18 gennaio 2017

Sarà mica il 17 che porta sfortuna?





Fa parte del ciclo naturale che gli animali più deboli o malati siano più facilmente catturati dai predatori. Con una sorta di traslazione concettuale (forse un po' ardita), potremmo dire che lo stesso principio trovi riscontro in economia, dove sulle aziende messe male si concentrano le attenzioni di speculatori e filibustieri. E con un ulteriore piccolo balzo si arriva al campo legale, dover sembrano valere le stesse regole. Dove vado a parare? Sappiamo tutti dell'inchiesta EPA, in divenire su FCA; abbiamo archiviato anche i recenti latrati tedeschi. Ma ora altre nubi si addensano sull'azienda, stavolta in arrivo dal Canada. Riguardano stavolta i soli modelli Ram equipaggiati con i motori Diesel Cummins (un must tra gli appassionati Oltreoceano), che non rispetterebbero le emissioni limite nei veicoli prodotti tra il 2007 e il 2012. Due studi legali hanno intrapreso un'azione nei confronti di FCA Canada per ottenere un risarcimento, individuato in 250.000 $ per il primo attore e non ancora espresso per il secondo; complessivamente bazzecole rispetto alla possibile multa americana, ma comunque soldi. Il fatto è che però un altro studio legale, questa volta del Michigan, sta predisponendo una causa per lo stesso motivo e il conto complessivo potrebbe salire di molto. Unico elemento di minore drammaticità, il coinvolgimento nelle cause della Cummins, che dividerebbe le responsabilità. In ogni caso il 2017 non inizia certo con i migliori auspici, per FCA.

17 gennaio 2017

Magari alla GM la tirano fuori dal magazzino...











Tra le innumerevoli dichiarazioni d'intenti di the Donald, spicca quella relativa all'impiego del carbone, che il tycoon vorrebbe draconianamente reintrodotto nell'uso energetico abituale. Beh, probabilmente apprezzerebbe questa Oldsmobile anni '80, una Ninety Eight per la precisione, convertita dalla GM alla propulsione a turbina con alimentazione a polverino di carbone. Un progetto che rimase allo stadio sperimentale, ma che si rifaceva idealmente al primo motore di Rudolph Diesel, alimentato, appunto, a polvere di carbone, nella cui spiegazione tecnica si faceva risaltare la grande convenienza d'uso del combustibile solido in quanto il 95% dell'energia contenuta nel materiale grezzo era resa disponibile nella combustione, contro il 55% di benzina e gasolio. Argomentazioni interessanti solo nella più totale assenza di scrupoli verso le emissioni di composti di carbonio, che però il nuovo responsabile per l'ambiente Usa Myron Ebell potrebbe condividere, appartenendo alla schiera dei negazionisti.

Mazda si conferma avanti





Mazda è nota per il suo virtuosismo tecnico, Wankel docet. Ma anche in campo più tradizionale i suoi prodotti sono sempre stati molto avanti sulla strada del progresso techno, forse anche perché le piccole dimensioni dell'azienda, che dopo il legame con Ford gioca tuttora da sola in un settore popolato da giganti, le consentono un rapido passaggio dalla sperimentazione alla produzione. Ed è proprio questo il caso del nuovo motore SkyActiv che dovrebbe debuttare nel 2018 sulla Mazda 3. Si tratta di un'unità di cui ho parlato già nel 2014 che adotta il sistema HCCI, quel tipo di combustione omogenea sul cui concetto lavorano pure Mercedes, Ford e GM, ma che per ora solo Mazda intende portare sulle strade. Si tratta di un cambiamento epocale nella tecnologia motoristica, perché con questa soluzione nella marcia a velocità costante si può ottenere un notevole aumento della resa chilometrica, che nel caso del motore SkyActiv arriva a toccare i 30 km/litro. Il motore produce inoltre una bassissima quantità di NOx grazie alla ridotta temperatura di combustione e può evitare quindi il montaggio dei catalizzatori riducenti, molto costosi e ingombranti (cfr Mercedes), oltre ad offrire un'levata potenza specifica e una forte coppia su tutto l'arco di regimi. Il meglio dei benzina e dei Diesel in un solo propulsore, insomma. E' anche per questo, dunque, che Mazda ha deciso di procrastinare al 2019 la sua prima auto elettrica e al 2021 la prima ibrida plug-in; questa tecnologia potrebbe rappresentare infatti una nuova chiave di lettura per il futuro dei motori a combustione.

