17 aprile 2015

Nascono in Spagna, si chiamano "Vigniale"

Ford lancia la sua linea di vetture top, la Vignale (Vigniale in inglese, con la g dura, carrozziere torinese la cui azienda fu acquistata da Ford nel 1973 insieme alla Ghia), i cui prodotti saranno rifiniti a mano al Vignale Centre di Valencia. Prima della serie la Mondeo, per avere la quale occorrerà sborsare almeno 41.250 euro ma con la garanzia di contenuti esclusivi e lussuosi. Sinceramente una Mondeo la vedo poco esclusiva, ma forse il turbodiesel da 210 CV e il turbo benzina da 240 (la base monta comunque il turbodiesel da 180 CV) uniti alla trazione integrale potrebbero fornire una ragione sufficiente. Anche la Ford, quindi, segue la politica del rialzo di gamma per aumentare le entrate, accessoriando però un modello esistente piuttosto di deliberarne uno nuovo. Vignale diventerà quindi un brand, ma sarà sempre sotto l'egida Ford piuttosto che evolvere in modo proprio come per esempio DS rispetto a Citroën. Ordinabile da Maggio.

Supra, never ending story



Si vede che ai giapponesi piacciono i tormentoni, oppure più semplicemente che se la prendono comoda. Parlo della Toyota Supra, che a quanto pare sta copiando pari pari la filosofia Honda nel prendere il tempo a ere geologiche per presentare un modello: il parallelo è tra la NSX e la Supra. Come Honda, anche Toyota infatti la sta tirando davvero alle lunghe e a dispetto delle notizie rubate, della nuova sportiva top nemmeno l'ombra. Le ultime news sulla FT-1 (che per il mondo auto sarebbe la Supra) parlavano di una collaborazione con BMW e di una motorizzazione ibrida con propulsori a 4 e 6 cilindri ma di una collocazione piuttosto alta nella gamma, quasi a far concorrenza a Lexus. Ora le ultime indiscrezioni parlano invece sì di un modello sportivo top, ma dello stesso livello della GT-86, cui farebbe da tetto. La collaborazione con BMW avrebbe invece dato modo di realizzare la scocca in fibra di carbonio come per le i3 e i8, struttura che sarebbe condivisa a livello tecnico dalla prossima Z4 della casa bavarese. L'empasse degli ultimi mesi sarebbe poi riconducibile a questioni di logistica, ovvero alla questione sul dove localizzare la costruzione per ottenere la massima sinergia tra i due marchi, ma anche all'attesa della messa a disposizione di una grande novità techno: i supercondensatori, che prenderebbero il posto degli accuulatori al litio. Quella dei supercapacitors è un po' come la storia delle bobine di Tesla; sarebbero la soluzione finale non solo per le ibride ma anche e soprattutto per le auto elettriche, grazie alla loro possibilità di ricarica pressoché istantanea, ma la loro effettiva disponibilità ha il tono della leggenda. Nessuno è ancora riuscito, in pratica, a dosare la scarica di questi dispositivi che tendono a cedere tutto il loro potenziale in maniera incontrollata e istantanea. Certo che se uno si compra la sua nuova Supra ultratechno e poi finisce fritto...

Skoda R8













Qui la domanda che sorge spontanea è: "Ma perché?". Con la doverosa premessa che al 99% si tratti di vaporware, cioè del brillante utilizzo di un programma di progettazione al computer e niente più, questa Hoffman Novague HN R200 Non-Fiction proveniente dalla Repubblica Ceca e mostrata sul sito autoweb.cz è la skodizzazione di una Audi R8. La R8 di partenza, infatti, è stata modificata per farla somigliare a una Skoda 130 RS, di cui si annoverano versione corsaiole un po' penose quantomeno sotto il profilo estetico. Ora, sono conscio che ci sia sempre la questione dei gusti che occorre rispettare, ma qui si esula nella perversione pura! Forse il designer voleva fare un omaggio alle sportive dell'Est che fu, ma a dire il vero mi sembra una di quelle elaborazioni russe sulle Yamaha (moto) da competizione che alla fine ottenevano meno cavalli della versione originale. Se proprio doveva ispirarsi all'Est, allora meglio una Melkus (si fa per dire). Comunque una cosa non gli manca di certo: il coraggio.

