28 maggio 2019
Un teaser per ghermirvi meglio
Immagine psichedelica? Foto sfocata? Naa. Questo è il teaser della coda della nuova supercar Ferrari, la cui presentazione, prevista inizialmente per il 31 maggio, è stata anticipata a domani. Trattandosi del Cavallino, ogni piccola rivelazione sul nuovo modello attira magicamente gli appassionati; dall'immagine però non si può dedurre molto, a parte l'installazione alta dei due scarichi e i gruppi ottici squadrati in stile Testarossa. I motori sviluppati in chiave ibrida sono sia il V6 sia il V8, ma dovrebbe essere quest'ultima architettura a trovare posto sotto il cofano della nuova auto, mentre non è noto se la piattaforma impiegata sia del tutto nuova o derivata da quella prima della 458 Italia e poi della F8 Tributo. Domani sapremo.
Allergia da sinergia
Sempre in tema economico, c’è poco da stare allegri. Almeno secondo le stime di alcuni analisti di mercato americani che pronosticano un futuro tutt’altro che roseo per i livelli di occupazione del mercato automobilistico. E i 38.000 licenziamenti annunciati negli ultimi sei mesi (in America, ovvio) sarebbero solo l’inizio di un lungo e doloroso processo di dimagrimento. Perchè? Per diversi motivi. Perché la crescita della Cina è molto meno costante e prevedibile di quanto si credesse solo un anno fa, perché i mercati europei sono, chi più chi meno, decisamente poco affidabili e perché la crescita economica procede a rilento in molti Paesi. Ma non solo. Bisogna anche considerare i profondi mutamenti che stanno modificando dalle radici il mondo dell’auto e tutti i grandi costruttori stanno rivalutando gli obiettivi a medio e lungo termine. Perché, parola di Zetsche (ex CEO di Mercedes) ogni progetto futuro andrà valutato con grande attenzione poiché gli attuali margini di profitto sono bassi e ogni eventuale passo falso potrebbe causare problemi ai bilanci di Mercedes e, aggiungiamo noi, di tutti i colossi dell’auto. Il vocabolo sinergie, in termini di prodotto significa condivisione di tecnologie e parti meccaniche, in termini occupazionali di solito vuol dire una cosa sola: licenziamenti.
Tesla nella tempesta
Oggi l'argomento clou è l'economia. Nel caso specifico l'andamento di borsa di Tesla, che nei prini tre mesi del 2019 ha perso ben 702 milioni di dollari di capitalizzazione nonostante il successo di vendita (anche in Europa) della Model 3 e l'annunciato debutto entro il 2020 dei taxi robotizzati che Musk intende espandere in US. Le regole della borsa sono allo stesso ferree ed elastiche, dipende da quanto il titolo muove l'ambiente economico in termini profittevoli. Questo vuol dire che se nel passato, pur a fronte di difficoltà produttive e gestionali, il titolo Tesla garantiva movimenti speculativi interessanti per molti, oggi quella fase sembra esaurita e il mercato si concentra cinicamente su numeri produttivi della 3 sempre in difetto e calo del valore residuo delle Model S e X, oltre alle difficoltà a reperire il denaro necessario a completare la fabbrica di Shanghai in Cina. Quindi, nonostante le 14.652 Model 3 vendute in Marzo in Europa, dato superiore a quello relativo alle BMW Serie 3 e Audi A4, e il prospettato arrivo della Model Y, la Suv su base 3, l'andamento globale del marchio è passivo. Un passivo notevole, perché dal 2010 Tesla ha avuto soltanto 4 trimestri in attivo ma nessun anno proficuo mentre dal 2009 ha perso 6,4 miliardi di dollari. Se aggiungiamo che la concorrenza dei marchi tradizionali ha ormai le armi per combattere, il futuro del brand potrebbe tingersi a tinte fosche. E non saranno le dichiarazioni a effetto di Musk sul nuovo business alla Uber dei possessori di Tesla, che potrebbero far soldi usando le proprie auto come robotaxi nei momenti di inutilizzo, a far cassa.
FCA-Renault, accordo in chiaroscuro
La prospettata (per ora da parte di FCA, autrice della proposta) fusione tra il gruppo anglo/olandese e Renault, attualmente all'esame del consiglio di amministrazione di quest'ultima, al di là del reciproco possibile vantaggio per i due attori potrebbe nascondere anche pesanti conseguenze sul versante lavorativo ed economico per il nostro Paese. Innanzitutto c'è la questione della proprietà della Régie, al 15% dello stato francese. La cosa non è di poco conto, perché nell'eventualità di uno scambio azionario al 50% il governo l'Oltralpe avrebbe di fatto titolo a decidere su andamenti e sviluppi (o meno) degli impianti italiani, oltre che su quelli in altri Paesi. Visto il complesso andamento delle relazioni reciproche, al momento non mi sembra una prospettiva allettante né promettente. Le ipotesi di creazione di un gruppo leader al livello mondiale, poi, sono strettamente legate alla permanenza di Nissan nel gruppo, cosa non così scontata. Che il Giappone sia pervaso da un forte nazionalismo si sa e l'affaire Ghosn è servito a rinfrescare i desideri di autonomia completa della Casa, che ora più che mai ambirebbe a riscattare quel 43,4% azionario nelle mani dei francesi. Ma è proprio Nissan l'alfiere tecnologico del gruppo e la sua dipartita lascerebbe a Renault un grosso buco di risorse sulle nuove tecnologie, oltre a una netta riduzione del fatturato che, pur con l'accordo con FCA, non le permetterebbe certo di superare VW in termini di vendite. Non dimentichiamo poi che l'acquisizione del pacchetto di controllo di Mitsubishi è stata a cura di Nissan; in caso di separazione anche quella fetta di mercato andrebbe perduta. Infine c'è la concreta possibilità di problemi occupazionali, vista la sostanziale sovrapposizione dei modelli tra i due marchi. Un accordo in chiaroscuro, dunque, la cui portata è ancora tutta da definire.
