01 febbraio 2019

Fiat lascia l'India





I nodi di FCA cominciano ad arrivare al pettine e il destino dei marchi del gruppo sui diversi mercati è oggetto di profonda revisione. E' il caso dell'India, sulla cui piazza il brand Fiat è presente con modelli derivati da Grande Punto e Linea, dove presto il marchio sarà ritirato in favore di quello Jeep. Le sei auto del brand ex-italiano attualmente in listino infatti hanno fatto registrare l'anno scorso i peggiori dati di vendita del mercato, mentre al contrario l'interesse per la Jeep Compass è in crescita. L'evoluzione delle norme anti-inquinamento è poi inesorabile anche nel Subcontinente e per adeguarsi a esse Fiat dovrebbe investire una cifra attorno a Rs 43.000 crore, pari a oltre 5 miliardi di euro, decisamente astronomica e non motivata dall'andamento economico attuale. Altro capitolo di entrate che va a esaurirsi riguarda la fornitura dei motori 1.3 Multijet a Maruti e Tata, che presto avrà termine sempre a causa delle nuove norme sull'ambiente, mentre esiste pure la necessità di disfarsi rapidamente dello stock di modelli privi di ABS, dato che dal prossimo 1° aprile anche in India ogni vettura che ne sia priva non potrà più essere immatricolata.

Il futuro delle Toyobaru









L'alleanza produttiva di Toyota e Subaru si estrinseca in un unico prodotto, quella GT86/BRZ che rappresenta per la prima una sportiva di media gamma e per la seconda l'unica coupé in listino. Il lancio della nuova Supra, però, prevista (per ora solo sul mercato giapponese) anche con un motore 2 litri, potrebbe far cambiare idea a Toyota, che secondo alcuni rumors, avrebbe in canna anche la riedizione di un'altro modello storico, la MR2. D'altro canto anche per Subaru si è parlato di una nuova sportiva a motore centrale, architettura che pensionerebbe di fatto scocca e sistema di trazione della BRZ. Il fatto che Toyota possieda l'8,7% del capitale azionario del marchio delle Pleiadi non ha comunque influenza sulle scelte tecnica della seconda, che si trova però nella condizione di dover rinnovare profondamente la propria gamma per ottemperare alle più recenti normative anti-inquinamento, introducendo unità motrici di nuova progettazione al posto delle attuali assai vetuste. Il paragone tra i due gruppi è d'altronde stridente, perché se il gigante jap è in grado di affrontare i grandi investimenti necessari alla messa in produzione di una nuova unità, Subaru, nonostante i buoni risultati sul mercato Usa, avrebbe certo maggiori difficoltà. La coupé duale resta quindi sul mercato solo e soltanto nell'attuale duplice ottica produttiva; se uno dei due molla anche l'altro dovrà chiudere la linea. Ne consegue che l'esistenza della vettura sia in bilico e il suo futuro dipenderà dalle scelte strategiche di questo inizio d'anno, anche perché i dati di vendita sono ben al di sotto della profittabilità per entrambi i marchi, comprendendo anche quello Usa Scion. In un mercato in generale contrazione, i modelli di nicchia vanno calibrati con attenzione evitando sovrapposizioni; il 2019 potrebbe segnare perciò il de profundis per una joint venture che non è mai andata oltre l'afflato iniziale. 

31 gennaio 2019

FCA cede Alfa e Maserati?





Il futuro di FCA si sta decidendo in questi mesi. La società deve trovare uno sbocco in un mercato che sta cambiando rapidamente e i suoi marchi non sono tutti profittevoli. All'orizzonte si profilano dunque diverse soluzioni per snellire la società e per aumentarne la liquidità necessaria agli investimenti. Le recenti dichiarazioni critiche di Manley riguardo le scelte operate nel recente passato con Maserati, in particolare l'accorpamento con Alfa Romeo che di fatto ha svilito il prestigioso marchio in nome di un allargamento presunto delle basi di acqusito poi non verificatosi, viste assieme alle voci di interesse per gli stessi marchi da parte della cinese Geely, già proprietaria di Volvo e Lotus, ma anche i possibili contatti con i coreani di Hyundai, portano a intravedere un futuro di contrazione della galassia dei marchi di FCA. Le vendite Maserati in Cina sono infatti crollate e il richiamo di Wester alla guida del brand potrebbe non bastare a consentire il ritorno al successo di vendite di un marchio che ha nella mancanza di nuovi prodotti il suo principale vulnus. Scelte difficili, che implicano eventualmente anche cessioni dolorose, ma occorre tenere la barra sulla salute globale di FCA più che sul retaggio delle singole marche. E il recente accordo Ford -VW la dice lunga su quale scenario si prospetti nel prossimo vicino futuro. 

