05 dicembre 2014
Gli Usa all'attacco dei consumi UE
A chi non è capitato di constatare quale enorme differenza ci sia tra i consumi dichiarati dalle Case in base al ciclo UE e quelli reali? L'argomento è entrato anche nel mirino degli americani: la Commisione Federale Trasporti e Ambiente, infatti, ha dichiarato che il ciclo europeo, NEDC (New European Driving Cicle) non descrive adeguatamente i consumi delle auto per il suo forte distacco dalle reali condizioni di guida. Le differenze (cioé i consumi artificialmente migliorati) sono destinate a crescere con il passare del tempo: se nel 2001 erano dell'8%, avevano raggiunto il 31% nel 2013 e in assenza di cambiamenti toccheranno il 50% nel 2020. Come mai tanto interesse da parte degli yankee, direte. Semplicemente perché dalle risultanze dei consumi dipendono anche le emissioni ufficiali di inquinanti, che valgono anche nei Paesi di esportazione, oltre al fatto che i consumi sono sempre più un argomento per far presa anche in Usa sulla clientela. Comunque, è allo studio un rimpiazzo, la Worldwide Harmonized Light Vehicle Test Procedure, portata avanti da parte dell'Unione europea, del Giappone e l'India secondo le linee guida di UNECE, il Forum Mondiale per l'Armonizzazione delle Regolamentazioni sui Veicoli, che dovrebbe essere completata nella sua ultima stesura nel 2015 e dovrebbe sostituire la normativa attuale entro il 2017. Ma sotto sotto le Case tentano di resistere, per loro dichiarare meno è sempre un vantaggio.
Con Volvo sicuri anche in fuoristrada
La Volvo XC90 è la prima auto al mondo a disporre di un sistema di sicurezza studiato specificamente per l'off road. Il funzionamento dell'apparato si basa sul concetto di tenere saldamente in posizione gli occupanti del veicolo e di assisterli con un esclusivo sistema di assorbimento di energia incorporato neli sedili. Attualmente non esiste una regolamentazione che stabilisca gli standard di sicurezza nella marcia fuoristrada; di qui lo studio svolto da Volvo che, nell'ambito del progetto Vision 2020 che ha l'obiettvo di eliminare ogni possibile causa di incidente dalle proprie auto per quella data e dall'esame delle statistiche, ha desunto come pur a fronte di un calo generalizzato degli incidenti le evenienze di lesioni alla spina dorsale sia nella zona lombare sia in quella toracica non hanno seguito lo stesso trend in discesa, proprio per il contributo degli incidenti in fuoristrada. Di fondamentale importanza dunque la postura dell'occupante durante il sinistro, sulla quale si è concentrata l'azione della Casa. Il sistema prevede una rete di sensori capace di determinare autonomamente se l'auto stia o meno viaggiando off road e, nel caso, di azionare gli innovativi pretensionatori elettrici delle cinture (che si aggiungono a quelli pirotecnici che intervengono negli "normali" urti), capaci di stringerle di 10 cm in 0,1 secondi e di tenere perciò saldamente in posizione il passeggero. C'è poi una struttura ad assorbimento di energia posta tra la base del sedili e il pianale per mediare la violenza di un urto come un atterraggio violento. Le due misure combinate riducono di un terzo le possibile gravi conseguenze di un incidente off road e si aggiungono alla già completissima dotazione di sicurezza della XC90.
04 dicembre 2014
Bello fare il re!
Sappiamo che la promozione di un prodotto è tutto. Se poi il prodotto è una Aston Martin risulta assolutamente di prammatica che il suo lancio venga associato a un nuovo film di James Bond. Eccola qui, dunque, la DB10, che farà il suo esordio con Spectre, prossima pellicola dell'agente 007. La vettura destinata alla produzione sarà allestita specificamente per la bisogna e avrà qualche optional diciamo speciale, che ovviamente non troverà riscontro sulle DB10 di produzione. Comunque il 10 sta per il numero totale di vetture che saranno realizzate, mentre l'auto celebra i cinquant'anni dalla prima collaborazione con il più famoso agente segreto del mondo: la DB5 in Goldfinger, del 1964, una delle pellicole più amate della storia di James Bond. Daniel Craig, il divo attuale, tornerà perciò ad avere il privilegio di divertirsi con una delle più esclusive auto al mondo; viene in mente una frase di Mel Brooks ne "La pazza storia del mondo": "Bello fare il re"! Della DB10 per ora non si conoscono le specifiche tecniche. Si sa però che il suo styling rappresenta il futuro nella tradizione di Aston Martin. Beh, abituarsi non sarà poi così difficile.
