05 luglio 2016
Autonome? No, grazie
La guida autonoma, il new deal del mondo dell'automobile. Sapete come anche solo il sentirla nominare mi faccia venire l'orticaria ma, non essendo antistorico, capisco come debba accettare anche cambiamenti radicali del concetto stesso di mobilità (a fronte di che, poi, non si sa, a dire il vero). Quando però, commentando i diversi progetti del settore, ho evidenziato i problemi di sicurezza del concetto e le difficoltà legali potenzialmente legate a un incidente, forse non stavo cogliendo margherite. Il fattaccio. In Florida (Usa) è avvenuto ai primi di maggio il primo incidente mortale coinvolgente una vettura a guida automatica. Si tratta di una Tesla Model S, che si è schiantata nei pressi di Willinston contro un truck proveniente in senso opposto che stava svoltando e ha impegnato la corsia di marcia dell'auto. Una dinamica apparentemente consueta, che doveva attivare i freni ed evitare facilmente lo scontro. Ma non è andata così perché la fiancata dell'autocarro era bianca e il sistema di controllo non l'ha distinta dall'ambiente circostante. La prosopopea e la sicurezza mostrate dai fans dell'autonomous drive mi ricordano la sicumera del mio professore di impianti nucleari quando diceva che una fusione di nocciolo semplicemente non poteva avvenire oppure i progettisti del Comet che non avevano ancora scoperto le rotture a fatica. Ora si apre il delirio legale per stabilire cause e responsabilità, mentre il titolo Tesla ha avuto un drop down in parte già recuperato. Un morto non basta per preoccupare davvero. Queste cose succedono sempre agli altri.
04 luglio 2016
What a sound!
Vabbè, sono in vacanza e privo dei miei soliti mezzi di lavoro, ma questo video valeva lo stress dell'inserimento "artigianale". Viene da Goodwood ed è un assaggio dell'auto e del sound della Mercedes GT color coleottero, la R di cui ho parlato qualche giorno fa. Che dire, AMG fa sempre scuola, anche sul suono di un biturbo, che generalmente è meno entusiasmante di quello di un aspirato. Ma non in questo caso.
30 giugno 2016
Mini fuori, Honda dentro
Piccola, compatta, leggera. La Mini, quella vecchia intendo, sulla carta avrebbe tutte le carte in regola per essere un'auto competitiva nelle accelerazioni, tranne per... il motore. I ricordi enfatizzano le sensazioni e quelle che sembravano riprese da paura 30 anni fa oggi, alla luce del generale progresso tecnico, sono soltanto accettabili. Per non parlare del motore standard, un vero polmone; inoltre anche con le Cooper non si schiodano i tombini. Ma la ricetta per spakkare è semplice: basta sostituire il motore, trasferire al retrotreno l'erogazione della coppia e il gioco è fatto (si fa per dire). Proprio quello che ha pensato il possessore di questa Mini K del 1965, che ha montato un motore Honda serie K nel bagagliaio collegandolo alle ruote posteriori mediante un cambio sequenziale e ha così realizzato questa piccola belva, che richiede persino il traliccio addizionale da vero dragster per non ribaltarsi allo scatto.
Metti le Akrapovic sull'Audi...
Se avere i cavalli (pure tanti) non vi basta e per soddisfare il vostro ego avete bisogno di un sound, diciamo, un po' più neardertaliano, Audi, peraltro tradizionalmente compassata in questo senso con tutti i suoi prodotti, anche quelli più estremi, viene in vostro aiuto. Con un'iniezione acustica direttamente dal mondo delle corse, a cura di Akrapovic. Su RS 6 Avant e RS 7 Sportback, infatti, il sistema di scarico sviluppato dalla Casa ipernota sulle moto e da Audi Sport incrementa potenza e coppia, rispettivamente di 9 CV e 15 Nm, portando il poderoso V8 4 litri biturbo delle due auto a 614 CV e 715 Nm e alleggerendole di 8 kg. Tutto in titanio, è dotato di una valvola di controllo del flusso dei gas di scarico che esalta il suono del V8, soprattutto in rilascio, mentre esternamente il sistema si fa riconoscere per i terminali a doppia sezione cilindrica in carbonio opaco e il doppio logo. Ovviamente si tratta di un optional, ma posso giurare che tra i (numerosi?) clienti dell'articolo spakkerà.
