Le Bev stanno cambiando radicalmente il concetto di auto sportiva. E al di fuori delle ipercar, che il mercato vuole ancora ICE, produzioni intermedie come quella di Porsche ne fanno le spese.
Di recente l’amministratore delegato di Porsche, Oliver Blume, ha ammesso con franchezza che “il modello di business che ha funzionato per decenni non funziona più nella sua forma attuale". Questo riconoscimento, insolito per un marchio celebre per la sua aura di invincibilità, evidenzia problemi strutturali: il calo delle vendite in Cina, in parte dovuto a politiche protezionistiche e alla concorrenza crescente di marchi EV locali, e l’impatto dei dazi statunitensi che hanno eroso i margini.
Per far fronte alla crisi, Porsche prevede di ridurre il personale di 1.900 unità entro il 2029 e di sospendere la produzione di due icone, Boxster e Cayman, per concentrare risorse sull'elettrico. Tuttavia, il lancio dei nuovi modelli Bev è slittato al 2026, creando così un vuoto tra la fine dei modelli storici e l'arrivo di quelli nuovi. Nel frattempo, la Taycan ha registrato un calo del 49 % delle immatricolazioni nel 2024, segno che nemmeno l’antesignana delle Porsche elettriche riesce a sostenere adeguatamente il bilancio.
Più in particolare, le criticità attuali del brand risiedono proprio nella sua dipendenza dai motori a combustione di fascia alta: Porsche ha sempre basato il proprio valore sulla sportività estrema e sul sound dei motori boxer, ma oggi questa leva non basta più a giustificare prezzi premium.
I costi di transizione sono poi troppo elevati: lo sviluppo di piattaforme Bev dedicate comporta investimenti massicci, ma con i volumi che restano inferiori alle aspettative, il ritorno economico non c'è.
Inoltre bisogna considerare il cambiamento del ciclo di vita del prodotto: le Bev hanno meno componenti soggette a usura, riducendo così il potenziale di guadagno sui servizi post-vendita, sinora tesoro nascosto per Porsche.
Infine, è lo stesso concetto di auto sportiva a subire una vera rivoluzione. Il peso delle batterie altera il bilanciamento dello chassis, diluendo la maneggevolezza istintiva che gli appassionati cercavano nella tradizione 911. L’assenza del sound meccanico, sostituito da sintetizzazioni digitali, rende l’esperienza meno coinvolgente dal punto di vista emozionale. Se da un lato la coppia immediata e la silenziosità offrono nuovo appeal, dall’altro si perde quell'anima sonora e meccanica che ha definito Porsche per 75 anni.
La sfida sarà dunque ridefinire la sportività elettrica: mantenere l’essenza del marchio, agilità, design iconico, legame emotivo, in un’epoca in cui l’energia è immateriale.
Passaggio epocale, ma forse anche de profundis per lo stesso concetto di auto sportiva, che con le Bev sembra incentrarsi sempre più sulla sola accelerazione, ottenibile peraltro con know how modesti e ampiamente disponibili.



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