Ferrari ha presentato la prima scocca totalmente elettrica durante il Capital Markets Day, ma l’innovazione non ha convinto i mercati e il titolo è precipitato in Borsa.
L’annuncio obbliga il marchio di Maranello a misurare prestigio e necessità industriali, il punto però è che nel comparto delle supercar attori di rilievo come Rimac e Bugatti hanno espresso scetticismo verso le Bev. La domanda per hypercar totalmente elettriche appare limitata e i clienti continuano a privilegiare il feeling dei motori termici o al massimo soluzioni ibride. Questo crea una frattura tra la strategia e il mercato reale, aumentando il rischio commerciale per un brand basato sull’esclusività; di qui il flop di borsa, tra timori sui target di elettrificazione e del possibile impatto sui margini.
A pesare è anche la rete di relazioni finanziarie: il legame con la galassia Exor/Stellantis e la percezione delle difficoltà di quest’ultima indeboliscono la fiducia degli investitori sulla capacità di Ferrari di sostenere investimenti ingenti e rischiosi. Se la scocca elettrica non dovesse tradursi in volumi o margini adeguati, il sell-off potrebbe intensificarsi.
Infine la variabile politica: il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato che farà quanto possibile per impedire lo stop alla vendita di nuove auto a combustione previsto per il 2035, rimettendo in discussione il ritmo normativo della transizione. Per i costruttori di lusso questo significa pianificare in un quadro regolatorio incerto.
La prima scocca elettrica Ferrari è quindi una mossa audace ma carica di rischi, necessaria per non restare indietro, ma capace di esporre Ferrari a un bivio strategico in cui errori di posizionamento o tempismo potrebbero tradursi in perdite operative e in una perdita di fiducia degli azionisti. Quegli stessi azionisti che potrebbero chiedere cambi strategici.


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