23 febbraio 2016
The opposite of sense
Ieri mattina stavo accompagnando a scuola mia figlia in auto quando mi è caduto lo sguardo su un furgoncino della manutenzione per le automobiline del circuito Share'NGo sul lato della strada. In quel punto il mese scorso sono state scaricate parecchie vetturette e giornalmente ne vedo qualcuna parcheggiata in attesa di clienti. Premetto che non c'è traccia di colonnine di ricarica nella zona (sud Milano) e che proprio per questo mi era sembrato strano vedere delle auto elettriche basate proprio lì. Ma la cosa a mio parere incredibile era che una delle automobiline era collegata a un generatore portatile che la stava ricaricando; non ho fatto in tempo a scattare una foto (dommage). Ora, non so quanto a lungo la ricarica sia durata, dato il mio flash di visuale, ma non posso che rimanere esterrefatto di fronte a tale modo di procedere. Un generatore portatile non è catalizzato, è praticamente un Euro 0 e l'idea che la ricarica di un'auto elettrica sia fatta in questo modo vanifica l'intera catena virtuosa, dato che in questo caso le emissioni saranno maggiori rispetto a un'auto tradizionale. Un po' come l'autonomia elettrica a spese dei range extender, ma molto peggio per l'assenza di controllo sulle emissioni. Aggiungo che il rendimento dei motori industriali è quanto mai basso e che quindi il loro consumo, in proporzione all'energia elettrica erogata, è piuttosto alto. Si pone il dubbio: the opposite of sense o pratica consolidata?
19 febbraio 2016
Ecco la Huayra BC
Il mese scorso parlavo della versione hot della Huayra, la BC, da vedersi a Ginevra. Ora sono state diramate le prime foto, oltre alla spiega del nome, che si riferisce a Benny Caiola, ricco amico di Horacio che fu il primo a comprare una delle sue auto. L'elemento distintivo è senz'altro il grande alettone, che si unisce lo spoiler anteriore per migliorare la già elevata efficienza aerodinamica delle altre Pagani. Come ipotizzavo, il V12 AMG di 6 litri con due turbo ha avuto un ulteriore tuning e ora eroga 750 CV a 6.200 giri e 1.001 kgm a 4.000. Sono valori eccezionali, particolarmente quello di coppia, che come al solito si scarica unicamente sulle ruote dietro tramite un cambio sequenziale a 7 rapporti e un differenziale autobloccante a controllo elettronico; al di là dell'elettronica, comunque, per scaricare tanto ben di dio ci vorrà anche un bel manico, oltre che la solita barcata di soldi. Anche perché la nuova versione pesa 132 kg meno delle "normali", vale a dire 1.218 kg, che fanno 1,62 kg/CV. Il resto è il "solito" complemento, necessario per gestire uno 0-100 in 3,2 secondi con una V max di 370 km/h: freni Brembo, ruote da 20 davanti e da 21 dietro. Ah, c'è anche l'Esp, che qui incorpora anche la nuova funzione Track. Sono sicuro che pochissimi potranno farne a meno.
PIù birra per i cinesi
Pare che il concetto di auto sportiva si stia affermando con forza in Cina e più in generale in Asia, tanto che gli uffici studi di diversi marchi si stanno organizzando per portare su quei mercati i prodotti per i quali si prevede un incremento di richiesta nei prossimi anni. Il fatto è che in Europa e in Usa lo stesso segmento soffre parecchio, sia per il disinteresse crescente dei giovani per l'auto, sia per le numerose briglie imposte da regolamenti anti-inquinamento e limiti di velocità. I sub brand meno esotici, quindi, quali Renault Sport e Ford Performance, stanno studiando la distribuzione su quelli che un tempo erano ambiti propizi unicamente alle tre volumi tradizionali ma che ora mostrano molto interesse per le muscle car del Vecchio Continente. C'è però quello che sulle prime potrebbe essere interpretato come un semplice problema di etica ma che a uno sguardo più attento si rivela semplice prudenza per evitare possibili cause miliardarie: gli automobilisti del continente sono assai poco usi alla guida ad alte prestazioni e lo stato delle strade e del traffico rendono particolarmente azzardato guidare a tutta birra con auto che, seppur non AMG o M; sono comunque delle schiodatombini. Di qui un'indagine di fattibilità per depotenziare alcune titolate pur mantenendole, diciamo, competitive, oltre che lo studio per organizzare dei track day che facciando crescere le capacità dei driver locali e non li rendano semplicemente dei pericoli pubblici. Considerata la fame di vendite, le cose dovrebbero concretizzarsi presto.
