La società che costruisce la supercar australiana getta la spugna. Diversità di opinione sulla gestione alla base della scelta.
L'auto è la BT62, supercar di cui ho scritto nel 2019. E' stata sinora prodotta dalla Brabham Automotive, frutto di una partnership tra Fusion Capital, private equity australiana con esperienza nel settore dei trasporti, e Brabham Group; con la prima azionista di maggioranza e finanziatore unico. La fine della collaborazione è stata ufficializzata sul sito del brand con i comunicati di Mat Fitch, chairman di Fusion Capital, e David Brabham, direttore di Brabham Group Ltd.
David Brabham, figlio del pilota Jack , volto e anima del marchio, ha dichiarato che la decisione di interrompere la partnership è stata presa nel migliore interesse di tutte le parti coinvolte. Le divergenze sembrano essere emerse gradualmente, con segnali nel luglio dell'anno scorso di un possibile "riavvio" dell'azienda, con l'obiettivo di costruire più unità del modello BT62 stradale e di svilupparne una variante più economica (la BT 62 costa attualmente circa 1,15 milioni di euro).
La fonte precisa delle divergenze non è stata dichiarata, ma sembra che nel disaccordo l'elettrificazione abbia giocato un ruolo significativo, visto che Fusion Capital è attualmente fortemente impegnata nella transizione verso propulsori elettrici e carburanti puliti.
Gli ambiziosi piani di Fusion Capital per la BT62 potrebbero ora continuare senza il nome Braham, pur se il destino della versione corsa sembra segnato. Ci sono rumors infatti che Fusion Capital possa cambiare la motorizzazione facendo a meno dell'aspirato di 5,4 litri di origine Ford da 710 CV per realizzarne addirittura una versione elettrica.
Dal canto suo David Brabham rimane ottimista sul futuro della preesistente società con base in UK, sottolineando che la scadenza della licenza del marchio apre ora nuove opportunità imprenditoriali.

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