BYD introduce un sistema di sospensioni attive controllato da computer che permette alla vettura di evitare ostacoli e asperità, eliminandone gli effetti sulla guida.
Per oltre un secolo le sospensioni hanno avuto il semplice compito di assorbire le irregolarità della strada senza compromettere stabilità e comfort. Anche quando sono diventate elettroniche, adattive o pneumatiche, il principio è rimasto lo stesso, reagire a ciò che incontrano. Oggi le cose cambiano. La BYD Yangwang U9 non si limita ad assorbire l’ostacolo, lo evita letteralmente saltandolo.
La scena sembra quasi costruita in computer graphics; la supercar elettrica cinese arriva ad alta velocità davanti a una serie di chiodi e buche profonde, comprime improvvisamente le sospensioni poi rimbalza oltre il pericolo. Il punto interessante è ciò che quel comportamento racconta sull’evoluzione dell’automobile moderna.
La U9 utilizza il sistema DiSus-X, una piattaforma di sospensioni attive capace di gestire singolarmente ogni ruota in tempo reale. Qui non parliamo più di ammortizzatori che si irrigidiscono o si ammorbidiscono in base alla velocità; il software calcola assetto, carico, trasferimenti di massa e traiettoria centinaia di volte al secondo, trasformando le sospensioni in veri attuatori dinamici. In pratica l’auto anticipa le asperità e ne modifica gli effetti sulla stabilità del veicolo.
È un miglioramento enorme, perché sposta funzionamento delle sospensioni dalla meccanica all’elaborazione dati. La prestazione non dipende più quindi soltanto da telaio, molle o geometrie sospensive, ma dalla capacità del software di coordinare motori elettrici, sensori, radar e attuatori in un unico sistema predittivo. La vettura diventa una piattaforma computazionale che usa la meccanica come periferica fisica.
Un enorme vantaggio competitivo dei costruttori cinesi sui brand europei che lavorano da anni sulle sospensioni attive; un sistema quasi interamente proprietario che riduce i tempi decisionali, consente aggiornamenti OTA e sperimentazioni molto più aggressive.
Il salto della U9 non è solo una trovata da social network, ma la prova che il software sta entrando in territori che per oltre un secolo sono stati dominio esclusivo dell’ingegneria meccanica. Sinora l’automobile ha cercato di aderire il più possibile alla strada; la Yangwang U9, quando serve, prova ora a staccarsene.


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