03 dicembre 2014
Dalla Cina all'India
Quella che potremmo definire la tragica (e lunghissima) storia del fallimento Saab riserva ancora sorprese. La NEVS, attuale proprietaria di quel che resta dell'azienda (ma non del marchio), è di fatto una società svedese con capitali cinesi, tanto che le prime vetture elettriche prodotte sulla scorta delle belle intenzioni della prim'ora dopo la rilevazione da GM dovevano finire proprio sul mercato cinese. Tutto archiviato, di fronte alle notevoli difficoltà economiche e a un oggettivo affollamento sul mercato elettrico che non rende certo facile sfondare con una produzione molto selettiva e datata stilisticamente. Comunque, sinora Saab e suoi debiti ci risultavano in stallo ma in mani cinesi. Questo fino a ieri, perché ora si passa dalla Cina all'India. Sì, perché sembra che NEVS abbia appena stretto un agreement sulla maggioranza delle quote azionarie con Mahindra & Mahindra, il grande produttore del sub-continente, pur se quest'ultimo non voglia per nulla pubblicizzare l'operazione. Secondo l'amministratore di NEVS Gustafsson, l'accordo coprirà i costi di gestione, pari a 6,2 milioni di dollari al mese, fino a Febbraio 2015, data della chiusura ufficiale delle trattative, mentre sono in corso comunque contatti anche con un altro possibile partner per una joint venture asiatica. Sinceramente mi sembra una di quelle soluzioni arzigogolate e difficili, considerato che di fatto la trattativa è portata avanti da uno svedese ma decisa dai cinesi e che negli interessi di Mahindra non c'è certo la produzione delle ormai vetuste 9-3, seppur elettriche, quanto la disponibilità di uno stabilimento in Europa per i suoi fuoristrada e le sue moto.
Una FXX ancora più techno
Da una supercar "vecchia" come la Zonda, a una nuovissima come la Ferrari FXX K. Disponibile solo per i già possessori della FXX e non omologata né per le corse né per l'uso stradale, è un costosissimo giocattolo per miliardari "sviluppato senza compromessi che incorpora una serie di innovazioni tecnologiche tali da garantire un'esperienza di guida senza precedenti al gruppo esclusivo di test-driver client con il quale il Cavallino Rampante lancerà uno speciale programma nel corso dei prossimi due anni"; dichiarazione ufficiale del brand. 1050 CV e più di 900 Nm complessivi, espressi dal V12 di 6.262 cm3 (860 CV a 9.200 giri, aspirati) più 190 CV provenienti dal motore elettrico; coppia massima di oltre 900 Nm di cui 750 a 6.500 giri da combustione. HY- KERS, deportanza di 540 kg a 200 km/h, sospensioni anteriori a parallelogramma e posteriori multililk e un sistema di controllo di stabilità tarato per la pista aiuteranno i ricchi non professionisti a non schiantarsi con il giocattolo nuovo, mentre per il costo, dato riservato ma prevedibilmente alto, si parla di un congruo aumento rispetto agli 1.9 milioni di euro chiesti per la FXX. Difficile da vedere in giro, temo.
The very last one
Ci avevano detto che con il modello Revolucion si chiudeva la produzione della Pagani Zonda. Ma a qualcuno piace ancora, tipo un riccone di Hong Kong che la vuole in edizione special. Così, nella sua livrea azzurro baby, ecco la 760 RSJX, il cui V12 AMG da 7.3 litri eroga 760 CV, che esce dallo stabilimento italiano e inizia il suo viaggio verso l'Asia. Curioso che per un modello ultra su misura la potenza sia inferiore agli 800 CV della Revolucion, ma tant'è, i cinesi delle propaggini sono di sicuro alquanto strani; l'auto è dotata comunque di una serie di particolari tratti dalla versione corsaiola, come la presa d'aria superiore e il sequenziale ultrarapido. Il filmato è stato colto cinque mesi fa, ma il possessivo proprietario, le cui iniziali sono proprio le lettere JX aggiunte alla sigla di questa Zonda, ha chiesto e ottenuto non fosse pubblicato sinora. Una domanda mi frulla nella testa: ma dove la adopera 'sta Zonda a Hong Kong? A parte lo spaventoso numero di pedoni, il rettilineo più lungo sarà di 100 metri! A meno di non portarla a Macao...
02 dicembre 2014
Francia-Diesel, fine dell'idillio
Per moltissimi anni la Francia è stata la patria ideale del motore a gasolio: a parte gli incentivi fiscali come il prezzo ribassato del carburante, c'è stata infatti una martellante campagna privata e di stato che insisteva sulle doti di tale motore e sulla sua indiscussa convenienza, tale da favorire anche l'economia nazionale. Ora siamo invece ai mea culpa, almeno stando alle parole di Mauel Valls, attuale primo ministro. Secondo lui, infatti, la Francia ha fatto sinora un grave errore e in futuro bisognerà progressivamente, intelligentemente ma anche pragmaticamente promuovere il totale ricambio del parco auto Diesel esistente, pari a oltre l'80% del totale, per favorire carburanti e soluzioni meno inquinanti. I francesi, si sa, non sono come gli italiani e passano rapidamente dal dire al fare: così è previsto un innalzamento progressivo delle accise sul gasolio, mentre dal prossimo anno la tassa di circolazione verrà calcolata in base al tasso di inquinamento prodotto dalla vettura, polveri comprese, con ovvia penalizzazione dei Diesel. Ségolene Royal, ministro dell'energia, ha dal canto suo già stanziato i fondi per erogare 10.000 € in crediti d'imposta a chi decida di sostituire la propria auto Diesel con una elettrica; saranno istituite poi nelle zone urbane delle aree di divieto di circolazione per le vetture a gasolio. Insomma, un cambiamento epocale, che porrà non pochi problemi ai costruttori, specialmente a quelli schierati sul fronte del gasolio come molti tedeschi e la totalità di quelli nazionali. A questo riguardo ho una curiosità: poiché i dati sull'inquinamento dei Diesel sono oggettivi, specialmente riguardo le emissioni di particolato, mi domando quando i tedeschi ne prenderanno coscienza. Sempre che la Merkel non decida per la solita difesa più economica che salutistica.
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