21 febbraio 2025

Toyota, l'idrogeno e il Diesel

Una nuova generazione di fuel cell sviluppata dal marchio jap promette una durata paragonabile a un Diesel.

Fatto salvo che il Diesel rappresenta ancora la pietra di paragone (ditelo alla UE), Toyota ha annunciato lo sviluppo di un nuovo sistema a celle a combustibile, definite di terza generazione, la cui durata è appunto paragonabile a quella del riferimento di cui sopra, ovvero i motori a gasolio. Il sistema offre prestazioni migliorate, con maggiore efficienza fino al 20% e una significativa riduzione dei costi grazie a innovazioni nel design delle celle e nei processi produttivi. Oltre ai veicoli passeggeri, il nuovo sistema sarà adottato anche nei mezzi commerciali pesanti, con un lancio previsto dopo il 2026 nei mercati di Giappone, Europa, Nord America e Cina. 

Il sistema è stato presentato il 19 febbraio scorso all’H2 & FC EXPO di Tokyo. Toyota considera l’idrogeno una risorsa fondamentale per raggiungere la neutralità carbonica e, in collaborazione con numerosi partner, promuove iniziative volte a creare, trasportare, immagazzinare e utilizzare questo combustibile. Attualmente la vettura MIRAI a idrogeno è stata venduta in oltre 30 Paesi con circa 28.000 unità; dal 2019, inoltre, Toyota ha fornito 2.700 unità per autobus, ferrovie e generatori stazionari. 
Si tratta però di percentuali trascurabili rispetto al circolante, che di fatto rappresentano una sorta di prototipazione a carico di terzi.
Al di là delle caratteristiche della nuova generazione, la soluzione idrogeno si scontra con problemi di funzionamento e logistici non ancora risolti.

Le fuel cell, infatti, hanno il vulnus del lento adeguamento alla richiesta di potenza, che richiede necessariamente una batteria buffer per supplire alla necessità di accelerare rapidamente il veicolo; ciò causa ovviamente un aumento di peso.
C'è poi il problema della grande quantità di calore da smaltire, pur a minore temperatura, che richiede radiatori molto più grandi di quelli delle vetture tradizionali con problemi di ingombro, collocazione e rumore. Cui si aggiunge quello dello stoccaggio del gas sul'auto in bombole alla pressione di 700 bar, valore assai alto che determina oltre a problemi di sicurezza ingenti assorbimenti di energia per la compressione.
E infine la madre di tutti i problemi, quella rete dell'idrogeno attualmente inesistente e foriera di problemi tanto economici quanto di logistica.

Con la situazione geopolitica attuale, mi sembra poco probabile un accordo globale per lo sviluppo di un sistema energetico basato sull'idrogeno. E vorrei far notare che, per parlare di ambiente, non mi risulta che i carri armati abbiano un catalizzatore.


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