04 febbraio 2019
L'X-Trail lascia Sunderland
Il 29 marzo di avvicina e non sembra ci siano all'orizzonte soluzioni condivise per l'abbandono della UE da parte della Gran Bretagna. Allo stato l'alternativa è tra hard brexit e no deal brexit, a seconda di quale delle due parti farà la mossa più decisa verso il distacco; in entrambi i casi le ripercussioni saranno comunque pesanti, tanto da essere causa potenziale di fallimento per numerose società basate sull'isola. E' il caso di easyJet, che senza un accordo non potrebbe più volare sull'Europa, ma d'altro canto anche di tutte le compagnie continentali, che in assenza di accordi commerciali singoli (che richiedono comunque mesi di trattative) non potrebbero più operare. I primi concreti contraccolpi arrivano però dal mondo auto. Nissan ha deciso di riportare in Giappone la costruzione della X-Trail. Certo, un modello che vende meno di Juke, Qashqai e Leaf ancora prodotte a Sunderland, ma un segnale preciso per i governanti brit, che se non si danno una mossa rischieranno una migrazione tanto rapida quanto di massa delle diverse Case, unanimemente preoccupate per i quasi certi dazi e per le lungaggini doganali che diventerebbro di colpo quelle applicate ai paesi extracomunitari privi di accordi commerciali. C'è chi dice che il contraccolpo sarebbe pesante anche per la UE. Certo è possibile che singole aziende si trovino in serie difficoltà, ma nel numero e nella distribuzione delle stesse sul territorio europeo c'è anche la possibilità di trovare risorse alternative, cosa ovviamente impossibile per Albione, che se sperava in un sostegno Usa ha fatto un altro passo falso. Il 2019 inizia con grandi cambiamenti, ma speriamo che le frontiere restino aperte.
Per la TVR la Brexit sarebbe un bene
Costruire auto non è cosa da tutti, soprattutto guadagnandoci. Le stringenti regole che vincolano le Case sono infatti piuttostosto onerose, in particolare quelle stabilite dalla UE per le aziende partecipate dallo stato. A fine novembre TVR, il mitico marchio brit rinato a cura del magnate dei videogiochi Les Edgar dopo la chiusura del 2006, aveva annunciato un ritardo nell'allestimento della sede produttiva gallese, promettendo comunque (ipotizzando forse è più adatto) una startup a marzo 2019. La Brexit gioverebbe all'azienda, perché le regole interne della Gran Bretagna relative alla costruzione di auto sono piuttosto flessibili. Al contrario lo sono assai meno quelle della UE, tali da implicare una mole di documentazioni e omologazioni costose e difficili da ottenere, specie, come dicevo se le società sono partecipate. Nel caso specifico, il governo gallese, per incrementare lo sviluppo e l'occupazione ha acquisito una quota di TVR pari al 3% del capitale, con un esborso di circa 530.000 sterline. Ciò fa però formalmente della rinata azienda una società a partecipazione statale. E ha provocato un notevole ritardo nell'allestimento della produzione, che dev'essere prima autorizzata seguendo le regole UE. Attualmente le pratiche sono in corso e il mercato dovrà ancora attendere per gustarsi le prime Griffith, fermo restando il target di produzione attorno alle 2.000 auto all'anno. Ricordo che la Griffith è la prima auto realizzata in (piccola) serie secondo il sistema produttivo iStream in carbonio di Gordon Murray, sinora applicato solo a un prototipo Yamaha. Il peso poco sopra i 1.200 kg e il motore Ford V8 di 5 litri elaborato dalla Cosworth con potenza attorno ai 500 CV dovrebbero garantirle prestazioni adeguate alla fama del marchio.
01 febbraio 2019
Fiat lascia l'India
I nodi di FCA cominciano ad arrivare al pettine e il destino dei marchi del gruppo sui diversi mercati è oggetto di profonda revisione. E' il caso dell'India, sulla cui piazza il brand Fiat è presente con modelli derivati da Grande Punto e Linea, dove presto il marchio sarà ritirato in favore di quello Jeep. Le sei auto del brand ex-italiano attualmente in listino infatti hanno fatto registrare l'anno scorso i peggiori dati di vendita del mercato, mentre al contrario l'interesse per la Jeep Compass è in crescita. L'evoluzione delle norme anti-inquinamento è poi inesorabile anche nel Subcontinente e per adeguarsi a esse Fiat dovrebbe investire una cifra attorno a Rs 43.000 crore, pari a oltre 5 miliardi di euro, decisamente astronomica e non motivata dall'andamento economico attuale. Altro capitolo di entrate che va a esaurirsi riguarda la fornitura dei motori 1.3 Multijet a Maruti e Tata, che presto avrà termine sempre a causa delle nuove norme sull'ambiente, mentre esiste pure la necessità di disfarsi rapidamente dello stock di modelli privi di ABS, dato che dal prossimo 1° aprile anche in India ogni vettura che ne sia priva non potrà più essere immatricolata.