16 gennaio 2017

Una storia spessa





Quello che si sta rivelando sempre più un FCAgate è una faccenda seria, perché potrebbe portare a gravi conseguenze per la Casa ex-italiana, con gli abituali ribaltamenti negativi sulla già malmessa industria dell'automotive locale. E' un ormai classico infatti fare profitti all'estero ma penalizzare gli stabilimenti nostrani ogni volta che si registra un deficit. E qui in ballo c'è molto più di una multa, visto che l'importo della sanzione potrebbe arrivare a 4,6 miliardi di dollari che, sommati ai 6,5 miliardi di debiti, rappresenterebbero una voragine finanziaria incolmabile per il brand, che non ha certo la cassa di VW. Le conseguenze legali per i singoli potrebbero poi essere devastanti, visto che, a titolo di paragone, il manager di VW Usa arrestato rischia addirittura l'ergastolo. L'apertura di una procedura ufficiale da parte del dipartimento di giustizia, quindi, non è da prendere alla leggera perché non è detto che il nuovo responsabile nominato dall'amministrazione Trump possa o sia disposto ad insabbiarla. Il fatto è che sui veicoli incriminati l'EPA ha trovato ben 8 dispositivi atti a ridurre le emissioni (in particolari condizioni di esercizio) non dichiarati nelle specifiche; il sospetto che questi siano stati introdotti per aggirare le norme sulle emissioni è quindi legittimo per i tecnici yankee. Ma c'è un pensiero che mi gira in testa sin dall'inizio del Dieselgate. Tutto nasce dalla tecnologia Bosch. E' vero, non si può incolpare di omicidio la pistola al posto di chi ha sparato, ma è indubbio che la Bosch una responsabilità deve pur averla. E. seguendo la normale trafila del marketing industriale, è chi sviluppa il prodotto che si occupa di diffonderlo, non il contrario. Glielo diciamo a Dobrindt?

Avanti, c'è posto!





La galassia dei preparatori è quanto mai ampia, tanto più negli States, dove a dispetto dei limiti di velocità draconiani la voglia di esagerare non demorde. Galpin è un'officina californiana cresciuta parecchio, fino a diventare concessionaria multimarca e vero e proprio tuner, brillante abbastanza da interessare anche qualche marchio intermedio verso i tre big. E' il caso di VLF, la joint venture tra Henrik Fisker, Gilbert Villareal e Bob Lutz che ha deciso di costruire la Rocket, elaborazione su base Ford Mustang realizzata nel 2014 dalla Galpin e ribattezzata VLF Rocket V8. Nel mercato anabolizzato e decisamente inflazionato delle muscle car una Mustang da 735 CV non fa molta storia, tanto più se i ponies sono ottenuti applicando un volumetrico al 5 litri V8 di serie. Sì, ok, gli interni sono stati ridisegnati con finiture di pregio, ma perché spendere 120.000 $ per una Mustang nera quando con circa 85.000 si può avere una Shelby Super Snake da 750 CV con la garanzia ufficiale della Casa? Misteri dei portafogli anabolizzati.

13 gennaio 2017

Entry level per la Q5





Nella gamma della nuova Q5 ora c'è anche una versione d'ingresso, dotata di un turbodiesel 2 litri da 150 CV. La vettura ha in cambio manuale a 6 marce d è disponibile con la sola trazione anteriore: I consumi sono più bassi delle precedenti edizioni e in media questa nuova Q5 da 150 CV riesce a percorrere 22,2 km con litro di gasolio su percorsi misti. Al lato opposto della gamma, Audi propone per Q5 in pacchetto S line black, caratterizzato dalla carrozzeria grigio Quantum con verniciatura in contrasto in Manhattan inserto al paraurti in alluminio, mancorrenti al tetto e gusci degli specchietti neri. Proiettori e gruppi ottici posteriori sono a Led, mentre l'interno rivestimenti in Nappa e inserti in carbonio, con i vetri anteriori acustici e i quelli posteriori oscurati, come il lunotto. Il costo del pacchetto è di 9.730 euro, quello della entry level 43.150 €.

12 gennaio 2017

Se Trump loda, l'EPA stronca






La costellazione del potere negli Stati Uniti è assai complessa. Così se da un lato troviamo il presidente eletto Trump che loda FCA per la dichiarazione d'intenti riguardo gli stabilimenti sul territorio nazionale, dall'altro l'EPA, agenzia federale per l'ambiente, contesta a Jeep e Ram, marchi del gruppo, la possibile presenza di un software che "nasconda" le vere emissioni sui modelli Diesel. L'accusa riguarda la produzione 2014-2016 dei Ram 1500 e delle Jeep Grand Cherokee con il turbodiesel 3 litri e interessa circa 104.000 veicoli. In sostanza è la stessa storia del Dieselgate di VW e non coinvolge mezzii dell'anno in corso soltanto perché la procedura di omologazione è stata sospesa in attesa degli esiti finali delle indagini. All'EPA si è aggiunto anche il CARB, l'ente californiano con le stesse finalità, ed entrambi hanno chiesto formalmente a FCA di dimostrare che tra i meandri del software della centralina non esistano file capaci di nascondere il reale impatto sull'ambiente dei veicoli. Come già nel caso di VW, non si tratta di un'accusa da niente: la penale per ogni veicolo può infatti raggiungere 44.539 $ per veicolo e visti gli oltre 100mila interessati... Fate voi i conti. FCA ha replicato di ritenere i suoi veicoli a norma, ma se ben ricordate anche VW lo disse, all'inizio. Stay tuned per le evoluzioni.

Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...