12 settembre 2019
Bolle di sapone
Doveva essere il salone della svolta, quella tedesca soprattutto, visto che le defezioni alla mostra sono state ampie e distribuite un po' su tutti i continenti. Ma mi pare che l'obiettivo di celebrare un cambiamento epocale sia franato sotto la spinta della realtà. Sappiamo (o ci fanno sapere) che il futuro della mobilità è elettrico. Ci crede VW, che ha presentato la ID.3, capostipite di una nuova razza, ci crede con meno entusiasmo Mercedes, con la EQS che ricorda un prototipo di qualche anno fa, ci crede poco al di là delle dichiarazioni BMW, che ha previsto la Concept 4 per gruppi a combustione. Questo parlando dei tedeschi. Land Rover ha portato la Defender, riedizione in veste di piccolo costoso carro armato (prezzi da 50.000 €) della storica off road a motori Diesel e benzina (sì, sì, certo, anche ibrida). Forse i giapponesi sono più orientati, vista la piccola Honda che si propone come mezzo prettamente urbano, ma con i prezzi non ci siamo. E' lo stesso discorso della smart elettrica: come mi ha scritto un amico, se serve solo in città, meglio usare il tram, costa molto meno. L'industria dell'auto si sta avvitando in una crisi che azzera i margini e rende fumoso il futuro, fatto oggi di progetti fantastici per (tutto sommato) pochi ricchi, con auto che si muovono in un mondo virtuale dove tutto si coordina come in un plastico. Porsche Taycan e Tesla non saranno mai auto di massa e un'industria da 9 milioni di auto come VW non può basare il suo business futuro su un mercato, pur iniziale di 30-40.000 elettriche: non si coprono nemmeno i costi pubblicitari. La realtà è quella di una crisi epocale ancora in corso, di una mobilità che deve ancora trovare una chiave realistica per essere sostenibile senza farci tornare all'800, di larga parte dell'umanità che solo ora inizia a muoversi e lo vuole fare a basso costo. I sogni nutrono l'anima, ma spesso svuotano il portafoglio.
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