Piccola, compatta, leggera. La Mini, quella vecchia intendo, sulla carta avrebbe tutte le carte in regola per essere un'auto competitiva nelle accelerazioni, tranne per... il motore. I ricordi enfatizzano le sensazioni e quelle che sembravano riprese da paura 30 anni fa oggi, alla luce del generale progresso tecnico, sono soltanto accettabili. Per non parlare del motore standard, un vero polmone; inoltre anche con le Cooper non si schiodano i tombini. Ma la ricetta per spakkare è semplice: basta sostituire il motore, trasferire al retrotreno l'erogazione della coppia e il gioco è fatto (si fa per dire). Proprio quello che ha pensato il possessore di questa Mini K del 1965, che ha montato un motore Honda serie K nel bagagliaio collegandolo alle ruote posteriori mediante un cambio sequenziale e ha così realizzato questa piccola belva, che richiede persino il traliccio addizionale da vero dragster per non ribaltarsi allo scatto.
30 giugno 2016
Mini fuori, Honda dentro
Piccola, compatta, leggera. La Mini, quella vecchia intendo, sulla carta avrebbe tutte le carte in regola per essere un'auto competitiva nelle accelerazioni, tranne per... il motore. I ricordi enfatizzano le sensazioni e quelle che sembravano riprese da paura 30 anni fa oggi, alla luce del generale progresso tecnico, sono soltanto accettabili. Per non parlare del motore standard, un vero polmone; inoltre anche con le Cooper non si schiodano i tombini. Ma la ricetta per spakkare è semplice: basta sostituire il motore, trasferire al retrotreno l'erogazione della coppia e il gioco è fatto (si fa per dire). Proprio quello che ha pensato il possessore di questa Mini K del 1965, che ha montato un motore Honda serie K nel bagagliaio collegandolo alle ruote posteriori mediante un cambio sequenziale e ha così realizzato questa piccola belva, che richiede persino il traliccio addizionale da vero dragster per non ribaltarsi allo scatto.
Metti le Akrapovic sull'Audi...
Se avere i cavalli (pure tanti) non vi basta e per soddisfare il vostro ego avete bisogno di un sound, diciamo, un po' più neardertaliano, Audi, peraltro tradizionalmente compassata in questo senso con tutti i suoi prodotti, anche quelli più estremi, viene in vostro aiuto. Con un'iniezione acustica direttamente dal mondo delle corse, a cura di Akrapovic. Su RS 6 Avant e RS 7 Sportback, infatti, il sistema di scarico sviluppato dalla Casa ipernota sulle moto e da Audi Sport incrementa potenza e coppia, rispettivamente di 9 CV e 15 Nm, portando il poderoso V8 4 litri biturbo delle due auto a 614 CV e 715 Nm e alleggerendole di 8 kg. Tutto in titanio, è dotato di una valvola di controllo del flusso dei gas di scarico che esalta il suono del V8, soprattutto in rilascio, mentre esternamente il sistema si fa riconoscere per i terminali a doppia sezione cilindrica in carbonio opaco e il doppio logo. Ovviamente si tratta di un optional, ma posso giurare che tra i (numerosi?) clienti dell'articolo spakkerà.
Megarichiamo Toyota
Riguarda complessivamente la bellezza di 3.337.000 auto il richiamo in corso da parte della Casa jap. Riguarda due elementi di sicurezza: il primo è un malfunzionamento dell'airbag laterale che può provocarne il parziale gonfiaggio senza preavviso (e senza collisioni), con le possibili ovvie conseguenze per chi è alla guida. Non ha a che fare con il deal degli airbag Takata, ma si aggiunge ad esso per 1.430.000 auto Toyota, di cui 495.000 in Usa e il resto negli altri continenti. Riguarda i modelli Prius, Prius Plug-in e Lexus CT200h prodotti tra ottobre 20088 e aprile 2012. Il secondo richiamo coinvolge invece principalmente Lexus HS250h e Toyota Corolla ed è meno grave per gli occupanti. Riguarda il canister, il recipiente che raccoglie i vapori di benzina provenienti dal serbatoio, che potrebbe perdere. Coinvolte 2.870.000 vetture prodotte tra aprile 2006 e agosto 2015. Toyota, già scottata a suo tempo (2010) dallo scandalo Usa e ora in recupero, non vuole incorrere nuovamente negli strali dell'NHTSA e quest'anno spenderà in America 1,47 miliardi di dollari per rendere le proprie auto (già vendute) a norma; una cifra notevole che pesa e peserà sull'attuale e sui futuri utili della società.