Megarichiamo Toyota
Riguarda complessivamente la bellezza di 3.337.000 auto il richiamo in corso da parte della Casa jap. Riguarda due elementi di sicurezza: il primo è un malfunzionamento dell'airbag laterale che può provocarne il parziale gonfiaggio senza preavviso (e senza collisioni), con le possibili ovvie conseguenze per chi è alla guida. Non ha a che fare con il deal degli airbag Takata, ma si aggiunge ad esso per 1.430.000 auto Toyota, di cui 495.000 in Usa e il resto negli altri continenti. Riguarda i modelli Prius, Prius Plug-in e Lexus CT200h prodotti tra ottobre 20088 e aprile 2012. Il secondo richiamo coinvolge invece principalmente Lexus HS250h e Toyota Corolla ed è meno grave per gli occupanti. Riguarda il canister, il recipiente che raccoglie i vapori di benzina provenienti dal serbatoio, che potrebbe perdere. Coinvolte 2.870.000 vetture prodotte tra aprile 2006 e agosto 2015. Toyota, già scottata a suo tempo (2010) dallo scandalo Usa e ora in recupero, non vuole incorrere nuovamente negli strali dell'NHTSA e quest'anno spenderà in America 1,47 miliardi di dollari per rendere le proprie auto (già vendute) a norma; una cifra notevole che pesa e peserà sull'attuale e sui futuri utili della società.
29 giugno 2016
Panamera II, il debutto
Debutto della nuova Porsche Panamera, la berlinona sportiva tanto prestante quanto massiccia. Ovvio il richiamo allo stile 911, nella tradizionale ottica del marchio che prevede evoluzione senza rivoluzione, ma le modifiche maggiori in questa seconda edizione si trovano all'interno, dove non troviamo più nella consolle la selva di comandi da mal di testa della precedente versione, pur con una dotazione di elettronica edge ancora più completa. Incremento di razionalità, dunque, per l'interno ma anche un deciso incremento nella sportività dell'auto, che viene presentata inizialmente in tre versioni, Turbo da 550 CV (V8), 4S da 440 CV (pure V8) e 4S Diesel da 422 CV, notevole risultato per il V6 di 2.9 litri VW pompato qui da due turbo collocati nella V dei cilindri. Cambio PDK II a 8 rapporti e trazione integrale per ogni modello. Da novembre in vendita.
Dalla terra all'aria il custom cresce
Garage Italia Customs spazia ormai a tutto campo con le sue personalizzazioni, aeronautica compresa. Così ecco il Learjet 31 della Avionord, customizzato dalla società di Lapo Elkann in blu (che tuttavia definirei quasi un azzurro Savoia, pensateci), interni compresi. Un progetto che mostra come il business degli oggetti unici abbia un radioso futuro nel mercato del lusso, mettendo a frutto quella che è la prerogativa dell'industria italiana: la capacità artigianale in grado di confrontarsi con il resto del mondo sul piano dell'accuratezza, della personalità e della creatività. In questo ambito sono previsti altri progetti, ma Garage Italia Customs resta fondamentalmente un nucleo creativo aperto alle tentazioni artistiche, che potrebbero portarlo verso nuove iniziative, anche di rottura. Corre quindi l'obbligo di notare come una valorizzazione di questo tipo, relativa alle capacità di singoli o gruppi, passi necessariamente per la cruna d'ago di un pigmalione illuminato, che riesca a coniugare la sua rete di contatti con l'obiettivo di crescita e successo dell'iniziativa. E' questo il caso e se l'esperienza facesse scuola si potrebbe dare una svolta a tante situazioni potenzialmente positive cui tocca navigare nell'ombra.
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