunghezza contenuta in 4,314 m, meno di una Porsche 911. Ruote da 19 davanti e 20 dietro, con pneus da 235 e pinze freni a 6 pistoncini davanti e a 47 dietro. Prezzi a partire da circa 100.000 €, le prime 500 auto, le Launch Edition, disponibili dal 2019, ma solo per chi ha depositato le 5.000 £ della caparra un anno e mezzo fa. Da lì in poi la produzione dovrebbe collocarsi attorno alle 1.000 auto l'anno. La TVR sarà quindi ancora artigianale e per comprarla occorrerà mettersi in lista, ma con la certezza di adrenalina a fiumi vista l'assenza di controlli elettronici, da sempre un must TVR.







Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...