Il futuro delle Toyobaru
L'alleanza produttiva di Toyota e Subaru si estrinseca in un unico prodotto, quella GT86/BRZ che rappresenta per la prima una sportiva di media gamma e per la seconda l'unica coupé in listino. Il lancio della nuova Supra, però, prevista (per ora solo sul mercato giapponese) anche con un motore 2 litri, potrebbe far cambiare idea a Toyota, che secondo alcuni rumors, avrebbe in canna anche la riedizione di un'altro modello storico, la MR2. D'altro canto anche per Subaru si è parlato di una nuova sportiva a motore centrale, architettura che pensionerebbe di fatto scocca e sistema di trazione della BRZ. Il fatto che Toyota possieda l'8,7% del capitale azionario del marchio delle Pleiadi non ha comunque influenza sulle scelte tecnica della seconda, che si trova però nella condizione di dover rinnovare profondamente la propria gamma per ottemperare alle più recenti normative anti-inquinamento, introducendo unità motrici di nuova progettazione al posto delle attuali assai vetuste. Il paragone tra i due gruppi è d'altronde stridente, perché se il gigante jap è in grado di affrontare i grandi investimenti necessari alla messa in produzione di una nuova unità, Subaru, nonostante i buoni risultati sul mercato Usa, avrebbe certo maggiori difficoltà. La coupé duale resta quindi sul mercato solo e soltanto nell'attuale duplice ottica produttiva; se uno dei due molla anche l'altro dovrà chiudere la linea. Ne consegue che l'esistenza della vettura sia in bilico e il suo futuro dipenderà dalle scelte strategiche di questo inizio d'anno, anche perché i dati di vendita sono ben al di sotto della profittabilità per entrambi i marchi, comprendendo anche quello Usa Scion. In un mercato in generale contrazione, i modelli di nicchia vanno calibrati con attenzione evitando sovrapposizioni; il 2019 potrebbe segnare perciò il de profundis per una joint venture che non è mai andata oltre l'afflato iniziale.
31 gennaio 2019
FCA cede Alfa e Maserati?
Il futuro di FCA si sta decidendo in questi mesi. La società deve trovare uno sbocco in un mercato che sta cambiando rapidamente e i suoi marchi non sono tutti profittevoli. All'orizzonte si profilano dunque diverse soluzioni per snellire la società e per aumentarne la liquidità necessaria agli investimenti. Le recenti dichiarazioni critiche di Manley riguardo le scelte operate nel recente passato con Maserati, in particolare l'accorpamento con Alfa Romeo che di fatto ha svilito il prestigioso marchio in nome di un allargamento presunto delle basi di acqusito poi non verificatosi, viste assieme alle voci di interesse per gli stessi marchi da parte della cinese Geely, già proprietaria di Volvo e Lotus, ma anche i possibili contatti con i coreani di Hyundai, portano a intravedere un futuro di contrazione della galassia dei marchi di FCA. Le vendite Maserati in Cina sono infatti crollate e il richiamo di Wester alla guida del brand potrebbe non bastare a consentire il ritorno al successo di vendite di un marchio che ha nella mancanza di nuovi prodotti il suo principale vulnus. Scelte difficili, che implicano eventualmente anche cessioni dolorose, ma occorre tenere la barra sulla salute globale di FCA più che sul retaggio delle singole marche. E il recente accordo Ford -VW la dice lunga su quale scenario si prospetti nel prossimo vicino futuro.
NEVS acquista un pezzetto di Koenigsegg
Se dico NEVS vi viene in mente nulla? Beh, si tratta di quella società cinese che ha acquistato progetti e stabilimenti della goloriosa Saab. NEVS è però una scatola cinese (ehehe) perché la la quota di controllo della società è detenuta dalla primavera scorsa dalla Evergrande Health di Hong Kong (quindi cinese ma con meno vincoli e maggiore operatività internazionale), quella stessa corporation che si è imbarcata nel progetto Faraday Future e che attualmente è impegnata in una serie di cause milionarie nei tribunali Usa. Tornando alla NEVS, la società deve avere un netto attivo di cassa perché nonostante la sostanziale dèbacle del progetto Saab ha acquistato il 20% delle azioni della Koenigsegg, mostrando così quella che sembra sempre più un'attrazione fatale per la Svezia, visto che lo head quarter del brand si trova ad Ängelholm. Nel comunicato ufficiale si legge di un versamento di 150 milioni di euro e della formazione a latere di una jont venture con un altro versamento di 150 milioni, società quest'ultima la cui quota di controllo del 65% è cinese lasciando al partner europeo il 35%. L'accordo prevede lo sviluppo di tecnologie legate al mondo delle ipercar, ma con ogni probabilità riguarda principalmente il segmento della propulsione elettrica, quello verso cui sembrano orientarsi tutti i competitor del segmento. NEVS metterà a disposizione di Koenigsegg il proprio know how, così come le strutture produttive attualmente (in pratica) inutilizzate di Trollhättan, ex sede produttiva Saab.
A Ginevra la buggy VW
VW ha confermato con due teaser la decisione di portare al prossimo salone di Ginevrea, in Marzo, una dune buggy. Ovviamente, come tutti i prodotti davvero nuovi del marchio, si tratta di un'auto elettrica, realizzata sulla base della piattafroma MEB, struttura che grazie alla sua modularità consente anche la piccola serie di modelli che di certo non spakkeranno sul mercato come questa fun car. Batteria in posizione centrale, motore posteriore, una sorta di ritorno alle origini, a quei veicoli realizzate sulla base di un Maggiolino con il tradizionale motore e sbalzo sul cui telaio si avvitavano le scocche in fibra di vetro della Meyers Manx nella California di fine anni '60. Niente porte, ruote molto grandi e un look sbarazzino per una vettura che intende svecchiare l'immagine razionale e conservativa di VW; vedremo più avanti se resterà una concept oppure se una piccola produzione potrà realmente avere luogo.
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