Il concetto di riconvertire la plastica in petrolio greggio non è nuovo. Un nuovo metodo industriale rende oggi il processo più accessibile.
L'accumulo di plastica nell'ambiente è uno dei maggior problemi legati all'inquinamento ambientale e le tecniche industriali per il trattamento degli scarti sintetici hanno da molto tempo grande attenzione.
La ri-trasformazione in petrolio è uno degli obiettivi, visto che consentirebbe sia il riciclaggio, sia un netto calo del prelievo di petrolio dalle fonti disponibili.
In passato il metodo impiegato era quello della pirolisi che però, dato l'intenso calore richiesto, oltre a essere dispendiosa presenta pure un fattore di rischio di incendio per gli impianti. A causa di ciò non ha mai raggiunto quindi una diffusa dimensione industriale.
Questo è dunque il prodotto finale del processo di riconversione, ma data la crescente attenzione al riciclaggio è possibile anche impiegare quest'ultimo direttamente per ottenere nuova plastica, procedimento definito riciclaggio chimico.
Dopo il brevetto giapponese, Noda ha ottimizzato il metodo e ha creato una macchina commercialmente valida in grado di eseguire l'intero processo. Grazie a un accordo con una società petrolifera giapponese, la Environment Energy Co. inizierà nel 2025 a produrre greggio riciclato dalla plastica raccolta, con l'obiettivo iniziale di 20.000 tonnellate annue di plastica riciclate in petrolio.
Se impianti di questo tipo si diffondessero, ciò potrebbe essere finalmente un valido incentivo alla raccolta su vasta scala della plastiche galleggianti da mari e oceani.



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