29 giugno 2016
Panamera II, il debutto
Debutto della nuova Porsche Panamera, la berlinona sportiva tanto prestante quanto massiccia. Ovvio il richiamo allo stile 911, nella tradizionale ottica del marchio che prevede evoluzione senza rivoluzione, ma le modifiche maggiori in questa seconda edizione si trovano all'interno, dove non troviamo più nella consolle la selva di comandi da mal di testa della precedente versione, pur con una dotazione di elettronica edge ancora più completa. Incremento di razionalità, dunque, per l'interno ma anche un deciso incremento nella sportività dell'auto, che viene presentata inizialmente in tre versioni, Turbo da 550 CV (V8), 4S da 440 CV (pure V8) e 4S Diesel da 422 CV, notevole risultato per il V6 di 2.9 litri VW pompato qui da due turbo collocati nella V dei cilindri. Cambio PDK II a 8 rapporti e trazione integrale per ogni modello. Da novembre in vendita.
Dalla terra all'aria il custom cresce
Garage Italia Customs spazia ormai a tutto campo con le sue personalizzazioni, aeronautica compresa. Così ecco il Learjet 31 della Avionord, customizzato dalla società di Lapo Elkann in blu (che tuttavia definirei quasi un azzurro Savoia, pensateci), interni compresi. Un progetto che mostra come il business degli oggetti unici abbia un radioso futuro nel mercato del lusso, mettendo a frutto quella che è la prerogativa dell'industria italiana: la capacità artigianale in grado di confrontarsi con il resto del mondo sul piano dell'accuratezza, della personalità e della creatività. In questo ambito sono previsti altri progetti, ma Garage Italia Customs resta fondamentalmente un nucleo creativo aperto alle tentazioni artistiche, che potrebbero portarlo verso nuove iniziative, anche di rottura. Corre quindi l'obbligo di notare come una valorizzazione di questo tipo, relativa alle capacità di singoli o gruppi, passi necessariamente per la cruna d'ago di un pigmalione illuminato, che riesca a coniugare la sua rete di contatti con l'obiettivo di crescita e successo dell'iniziativa. E' questo il caso e se l'esperienza facesse scuola si potrebbe dare una svolta a tante situazioni potenzialmente positive cui tocca navigare nell'ombra.
Strade solari, fatto
Un paio di anni fa avevo parlato della Solar Roadways e del suo progetto di "solarizzazione" delle pavimentazioni stradali. Beh, il progetto è andato avanti e dall'Idaho, dov'è nato, si è spostato a sud-est di un paio di migliaia di chilometri, in Missouri, per la precisione sul tratto di Route 66 che lo attraversa. La società ha avuto infatti il via libera dal dipartimento dei trasporti Usa per installare un tratto di smart pavement sulla strada più famosa d'America, allo scopo di testarne la validità e soprattutto la resistenza all'uso. La notizia viene dal Kansas City Star e riguarda la località di Conway nel sud-est dello stato, ove il tradizionale rivestimento in calcestruzzo sarà sostituito dai pannelli. Ricordo che la struttura deve mostrare la sua resistenza all'uso poiché è oltremodo costosa, incorporando sotto il rivestimento vetroso le celle fotovoltaiche, una serie di led che sostituiscono con l'effetto luminoso la segnaletica orizzontale e un chip che gestisce per ogni pannello la connessione alle rete elettrica. La Solar Roadways ha raccolto sinora oltre 2 milioni di dollari per la startup, ma se il progetto avrà buon esito potremmo vedere presto crescere a dismisura strade elettriche in tutti gli States.
28 giugno 2016
Con la R la GT è quasi da corsa
Direttamente dal Nuerburgring (è stata sviluppata là) la Mercedes AMG GT R, versione cattiva della S, che già non scherza di suo. La struttura di base della vettura è immutata, motore anteriore, cambio al retrotreno e trazione posteriore, ma la potenza del motore sale a 585 CV e ci sono interventi sul telaio e sull'aerodinamica. Il colore verde acido, che la casa chiama con il solito stile lineare "verde chiaro magno AMG" potrebbe, ora che la Viper è praticamente out, richiamare la bestiale cugina (un tempo) yankee, ma quel che conta è tutto nella parte meccanica, sviluppata a partire dalla GT 3. Al di là dello 0-100 in 3,6 secondi o della velocità massima di 318 km/h, contano più la risposta immediata ai comandi e la grande attenzione posta nella profilatura. Per migliorare l'efficienza, le prese d'aria sono controllate elettricamente a seconda della temperature della meccanica, mentre nel sottoscocca, davanti al motore, c'è un alettone in carbonio che fuoriesce verso il basso di 4 centimetri e crea una deportanza di 40 kg sull'asse anteriore migliorando la sensibilità dell'avantreno e la precisione dello sterzo. Insomma roba buona per i tedeschi (con un portafoglio ben fornito, s'intende), i soli che grazie alle autobahn (in parte) prive di limiti potranno godere di queste chicche derivate dal mondo delle corse.
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