La Subaru la conosciamo da sempre: occupa una nicchia piuttosto elitaria
e i suoi prodotti sono noti per tre caratteristiche: i motori boxer, la
trazione integrale permanente e una grande robustezza, dote, quest'ultima, che
si desume dal notevole numero di vetture ormai d'annata ancora in giro in
perfetta forma (in Svizzera circolano ancora tranquillamente molte Leone). La
trazione integrale e il motore a cilindri contrapposti permettono a queste auto
una struttura meccanica unica per l'equilibrio delle masse e il posizionamento
degli organi, peculiarità che si traduce in una eccellente tenuta di strada in
ogni condizione atmosferica. La grande esperienza sulla 4x4 acquisita con i
rally ha consentito poi alle vetture della Casa una proverbiale maneggevolezza,
insieme con una tenuta di strada sportiva e sempre all'altezza della situazione.
Quando nacque la Forester, negli anni '90, la sua struttura era apparentemente meno adatta
all’off road rispetto alla concorrenza più specifica del settore, ma ricordo
che in occasione della prima prova in fuoristrada rimasi stupito dalla sua
capacità di attraversare trasversalmente un prato con un’inclinazione da brivido
o di cavarsi d'impaccio in un fango che somigliava alle sabbie mobili.
La Forester odierna è ora molto “più Suv” di una volta e sfoggia una dimensione
notevole ma non eccessiva (4,60x1,80x1,74 m), che garantisce ottima abitabilità
e rende difficile l’identificazione d’origine dalla berlina Impreza. Quttro versioni (tra poco saranno 6), XT, Style, Sport Style e Sport Unlimited; l'altezza minima da terra è ora
di 22 cm e gli angoli di attacco e uscita rispettivamente di 25 e 22 gradi,
sufficienti per trarsi d’impaccio nella maggior parte dei percorsi fuoristrada.
La vettura non ha perso comunque quell'understatement che è sempre piaciuto a
un certo tipo di clientela, ben disposta verso il marchio delle Pleiadi (la
costellazione sull’emblema) e felice della "diversità" di queste
auto. Tecnicamente la trazione integrale ora si avvale di un ripartitore centrale
con frizione a lamelle invece del giunto viscoso, per un maggior controllo
della percentuale di coppia tra i due assi, mentre il sistema X-Mode,
inseribile con un tasto sulla consolle centrale e di serie con il cambio
Lineartronic, sfrutta l’azione di cambio e freni per consentire una marcia
fuoristrada facilitata tanto in salita quanto in discesa.
Dentro tutto è al posto giusto, l’auto è spaziosa e la posizione di
guida comoda e adatta ai lunghi viaggi, con visibilità ottima in ogni direzione
e favorita dall’assetto rialzato anche per l’adozione di ruote da 18 pollici.
Al centro della plancia lo schermo touch del sistema multimediale Starlink, che,
oltre al fedele e potente impianto audio Harman Kardon, permette pure l’integrazione
con alcune app Apple e Android e comprende un navigatore, veloce ed efficace
nel calcolo delle rotte e nell’acquisizione delle info sul traffico ma
migliorabile dal lato dell’interfaccia visiva e da quello delle comunicazioni
vocali. Bagagliaio ampio (da 483 a 1.573 litri abbattendo i sedili) con battuta
a filo e apertura elettrica del portellone (un po’ lenta a dire il vero).
Il motore Diesel non si fa distinguere come quelli a benzina del marchio
per la tonalità acustica, ma spinge con decisione nonostante la potenza non
eccessiva, 148 CV, erogati però al ridotto regime di 3.600 giri. La coppia è
invece più sostenuta e raggiunge i 350 Nm tra i 1.500 e i 3.600 giri, cosa che insieme
al riuscito accoppiamento con il cambio a variazione continua Lineartronic rende
la Forester scattante in ambito cittadino ma anche silenziosa ed efficiente
nella marcia extraurbana. Devo dire che mi sono avvicinato a questa soluzione
con diffidenza, ma dopo pochissimo ho dovuto ricredermi: il cambio a variazione
continua qui è davvero tarato alla perfezione e riesce a far lavorare il Diesel
sempre nel migliore intervallo di coppia; al volante sono poi presenti le
palette per l’azionamento manuale e spostando la leva nel tunnel sulla sinistra
si abilitano 7 marce “virtuali” molto ben sfruttabili anche nell’ottica
sportiva (fatte le dovute proporzioni con una STI).
La tenuta di strada e la stabilità sono infatti le doti principali di
quest’auto che può viaggiare tranquillamente anche sotto la pioggia più torrenziale
come un carro armato, mantenendo un controllo raro anche tra le più blasonate
concorrenti, mentre il controllo di stabilità può “dormire” sonni tranquilli.
Lo sterzo con servoassistenza elettrica è abbastanza preciso e adatto al tipo
di vettura; non è da rally ma garantisce sempre la “conoscenza” di ciò che fanno
le ruote e tanto basta. Dopo pochi chilometri alla guida si fa l’abitudine a
questo comportamento e si finisce per tenere andature più da sportiva che da
Suv, pennellando le curve con coricamenti appena avvertibili e percorrendo le traiettorie
come su un binario. I freni sono potenti con un pedale sensibile ma
progressivo, che consente di dosare bene il rallentamento.
Last but not least, il boxer si mostra silenzioso e con il Lineartronic
che lo fa lavorare tendenzialmente sempre a basso, regime sfruttando la coppia,
anche nei lunghi viaggi il comfort è assicurato, mentre i consumi sono sempre
ragionevoli, viste mole e massa, anche “spremendo” a fondo la vettura.
Tutto positivo dunque? Beh, certamente le plastiche sono migliorabili, specie
quelle della plancia, così come la dotazione di accessori, tipicamente quelli
di sicurezza ormai largamente presenti sulla concorrenza, mentre l’unico
livello di potenza può essere limitante. Ma la Forester ha dalla sua il
comportamento unico e un feeling inimitabile, che piace senz'altro ai suoi fedelissimi ma
che causa addiction in pochissimo tempo grazie alla sua sicurezza dinamica senza pari. D’altronde
si sa: alla Subaru badano al sodo.





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