27 maggio 2019
Nissan sperimenta la ricarica V2G
Si chiama Vehicle to Grid, abbreviato V2G, ed è la tecnologia che impiega gli accumulatori delle auto come elemento strutturale della rete elettrica. Ciò significa che quando si collega la vettura per la ricarica, il passaggio di corrente non avviene come al solito unicamente dalla presa verso la batteria, ma può anche invertire il verso e fare dell'auto un sistema di accumulo, che viene poi ceduto secondo le esigenze della rete. Un sistema complesso quindi, progettato principalmente sulle esigenze di una rete che non dispone del surplus necessario a garantire ricariche su ampia scala e che in questo modo può gestire tanto le eccedenze quanto le scarsità energetiche. Nissan, insieme a Enel X e RSE, ha avviato a Milano una sperimentazione con le proprie Leaf e due centraline V2G, che serviranno da esperimento pilota per valutare la fattibilità del sistema su ampia scala. Fatto salvo che l'approccio all'elettrico è e sarà sempre più diverso e basato su canoni del tutto nuovi per il mondo dell'auto, mi corre l'obbligo di segnalare che allo stato il progetto è fortemente sbilanciato sulle esigenze di gestione della rete rispetto alle esigenze degli automobilisti. A fronte della disponibilità a mettere in comune l'elemento più costoso della propria auto, la batteria, non ci sono garanzie sull'efficienza della carica e si pongono possibili vulnus, per esempio, quando l'uso dell'auto è randomico. Il sistema non può interfacciarsi con le eventualità della vita, quelle che rendono peraltro l'auto così utile in certi casi. Aggiungo che si configura anche un possibile danno economico, poiché la vita delle batterie è legata ai cicli di funzionamento e un sistema bidirezionale, aumentando appunto le inversioni, accorcia durata e autonomia. La mobilità forse deve cambiare, ma deve restare mobilità in quanto tale, piuttosto che prestarsi a esigenze statiche di sistema.
Al via gli ordini della Honda e
Pochi giorni fa Honda ha ufficialmente dato il via alle prenotazioni della futura compatta e a propulsione elettrica. La vettura, della quale autothrill mostra un render in esclusiva, è in avanzata fase di sviluppo e nasce dalle concept viste agli ultimi saloni internazionali, Ginevra ovviamente compresa. Le vendite dovrebbero partire dalla primavera del prossimo anno e l’auto sarà inizialmente riservata alla sola Europa. Al momento i mercati prescelti sono Germania, Francia, Norvegia e Inghilterra, ai potenziali acquirenti viene richiesta una caparra di circa 1.000 euro e viene proposta una scelta tra i cinque colori disponibili: nero, bianco, giallo, grigio e blu. I responsabili della Casa giapponese hanno dichiarato che avrebbero ricevuto da Ginevra oltre 25.000 segnalazioni di interesse da potenziali clienti. Interessante sottolineare che il modello di serie rifletterà per il 90% le soluzioni presentate dall’ultima concept di Ginevra. Poche, al momento, le indiscrezioni sulla parte meccanica se non che la e sarà alimentata da un solo motore elettrico che trasmetterà il moto alle ruote posteriori. La vettura avrà un’autonomia di circa 260 km e l’80% della ricarica si potrà effettuare in 30 minuti.
Licenza di spendere
La notizia è di questi giorni: anche Aston Martin cede al sottile fascino del marketing nostalgico e annuncia che per celebrare i 50 anni del film di James Bond “Agente 007 Al servizio di Sua Maestà” produrrà una serie speciale in soli 50 esemplari della DBS Superleggera. Verniciata nella medesima tinta, verde oliva, della DBS del 1969, intende celebrare i fasti di uno dei tanti modelli guidati dal più famoso degli agenti segreti. E poco importa, a nostro modesto parere, che la vera Aston di James Bond sia la DB5: la DBS è pur sempre un’Aston e poi ha lo stesso nome dell’attuale Superleggera. Che adotta un’evoluzione del V12 twin turbo di 5,2 litri da 725 CV a 6.500 giri con valvole bypass agli scarichi per esaltare le meravigliose sonorità del 12 cilindri. In questa special edition non mancano poi inserti in carbonio e cerchi in lega specifici da 21 pollici, mentre all’interno dominano i rivestimenti in pelle nera con cuciture rosse e i vari loghi 007 applicati anche sui battitacco. Il tutto per circa 340.000 euro contro i 282.000 della Superleggera “normale”. La celebrità ha un prezzo e se volete sentirvi come James Bond, questo è quanto richiede Aston Martin…
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