Butta la chiave
Sistemi keyless? Fatto. Volvo però intende andare oltre e dal 2017 le sue vetture non si acconteranno più di fornire ai clienti un sistema di accesso che evita l'inserimento della chiave mediante un collegamento a onde radio, ma "salterà nettamente il fosso" passando alle chiavi digitali. L'anteprima del servizio inizia però tra qualche settimana a Goteborg (Svezia), con le auto destinate al car sharing Sunfleet. Tecnicamente si tratta di una applicazione per smartphone che di fatto manda in pensione la vecchia chiave, normale o keyless, per sostituirla con un software che svolge le stesse funzioni ma non solo. Si potrà accedere a diverse vettura (una volta abilitate) con lo stesso apparecchio, ma anche prenotare e pagare un'auto a noleggio dovunque e, una volta individuatala con il Gps, salirci e partire facendo a meno di tutte le scartoffie. Per non parlare della possibilità di far guidare la propria auto a chicchessia con un semplice allegato in una mail. Detta così la storia, mi vengono in mente almeno un paio di situazioni in cui questa soluzione darebbe man forte alla delinquenza, ma immagino ci siano sistemi di protezione allo studio. Comunque tant'è. Del resto uno smartphone ormai ce l'hanno tutti e mettere in produzione il software costa assai meno dell'hardware, no?
18 febbraio 2016
Saab e gli airbag da buttare
I problemi per la Saab sorgono anche dopo la sua fine. GM, proprietaria del marchio prima del fallimento, ha infatti dichiarato che dovranno essere richiamate circa 200.000 unità delle vetture nordiche e del brand Saturn (nato come low cost a stelle e strisce ma anch'esso terminato nel 2009) per gravi problemi all'airbag del guidatore. Il caso dei malfunzionamento degli airbag costruiti dalla nipponica Takata risale a oltre un anno fa, ma GM, in buona compagnia con altri costruttori, ha fatto sinora la melina per cercare di evitare i notevoli costi di sostituzione del particolare. D'altronde il numero totale di veicoli di diversi marchi affetti dal problema sarebbe addirittura di 5 milioni, quindi c'è da aspettarsi da qui in avanti un'ondata di richiami da più parti. Resta inoltre ancora aperto il fronte europeo: sinora il caso è scoppiato solo negli Usa, ma i dispositivi della Takata sono assolutamente gli stessi installati anche su moltissime vetture nostrane ed è possibile il problema delle schegge si presenti anche sulle vetture in circolazione nel Vecchio Continente.
17 febbraio 2016
Dalla Cina il turboelettrico
Una nuova società cinese la Techrules, presenterà a al salone di Ginevra due supercar elettriche (di cui è stato diffuso per ora un teaser), che impiegano un range extender di tipo innovativo, in cui la parte termica è costituita da una turbina a gas. Non sono stati diffusi dati tecnici dettagliati, che verranno comunicati al salone, ma per ora si sa che il sistema a turbina, denominato TREV e regolarmente brevettato, eroga una potenza di 1.044 CV e consente un'autonomia di 2.000 km. Ora, non è chiaro come le vetture siano effettivamente ascrivibili al novero delle elettriche se l'autonomia è garantita da un sistema termico, né se sulle auto ci sia o meno un accumulatore e di quale capacità, ma aspetto di vederle e poi vi dirò.
L'idrogeno gallese
Ha un nome vagamente indiano, Rasa, ma è tutta british, realizzata dalla Riversimple, azienda di Llandrindod, Galles. Il fatto che il nome della località sembri tratto dal Signore degli Anelli si associa alla tecnologia futuribile della vettura, alimentata a idrogeno con una fuel cell da 8,5 kWh e capace secondo i progettisti di percorrere almeno 500 km con soli 1,5 kg del leggero gas. La struttura prevede 4 ruote che incorporano altrettanti motori elettrici per una coppia di spunto complessiva di 600 Nm, un peso di 580 kg e l'impiego di fibra di carbonio per la scocca, il cui peso è limitato a soli 39 kg. La Rasa raggiunge i 96 km/h e ci arriva in meno di dieci secondi, ma ha soli due posti e un vano bagagli davvero mini. Devo dire che in fatto di auto gli inglesi per una bella ne hanno prodotte storicamente almeno una decina orribili e questa Rasa non fa eccezione alla regola; ne produrranno solo una ventina per ora. L'intento è quello di un'auto dimostrativa che deve studiare la possibilità di fornire tecnologia "esotica" a basso prezzo, ma, considerata l'estetica e quel problemino con l'idrogeno, ovvero la sua pressoché totale mancanza a livello di strutture di rifornimento, la vedo un po' dura.
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