Torna la ATS







Dal passato una rinascita nel mondo delle GT. Il marchio ATS risale agli ani '60, quando questo costruttore di F1 nacque a Bologna sotto la spinta di personaggi come Giotto Bizzarrini, Carlo Chiti e Romolo Tavoni. Oggi la società, la DM9, fa capo a Daniele Maritan e propone una sportiva con linee un po' rètro, la ATS 2500 GT. Dietro l'abitacolo della vettura, lunga 4,25 m e larga 1,98, un V8 aspirato da 640 CV a 10.000 giri che trasmette il moto alle ruote posteriori tramite un cambio manuale a 6 marce; è prevista comunque l'opzione del sequenziale. Il peso, contenuto in 950 kg a secco, determina un rapporto peso/potenza di 1,48 kg/CV, sufficiente a spingere la ATS fino a 340 km/h con uno 0-100 in 2,9 secondi. Tutta l'impostazione è molto corsaiola ma soprattutto dedicata a chi voglia dominare la vettura con le sue capacità piuttosto che con l'elettronica: di qui l'assenza dell'ABS dal sistema frenante racing con pinze a 6 pistoncini e quella di qualunque sistema di controllo della trazione o della stabilità. Una pistola carica, dunque, che potrebbe ricavarsi il proprio spazio in un mercato competitivo ma sempre ricco e curioso delle novità. Unico appunto, a mio parere, il serbatoio da soli 50 litri. Pochini per 640 CV se l'autonomia dev'essere ragionevole.



14 aprile 2015

Bello essere il re





Mettiamo che ti sei comprato una Porsche 918 Spyder e che vai in giro bello tronfio del tuo (molto costosamente) acquisito ruolo di leader stradale. Cosa ti può capitare di peggio che trovarti davanti una Koenigsegg? Beh questo è proprio ciò che accade in questo video, dove la Porsche viene superata (e sdrumata brutalmente) da una Agera R, che veleggia verso i 350 e oltre mettendo in seria difficoltà il (povero) porschista che fa sputare i pistoni al motore nell'ansia di agguantare l'imprendibile svedese. Roba da autobahn, ovviamente e da danarosi appassionati. Beati loro.

13 aprile 2015

Il taxi con un dito



Il concetto di automobile oggi evolve rapidamente; così può accadere che una Casa, oltre a occuparsi della vendita di vetture, allarghi i propri interessi alla mobilità in senso più ampio. E' il caso di Mercedes, che oggi ha presentato Mytaxi, un'applicazione per smartphone che semplifica la vita quando si ha bisogno di un'auto pubblica. La società è nata in Germania nel 2009 e il sistema funziona con una app che si scarica sullo smartphone: mediante la geolocalizzazione il sistema individua i taxi nell'area di pertinenza e consente agli utenti di prenotarli direttamente. Il contatto è con il tassista, che accetta la chiamata se è libero, fornisce i tempi di arrivo e una sua foto per l'identificazione. Terminata la corsa si può pagare con l'app stessa e l'addebito a una carta di credito precedentemente fornita, oppure direttamente al tassista, anche in contanti; la ricevuta arriva per e-mail. Attualmente sono 200 i convenzionati, l'adesione è gratis fino al 30 Settembre. Per gli utenti, invece, fino al 17 Maggio uno sconto del 50% sulle corse effettuate con Mytaxi, mentre per ogni nuovo cliente acquisito ci sarà un voucher di 15 euro per il segnalante e di 10 per il segnalato. Mytaxi è semplice, quindi promette di migliorare sensibilmente la ricerca di un'auto disponibile; evita le lunghe attese al telefono e garantisce il servizio voluto grazie alla possibilità di inserire nella ricerca le caratteristiche aggiuntive necessarie: auto di grandi dimensioni, bagalio extra, disponibilità a portare animali. Negli ultimi anni Mercedes ha spesso guardato lontano e visto giusto con le sue iniziative; anche Mytaxi avrà la stessa evoluzione?

Ora la base è la 70D



La settimana scorsa ero a Londra e là ho potuto vedere le prime Tesla Model S (vere, cioè acquistate da qualcuno) in giro per strada. Piuttosto a loro agio nel caotico traffico delle strette vie della City, erano tutte nere tipo taxi ma feline nel loro avanzare silenzioso; comunque non hanno un vero e proprio atout rispetto alle auto convenzionali se non nella loro diversità, che nelle città trendy come la capitale UK conta più della tecnologia. Dagli States arriva ora la notizia della messa in produzione della variante 70D, dove la lettera ovviamente non sta per Diesel ma individua il nuovo entry model della gamma, che dispone della trazione integrale e sostituisce la precedente 60 a trazione posteriore. Negli Usa costa 75.000 $ e vanta una potenza di ben 514 CV, con uno 0-100 dichiarato da 5,2 secondi. L'autonomia è di 240 miglia, 386 km circa, grazie a un  pacco batterie da 70 kWh. La gamma ora prevede nuovi colori (come l'Ocean Blue della foto; basta con il nero!) e la disponibilità degli optional più techno, come  il navigatore semi-autonomo e il caricatore rapido a corrente continua, che costa come la macchina e ti costringe in pratica a diventare azionista della compagnia elettrica, visti gli ingenti costi di installazione e collegamento alla rete. La strada per uscire dal vicolo delle trendy car è ancora lunga.

Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...