NEVS acquista un pezzetto di Koenigsegg





Se dico NEVS vi viene in mente nulla? Beh, si tratta di quella società cinese che ha acquistato progetti e stabilimenti della goloriosa Saab. NEVS è però una scatola cinese (ehehe) perché la la quota di controllo della società è detenuta dalla primavera scorsa dalla Evergrande Health di Hong Kong (quindi cinese ma con meno vincoli e maggiore operatività internazionale), quella stessa corporation che si è imbarcata nel progetto Faraday Future e che attualmente è impegnata in una serie di cause milionarie nei tribunali Usa. Tornando alla NEVS, la società deve avere un netto attivo di cassa perché nonostante la sostanziale dèbacle del progetto Saab ha acquistato il 20% delle azioni della Koenigsegg, mostrando così quella che sembra sempre più un'attrazione fatale per la Svezia, visto che lo head quarter del brand si trova ad Ängelholm. Nel comunicato ufficiale si legge di un versamento di 150 milioni di euro e della formazione a latere di una jont venture con un altro versamento di 150 milioni, società quest'ultima la cui quota di controllo del 65% è cinese lasciando al partner europeo il 35%. L'accordo prevede lo sviluppo di tecnologie legate al mondo delle ipercar, ma con ogni probabilità riguarda principalmente il segmento della propulsione elettrica, quello verso cui sembrano orientarsi tutti i competitor del segmento. NEVS metterà a disposizione di Koenigsegg il proprio know how, così come le strutture produttive attualmente (in pratica) inutilizzate di Trollhättan, ex sede produttiva Saab.

A Ginevra la buggy VW









VW ha confermato con due teaser la decisione di portare al prossimo salone di Ginevrea, in Marzo, una dune buggy. Ovviamente, come tutti i prodotti davvero nuovi del marchio, si tratta di un'auto elettrica, realizzata sulla base della piattafroma MEB, struttura che grazie alla sua modularità consente anche la piccola serie di modelli che di certo non spakkeranno sul mercato come questa fun car. Batteria in posizione centrale, motore posteriore, una  sorta di ritorno alle origini, a quei veicoli realizzate sulla base di un  Maggiolino con il tradizionale motore e sbalzo sul cui telaio si avvitavano le scocche in fibra di vetro della Meyers Manx nella California di fine  anni '60. Niente porte, ruote molto grandi e un look sbarazzino per una vettura che intende svecchiare l'immagine razionale e conservativa di VW; vedremo più avanti se resterà una concept oppure se una piccola produzione potrà realmente avere luogo.

30 gennaio 2019

Software fallace per le E-Pace Usa





Una congrua partita di Jaguar E-Pace destinate al mercato statunitense è stata costruita con un software difettoso che non consente le principali feature dell'infotainment strombazzato per la vettura. In particolare non funzionano la navigazione, il wifi, l'aggiornamento live delle notizie, Apple Carplay e Android Auto. Mica poco per un'auto e un mercato che ormai valutano più connessione e gadget delle reali prestazioni dell'auto. Ma le cattive notizie non sono ancora finite. Generalmente in questi casi un richiamo in concessionaria e l'installazione del nuovo software risolvono il problema, ma stavolta no. Sulle auto incriminate, infatti, a causa di un errore non è stato montato in fabbrica il sistema Incontrol Pack and Smart Setting, che abilita appunto le funzioni attualmente mancanti. Quindi nisba, quelle E-Pace sono orbate dell'infotainment e non c'è nulla si possa fare. E la cosa non riguarda uno sparuto gruppetto di auto, ma i modelli 2019 negli allestimenti S, SE e HSE. Jaguar ha offerto ai malcapitati clienti un coupon di 600 $, ma è assai difficile che ciò basti a chetarli, specie in una nazione che ha il ricorso alla giustizia facile. Evidentemente le difficoltà del marchio, quelle che faranno tagliare all'azienda 4.500 posti di lavoro nei prossimi mesi, hanno ricadute anche sulla qualità del prodotto.

Nio sotto attacco

























Il Ring potrebbe diventare teatro di una sfida cino-giapponese. La Nio EP9, attuale detentrice del record sul giro con il tempo di 6:45,9 potrebbe infatti subire presto l'attacco della Aspark, azienda jap che ha recentemente raddoppiato la potenza della sua Owl, ipercar che vuole la qualifica sulla Nordschleife per guadagnare (in tutti i sensi) una posizione di prestigio nel ristretto ma ricco mondo degli annoiati con grande conto in banca in cerca di stimoli. La nuova Owl (la prima l'abbiamo vista due anni fa) vanta una potenza di 1.166 CV e una coppia di 848 Nm, fornite da 4 motori elettrici alimentati da un sistema di accumulo a supercondensatori che garantisce un'autonomia di 290 km, oltre che uno 0-100 sotto i 2 secondi. Aspark fa notare che mentre la Nio è un'auto realizzata appositamente per il record, non esistendone una versione stradale, la Owl è invece un'auto che sarà omologata, con una produzione prevista di 50 esemplari. Il debutto della versione definitiva dovrebbe avvenire in novembre al Dubai motor show, con un prezzo superiore ai 3 milioni di euro. Per assicurarsene una occorre comunque versare una caparra di 300.000 €. I jap evidentemente temono la volubilità degli emiri.,..






Arrivano le multe per le autonome

In California sono state approvate nuove regole che permettono di multare direttamente i produttori di veicoli robotici in caso di infrazion...